UNA LUNGA TRAVERSA, PER I LINGUISTI, SUL VERBO ” SCIALLARE “, DA TRECCANI — DI SILVERIO NOVELLI::: ITALIANO / ARABO

 

 

TRECCANI,  16 luglio 2017

http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/arabismi.html

Risultati immagini per FRANCESCO BRUNI, SCIALLA FILM

 

 

TRAILER DI ” SCIALLA (STAI SERENO) ” DI  FRANCESCO BRUNI ( 2011 ) + SEGUE UNA CLIP +++ UN’ALTRA CLIP… poi, non so più…

https://www.youtube.com/watch?v=jLZumzn2sdg

Scialla, regà… arabeggiamenti giovanili

di Silverio Novelli

 

E se i nostri ragazzi parlassero arabo? È probabile che tra qualche anno nuovi flussi di arabismi scorreranno nell’alveo dell’italiano. Magari non verranno rinverditi i fasti della compenetrazione adstratica medievale tra arabo e italiano neonascente, visto che allora l’arabo era lingua espressione di una grande civiltà espansiva, mentre oggi l’arabo lo portano in Italia persone in fuga, spesso disperate, alla ricerca di un riscatto economico e sociale. Pensiamo ai figli di coloro che sono emigrati dai Paesi arabi. A casa parlano e capiscono la lingua araba. Parlano italiano, frequentano le scuole italiane, dialogano con coetanei italiani. Vuoi che, prima o poi, un qualche arabismo, prima di tutto nel gergo giovanile, non filtri e contribuisca a fare sangue italiano?

 

Scialloso sciallato nel Nord

 

Qualcuno pensa che sia già successo, pensa che, di questi tempi, all’origine del bonario scialla! (‘[sta’] tranquillo’) , diffuso nel romanesco dei giovani (in origine i più “coattelli”) e, con varie sfumature di significato, o in altre varianti formali del gergo giovanile qui e là per l’Italia (vedi sciallato ‘rilassato’, scialloso ‘divertente’, sciallo ‘divertimento’ nel Nord Italia; R. Ambrogio-G. Casalegno, Scrostati gaggio. Dizionario storico dei linguaggi giovanili, Utet libreria, Torino 2004; vedi anche su Slangopedia), vi sia nientepopodimenoché inshallah, formula ritualizzata di saluto e devozione islamica che permea il mondo musulmano e racchiude un’intera filosofia di vita e concezione del rapporto tra l’essere umano, la realtà e la divinità. Dunque, scialla (rinvenuto anche nella forma shalla, in scritte murali o nei chiacchiericci digitati in rete)e inshallah, per dire: sta’ tranquillo, se Dio lo vorràtutto andrà bene. Questo suggestivo etimo non è così certo come piacerebbe pensare, ma va ricordato che gli affioramenti lessicali (nei gerghi come nella lingua comune) conoscono mille esistenze, morti e rinascite in epoche diverse e in luoghi diversi: «“scialla scialla!” grazie a Dio!, arabo in-šā a-allah! In genovese, un tempo era una locuzione di allegria usata dai marinai che tornavano a casa dopo lunghe assenze. Ancora nel secolo scorso, la mamma assieme ai bambini la poteva usare come cantilena di saluto al papà» (Lucy Ladikoff, A proposito di etimi arabi nella lingua e nei dialetti italiani con alcuni riferimenti al francese e al provenzale, Constellations francophones, Publifarum, n° 7, pubblicato il 20/12/2007, url:http://publifarum.farum.it/ezine_articles ).

