EMIDIO DIODATO, Danilo Zolo, un intellettuale «dalla parte del torto» –IL MANIFESTO DEL 18 AGOSTO 2018 — qualcosa su Danilo Zolo ( wiki) ++ alcuni libri…

 

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Danilo Zolo (Fiume1936 – Firenze15 agosto 2018) è stato un giurista e filosofo del diritto italiano.

Ha insegnato Filosofia del Diritto all’Università di Firenze, dove ha fondato, nel 2000, il Centro per la filosofia del diritto Internazionale e delle politiche globali Jura Gentium.

È stato associato di ricerca e visiting professor[senza fonte] presso varie università del Regno Unito e statunitensi (CambridgeHarvardPrinceton, ecc.), nonché in varie sedi dell’Argentina, del Brasile e del Messico. Nel 1993 gli è stata assegnata la Jemolo Fellowship presso il Centre for European Studies del Nuffield College di Oxford.

Oltre all’attività accademica, in cui ha approfondito con particolare attenzione questioni sul pluralismo giuridico e della giurisdizione penale nell’epoca della globalizzazione, ha sempre coniugato la sua riflessione con la sensibilità per la pace e i diritti umani nei contesti di conflitto internazionale.

Ha altresì collaborato, per la parte giuridica, al libro “La testa perduta di Damasceno Monteiro” di Antonio Tabucchi.

 

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Sulla paura. Fragilità, aggressività, potere

Danilo Zolo

Editore:Feltrinelli
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 7 giugno 2011
Pagine: 128 p.
15 EURO PREZZO PIENO
“Ho scritto questo libro perché mi sentivo come un granello di sabbia in balia del vento. Alla mia età, avevo paura di non resistere. Ma prima di cedere volevo capire perché spesso nella mia vita avevo avuto paura. E volevo capire le ragioni non solo della mia paura, ma anche della paura degli altri. E desideravo infine comprendere perché così spesso la paura mi rendeva aggressivo e perché l’aggressività mia e la prepotenza degli altri erano strettamente intrecciate. Mi domandavo, in sostanza, qual era il rapporto fra la paura, l’aggressività e la violenza scatenata dai miei simili nel corso dei millenni.” Un libro scritto da Danilo Zolo per capire dove e quando nasce la paura, se la lotta per l’esistenza comporta sempre e comunque scontro e conflittualità, qual è il posto occupato dalla politica nella gestione della paura e dell’insicurezza degli uomini, e infine il ruolo della paura nel mondo globalizzato, con le sue guerre e la diffusione in ogni angolo della terra di una crescente precarietà e della sopraffazione dei ricchi e potenti sui poveri e deboli. Ma lo sguardo di Zolo non è di rassegnazione, di resa, bensì di “pessimismo attivo”: ci insegna che fino all’ultimo non bisogna rinunciare a lottare contro l’universo sconfinato della follia umana.
Il nuovo disordine mondiale. Un dialogo sulla guerra, il diritto e le relazioni internazionali - Danilo Zolo - copertina

Il nuovo disordine mondiale. Un dialogo sulla guerra, il diritto e le relazioni internazionali

Danilo Zolo

Curatore:C. Terranova
Editore:Diabasis
Collana:Terra e mare
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 1 luglio 2011
Pagine: 48 p.
10 euro prezzo pieno-
Alle sfide della globalizzazione come potranno rispondere l’Europa e l’intero pianeta? Perché le istituzioni sovranazionali hanno fallito nel garantire l’ordine internazionale e nel cancellare le guerre dalla storia? Ogni società ha disegnato il volto del nemico: oggi, il vero nemico è da individuare nel terrorismo islamico? Attraverso un dialogo serrato e coinvolgente il libro-intervista curato da Claudia Terranova offre al lettore un’acuta sintesi del pensiero di Danilo Zolo – una delle voci più autorevoli nell’ambito della filosofia del diritto internazionale – sui temi più attuali dello scenario politico mondiale: il processo di globalizzazione e il ruolo dello Stato sociale, la politica estera statunitense e il terrorismo, la giustizia penale internazionale, la questione della pace in Medio Oriente e la situazione d’emergenza nell’Africa del Nord.

