ansa.it 16 luglio 2019 -ORE 18,27 ::: VIDEO DI 1,59 minuti ::: Borsellino, De Raho: con desecretazione e’ giorno straordinario- — Ora aprire archivi su anni del terrorismo- ++ SALVO PALAZZOLO, REPUBBLICA 16 LUGLIO 2019 ::: 2° VIDEO DI PAOLO BORSELLINO, 4,23 minuti —

 

 

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16 luglio, 18:27  ITALIA

Borsellino, De Raho: con desecretazione e’ giorno straordinario

Procuratore nazionale antimafia: ora aprire archivi su anni del terrorismo

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Federico Cafiero de Raho (Napoli,  1952) è un magistrato italiano, attuale Procuratore nazionale antimafia dal novembre 2017.

 

E’ entrato nella magistratura italiana nel 1977pubblico ministero Milano e dal 1984 a Napoli, ha condotto numerosi processi ed indagini giudiziarie contro la camorra, in particolare contro il clan dei casalesi facendo catturare numerosi latitanti e coordinando un pool di magistrati che ha indagato sulle cosche del casertano; negli anni 1990 e 2000 ha fatto parte del pool che ha coordinato le indagini contro il clan camorristico dei casalesi, attività investigativa che poi è sfociata nel famoso Processo Spartacus dove De Raho ha rappresentato la pubblica accusa facendo condannare centinaia di camorristi.

Dal 2006 al 13 marzo 2013 è stato Procuratore aggiunto di Napoli. Il 13 marzo 2013 il plenum del CSM lo nomina, con 12 voti a favore, nuovo procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. L’8 novembre 2017 il plenum del CSM lo nomina, all’unanimità, nuovo Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, succedendo a Franco Roberti il cui incarico è terminato il 16 novembre 2017

(wikipedia)

 

 

VIDEO DI REPUBBLICA, 4,23 minuti–di SALVO PALAZZOLO

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L’audio di Borsellino in Commissione antimafia/2: “Trapani terra di grandi latitanti”

 

 

Le parole di Borsellino non raccontano solo gli anni in cui la lotta alla mafia era fatta da una pattuglia di magistrati e investigatori. Raccontano anche dei misteri attualissimi della provincia di Trapani, la terra di Matteo Messina Denaro, il boss delle stragi originario di Castelvetrano che lo Stato non riesce ad arrestare dal giugno 1993. Diceva Borsellino nel corso della trasferta a Trapani della commissione antimafia, era il 4 dicembre 1989, e lui era ormai procuratore di Marsala: “Questa è terra di grandi latitanti: Provenzano, Riina e altri nomi storici”, diceva l’allora procuratore di Marsala. Che citava espressamente Castelvetrano, oggi la roccaforte del superlatitante Matteo Messina Denaro: “Vi sono grandi proprietà di mafia, che ora stanno vendendo e sto facendo delle indagini per capire a chi. Proprietà di Saveria Benedetta Palazzolo, la moglie di Bernardo Provenzano, ma anche di Badalamenti e di Bontate, cioè delle famiglie cosiddette perdenti. Vi fu infatti un periodo in cui questa era zona di espansione di tutte le famiglie mafiose”.

 

 

Polemico il fratello del magistrato ucciso in via D’Amelio, Salvatore Borsellino. “In quella strage mio fratello è stato ridotto ad un tronco carbonizzato senza più le gambe e le braccia, i pezzi di quei ragazzi sono stati raccolti uno ad uno e messi in delle scatole per poi essere identificati, separati e racchiusi in delle bare troppo grandi per quello che restava di loro. Ora, a 27 anni di distanza, non posso accettare che i pezzi di mio fratello, le parole che ha lasciato, i segreti di Stato che ancora pesano su quella strage, vengano restituiti a me, ai suoi figli, all’Italia intera, ad uno ad uno. E’ necessario che ci venga restituito tutto, che vengano tolti i sigilli a tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti e non solo sulla strage di Via D’Amelio ma su tutte le stragi di Stato che hanno marchiato a sangue il nostro Paese”. Salvatore Borsellino ha inviato una lettera al presidente Morra spiegando perché ha deciso di non partecipare alla conferenza stampa di presentazione degli audio.

Salvatore ha voluto leggere la lettera durante la conferenza stampa di presentazione dei quattro giorni di eventi dedicati al 27esimo anniversario della strage di via d’Amelio. “Non mi sembra si tratti esattamente di una desecretazione – dice – ma piuttosto di rendere pubblici dei documenti che fino ad ora erano di difficile accessibilità perché conservati negli archivi della commissione antimafia. Una cosa importante ma un pò diversa da quella desecretazione che aspettiamo da anni, che anche il ministro Bonafede aveva promesso proprio in via d’Amelio e che ancora non è arrivata. E’ assurdo – ha concluso – che in un Paese come il nostro, che si è macchiato di tante stragi di Stato, ancora oggi ci siano questi segreti. Vuol dire che non si vuole arrivare alla verità, non ho altra risposta”.

 

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  1. Donatella scrive:

    Fa bene Salvatore Borsellino ad essere intransigente per la pubblicazione degli atti della commissione antimafia. E’ molto probabile che parecchio materiale rimarrà ancora secretato.

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