TULLIO FILIPPONE, Rose rosse per il ritorno della prof: “Ci hai insegnato a non avere paura” — REPUBBLICA DEL 28 MAGGIO 2019 p. 31

 

repubblica del 28 maggio 2019 –pag. 31

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Rose rosse per il ritorno della prof “Ci hai insegnato a non avere paura”

Palermo, a scuola dopo la sospensione. L’abbraccio degli studenti e la prima lezione sull’Europa

di Tullio Filippone

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Foto Cobas Bologna, credits Guglielmo Manenti

 

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Palermo si è stretta a difesa di Rosa Maria

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Prof sospesa a Palermo: “Felice di essere tornata a scuola, pronto eventuale ricorso”

 

 

 

PALERMO — Quindici rose rosse, una per ogni giornata di assenza, e una lettera dei ragazzi a una «donna coraggiosa», «che ci ha insegnato a non avere paura di esprimere la nostra opinione». Non c’erano solo banchi e libri ad aspettare la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, mentre varcava in punta di piedi la soglia del Vittorio Emanuele III di Palermo. Ieri mattina, alle 8, la docente di italiano e storia del tecnico industriale, sospesa per non aver vigilato sul lavoro dei suoi ragazzi, che avevano accostato le leggi razziali al decreto sicurezza, è tornata alla normalità. Dietro la cattedra. Nella scuola, dove insegna da trent’anni e dalla quale è stata allontanata per due settimane. Ma mentre avanzava tra gli applausi dei suoi colleghi e degli studenti che l’avevano attesa all’ingresso della scuola, non poteva sapere che i sessanta ragazzi delle sue tre classi la aspettavano con una lettera e un mazzo di rose: «Cara professoressa — hanno scritto i ragazzi, finiti al centro di un caso politico nazionale — scriviamo questa lettera per dirle quanto siamo orgogliosi di averla incontrata e conosciuta». Gliela hanno consegnata, quella lettera, nell’aula magna intitolata a uno degli agenti della scorta di Paolo Borsellino. E Rosa Maria l’ha letta ad alta voce. «Grazie a lei — c’era scritto — abbiamo imparato a non avere paura di esprimere la nostra opinione e che il confronto è sempre la cosa migliore per risolvere tutto». E ancora: «Le ingiustizie si subiscono, ma per abbattere una donna forte come lei serve molto di più». A quel punto si è commossa questa docente di 63 anni, 40 dei quali passati in cattedra per «stimolare lo spirito critico dei ragazzi ».

Fragile nell’aspetto, ma ferma. Come durante il faccia a faccia, che lei racconta «sereno e rispettoso » del 23 maggio, quando nel giorno della commemorazione di Giovanni Falcone ha incontrato Matteo Salvini e il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che le hanno promesso una «soluzione tecnica » per risolvere il caso. «Ritorno perché è finita la sospensione — dice la prof — ho la massima fiducia nelle istituzioni e nelle rassicurazioni che ho ricevuto dai ministri, ma è chiaro che se non dovesse essere riconosciuta la mia estraneità ai fatti e la legittimità del mio modo di insegnare, saremo costretti a fare ricorso».

Un’ipotesi confermata dal figlio Alessandro Luna, che è anche il suo legale, pronto a rivolgersi al tribunale del lavoro. Al Vittorio Emanuele III, però, non è la giornata delle carte bollate. Ma delle emozioni. Come quando Giulio, uno degli studenti, consegna alla prof una pergamena: «Quindici rose, fiore bello ma pungente come i giorni che ha trascorso lontano da noi». E sopra, una frase che lei ha insegnato ai ragazzi, tra un lezione su Carlo Magno e una poesia di Leopardi: «La soluzione per difendere il diritto a una scuola libera è quella del dialogo, dell’inclusione e dell’accoglienza, in cui si insegna a pensare a rispettare l’altro». Se la sono studiata per bene, tra telefonate e messaggini su WhatsApp, l’accoglienza da risevare alla docente, gli studenti della II E. Quelli della slide finita nella bufera. «Nessuno ci ha mai costretto — ribadisce Giulio — abbiamo sempre agito con la nostra testa e secondo i nostri diritti, nel caso specifico abbiamo fatto un approfondimento sui diritti umani e abbiamo trovato, oggi, un clima che, sotto certi aspetti, ricorda il passato e abbiamo paura che la nostra Repubblica possa tornare a tempi bui».

Venerdì, intanto, i ragazzi voleranno a Roma per l’invito a Palazzo Madama delle senatrici a vita Liliana Segre e Elena Cattaneo. Ieri era solo un lunedì, non del tutto normale, però. Il giorno del ritorno in cattedra della loro prof. Che il suo personalissimo “dove eravamo rimasti” lo ha pronunciato scegliendo di parlare di Europa. «Non di elezioni e di politica — chiarisce — ma dell’importanza di stare in Europa e, come hanno detto gli stessi ragazzi, di avere un continente più unito». Al Vittorio Emanuele III, mancano due settimane alla fine dell’anno scolastico. Ma i ragazzi, dicono alla fine della loro lettera, sono tornati a respirare. E ora scherzano: «Quindici lunghi giorni, non finivano mai. Ci mancava Dell’Aria».

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