Meglio non accollarsi

Il regista Francesco Bruni ha intitolato Scialla (stai sereno) il suo ultimo film, con Fabrizio Bentivoglio e Filippo Scicchitano ( http://www.corriere.it/spettacoli/ ), eleggendo la parola scialla a simbolo del gergo giovanile che il ragazzo protagonista del film sciorina quotidianamente anche nel dialogo con un padre ritrovato. A domanda sul perché di questa scelta lessicale, Bruni ha risposto, mostrando attenta sensibilità linguistica: «Perché è l’interiezione che sento risuonare di più a casa mia. I miei figli la mettono in testa a quasi tutto quello che dicono: “Scialla oggi entro alle 9”, “Scialla mangio dopo”, e così via. È un’espressione sintetica che si passa facilmente, chi la capisce la sente come una parola d’ordine, chi non la capisce ne è incuriosito. E comunque ha funzionato: dopo la presentazione del film, a Venezia, sentivo le persone dire “Ci scialliamo in spiaggia?” oppure “Scialla ci vediamo più tardi”. Un’altra frase che mi sento dire spesso, e che mi piace, è “non t’accollare”, che vuol dire non essere appiccicoso (come la colla), non rompere». ( http://espresso.repubblica.it/ ). Nei gruppi di giovanissimi, a Roma, scialla è spesso accompagnato dal vocativo regà (‘ragazzi’), ed è bello pensare che ad un arabismo dubbio si accompagni un arabismo certo, anzi, certissimo, come ragazzo (in provenzale ragas), dall’arabo magrebino medievale raqqaas (‘corriere che porta le lettere, messaggero’).

Dall’algebra al Gabibbo

Il patrimonio lessicale italiano, a spanne, è costituito da un 70% di lemmi di origine latina, 5% e poco più di origine greca; tra le lingue vive, spicca il 10% di origine francese. Seguono, molto distanziati, inglese (attivissimo soltanto dagli ultimi decenni del Novecento, e presente specialmente in lessici settoriali e in un frullatore sempre acceso di occasionalismi modaioli), spagnolo, tedesco. E poi c’è l’arabo. Quando gli etimologisti d’antan si mettevano a studiare l’origine delle principali parole del nostro lessico comune, una volta che erano arrivati ad escludere l’origine greco-latina, pensavano prima di tutto all’arabo, che, soprattutto nel periodo medievale (Spagna araba, Sicilia, città marinare, crociate; poi, e anche ben oltre il medioevo, turchi islamizzati, dai selgiuchidi agli ottomani…), ha dato alle lingue romanze, italiana compresa, parole importantissime. Citiamone qualcuna, e soltanto per l’italiano (talvolta tramite intermediazione del latino medievale). Anatomia : nucasafenapomo d’Adamo: arte , artigianato : ricamo; navigazione e costruzione navale : darsenaarsenalelibeccioammiraglioavariacalafatare; astronomia : azimutzenitnadir; attività commerciali : doganatariffarisma; unità di misura : giarataraquintalecifrazeroalgoritmologaritmoalgebra; alimentazione : bottargascapecemusciamme; fauna e flora : gazzellagiraffaarancialimonezafferanozuccheromelanzanacarciofospinacisesamotamarindozibibbodattero. E poi sciroppo e borragginegiubba e scialleliuto e tamburonababbo e facchinonacchera e… gabibbo, nel dialetto genovese del Novecento, col significato di ‘straniero’ (in arabo habīb ‘amato’, habībī‘modo benevolo di rivolgersi a un amico o conoscente’), poi diventato pupazzone parlante nelle reti televisive Mediaset. Se l’arabo è stato capace di portarci algebrarisodogana e timballo, fino a consentirci lo scherzoso Gabibbo, forse potrebbe essersi divertito a farci arrivare per vie traverse perfino questo scialla. Anche se – a detta dei sin troppo severi estensori della voce nel sito Bruttastoria (http://www.bruttastoria.it/ ) – la parola è così «tribale neofolk in uso tra personaggi con tendenze (anche inconsce) tamarre e vagamente neohippie», perché «chi usa questa espressione si autoqualifica come appartenente ad una sottocultura metropolitana, stile coatto». Uno stile coatto che piace, se, come ha ricordato il regista Bruni, se ne sono impadroniti i cinefili spiaggiaoli al Lido di Venezia.

Una risposta a UNA LUNGA TRAVERSA, PER I LINGUISTI, SUL VERBO ” SCIALLARE “, DA TRECCANI — DI SILVERIO NOVELLI::: ITALIANO / ARABO

  1. Donatella scrive:

    Nel nostro dialetto ligure “scialarsi” vuole dire “godersela”. C’è anche la parola “sciaratu”, che vuole dire grande confusione, più o meno festosa. Naturalmente v ado ad orecchio.

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