ARIANNA RIOS INTERVISTA AL REGISTA DI IL CORVO BIANCO, RALPH FIENNES / TRAILER // AL CINEMA IL 27 GIUGNO /// FOTO DI NUREYEV DA INTERNET// repubblica del 15 giugno 2019 Robinson, pp. 36/37

 

Locandina italiana Nureyev - The White Crow

 

 

trailer in italiano  IL CORVO BIANCO// sulla vita del ballerino russo Nureyev //regia di Ralph Fiennes

 

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RALPH FIENNES

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Ralph Fiennes interpreta Amon Goeth in Schindler’s list.

 

REPUBBLICA DEL 15 GIUGNO 2019 / ROBINSON /  pag. 36/37

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Rudol’f Nureev e Margot Fonteyn all’aeroporto di Amsterdam durante una tournée del Royal Ballet nel 1968/ Eric Koch / Anefo

 

L’INTERVISTA

Vi presento Nureyev

Si intitola “ The white crow” / il corvo bianco /  il film sul grande ballerino che Ralph Fiennes ha girato come regista. Qui si racconta, dal successo di “ Schindler’s List” al ruolo di Voldemort, complice la sorella

 di Arianna Finos

 

Non un cigno nero ma un corvo bianco. Per raccontare Rudolf Nureyev al cinema Ralph Fiennes ha scelto un animale meno aggraziato ma più calzante rispetto a colui che ha rivoluzionato il mondo della danza nel Novecento: personalità unica, carattere impetuoso, vita sentimentale intensa, scelte eclatanti. In Nureyev – The white crow, terzo film da regista, in uscita il 27 giugno, Fiennes intreccia tre periodi del ballerino nato su un vagone della Transiberiana, morto a Parigi nel ’93: l’infanzia a Ufa, nell’Unione Sovietica anni Quaranta, gli anni da studente a Leningrado, l’arrivo a Parigi, la richiesta d’asilo in Occidente che lo ha reso celebre nel mondo.

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UFA, LA CAPITALE DELLA REPUBBLICA DI BASCHIRIA, LA CITTA’ DOVE NUREYEV TRASCORSE LA SUA INFANZIA/LA FAMIGLIA VI SI TRASFERISCE NEL 1941

 

Qualche tratto in comune tra i due artisti: l’attore britannico, raffinato interprete scespiriano che si divide tra teatro, cinema d’autore e mainstream, una vita pubblica attraversata dall’impegno (con l’Unicef) e da qualche scandalo (sesso in volo con hostess, bagno nudo con donne in una piscina d’albergo) che non ne ha scalfito la popolarità. L’incontro con Fiennes, 56 anni, un misto di flemma, passione per il cinema e humour, è nel patio di un albergo spagnolo.

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RUDOLF NUREYEV / 1938/1993

 

Fiennes, l’idea di raccontare Nureyev arriva da lontano.

«Quasi vent’anni. Non avevo alcun interesse per il balletto né sapevo molto di lui prima di leggere la biografia scritta dalla mia amica Julie Kavanagh/ da Amazon, solo in inglese. Sono rimasto folgorato dalla storia, dalla sua personalità. La spinta del talento, la spietatezza che ne consegue».

 

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Non era facile trovare un interprete all’altezza.

 

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ERIC BRUHN, RAGAZZO

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ERIC BRUHN

 

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IL ‘ TARTARO VOLANTE ‘/ alludendo alla sua nascita nei pressi di  Irkuts, nella Siberia centrale

 

«Alla fine di una lunga ricerca in Russia, c’erano cinque candidati. Ho scelto l’ucraino Oleg Ivenko perché era ballerino eccellente, somigliava a Rudolf e aveva un istinto naturale per la recitazione».

Per sé ha scelto il ruolo — quasi calvo e ingrassato — di Alexander Pushkin, il mentore di Nureyev.

