27 aprile 2019 –una parola al giorno :: ” abbondare ” –+++ MYSS KETA ::: ” UNA DONNA CHE CONTA, UNA DONNA CHE UNO DUE, UNA DONNA CHE CONTA, UNA BIONDA CHE TRE QUATTRO, UNA BIONDA CHE ABBONDA…”

 

UNA DONNA CHE CONTA

Keta Myss

Si chiamava Miguel
E guidava una Mustang
Io gli ho dato il mio cuore
Lui mi ha offerto una pasta
E poi c’era Donald
L’ho conosciuto a una festa
Pensava solo ai suoi soldi
E io ho perso la testa
Sì, non sono una santa
Ma erano altri tempi, erano gli anni 80
Quando il tempo era poco
Ma la bamba era tanta
La vita oggi è dura per una donna che conta
Una donna che uno due, una donna che conta
Una bionda che tre quattro, una bionda che abbonda
Una donna che uno due, una donna che conta
Una bionda che tre quattro, una bionda che abbonda
Chi è che c’era poi? Fabrizio?
Ah, no, Antonio
No, scusa ho perso un attimo il conto
Stoppala (Rewind)
E poi c’era Antonio
Un tipo coi ricci
Aveva sempre una striscia
Se facevo i capricci
Si chiamava Lele
Mi ha detto: Sarai una star
1995
Vinco il Festivalbar
Sì, non sono una santa
Ma erano altri tempi, gli anni 90
Di vodka nel cuore ne ho versata tanta
La vita oggi è dura per una donna che conta
Una donna che uno due, una donna che conta
Una bionda che tre quattro, una bionda che abbonda
Una donna che uno due, una donna che conta
Una bionda che tre quattro, una bionda che abbonda
Anni 2000 dico: È quello giusto
Si chiamava Wojtila
Aveva il corpo di cristo
E poi c’era Lorenzo
Un musicista
Non abbiamo mai scopato
Lui mi scopava in pista
Poi è arrivata Belen
Voleva fare successo
Siamo solo io e te, dice
E anche un casting director
C’era uno Stefano
Faceva il designer
Ma il suo amico Domenico
Era un po’ troppo in mezzo alle palle
Sì, non sono una santa
Ma una donna che conta
Una bionda che abbonda
Una donna che uno due, una donna che conta
Una bionda che tre quattro, una bionda che abbonda
Una donna che uno due, uno due, uno due, uno due
Una bionda che tre quattro, tre quattro, tre quattro, tre quattro
Un saluto speciale a tutti quelli a cui ho dato il mio cuore
E anche qualcosina di più
Miguel, Donald, Silvio, Amanda, Antonio, Lele
Donatella, ti vedo
Ezio, Enzino, Karol, Lorenzo, Belen, Stefano
Anche tu Miuccia, so che mi stai ascoltando
Maddalena, Elisabetta, dai che prima o poi ci ribecchiamo regaz
Brundo, Emilio, Magda, Roberto
Mi devi ancora 40 euro, fratello, quand’è che ci vediamo?
Be’ non posso farci niente
Mio malgrado
L’infinito mi tormenta
Vabbo ciao va

Compositori: Stefano Riva / dario pigato / simone rovellini / SILVIA PIRODDI

 

Una Parola al Giorno

27 APRILE 2019

https://unaparolaalgiorno.it/significato/A/abbondare

 

Abbondare

  •  23

ab-bon-dà-re (io ab-bón-do)

SIGNIFICATO ::: Essere in grande quantità; essere molto provvisto; usare con larghezza

voce dotta, recuperata dal latino abundāre propriamente ‘inondare, traboccare’, derivato di unda ‘onda’, con prefisso ab- ‘da, via da’.

Difficile aspettarselo: il verbo ‘abbondare’ è fratello dell’inondare e dell’esondare, tutti appartenenti alla famiglia dell’unda latina. Ma c’è poco di strano se pensiamo che la sua immagine è quasi sovrapponibile a quella del traboccare.Quel prefisso latino ab- descrive un moto da luogo; e l’onda che viene via da è naturalmente un’onda che rotola fuori dal suo tramite consueto, investendo, allagando (ricordiamoci che sia l’onda italiana sia la latina unda sono anche, figuratamente, l’acqua corrente e l’acqua del mare). Vediamo che quindi l’abbondare delle origini è simile all’esondare, ma il prefisso ex- (‘fuori’) e l’ab-(‘via da’), per quanto collimino, non sono uguali. Fra l’esondare e l’abbondare corre la differenza che vediamo fra l’enorme e l’abnorme: se i primi dipingono un’uscita in tutte le direzioni, indistinta (un petardo in un bicchiere d’acqua), i secondi disegnano un eccesso più direzionato. Il fiume che esonda rompe gli argini e addio addio, l’enorme scassa la grandezza della misura d’uomo; invece l’abnorme esce in un senso preciso e non solo dimensionale da una norma più sottile, che riguarda anatomie, pensieri, comportamenti, fenomeni.

Con precisione simile ciò che abbonda è esattamente ciò che c’è in eccesso, ciò che trabocca rispetto a un colmo normale, ciò che ‘viene da’ quel colmo, da un pieno naturale e definito che si però rivela troppo pieno. Quelle risorse non vengono disperse ‘fuori’ senza costrutto, ma procedono con bella forza nel loro essere in più. Insomma, la terra che abbonda d’acqua ha fiumi da cui si dipanano ragne ( pl. di ragna, vedi nota in fondo) di canali, specchi di risaie.

Ma nell’abbondare non sentiamo più scrosciare l’acqua: fin dalle sue attestazioni duecentesche lo troviamo astratto in un ‘essere in grande quantità’, o ‘essere molto provvisto’, o ‘usare con larghezza’. Abbondano le piogge nella stagione sbagliata, quest’anno l’olio abbonda ma è meno buono; il film abbonda di citazioni e omaggi, la credenza abbonda di conserva di pomodoro, il collega sussiegoso abbonda con gli aggettivi, l’amica abbonda col sale, e mentre mesci il vino, mi raccomando, abbonda. L’immagine non è più intensa del traboccare, anzi, è più asciutta (!) ed equilibrata: difficilmente l’abbondante è eccessivo, è solo ricco, giusto un po’ troppo. Infatti il commesso, con grazioso eufemismo, non parla di taglie cicciobomba, ma di taglie abbondanti.

Però il suono, il suono fa quasi tutto l’abbondare, un suono grasso, largo, pronunciato come avessimo la bocca piena, morbido come quella cresta d’onda che non ci vedevamo.

 

 

NOTA DEL BLOG — DA VOCABOLARIO TRECCANI::

 

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