JOSE’ SARAMAGO, REPUBBLICA PUBBLICA QUALCHE TESTO INEDITO DAL QUADERNO SESTO // ROBINSON, REPUBBLICA DEL 15 GIUGNO 2019 //pag. 5

 

 

REPUBBLICA DEL 15 GIUGNO 2019 // ROBINSON pag. 5

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JOSE’ SARAMAGO

 

Gli inediti del 1998

Non è un mondo per gli Ultimi

Nelle riflessioni intime del grande scrittore c’è tanta politica E lo sguardo profetico su un pianeta senza giustizia né pietas

 

di José Saramago L’assassinio di García Lorca

17 gennaio — Inaugurando le commemorazioni per il centenario della nascita di Federico García Lorca, i reali di Spagna sono andati ieri a visitare i cosiddetti “spazi lorchiani”. Sono stati a Fuente Vaqueros, dove Federico nacque, poi a Valderrubio, dove, tra il 1909 e il 1925, la famiglia Lorca passò lunghi periodi, e dove avvenne il fatto reale che avrebbe ispirato al poeta il dramma La casa di Bernarda Alba, poi a Pinos Puente, e infine a Granada, nella Huerta di San Vicente. Ma non sono andati nel luogo dove García Lorca fu assassinato dai franchisti, lungo la strada da Granada a Víznar. Non riesco a sottrarmi a una scomoda sensazione di perplessità. Che misteriose ragioni di Stato (se ce n’erano), che norme protocollari (supponendo sia stato questo il motivo), che incongruenze d’occasione (non certo la mancanza di tempo) avranno sconsigliato o impedito ai reali di Spagna di aggiungere all’itinerario quest’altro breve viaggio che li avrebbe portati sul luogo del delitto? Se nella Huerta di San Vicente si sono presi la briga di piantare un cipresso accanto a quello piantato dal poeta negli anni venti, non sarebbero potuti andare a lasciare un semplice fiore sul ciglio di quella strada?

Contro la finanza globale

17 gennaio — Alcuni giorni fa, a proposito di un altro centenario, quello del manifesto di Émile Zola, J’accuse, dal giornale El Mundo mi hanno telefonato per domandarmi quali cose o persone accuserei nel tempo in cui ora viviamo. Ho risposto che denuncerei (è quello che tento di fare tutti i giorni, con le mie deboli forze, ma senza effetti degni di nota) il potere economico e finanziario transnazionale che sta facendo di noi ciò che vuole.

Il nuovo arianesimo

22 gennaio — Alcuni dati statistici del Chiapas per aiutare a comprendere il mondo. Oltre a essere il primo produttore di caffè e banane, il secondo di miele e cacao, il quarto nel settore zootecnico, oltre a generare il 46% dell’energia elettrica del paese, è nel Chiapas che si trovano i più importanti giacimenti di idrocarburi del Messico, con riserve stimate tra 20mila milioni e 60mila milioni di barili.

Nonostante queste ricchezze, il 60% della popolazione (quasi un milione di abitanti) non ne ricava alcunché o guadagna meno del salario minimo, l’analfabetismo raggiunge il 30%, con variazioni tra il 50 e il 70% nelle aree indigene. Dove va a finire, allora, il denaro, se non è messo al servizio dello sviluppo del Chiapas? Che cosa rappresentano gli indigeni in questo scenario? Un funzionario del governo messicano, un tal Hank González, a cui si deve riconoscere il merito della franchezza, ancorché brutale, se non si preferisce piuttosto denunciarne il cinismo, ha appena dato la risposta: «Ci sono cinque milioni di contadini d’avanzo», ha detto. Questo è il problema che il neoliberismo trionfante vuole risolvere in modo radicale: fare scomparire a poco a poco (un genocidio su scala planetaria farebbe troppo scandalo), sottraendo o negando loro condizioni minime di vita, le centinaia di milioni di esseri umani che sono d’avanzo, siano essi indios dell’America o indios dell’India, o neri dell’Africa, o gialli dell’Asia, o sottosviluppati di ogni dove. Quello che si sta preparando nel pianeta azzurro è un mondo per ricchi (la ricchezza come una nuova forma di arianesimo), un mondo che non potendo, ovviamente, fare a meno dell’esistenza dei poveri, ammetterà di conservare solo quelli che saranno strettamente necessari al sistema.

 

La memoria collettiva perduta

6 aprile — Non capiamo che, trascurando la nostra peculiare memoria, dimenticando per rinuncia o pigrizia quello che eravamo, il vuoto così creatosi sarà (o già lo è) irrimediabilmente occupato da memorie altrui che inizieremo a considerare nostre e che finiremo per rendere uniche, tramutandoci così in complici, e insieme vittime, di una colonizzazione storica e culturale senza ritorno.

— © 2018, José Saramago Foundation and Heirs of José Saramago.

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