ANDREA COLOMBO:: Tria boccia i minibot. Di Maio e Salvini bocciano Tria –IL MANIFESTO DEL 9 GIUGNO 2019

 

 

IL MANIFESTO DEL 9 GIUGNO 2019

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POLITICA

Tria boccia i minibot. Di Maio e Salvini bocciano Tria

Sotto Bot. Dopo aver subito per mesi una situazione difficilissima, con i leader che ne minavano autorità e credibilità smentendo spesso le sue parole e i suoi impegni, Tria ha perso la pazienza

Minibot? Non se ne parla. Mentre il premier Conte, «da giurista», si trincera dietro la presenza di «diverse criticità», dal G20 finanziario di Fukuoka il ministro dell’Economia chiude la partita.

E non a caso Tria sottolinea che il «parere negativo del Mef alla proposta della Lega» si spiega con le stesse motivazioni esposte da Mario Draghi: «Nell’interpretazione del debito i minibot non servono, nell’altra ci sono i trattati e quindi non si possono fare».

L’«altra interpretazione» è quella di una vera e propria moneta, cioè quello che ha fatto scattare campanelli d’allarme un po’ ovunque anche se Salvini e Giorgetti assicurano che nessuno ha mai pensato a battere moneta e che comunque l’idea di pagare i debiti della Pubblica amministrazione con i minibot con una nuova moneta proprio non c’entra.

 

Dopo l’altolà di Tria, in Italia Di Maio (che ieri ha incontrato Beppe Grillo) e Salvini concordano sulla necessità di dare una risposta bellicosa al ministro: «Se lo strumento per pagare le imprese non è il minibot – posta il primo – il Mef ne trovi un altro. Ma lo trovi, perché il punto sono le soluzioni, non le polemiche, né le presunte ragioni dei singoli. Ripeto, una parola: soluzioni!». Subito dopo tocca al leghista: «Sullo strumento si può discutere, è una proposta, ma sul fatto che sia urgente pagare le decine di miliardi di euro di arretrati e di debiti nei confronti di imprese e famiglie deve essere chiaro a tutti, in primis al ministro dell’Economia».

Nel merito la discussione è poco sensata.

Impossibile o quanto meno suicida, in una situazione così delicata, sfidare apertamente Draghi e la Bce

Più che come una proposta, la querelle va presa come un ballon d’essai e un segnale. Le diverse anime del governo si stanno collocando su distinte posizioni in vista dell’appuntamento politico che non potrà essere rinviato troppo a lungo: decidere una strategia con la quale fronteggiare l’offensiva di Bruxelles e la possibile tempesta sui mercati. La scelta non riguarda tanto la trattativa già in corso con la Ue per evitare la procedura d’infrazione sul debito dal punto di vista dei conti.

Tria ha ripetuto ieri di essere pronto a dimostrare che la situazione del deficit italiano è migliore delle valutazioni europee e in ogni caso l’obbligo di trovare pochi miliardi non sarebbe, in sé, un ostacolo insuperabile. Il bivio è la legge di bilancio, non solo quella che verrà scritta in autunno ma anche gli annunci dei leader nelle prossime settimane, che peseranno sulla scelta di Ecofin, forse il 9 luglio, forse più tardi, in merito alla procedura. La figura chiave, in questa partita, è proprio Giovanni Tria.

Dopo aver subito per mesi una situazione difficilissima, con i leader che ne minavano autorità e credibilità smentendo spesso le sue parole e i suoi impegni, Tria ha perso la pazienza. Chi lo conosce assicura che l’uomo è capace di incassare molto, ma oltre un certo limite diventa irremovibile. La strategia del ministro è chiara: far parlare i leader ma poi imporre la sua linea. E’ stato così al momento di varare il Def, dove proprio Tria ha imposto di inserire l’aumento dell’Iva, pur dicendosi deciso a evitarlo. E’ stato così nella lettera di replica all’Europa dettata e fatta firmare a Conte, nella quale figurano molte delle voci presenti nella «bozza» fatta filtrare dal Mef proprio per bloccare quei passaggi. Con l’uscita di ieri, Tria ha confermato di voler gestire lui, e a modo suo, la difficilissima partita dei prossimi mesi.

Ma la replica a muso duro dei vicepremier di ieri, ben oltre i minibot, fa capire che i due non intendono lasciargli il timone. Se e quanto i rapporti si faranno tesi lo si comincerà a capire presto: dopo il vertice e soprattutto il consiglio dei ministri di martedì.

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