LORENZO DI MURO, FEDERICO PETRONI PER LA LIBIA, LIMESONLINE 15 APRILE 2019 :: Dal fronte della Libia all’accerchiamento del Venezuela– PASSANDO PER LA ” GUERRA COMMERCIALE USA-PECHINO ” + ” HUAWEI IN GERMANIA ” — +++ LA MARINA BRITANNICA E’ GIUNTA IN BAHREIN CON MISSIONI DI PATTUGLIAMENTO DELL’OCEANO INDIANO -.-APPOGGIO AGLI USA– NEI PROSSIMI TRE ANNI

 

limesonline del 15 aprile 2019–NOTIZIE DAL MONDO

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IL MONDO OGGI

 

Dal fronte della Libia all’accerchiamento del Venezuela

 

 

Carta di Laura Canali, 2018.

[Carta di Laura Canali, 2018]

 

Le notizie geopolitiche del 15 aprile.

a cura di Lorenzo Di Muro


IL FRONTE DELLA LIBIA [di Federico Petroni]

A Roma, il premier italiano Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri del Qatar hanno incontrato un emissario del governo Serraj. E secondo il Wall Street Journal nei giorni prima dell’offensiva su Tripoli, l’Arabia Saudita ha promesso al generale Haftar finanziamenti per milioni di dollari.

Perché conta: Mentre attorno a Tripoli proseguono gli scontri fra le forze di Haftar e le milizie che tengono la capitale della (ex) Libia, queste due notizie permettono di apprezzare come si stiano definendo gli schieramenti internazionali in questa ennesima crisi. Il generale che punta a ergersi a dittatore conta della copertura quantomeno diplomatica della Francia, della vendita di armi della Russia, del sostegno militare dell’Egitto e dei finanziamenti emiratini e ora anche sauditi.

Ciascuno di questi ha potenti interessi per scommettere su Haftar: Parigi vuol difendere il pré carré saheliano, Mosca guadagnare posizioni nel Mediterraneo a ovest di Suez, il Cairo mira al cuscinetto della Cirenaica, Abu Dhabi e Riyad fingono di andare a braccetto quando invece si contendono l’influenza, dallo Yemen al Mediterraneo passando per Corno d’Africa e Sudan.

L’Italia non è nella migliore delle posizioni per resistere a questa ondata. Sostiene una fazione che controlla al massimo qualche quartiere di Tripoli. Sfrutta i rapporti di Qatar e Turchia con la Fratellanza musulmana ma non può sperare di cavarne granché dal momento che il primo è oggetto del boicottaggio del resto del Golfo arabo e la seconda è più che altro assorbita dalla Siria. E se il suo unico impulso è evitare che l’«emergenza umanitaria» la contagi, difficilmente sarà in grado di mediare fra le parti. Roma può solo sperare che i padrini di Haftar non lo aiutino a uscire dal pantano in cui sembra essersi infilata l’offensiva del generale su Tripoli.

Per approfondireL’Italia dovrebbe pensare a una missione militare in Libia


VENEZUELA ACCERCHIATO
Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha concluso un tour diplomatico in Sudamerica (Cile, Paraguay, Perù) a Cúcuta, cittadina colombiana di frontiera con il Venezuela dov’è stipata parte degli aiuti umanitari internazionali bloccati dal presidente Nicolás Maduro; tour coinciso con l’imposizione di nuove sanzioni a nove tra aziende e imbarcazioni che commerciano con Pdvsa. Frattanto, il dipartimento di Giustizia Usa ha confermato che chiederà a Madrid l’estradizione di Hugo Carvajal (sospettato di narcotraffico), ex capo del controspionaggio militare venezuelano (Dgcim) e parlamentare chavista. Arrestato nei giorni scorsi dalle autorità spagnole, dopo che a febbraio aveva disconosciuto l’autorità di Maduro per poi espatriare.
Perché conta: Washington punta a isolare diplomaticamente e privare il governo venezuelano dell’indotto petrolifero, strumento di sostentamento del sistema di potere di Maduro. Mentre torna a vagheggiare un intervento militare per defenestrare il successore di Chávez. Ecco perché dalla Colombia Pompeo ha tuonato che sarà impegato “ogni mezzo economco e politico” per aiutare il popolo venezuelano e il consigliere alla Sicurezza nazionale John Bolton dovrebbe annunciare nuove sanzioni in settimana.

