MAURIZIO BETTINI (notizie in fondo):: Frazer, l’esploratore di miti che fece innamorare Freud. Un saggio sull’antropologo — REPUBBLICA DEL 10 GIUGNO 2019, pag. 29

 

 

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REPUBBLICA DEL 10 GIUGNO 2019  pag. 29

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Il razionalista pagano. Frazer e la filosofia del mito

Il razionalista pagano. Frazer e la filosofia del mito

di Giacomo Scarpelli

  • Editore:Meltemi
  • Collana:Percorsi
  • Data di Pubblicazione:ottobre 2018
  • EAN:9788883539053
  • ISBN:8883539052
  • Pagine:285
  • Formato:brossura
  • 20 euro, prezzo pieno
  • Descrizione del libro

    Quella di Frazer, oggi talvolta reputato il rappresentante di un’antropologia vittoriana tramontata, fu in realtà l’avventura di un esploratore del profondo, che a cavallo tra Otto e Novecento, sulla scia della rivoluzione darwiniana e anticipando quella freudiana, mirava a ricondurre i miti di dèi ed eroi al centro della riflessione culturale, individuandoli quali metafore e allegorie del retaggio inconscio dell’Homo sapiens. L’autore del “Ramo d’oro” intraprese così una spedizione nei meandri della psiche, dove pulsavano le passioni ancestrali, il tempo non trascorreva e si generavano i sogni. Scarpelli segue la figura e l’opera di Frazer in un viaggio che muove dalla Grecia micenea per poi inoltrarsi nel bosco sacro di Diana a Nemi, teatro di foschi duelli tra aspiranti sacerdoti, e alla scoperta di ulteriori culti ellenici, italici e mediorientali, contrassegnati dal sibilare della falce del sacrificio. Vengono inoltre individuati inediti rapporti tra il pensiero frazeriano e il Vico autore della “Scienza nuova”, il primo Nietzsche ed Erwin Rohde, Thomas Hardy ed Ernest Renan. L’eredità di Frazer si presenta oggi come un invito a proseguire sulle sue tracce, per continuare a indagare sulle pulsioni che restano indomabili, su quelle che paiono sopite e riesplodono in circostanze critiche, su quelle che invece possono essere utilmente deviate in nome della civiltà e diventano empiti artistici dell’immaginazione.

 

10/6/2019

CULTURA

Un saggio sull’antropologo

Frazer, l’esploratore di miti che fece innamorare Freud

di Maurizio Bettini

 

Risultati immagini per james george frazer wikiSir James George Frazer (Glasgow, Scozia, 1º gennaio1854 – Cambridge7 maggio1941) è stato un antropologo e storico delle religioni . È fondamentale il suo contributo all’antropologia culturale e alla storia delle religioni.

 

Commentando l’Eneide di Virgilio, il grammatico romano Servio riportava una storia tanto fosca quanto affascinante. Presso il santuario di Diana, ad Aricia, vegliava un sacerdote detto “il re del bosco”. Non era certo una vita tranquilla, la sua. In qualunque momento poteva infatti sopraggiungere un rivale che — dopo aver ritualmente staccato un ramo da un certo albero — lo avrebbe sfidato a duello: qualora lo avesse ucciso, costui avrebbe preso il suo posto. Perché mai Servio raccontava questa storia? Perché nell’Eneide si narrava di un misterioso “ramo d’oro” di cui Enea si servì come lasciapassare per discendere nel mondo dei morti. Secondo il commentatore, Virgilio avrebbe alluso proprio al ramo coinvolto nel sanguinoso rituale del “re del bosco”. Il lettore vorrà perdonarci se adesso dall’antica Aricia ci spostiamo nella Londra di fine ottocento. Il fatto è che in questa città l’oscura vicenda del re del bosco produsse un evento intellettuale tanto inaspettato quanto fondamentale per la cultura antropologica, letteraria e filosofica successiva. Correva infatti l’anno 1889 e George Macmillan, proprietario dell’omonima casa editrice, ricevette una lettera che riguardava proprio il sacerdote di Aricia. A indirizzargliela era un certo James George Frazer, il quale gli prospettava la pubblicazione di un’opera singolare: che prendendo le mosse dal rituale di Aricia, intendeva spiegare perché, nell’antichità così come in molte culture “primitive”, vigesse il costume di uccidere uomini e animali considerati divini. Dopo qualche esitazione Macmillan accettò. Vedeva così la luce la prima edizione de Il ramo d’oro, inizialmente in due volumi, ma nel corso del tempo destinata a crescere fino a tredici. In quest’opera monumentale, che ricopre praticamente tutto l’arco della vita matura del suo autore, Frazer convogliò un’erudizione sterminata a servizio di un progetto ambizioso: tracciare le linee di una storia culturale dell’umanità articolata lungo tre filoni, ossia lo sviluppo di magia, religione, scienza. E nello stesso tempo riportare alla luce il legame che da sempre unisce l’uomo alla natura, in quel fiorire e rifiorire della vegetazione che (imperscrutabilmente) richiedeva all’uomo sacrifici cruenti. A ricostruire la genesi e lo sviluppo del Ramo d’oro, così come il contesto culturale in cui si venne formando, è adesso un bel libro di Giacomo Scarpelli, Il razionalista pagano. Frazer e la filosofia del mito, Meltemi editore.