 

IL MANIFESTO DEL 18 AGOSTO 2018

https://ilmanifesto.it/danilo-zolo-un-intellettuale-dalla-parte-del-torto/

 

CULTURA

Danilo Zolo, un intellettuale «dalla parte del torto»

ADII. Addio all’autore di «Il principato democtatico», e altri libri fondamentali per comprendere il presente della politica. Affrontava la realtà girandoci intorno, con l’obiettivo di coglierne la contraddizione

«L’irruption de la Justice dans les causes imaginaires. Le procès de Satan et de la reine Ratio» (Bibliothèque de l’Arsenal)
«L’irruption de la Justice dans les causes imaginaires. Le procès de Satan et de la reine Ratio» (Bibliothèque de l’Arsenal)

Danilo Zolo è stato uno dei più grandi intellettuali italiani del secondo Novecento. Ha scritto il più importante libro sulla democrazia ancora oggi in circolazione in Italia. Ha inoltre avviato una riflessione critica sulla politica internazionale e il cosiddetto pacifismo giuridico. Senza sbiadire in nulla, la sua analisi continua a porsi autorevolmente all’origine dell’attuale critica internazionale dell’ordine liberale post-Guerra fredda. Un giorno gli dissi che Hardt e Negri in Empire avevano seguito le sue indicazioni. Tacque, come quando dieci anni prima gli avevo detto che mi aveva fatto capire che Kelsen occorreva leggerlo a confronto con Carl Schmitt. Un sorriso compiacente, non compiaciuto. Di chi ti spinge a ricordare, anzitutto, la figura di uomo generoso e affettuoso. «Un affettuoso saluto, Danilo» era la firma della sua email. Sapeva anche irrigidirsi.

IN UNA INTERVISTA a Paolo Ermini del Corriere della Sera, Matteo Renzi ha imputato al correlatore prof. Danilo Zolo il suo 109 quale voto di laurea, «per la sua analisi ideologica di La Pira che io contestai». Sembra di vederlo Zolo, sorridente, uno che aveva scelto una vita ascetica con i giovani cattolici della Firenze pacifista, ribellarsi sotto la barba. Lui che del consiglio comunale di Firenze aveva fatto esperienza alla metà degli anni Novanta, maturando lì la convinzione che la democrazia aveva smarrito la capacità di ascolto.
Quando muore un intellettuale corre l’obbligo di collocarlo? Chi è Danilo Zolo, acerrimo nemico scientifico e accademico di Giovanni Sartori, e autore di un libro in ricordo dell’amico e mentore Norberto Bobbio? Storico collaboratore del manifesto, chi è l’autore di Il principato democraticoCosmopolis, ma anche di Scienza e politica in Otto Neurath?

Zolo si definiva un realista, ma il suo realismo era quello dell’intellettuale che affronta la realtà girandoci intorno, con l’obiettivo di cogliere qualche elemento di contraddizione, e metterla in scacco. Non solo non c’era alcun compiacente conservatorismo nella sua scelta epistemologica. Soprattutto Zolo si oppose agli incipienti discorsi che, nei primi anni Novanta, iniziarono a stravolgere la realtà in nome della libertà di interpretazione. Zolo detestava chi urlava in televisione, così come oggi detesterebbe coloro che sentenziano sui social.

IL SILENZIO sta accompagnando la sua morte, e non c’è dubbio che questa è stata anche la sua scelta. È andato via senza dircelo. Come mi ha scritto un amico dal Brasile, tuttavia, fa male che della sua morte non s’interessi neppure la cronaca cittadina. È forse questo lo specchio fedele di una situazione che dobbiamo dare per definita e a cui occorre solo rassegnarsi? L’assenza di una opinione pubblica e di una passione politica?
In uno dei nostri incontri mi disse che più approfondiva i suoi studi e più smarriva un punto di riferimento. Questo non sembrava turbarlo affatto, al contrario lo divertiva. In quella stessa occasione mi fece un collegamento, ostentatamente buffo e paradossale, tra gli àscari, i soldati eritrei dell’Africa Orientale Italiana, e gli acari della polvere, una sottoclasse di parassiti che in quegli anni stavano favorendo ampiamente la vendita di biancheria anallergica. Capii solo in seguito che stava affrontando un tema nuovo, serissimo, che fu poi anche l’ultimo: quello della paura. E del terrorismo.

Zolo era rivolto al Mediterraneo, che a volte osservava come se fosse nel rifugio elbano. Il suo interesse per la causa palestinese lo ha spinto verso dolcissimi tratti di romantica passione. Era di quelli che non hanno paura di «stare sempre dalla parte del torto». La prima volta che lo incontrai mi regalò gli appunti del suo corso in Filosofia del diritto, riprodotti in ciclostile. In copertina c’era l’immagine di un tronco storto, a cui, con robuste funi, si cercava di imporre il diritto. Il suo impegno per l’istruzione nelle carceri era sincero, una responsabilità da vero radicale.
Con la scomparsa di Danilo Zolo si chiude una stagione di impegno per la politica, non solo per la prassi ma anche per la teoria politica. Chi ha creduto che Zolo abbia perso le sue battaglie sulla scienza politica, dovrà tuttavia ricredersi.

 

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