ANSA.IT +++ Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, IL FATTO QUOTIDIANO DEL 12 GIUGNO 2019 ::: Depistaggio su via D’Amelio: due pm indagati per calunnia::: Analizzati 19 nastri risalenti ai primi anni Novanta: iscritti a Messina Carmelo Petralia e Anna Palma, protagonisti della prima inchiesta sulla strage del 1992 + IL LIBRO ” DEPISTATO “…

 

 

Depistato

Sandra Rizza,Giuseppe Lo Bianco

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Anno edizione: 2019
In commercio dal: 27 giugno 2019
Pagine: 240 p., Brossura
16,50 PREZZO PIENO
PRESENTAZIONE DELL’EDITORE::

In queste pagine è raccontato il depistaggio di via D’Amelio alla luce delle nuove acquisizioni e sentenze: il protagonismo dei servizi segreti e la continuità storica con le deviazioni che hanno caratterizzato la storia delle stragi in Italia, da Piazza Fontana alla stazione di Bologna.

Questa è la storia di un giudice ucciso due volte: da una Fiat imbottita di tritolo e da una clamorosa macchinazione di Stato che ha coperto i veri responsabili della sua morte. È la storia dell’indagine affidata illegalmente al Sisde di Bruno Contrada e consegnata al gruppo investigativo di Arnaldo La Barbera, che si è trasformata nella più grande mistificazione giudiziaria della Repubblica. C’è solo da leggerla, reprimendo la rabbia e l’indignazione, e raccontarla ad altri, e poi ad altri ancora, perché nessuno possa dimenticare cosa è successo in questo paese e quel che resta oggi delle indagini inquinate: un processo a tre pesci piccoli e tante domande senza risposta, nel trionfo dell’omertà istituzionale. Ventisette anni di falsi testimoni e false verità: colloqui investigativi “anomali”, ritrattazioni ignorate, sopralluoghi mai verbalizzati, investigatori a caccia di colpevoli fasulli, magistrati “distratti” e guerre tra apparati. In queste pagine è raccontato il depistaggio di via D’Amelio alla luce delle nuove acquisizioni e sentenze: il protagonismo dei servizi segreti e la continuità storica con le deviazioni che hanno caratterizzato la storia delle stragi in Italia, da Piazza Fontana alla stazione di Bologna.

 

ansa.it / sicilia / 11 giugno 2019–0re 20,20

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2019/06/11/borsellino-indagati-magistrati_8a077a10-01d8-4d99-a4b9-024914690dfd.html

 

 

Borsellino: indagati magistrati

Indagine a Messina, notificata esecuzione accertamenti tecnici

 

 

(ANSA) – PALERMO, 11 GIU – Non è più a carico di ignoti l’indagine della Procura di Messina sul depistaggio dell’inchiesta sulla Strage di via d’Amelio costata la vita al giudice Paolo Borsellino e degli agenti della scorta. I pm della città dello Stretto hanno iscritto nel registro degli indagati alcuni magistrati del pool che indagò sull’attentato: sarebbero gli ex pm in servizio Carmelo Petralia ed Annamaria Palma. Agli indagati e alle persone offese oggi la Procura ha notificato l’esecuzione di accertamenti tecnici irripetibili. I magistrati indagati rispondono di concorso in calunnia, aggravato dall’avere favorito cosa nostra. Le indagini sono coordinate dal procuratore capo di Messina Maurizio De Lucia.

 

 

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 12 GIUGNO 2019

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/06/12/depistaggio-su-via-damelio-due-pm-indagati-per-calunnia/5249129/

 

 

 

Depistaggio su via D’Amelio: due pm indagati per calunnia

Analizzati 19 nastri risalenti ai primi anni Novanta: iscritti a Messina Carmelo Petralia e Anna Palma, protagonisti della prima inchiesta sulla strage del 1992

Sono 19 supporti magnetici risalenti ai primi anni 90 di Radio Trevisan, azienda triestina leader nelle fornitura di apparecchi e sistemi di sorveglianza e intercettazione telefonica, trasmessi dalla Procura di Caltanissetta a quella di Messina con le registrazioni di intercettazioni e, forse (ma il dettaglio non è confermato), anche di qualche interrogatorio di Vincenzo Scarantino a portare a galla una possibile svolta nelle indagini sul depistaggio di via D’Amelio.

La Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati i nomi di Carmelo Petralia e Anna Palma, pm protagonisti della prima inchiesta giudiziaria sull’esplosione che il 19 luglio 1992 tolse la vita a Paolo Borsellino e a cinque agenti della scorta. L’ipotesi di reato è quella di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra, la stessa che recentemente ha portato alla sbarra tre ex poliziotti del gruppo Falcone-Borsellino, per aver contribuito allo sviamento delle indagini sulla strage.

A distanza di non più di due settimane, dunque, da quando a sorpresa, il teste farlocco Vincenzo Scarantino ha scagionato pubblicamente tutti i magistrati da ogni responsabilità sul suo falso pentimento (“Il dottor Di Matteo non mi ha mai suggerito niente, il dottor Petralia neppure. Mi hanno convinto i poliziotti a parlare della strage”), il buco nero del depistaggio istituzionale coinvolge per la prima volta anche i pm titolari dell’indagine taroccata che trasformò un copione di menzogne in sentenze col bollo della Cassazione. A gestire fin dall’inizio la prima indagine furono a Caltanissetta il procuratore Gianni Tinebra (deceduto nel 2017), l’aggiunto Francesco Paolo Giordano, i pm Carmelo Petralia, e Roberto Sajeva, poi gli applicati Ilda Boccassini e Fausto Cardella, e infine i sostituti subentrati nella seconda fase dell’indagine Anna Palma e Nino Di Matteo. “Sia io che Tinebra che Petralia, nessuno di noi aveva esperienza per quanto riguarda le organizzazioni criminali di Palermo e anche di Caltanissetta”, ha detto recentemente Giordano alla Commissione Antimafia del parlamento siciliano. E nel Borsellino quater, il 21 gennaio 2014, Ilda Boccassini ha dichiarato: “È un dato di fatto. Tutti coloro che vennero a Caltanissetta non avevano alcuna esperienza di mafia palermitana”.

Partito da Caltanissetta, il dossier sui magistrati non è approdato alla procura del vicino distretto di Catania (competente a indagare sui colleghi nisseni) perché da un anno nell’ufficio etneo è procuratore aggiunto proprio Petralia, che fu tra i titolari della prima inchiesta su via D’Amelio. Nel novembre scorso, la Procura messinese guidata da Maurizio De Lucia aveva aperto un fascicolo di atti relativi, che ora è sfociato nell’inchiesta per calunnia aggravata: dopo la trasmissione delle bobine, De Lucia ha fissato un “accertamento tecnico non ripetibile”, che si terrà il prossimo 19 giugno presso il Racis (il Raggruppamento dei carabinieri per le investigazioni scientifiche) di Roma, notificando l’atto ai colleghi indagati affinché possano nominare i loro consulenti. Proprio alla Palma, che è avvocato generale di Palermo, e a Petralia, sono stati notificati ieri pomeriggio gli avvisi di accertamento tecnico non ripetibile della Procura di Messina. L’avviso è stato notificato anche alle parti offese.

Dopo aver sollecitato per mesi un intervento del Csm sull’operato dei magistrati titolari della prima indagine fasulla, Fiammetta Borsellino, la figlia minore del giudice ucciso in via D’Amelio, ieri ha preferito non rilasciare dichiarazioni: “Preferisco non parlare di indagini ancora in corso…”, ha detto all’AdnKronos.

A Caltanissetta, infine, sono attualmente sotto processo l’ex funzionario Mario Bo, e gli ex ispettori Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, tutti fedelissimi dell’ex capo della Mobile di Palermo Arnaldo La Barbera (deceduto nel 2002), per aver “indottrinato” Scarantino e per averlo aiutato nel ’95 a confermare le sue bugie alla vigilia delle deposizioni in aula.

 

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