Uno studio accurato dei rapporti fra Frazer e i suoi maestri, i suoi discepoli (come Bronislaw Malinowski) e in generale coloro che dalla sua opera furono influenzati, da Freud ai ritualisti di Cambridge. Chi è, o meglio che cosa è stato, James George Frazer?

Uno dei padri fondatori dell’antropologia, anche se prima aspramente criticato, poi talora rivalutato, dagli studiosi dei decenni successivi; un grande classicista, traduttore e commentatore di Pausania, Ovidio, Apollodoro, colui che scardinò un paradigma secolare (quello del commento ai classici) mettendo a piè di pagina non solo il richiamo ad altri autori greci e romani, ma le testimonianze etnografiche relative alle credenze degli aborigeni australiani o dei montanari della Carinzia; un esperto esploratore del Vecchio Testamento, a cui dedicò due importantissimi volumi; un filosofo (del resto il dottorato a Trinity College lo aveva fatto su Platone); uno scrittore dallo stile tanto fascinoso quanto impeccabile… Tante sono le pose in cui si può ritrarre questo quieto gigante della cultura otto-novecentesca. Nell’immagine che Scarpelli traccia di lui, Frazer è soprattutto un filosofo del mito. O meglio un pensatore “mercuriale” che — attraverso il medium dell’erudizione — volle gettare un raggio di luce nel buio della psiche umana, riportando alla superficie quella carica istintuale che si cela non solo nel sentire dei primitivi, ma anche in quello dei contemporanei.

In realtà il mito di cui Frazer fu “filosofo” non esiste, come lui lo presenta, in nessuna cultura — se non in quella ricostruita (creata?) da lui nel suo ineffabile Ramo d’oro: combinando mitologia classica, nordica, mesopotamica, ebraica, australiana, africana, e così via. O forse sarebbe più giusto dire che questa mitologia è esistita non “nel” Ramo d’oro ma “dopo” di esso, ossia nello straordinario fascino che la costruzione frazeriana ha esercitato su molte figure dominanti della cultura del Novecento. Nella prefazione alla Terra desolata, T. S. Eliot, dichiarerà il debito che la sua poesia ha contratto con Il ramo d’oro; mentre Freud affermava che le opere di Frazer andavano considerate la fonte principale dei suoi lavori in ambito psico-etnologico. Un successo straordinario e crescente, che Scarpelli documenta nelle sue pagine. Ma nel mentre che la sua influenza si espandeva, che cosa faceva Frazer? Studiava. Per comporre le sue circa trecento opere, fra libri e articoli, egli ha infatti lavorato tutta la vita con ritmi da certosino. Dalle quattro del mattino fino a sera. E a volte, se lui o la terribile moglie Lilly non erano soddisfatti del lavoro svolto, con un supplemento fino a mezzanotte.

 

 

 

L’AUTORE DELL’ARTICOLO ::

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Maurizio Bettini (Bressanone24 luglio 1947) è un filologolatinista e antropologo italiano.

Insegna Filologia Classica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena, dove ha fondato il Centro «Antropologia e Mondo antico». Dal 1992 tiene regolarmente seminari presso il Department of Classics dell’Università della California (Berkeley). Cura la serie «Mythologica» presso Giulio Einaudi Editore e collabora con la pagina culturale de la Repubblica.

Una risposta a MAURIZIO BETTINI (notizie in fondo):: Frazer, l’esploratore di miti che fece innamorare Freud. Un saggio sull’antropologo — REPUBBLICA DEL 10 GIUGNO 2019, pag. 29

  1. Donatella scrive:

    Chissà a quale personaggio del mito avrà fatto risalire la “terribile moglie”?

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