GIULIANO ALUFFI, UNA BEAUTIFUL OLD MIND– REPUBBLICA DEL 3 OTTOBRE 2018

 

 

Il cervello non ha età. Istruzioni per rimanere attivi, brillanti e felici

John Medina

Traduttore:Giuliana Olivero
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 4 ottobre 2018
Pagine: 324 p., Rilegato
23 EURO PREZZO PIENO

10 semplici regole per vivere al meglio l’età che avanza e prenderci cura del nostro cervello

1. Siate dei buoni amici, e lasciate che gli altri lo siano per voi
2. Coltivate un atteggiamento di gratitudine
3. La mindfulness non solo rasserena, ma fa bene al cervello
4. Ricordate che non è mai troppo tardi per imparare, né per insegnare
5. Allenate il cervello con i videogiochi
6. Individuate i dieci segnali prima di chiedervi se avete l’Alzheimer
7. State attenti a cosa mangiate e fate movimento
8. Per mantenere la mente lucida, dormite a sufficienza (ma non troppo)
9. Non potete vivere per sempre, almeno non ancora
10. Non ritiratevi mai dal lavoro, e rievocate spesso il passato

Chi dice che non si possa invecchiare e mantenere intatte – e al meglio – tutte le funzioni del nostro cervello? È vero, con l’età che avanza la memoria inizia a perdere qualche colpo e abbiamo l’impressione che il nostro cervello sia più «lento» rispetto a quando avevamo qualche anno in meno. Ma è possibile evitare – e in qualche modo prevenire – i piccoli e grandi inciampi dell’invecchiamento? John Medina – che ci ha mostrato in “Il cervello. Istruzioni per l’uso” il vero funzionamento del nostro cervello, e in “Naturalmente intelligenti” ha spiegato ai genitori la ricetta scientifica per crescere bambini intelligenti sani e felici – ora condivide con noi le istruzioni per sfruttare al meglio i lunghi anni della nostra vecchiaia. Con il suo stile chiaro, scanzonato, ricco di aneddoti e sempre ben informato, Medina pone problemi familiari a tutti noi e, soprattutto, mette in campo soluzioni sorprendenti frutto delle più aggiornate ricerche nelle neuroscienze: impareremo come migliorare la nostra memoria, capiremo perché dovremmo valorizzare l’amicizia e le relazioni sociali (anche online), scopriremo perché leggere un libro per parecchie ore al giorno può realmente aggiungere anni alla nostra vita e come migliorare l’umore con i videogiochi e la mindfulness, e a riconoscere i primi segnali di malattie degenerative. Scopriremo poi che l’invecchiamento porta con sé anche dei vantaggi, con ricadute positive non soltanto per la mente ma anche per lo spirito. Con il passare degli anni, infatti, la capacità di vedere il bicchiere mezzo pieno aumenta e i livelli di stress si riducono. È per questo motivo che non bisogna assolutamente dare retta a chi dice che la vecchiaia è un’età nella quale sono tutti scontrosi e immusoniti: seguendo queste semplici regole, potrà essere una delle fasi più felici della vita. Ogni età ha i suoi problemi e John Medina, con le sue storie affascinanti e il suo contagioso senso dell’umorismo, è la nostra guida d’eccezione per la soluzione degli inconvenienti del tempo che avanza.

 

 

 

REPUBBLICA DEL 3 OTTOBRE 2018

https://rep.repubblica.it/pwa/venerdi/2018/10/03/news/una_beautiful_old_mind-208072033/

 

Il venerdì Salute

Una beautiful old mind

Tanti amici, ballo, lettura e, sorpresa, un tuffo nei ricordi. Il neuroscienziato John Medina spiega come si può contrastare l’invecchiamento del cervello. Anche con un videogioco

