FRANCESCA CAFERRI, REPUBBLICA 24 APRILE 2019::: Arabia Saudita- Esecuzioni a Riad: 37 morti, uno messo sulla croce –pag. 12 ++ AVVENIRE DI OGGI

 

 

Le esecuzioni sono avvenute a Riad, nelle città sante di Mecca e Medina e nelle province orientali e di Qassim

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Arabia Saudita: 37 impiccagioni per terrorismo

La città di Riad vista dall’alto. (via web)

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Una immagine di archivio di una decapitazione in Arabia Saudita

 Una immagine di archivio di una decapitazione in Arabia Saudita

Dall’inizio dell’anno sono almeno cento le persone uccise nel Regno saudita, secondo un conteggio basato sui dati ufficiali. L’anno scorso, secondo i numeri di Amnesty International, lo Stato del Golfo ha condannato a morte 149 persone, risultando secondo dopo l’Iran con 277 uccisi. Sono puniti con la pena capitale i condannati per terrorismo, omicidio, stupro, rapina a mano armata e traffico di droga.

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/pena-di-morte-per-37-in-arabia-saudita-uno-crocifisso

 

 

REPUBBLICA DEL 24 APRILE 2019 –pag.

https://quotidiano.repubblica.it/edizionerepubblica/pw/flipperweb/flipperweb.html?testata=REP&issue=20190424&edizione=nazionale&startpage=1&displaypages=2

 

Arabia Saudita

Esecuzioni a Riad: 37 morti, uno messo sulla croce

Trentasette persone accusate di terrorismo sono state mandate a morte ieri in Arabia Saudita nella più grande esecuzione di massa avvenuta nel Paese dal gennaio 2016, quando l’esecuzione di 47 persone, per la maggior parte sciite, aveva provocato scontri nella parte orientale del Paese e violenze dall’Iran al Pakistan.

Uno degli uomini, secondo il comunicato dell’agenzia di stampa saudita, è stato crocefisso: una delle modalità di esecuzione usata in Arabia Saudita. Gli altri sono stati uccisi seguendo le regole islamiche, il che significa decapitati. In un caso, uno dei cadaveri è stato lasciato con il corpo da una parte e la testa mozzata da un’altra: un monito per la popolazione raramente usato in Arabia Saudita negli ultimi anni e che conferma la volontà, da parte della leadership, di mandare un messaggio di tolleranza zero.

Le persone uccise erano in carcere da tempo: dalla lista letta in tv, si capisce che si tratta di esponenti della minoranza sciita ma anche di membri di importanti tribù sunnite conosciute per le loro visioni conservatrici. Tutti sono accusati di aver attentato alla sicurezza dello Stato preparando attentati.

Le esecuzioni arrivano a pochi giorni dalla scoperta di una cellula dell’Isis che, secondo il ministero dell’Interno, si preparava ad agire nel Paese. A firmare le condanne è stato re Salman ma per gli analisti l’operazione porta la firma di Mohammed bin Salman, il principe ereditario che guida il Paese, al centro delle critiche per il ruolo nell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, ucciso a ottobre nel consolato saudita di Istanbul. «MbS manda un brutto messaggio: non c’è limite alla brutalità dello Stato e alla repressione», dice Madawi Al Rasheed, attivista e studiosa dell’Arabia Saudita alla London School of Economics.

Francesca Caferri

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