In questo quadro, l’arresto e la richiesta di estradizione di Carvajal sono funzionali alla strategia della massima pressione. Il messaggio diretto a Caracas è che il cerchio intorno alla cupula chavista continuerà a stringersi. Eppure, la mossa rischia di inibire il tentativo delle opposizioni in Venezuela di favorire il passaggio di campo degli alti comandi miltari (sinora fedeli a Maduro), cui Juan Guaidó ha promesso un’amnistia nel caso collaborassero alla restaurazione della democrazia.

Per approfondireVenezuela, la nottte dell’Alba – il prossimo numero di Limes in uscita giovedì 18 aprile.


GUERRA COMMERCIALE USA-CINA
La questione relativa ai sussidi industriali è stata espunta dal negoziato commerciale fra Usa e Cina, riporta Reuters. Dopo che la scorsa settimana il segretario al Tesoro Usa Steve Mnuchin aveva dichiarato che era stato raggiunto un accordo sull’istituzione di meccanismi di controllo dell’intesa commerciale in fieri. Frattanto, dopo l’audizione al Senato del comandante del Southcom ammiraglio Craig Faller – che ha criticato la penetrazione di Pechino in Sudamerica, facendo eco all’invettiva di Pompeo – la Repubblica Popolare ha definito “diffamatorie” le accuse da parte statunitense.
Perché conta: Gli sviluppi delle trattative commerciali vanno inseriti nella più ampia partita fra la superpotenza a stelle e strisce e il suo principale sfidante. La questione dei sussidi è tra i punti controversi del negoziato Usa-Cina, un tasto sul quale hanno sinora battuto gli Usa. Nel comunicato congiunto con l’Unione Europea, Pechino aveva invece inserito simbolicamente la riforma del sistema dei sussidi tra le aree di collaborazione bilaterale in sede di Omc, cedendo alle richieste di Bruxelles.

La condiscendenza – di principio – verso l’Ue di Pechino è l’altra faccia della medaglia delle negoziazioni con gli Usa. Un equilibrismo che dimostra come la Repubblica Popolare non abbia intenzione di sacrificare i propri interessi strategici. A partire da quelli commerciali, dal Vecchio Continente al cortile di casa Usa.


HUAWEI IN GERMANIA
Berlino non escluderà il gigante delle telecomunicazioni cinese Huawei dalla corsa al 5G in Germania, malgrado gli Usa ne chiedano il bando agli alleati europei. Formalmente, per timore che venga usato a fini di spionaggio.
Perché conta: La notizia non significa che la Germania non si adopererà per neutralizzarne il possibile uso spionistico da parte del governo cinese. Piuttosto, Berlino punta a trarre il massimo vantaggio dalla competizione fra Washington (primo fornitore di sicurezza) e Pechino (principale partner commerciale), mentre con la presidenza di Donald Trump le relazioni bilaterali sono tutt’altro che idilliache.

Gli Usa pretendono un allineamento alle proprie manovre volte a circoscrivere la proeizione globale della Repubblica Popolare, anche sul fronte tecnologico, al di là del rassicurazioni tecniche sulla gestione dei dati da parte europea.


IL REGNO UNITO NELL’OCEANO INDIANO
La fregata Montrose della Marina britannica è giunta in Bahrein, dal quale condurrà missioni di pattugliamento nell’Oceano Indiano per i prossimi tre anni.
Perché conta: La notizia conferma il rinnovato attivismo navale di Londra tra Medio Oriente e Indo-Pacifico, coadiuvando le operazione dell’alleato statunitense e alleggerendone il fardello – Manama è sede della quinta flotta Usa – nei teatri caldi del pianeta.

Un avvitamento dei bulloni della relazione speciale fra Londra e Washington che passa, oltre che per la presenza britannica in supporto a quella statunitense in quadranti come l’Oceano Indiano e il Mar Cinese, anche per la questione di Julian Assange, tornata alla ribalta nei giorni scorsi.

Una risposta a LORENZO DI MURO, FEDERICO PETRONI PER LA LIBIA, LIMESONLINE 15 APRILE 2019 :: Dal fronte della Libia all’accerchiamento del Venezuela– PASSANDO PER LA ” GUERRA COMMERCIALE USA-PECHINO ” + ” HUAWEI IN GERMANIA ” — +++ LA MARINA BRITANNICA E’ GIUNTA IN BAHREIN CON MISSIONI DI PATTUGLIAMENTO DELL’OCEANO INDIANO -.-APPOGGIO AGLI USA– NEI PROSSIMI TRE ANNI

  1. Donatella scrive:

    Il mondo grande e terribile!

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