È una mattina del 1981. Un gruppo di settantenni si mette a giocare a touch football, una variante più tranquilla del football americano in cui, per fermare l’avversario, non serve franargli addosso, ma basta toccarlo. Già di per sé la scena è curiosa, ma ancora più bizzarro è che quei settantenni siano appena tornati da un viaggio nel passato. Nei cinque giorni precedenti sono stati infatti protagonisti di un originale esperimento di  una psicologa dell’Università di Harvard, Ellen Langer, sul potere ringiovanente dei ricordi. Lo racconta John Medina nel suo ultimo saggio dedicato ai rimedi per l’invecchiamento del cervello: Il cervello non ha età (Bollati Boringhieri). Biologo molecolare, direttore del Brain Center della Seattle Pacific University, Medina è autore di libri bestseller sul funzionamento del cervello, tradotti in 14 Paesi.

Perché ha ripreso l’esperimento di Ellen Langer?

“Perché è stato “l’esperimento antiorario” che per primo ha mostrato il potere della nostalgia sul nostro cervello. In cinque giorni passati in un ex monastero, i settantenni avevano rivissuto il 1959. Avevano ascoltato registrazioni dei programmi radio di allora, guardato la tv e letto giornali e riviste di quell’anno, mangiato gli stessi piatti che erano abituati a mangiare allora. E usciti da questa immersione nel passato, si sentivano più giovani. Non solo nella mente ma anche nel fisico: avevano una postura migliore, la destrezza manuale era aumentata e la presa era più salda. Studi successivi hanno confermato questo risultato, mostrando però che il periodo migliore da rievocare per potenziare nei non più giovani la memoria, la velocità di esecuzione del cervello, la sensibilità dell’udito, la vista da vicino e perfino la destrezza è quello tra i 15 e i 29 anni. E non finisce qui. Se si ripensa regolarmente a quell’età, aumentano anche la soddisfazione personale, la capacità di mantenere le amicizie e cala la paura della morte”.

Come si spiega tutto questo?

“C’è una ragione biochimica: più ripensi al tuo dorato periodo under 30, più diventa reattivo il sistema dopaminergico del cervello, che non è soltanto il centro del piacere, ma è cruciale anche per l’apprendimento e per le abilità motorie. Con l’età accadono tre cose: cala il livello di dopamina, soprattutto nella corteccia prefrontale, con effetti che si notano per lo più dopo i 65 anni. Poi spariscono i recettori della dopamina: uno dei più importanti decresce del 6 per cento ogni decennio, a partire dai 20 anni. Infine si indeboliscono i circuiti dopaminergici per la morte delle cellule, in particolare nella substantia nigra, area nervosa dove l’incapacità dei neuroni di produrre dopamina può causare il Parkinson”.

Oltre a mangiare bene, fare movimento e, a questo punto, crogiolarsi nella nostalgia, cos’altro si può fare per contrastare l’invecchiamento?

“Se dovessi scegliere un solo rimedio tra tutti quelli comprovati dalla scienza, direi avere il maggior numero possibile di amici. Le interazioni sociali per il cervello sono come delle vitamine. Uno studio di Bryan James, epidemiologo presso l’Alzheimer Disease Center di Chicago, che ha seguito per un periodo di dodici anni 1.140 anziani sani, ha concluso che quelli che socializzavano di più avevano un declino cognitivo inferiore del 70 per cento rispetto ai meno attivi nei rapporti sociali. Socializzare aiuta anche a ricordare meglio: l’epidemiologa Karen Ertel, che ha coinvolto in uno studio di sei anni 16.600 persone – età media 64 anni – ha trovato che nei più socievoli il declino della memoria è dimezzato rispetto agli asociali. Questi risultati ovviamente indicano solo correlazioni e non stabiliscono se essere più socievoli aiuti ad avere più memoria o viceversa. Ma esistono anche studi che stabiliscono la causalità: per esempio lo psicologo Oscar Ybarra ha trovato che bastano dieci minuti di interazione sociale per produrre un piccolo incremento nella velocità di elaborazione delle informazioni. Quindi se vuoi tenere il cervello giovane, socializza. Magari seguendo un corso di ballo, dove la socializzazione, in un certo senso, è “forzata” ed espone anche al contatto fisico di tipo non sessuale, anch’esso benefico per il cervello degli anziani, soprattutto per allontanare la depressione. O perlomeno vai a prendere un caffè con un amico. E se ha opinioni diverse dalle tue, ancora meglio”.