 


Eric Bruhn 31 ottobre 1928 – Toronto, 1º aprile 1986 // Rudolf Nureyev 17 marzo 1938 – Parigi, 6 gennaio 1993)

Quando si incontrarono? Si videro per la prima volta a Copenaghen nel 1961 e non si lasciarono più, nonostante tutto
Chi era Erik Bruhn?
Il suo nome completo era Erik Belton Evers Bruhn. Era un danzatore coreografo
attore danese, nato a Copenaghen nel 1928
.

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«Non mi piace recitare nei film che dirigo. Cercavo attori non famosi ma i produttori hanno insistito sul fatto che la mia presenza avrebbe aiutato. E ho capitolato. Ora sono anche contento, sul set ero preoccupato del disegno generale».

Continuerà con la regia? Il suo nome è legato a diversi progetti…

 

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«Non ci creda, non c’è nulla in vista. Sopratutto non so se dirigerò ancora. È stato troppo difficile questo film, stressante, specie per la parte economica. Sono felice di tornare a fare l’attore, aspetto qualche bel personaggio».

Qualche ruolo che le dispiace aver rifiutato?

«Nessun rimpianto. Stavo per rifiutare Voldemort / Harry Potter /, come forse saprà. Forse quello mi sarebbe dispiaciuto. Mi ha fatto cambiare idea mia sorella».

 

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RUDOLF NUREYEV NEL 1992 / MUORE NEL ’93

 

I registi che l’hanno più influenzata?

«Anthony Minghella, István Szabò, Fernando Meirelles.

Wes Anderson mi ha regalato allegria, i suoi set sono una famiglia. Minghella era gentile, ti faceva arrivare alle cose con delicatezza, Spielberg ha un approccio più diretto ma è onesto e sincero su ciò che funziona e ciò che non va. Gli devo molto, Schindler’s List mi ha fatto conoscere al mondo e mi ha dato una candidatura all’Oscar. È stata una esperienza indimenticabile.

 

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RUDOLF NUREYEV NEL 1964

 

Intensa e dolorosa. Non dimentico la scena con le comparse-prigionieri nude, veniva loro urlato di andare in un posto o nell’altro… Avevo davanti l’orrore della Storia. Un momento profondamente disturbante».

La Brexit danneggia il cinema europeo?

«Molto di ciò che sono e ho ricevuto arriva dal mio sentirmi europeo. Ho sempre immaginato un’evoluzione positiva dell’Europa, nel senso di inclusione e consapevolezza. I governi di destra in Italia, certi discorsi nel vostro Parlamento sull’immigrazione, sono preoccupanti. Così come la situazione in Polonia, l’autoritarismo della Russia. Il nazionalismo della destra nel mio paese mi preoccupa, come la divisione sulla Brexit. Mi consola l’idea che malgrado tutto da noi ci sia ancora la libertà di esprimere le nostre idee con la cultura».

 

 

 

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NEL 2005

 

 

 

Il cinema e l’arte cambiano il mondo?

«Penso, spero di sì. Il cinema è un veicolo di cultura. Un cartone animato può sensibilizzare un bambino all’accettazione, alla tolleranza. Ma l’arte non può stringersi nella gabbia della politica, deve essere libera di provocare, trasgredire. Io sono più coinvolto dalle storie che scavano nella condizione umana e nei legami familiari, microcosmi che raccontano l’universale: penso alla famiglia cechoviana, ai film di Ozu e Bergman. Un cinema di nicchia in un panorama monopolizzato dai kolossal».

 

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LA BIOGRAFIA DI NUREYEV CHE E- SERVITA AL REGISTA PER IL SUO FILM SU NUREYEV// EDITA ANCHE DA AMAZON MA IN INGLESE

 

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Lei ne ha fatti parecchi, da Harry Potter a Bond.

«Quanto a Bond, mi piace pensare di aver fatto un film con Mendes / regista /, più che di 007. Sam è intelligente, mi pareva ottima la sua idea di rinnovare la saga. In Harry Potter J.K. Rowling ha ritratto in modo chiaro cosa siano le forze del male, della coercizione, del totalitarismo.

