MARCO BELPOLITI– L’animale che mi porto dentro/7. Da icona sexy a Teddy Bear, REPUBBLICA DEL 20 AGOSTO 2019, pag. 33 —LE IMMAGINI SONO PER TUTTI I DONATELLI SPARSI PER IL MONDO

 

 

L'orso. Storia di un re decaduto

L’orso. Storia di un re decaduto

Storia di un re decaduto

di Michel Pastoureau

 

Descrizione:::
Per molto tempo in tutta Europa il re degli animali non fu il leone, bensì l’orso: ammirato, venerato, considerato come un progenitore o un antenato dell’uomo. I culti dedicati all’orso migliaia di anni prima della nostra era hanno lasciato tracce nell’immaginario e nelle mitologie fin nel cuore del Medioevo cristiano. Ben presto la Chiesa si sforzò di sradicarli. I prelati e i teologi erano impauriti dalla sua forza brutale, dal fascino che esercitava su re e cacciatori e soprattutto da una credenza secondo la quale l’orso maschio rapiva e violentava le giovani donne: da quell’unione nascevano uomini mezzi-orso, guerrieri invincibili, fondatori di dinastie o antenati totemici. L’apice della sconfitta fu raggiunto quando dal diabolico si passò al ridicolo e l’iconografia, la letteratura e la pratica comune finirono per identificare l’orso come il goffo bersaglio di bastonate, senza corona ma con catene e museruola. Eppure, la caduta dell’orso non è stata totale: lo si ritrova ancora oggi, tenero confidente, nella culla di ogni bambino.

 

 

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Michel Pastoureau (Parigi,  1947) è uno storicoantropologo e saggista francese. Dirige l’École pratique des hautes études, presso cui è titolare dal 1983 della cattedra di Storia della simbologia medioevale. Autore di numerosi saggi di araldicanumismatica, sigillografia, ha svolto estese ricerche su bestiari e simboli medievali ed è conosciuto soprattutto come storico del colore. Nel 2010 con il saggio I colori dei nostri ricordi, uscito in Francia con l’Éditions du Seuil, ha vinto il Prix Médicis.

 

 

 

 

Citiamo due libri meno famosi :::

  • La stoffa del diavolo. Una storia delle righe e dei tessuti rigati, Genova, Il melangolo, 1993, ISBN 88-7018-187-1; a cura di M. Scotti, Collana Opuscola, Il Nuovo Melangolo, Genova, 2007
  • La vita quotidiana ai tempi dei Cavalieri della Tavola Rotonda. Onore, magia e amore cortese nei secoli bui, trad. Maria Grazia Meriggi, Rizzoli, Milano, 1997-2017

 

 

 

REPUBBLICA DEL 20 AGOSTO 2019 –pag. 33

https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/08/20/news/l_animale_che_mi_porto_dentro_7_da_icona_sexy_a_teddy_bear-233935409/

 

 

 

(Getty Images)

 

 

 

 

 

Orso nero cucciolo e la madre. : Foto stock

 

Approfondimento Cultura

L’animale che mi porto dentro/7. Da icona sexy a Teddy Bear

Venerato anche per la sua carica erotica, si è trasformato prima in zimbello e poi in peluche. La parabola dell’orso

Baciare polar orsetto. : Foto stock

 

C’era una volta un Re. Era forte, coraggioso, un guerriero invincibile, un’antica divinità, una creatura venerata. Da lui discendevano schiatte di sovrani, Re Artù e i signori dell’antica Danimarca. Per i Celti, i Germani e gli Slavi era il re dei boschi. Per millenni gli sciamani lo evocavano nei loro riti e gli chiedevano perdono prima d’ucciderlo.

 

 

 

Orso bruno famiglia : Foto stock

Poi all’alba del XII secolo fu detronizzato, schernito, ridotto in cattività, legato alla catena ed esibito in spettacoli ambulanti. La Chiesa cristiana gli fece perdere forza e superbia, lo relegò tra gli animali sconfitti.

Close-up of Wild Grizzly Bear Cub : Foto stock

Al suo posto, sul trono, pose il leone, cui attribuì lo scettro di re degli animali, esempio di forza e virtù. I re cristiani lo sterminarono, Carlo Magno tra i primi. Abbatterono le foreste e resero il suo antico regno un luogo sempre più piccolo.

Mirror image cubs : Foto stock

Tuttavia l’orso, questo il nome del Re, non scomparve del tutto. Sopravvisse. Dalle caverne del Paleolitico e dalle foreste dell’età antica il Re si trasferì nelle camerette dei bambini divenendo, lui animale terribile, il simbolo della tenerezza: Teddy Bear.

A female of brown bear, and her two cubs on top of a rock in the mountain. : Foto stock

Gli esseri umani e gli orsi sono uniti in un rapporto simbolico da 80.000 anni, argomenta Michel Pastoureau nel suo studio su questo animale appartenente alla famiglia Ursidae e all’ordine dei Carnivori: un mammifero. Originario probabilmente dell’Asia, l’orso discende da antenati comuni ai canidi ed è un plantigrado.

 

Cucciolo di orso Grizzly : Foto stock

 

 

Il suo antenato diretto è una specie, Ursus minimus, rinvenuta in Piemonte e Toscana in sedimenti pliocenici di circa 3 milioni di anni fa; ma c’è anche l’Ursus deningeri di grandi dimensioni, tipico del Pleistocene, comparso 800 mila anni fa e sostituito dall’orso delle caverne Ursus spelaeus, adattatosi a un’alimentazione più vegetariana dei precessori.