In che senso?

“Denise Park, direttrice del Center for Vital Longevity dell’Università del Texas, ha mostrato che confrontarsi sistematicamente con idee nuove, come si fa quando si discute con chi – pur essendo un amico – ha vedute contrastanti con le nostre, può migliorare tra il 200 e il 600 per cento la memoria episodica, ovvero quella che ci permette di ricordare ciò che ci è accaduto. Effetti simili si hanno acquisendo competenze complesse, come la fotografia digitale o la tecnica del patchwork. Discutere e continuare ad apprendere riduce anche la probabilità di contrarre l’Alzheimer. Un altro toccasana è la lettura intensa: almeno 3,5 ore al giorno. Per ogni anno in cui esercitiamo il cervello con queste attività ritardiamo di 0,18 anni il deterioramento della memoria e di 0,21 anni quello cognitivo”.

Oggi si parla molto di “mindfulness”. Ma aiuta davvero?  

“C’è molta mitologia sul tema, e bisogna stare attenti: su Google ci sono milioni di risultati per questa parola, compresa la “mindfulness per cani”. Ma ci sono anche programmi seri la cui efficacia è convalidata dalla scienza, come il protocollo di otto settimane di Jon Kabat-Zinn, oggi professore emerito al Mit. Consiste soprattutto in esercizi di concentrazione e di respirazione, nei quali ci si focalizza sui minimi dettagli di ciò che avviene qui e ora, imparando a escludere tutto il resto. I risultati per il cervello degli anziani sono notevoli. Anzitutto si dorme meglio, perché la mindfulness riduce lo stress, vale a dire i livelli nel sangue del cortisolo, ormone che, se è troppo alto, logora gli organi. Poi si riduce la depressione e l’ansia. Infine ci sono i benefici cognitivi, soprattutto sull’attenzione. Diventa più facile prestare attenzione e si riduce del 30 per cento il tempo necessario al cervello per passare rapidamente da un compito all’altro. Non è solo una questione di abbattimento del livello di cortisolo, ma anche di amigdala, il centro cerebrale della paura: diventa meno reattiva. Così si diventa più capaci di regolare le emozioni”.

È vero che anche le parole crociate e il sudoku tengono in forma il cervello?

“In realtà no. Certo, sono divertenti, ma il beneficio che si ha con questi passatempi è limitato: l’allenamento al sudoku ha come unico effetto il diventare più abili nel sudoku. Esistono invece giochi che possono migliorare la prontezza del cervello e la memoria. Il più promettente, per ora solo un prototipo, è NeuroRacer, sviluppato all’Università della California di San Francisco e lodato da Nature: chi gioca deve guidare un’auto in un paesaggio tridimensionale nel quale appaiono all’improvviso segnali di varie forme e dimensioni, insieme all’indicazione di abbattere quelli di una certa forma. Un gruppo di anziani – età media 73 anni – sono stati sottoposti a encefalogramma e a test cognitivi sia prima che dopo aver giocato per quattro settimane a NeuroRacer. Il risultato è stato straordinario: la corteccia prefrontale sembrava ringiovanita e i test sulla memoria a breve termine (quella che ci serve a tenere a mente lo stretto necessario per svolgere un compito) e sull’attenzione indicavano un notevole miglioramento. Osservabile persino sei mesi dopo l’esperimento. Sono convinto che i videogiochi anti-invecchiamento saranno il boom dei prossimi anni”.

Sul Venerdì del 5 ottobre 2018

Una risposta a GIULIANO ALUFFI, UNA BEAUTIFUL OLD MIND– REPUBBLICA DEL 3 OTTOBRE 2018

  1. Donatella scrive:

    Come strumenti contro l’invecchiamento suggerirei canto e ballo, oltre a rafforzare la capacità di sorridere di se stessi e degli altri.

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