MARIO PIANTA, Vita e morte di Ciro Principessa NARRAZIONI. «Morire per un libro», di Giulio Marcon edito da Stampa Alternativa– IL MANIFESTO 8 GIUGNO 2019

 

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IL MANIFESTO  8 GIUGNO 2019

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Vita e morte di Ciro Principessa

NARRAZIONI. «Morire per un libro», di Giulio Marcon edito da Stampa Alternativa

Un murales dedicato a Ciro Principessa
Un murales dedicato a Ciro Principessa 

«Nel 1958 il ministro degli interni Ferdinando Tambroni definiva gli abitanti delle periferie romane ‘malfattori, una massa di pregiudicati, ladri violenti, sfruttatori di donne’. La maggior parte degli abitanti delle baraccopoli veniva dai paesi intorno a Roma e dal resto del Lazio, dalla Calabria, dalla Puglia, dall’Abruzzo, dalla Campania, e faceva i lavori più vari, si arrangiava per tirare avanti. Nella relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla miseria in Italia si scriveva che a Roma le condizioni di vita sono misere; si legge a proposito di Pietralata e Villa Gordiani: ‘Manca un mercato… manca una farmacia e un ufficio postale, come pure una macelleria’».

 

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È QUESTA LA SCENA dell’ultimo libro di Giulio Marcon, Morire per un libro. Ciro Principessa, una storia proletaria (Stampa Alternativa, pp. 165, euro 13), la vicenda di un ragazzo che cresce tra le baracche del Mandrione e le case della Certosa, lungo la via Casilina, passa per la Casa del Fanciullo, povertà, piccoli furti, trova lavori, amici, un radicamento di quartiere, diventa militante della Fgci – i giovani comunisti – e viene ucciso con una coltellata da un fascista davanti alla sezione di partito il 19 aprile 1979.
Quel giorno l’assassino entra nella sezione del Pci di via di Tor Pignattara, dov’era in funzione una piccola biblioteca popolare, si fa dare un volume, poi esce scappando col libro, viene inseguito dai compagni, Ciro Principessa è il primo a raggiungerlo, viene colpito con un coltello da cucina; morirà il giorno dopo. Morire per un libro, appunto.

 

 

 

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ENRICO BERLINGUER AL FUNERALE DI CIRO PRINCIPESSA,  24 APRILE 1979

 

 

 

 

 

LA VITA E LA MORTEdi Ciro Principessa sono una «microstoria» che illumina la «grande storia» degli anni settanta: le trasformazioni sociali e metropolitane, l’importanza della politica nella vita delle persone e delle classi popolari, l’intervento pubblico come strumento di emancipazione e uscita dalla marginalità, i conflitti con i governi democristiani e i fascisti. Giulio Marcon, che ha vissuto direttamente quell’episodio e quegli anni – militanza nella Fgci compresa – scrive una storia esemplare ed emozionante, con le testimonianze di parenti e compagni di Ciro Principessa, l’intreccio di vicende individuali e collettive, un ritratto della Roma di allora. Il libro unisce la lucidità di uno sguardo storico, l’affetto dei ricordi di chi l’ha conosciuto, la partecipazione alle vicende sociali, la prima persona quando le strade si incrociano. Inevitabilmente, si narra una storia che potrebbe ricordare Una vita violenta di Pasolini.

A distanza di quarant’anni la «storia proletaria» di Ciro Principessa offre a chi non li ha vissuti una sintesi magistrale di che cosa sono stati gli anni settanta: la forza delle identità collettive e delle relazioni tra giovani, i cambiamenti sociali e culturali – l’unica vacanza a Rimini e la «febbre del sabato sera» – la possibilità concreta di migliorare le cose. È un decennio in cui la politica – con le lotte di studenti e operai, movimenti e conflitti – ha un ruolo centrale. Il risultato è che l’Italia ha ridotto le disuguaglianze come mai nella sua storia, ha vissuto una grande democratizzazione e uno spostamento a sinistra. Allora la militanza e i partiti – come scrive Marcon – «avvicinarono alla democrazia e alla politica milioni di cittadini, permisero a chi non aveva studiato, a chi era emarginato, a chi viveva nelle baraccopoli, di sentirsi parte di una democrazia che si voleva trasformare e di cambiare il corso della propria esistenza».

MORIRE PER UN LIBRO è un testo che ha molto da dire anche per capire il presente. I risultati del voto europeo nelle città italiane, e a Roma in particolare, hanno mostrato la concentrazione del voto democratico nel centro e la marea del voto alla Lega nelle periferie. Oggi anche il quartiere di Ciro Principessa ha votato Lega.
È un fenomeno diffuso un po’ ovunque: il voto «progressista» si concentra tra i più ricchi e istruiti e che vivono soprattutto nei quartieri «bene» delle grandi città e che hanno avuto maggiori benefici dalle politiche di questi decenni. Il voto a destra – oltre che in una parte dell’élite – dilaga invece tra i più poveri, i meno istruiti, coloro che hanno pagato di più gli effetti della crisi e vivono in condizioni di maggior disagio nelle periferie urbane. Oggi, che anche il quartiere di Ciro Principessa ha votato Lega, le solidarietà di un tempo si sono smarrite, in una delle zone di Roma con la più alta presenza di migranti.
Ma ogni anno la Certosa ricorda l’anniversario con una festa in piazza che attira centinaia di persone da tutta la città: è ancora uno spazio per la politica, una pratica della democrazia, proprio come negli anni settanta. Un punto da cui ripartire.

 

 

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GIULIO MARCON –DAL SUO FACEBOOK

 

Giulio Marcon (Roma28 novembre 1959) è uno scrittore e politico italiano. Il 28 febbraio 2017 viene nominato capogruppo di “Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia LibertàPossibile” alla Camera dei Deputati.

 

Negli anni ’80 è stato segretario generale per l’Italia del Servizio Civile Internazionale.

Agli inizi degli anni ’90 è stato portavoce dell’Associazione per la pace e poi presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà.

Nel 1992 ha fondato l’associazione Lunaria (di cui è stato presidente fino al 2010) e nel 1999 ha dato vita alla campagna Sbilanciamoci! (di cui è stato portavoce fino al 2013).

Ha insegnato dal 2003 al 2008 politiche sociali e politiche per il terzo settore nelle Università di Cosenza e Urbino.

È stato dal 2009 al 2013 presidente del Comitato Scientifico della Scuola del Sociale della Provincia di Roma.

Nel 2008 ha fondato con Goffredo Fofi le Edizioni dell’Asino, che organizzano dal 2010 a Roma il Salone dell’editoria sociale.

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