Ha dichiarato di essersi ispirata ai fascisti nel disegnare i Mangiamorte. Il fatto che i protagonisti imparino a riconoscere e combattere queste forze mi sembra un messaggio positivo».

 

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NUREYEV E MARGOT FONTEYN

 

Dal nazista Amon Göht a Voldemort, i cattivi regalano una bella popolarità.

«Ricordo persone che mi insultavano in strada ai tempi di Schindler’s List, un ragazzino terrorizzato perché aveva visto in me Voldemort. Ma non mi voglio abbonare ai cattivi, forse non ne farò più: nel prequel di Kingsman sarò un gentiluomo pacifista».

 

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Non si voleva rassegnare alla malattia, vero?
Quando l’AIDS fece la sua comparsa, intorno al 1982, Nureyev vi prestò poca attenzione. Per un po’ di tempo negò che ci fosse qualcosa di strano riguardo alla sua salute e quando nel 1990 si ammalò senza ombra di dubbio, finse di avere diverse altre malattie, rifiutando qualsiasi trattamento fosse disponibile ai tempi. Alla fine, comunque, dovette affrontare il fatto che stesse morendo. Se ne andò definitivamente il 6 gennaio 1993 nel suo appartamento di Parigi. Aveva 54 anni

 

 

 

Corregge spesso chi pronuncia il suo nome “Ralf”, invece è “Reif”. Ci tiene molto?

«È un affare di famiglia. “Reif” è la vecchia pronuncia del nome Ralph, viene dal compositore inglese Ralph Vaughan Williams. Ho sempre seguito le indicazioni dei miei genitori sulla pronuncia del mio nome, ed è finita che tutti mi chiamano “Ralf”. Allora rimpiango di non aver cambiato il nome in “Rafe”, cosi sono diventato Rafe-Ralph».

 

 

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Rudolf Nureyev in ‘Lucifer’ creato dalla coreografa americana Martha Graham. Molti hanno apprezzato Nureyev nei ruoli classici. Pochi sanno che ha lavorato anche con grandi coreografi contemporanei come Murray Louis e Martha Graham. ‘Classico e contemporaneo non esistono l’uno senza l’altro – diceva il danzatore – L’uno si rigenera nell’altro’

 

Rudolf Nureyev in 'Lucifer' creato dalla coreografa americana Martha Graham

IDEM

 

 

L ESPRESSO DEL 26 LUGLIO 2013

http://espresso.repubblica.it/visioni/lifestyle/2013/07/26/galleria/nureyev-la-memoria-vent-anni-dopo-1.121512#1

 

 

Nureyev, la memoria vent’anni dopo

 

Rudolf Nureyev ritratto da Alessio Buccafusca

Rudolf Nureyev ritratto da Alessio Buccafusca

 

 

Nureyev ritratto durante una prova negli ultimi tempi della sua malattia. Il Tartaro Volante, così detto per la straordinaria leggerezza, aveva 54 anni quando si spense a Parigi di Aids nel 1993. Sulla prima pagina del Times apparve la foto del suo piede in primo piano sotto al titolo

Nureyev ritratto durante una prova negli ultimi tempi della sua malattia. Il Tartaro Volante, così detto per la straordinaria leggerezza, aveva 54 anni quando si spense a Parigi di Aids nel 1993. Sulla prima pagina del Times apparve la foto del suo piede in primo piano sotto al titolo “The lost generation”. Nel 1991era morto di HIV il divo rock Freddie Mercury, con il quale Rudy ebbe una relazione. In quegli stessi anni tanti altri personaggi scomparvero per l’HIV, si iniziava allora a percepire la vastità della piaga. Foto di Alessio Buccafusca

 

Rudolf Nureyev nel 1982. Foto di Alessio Buccafusca

Rudolf Nureyev nel 1982. Foto di Alessio Buccafusca

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