A grizzly bear cub looks out for other bears before nursing. : Foto stock

La nostra parentela con l’orso, scrive Pastoureau, è attestata dalla grotta di Regourdou nel Périgord francese, dove una sepoltura umana neanderthaliana è posta accanto a un orso bruno sotto un’unica lastra tra due blocchi di pietra. Antico dio e antenato dell’uomo, l’orso diventa tra il XII e il XIII secolo il nemico cui si applica la forza costrittiva della Chiesa. Lo si vede come un concorrente della figura di Cristo.

Orso bruno famiglia : Foto stock

Il culto dell’orso, legato all’albero e ai boschi, retaggio di antiche età dell’uomo, è messo al bando. Nascono innumerevoli leggende circa il suo addomesticamento da parte di santi; San Martino lo conduce con sé, catena al collo, e l’aggioga con il bue a tirare carri e aratri. Nella lotta simbolica contro l’orso, la Chiesa l’accosta al diavolo.

 

Orso bambino : Foto stock

 

 

Cominciano a circolare in quei secoli leggende che i giornali francesi nell’Ottocento definiranno Les faits divers: orsi innamorati di donne le rapiscono e le portano in caverne; si uniscono sessualmente a loro.

Munich Zoo Presents Twin Polar Bear Cubs : Foto di attualità

Nel Seicento, nel ducato di Savoia, valle della Tarantasia, un orso innamorato della giovane Antoinette Culet la violenta e la relega in una grotta, dove resta sequestrata per tre anni. Liberata, la ragazza viene riportata a casa; ma l’orso torna a rivendicare la sua sposa ed è ucciso; Antoinette sconvolta è rinchiusa in un monastero. Prosper Mérimée s’ispirerà a questo evento raccontato in opuscoli e memoriali per la sua novella Lokis.

 

Tre Bear Cubs : Foto stock

 

 

Per quanto temuto e cacciato, l’orso entra però nei nomi e negli emblemi delle città: a Berna tiene il posto dell’animale totemico; Berlino, lo iscrive nel suo simbolo; a Madrid nell’emblema araldico c’è il plantigrado. Nella versione polare dell’orso bianco, l’Ursus maritimus, è invece legato alla primavera e al ciclo vegetale. Gli Algonchini del Canada lo chiamano Nonno, anche se poi lo cacciano.

Brown bear cub playing (Ursus arctos) in Taiga Forest, Finland : Foto stock

Nel Novecento torna, seppure sotto altra forma: orso di peluche. Nato da un episodio di caccia di Theodore Roosevelt nel 1902 diviene un pupazzo di pezza realizzato da un fabbricante di bambole di New York, Morris Michtom, cui viene dato il nome del Presidente: Teddy Bear.

 

 

Bearly Awake : Foto stock

 

 

In Europa però da trent’anni circolava già un altro orsetto creato in Germania da Margarethe Steiff: due inventori per lo stesso simbolo. Nel XX secolo arriveranno gli orsi di carta stampata e quelli dei cartoni animati, da Baloo del Libro della giungla a Winni the Pooh, l’orsetto saggio zen, creato da A.A. Milne nel 1926, da Yoghi e Bubu a Masha e Orso dei nostri giorni.

A small grizzly bear cub moves cautiously through the grass. : Foto stock

L’orso bruno, Ursus arctos, così battezzato da Linneo nel 1758, il più diffuso in Europa e in Italia da migliaia d’anni, è oggi un sopravvissuto. Nel nostro paese ci sono circa 100 esemplari sulle Alpi e 30-50 nel parco degli Abruzzi, in Lazio e in Molise. Temuto e insieme desiderato, è monitorato e salvaguardato.

Polar bear cub standing on hind legs (Digital Composite) : Foto stock

La sua caccia è cessata per decreto nel 1939. Una volta sterminati o quasi, gli animali più importanti per l’uomo diventano simboli, e quindi oggetti dedicati ai bambini, a quell’età in cui il mondo naturale appare un Eden incontaminato, com’era probabilmente all’origine, prima che l’Homo sapiens diventasse il padrone incontrastato della Terra. Il cerchio s’è chiuso.

 

Black Bear Cub : Foto stock

 

 

Cosa leggere. Il bel libro di Michel Pastoureau, L’orso (tr. C. Bongiovanni Bertini, Einaudi);

 

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per un inquadramento generale: Chiara Frugoni, Uomini e animali nel Medioevo, il Mulino;

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sui temi naturalistici: Corrado Teofili, L’orso, Franco Muzzio Editore

 

European Brown bear cub in tree (Ursus arctos), close-up : Foto stock

 

 

La serie. Gli animali intorno a noi, nemici, alleati, fratelli. Reali o meno, abitano le fiabe e i racconti, sono oggetto di studio e metafore viventi della nostra esistenza. In questa serie Marco Belpoliti racconta quelli in qualche modo più vicini a noi

Una risposta a MARCO BELPOLITI– L’animale che mi porto dentro/7. Da icona sexy a Teddy Bear, REPUBBLICA DEL 20 AGOSTO 2019, pag. 33 —LE IMMAGINI SONO PER TUTTI I DONATELLI SPARSI PER IL MONDO

  1. Donatella scrive:

    Il mio animale totemico è l’orso. Ho delle incertezze sul lupo. Scoprirò che è sempre stato il piccione.

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