grazie a Nemo ! LUCA BOTTURA ( notizie al fondo ), Pianeta social Il partito unico cattivista, REPUBBLICA DEL 26 AGOSTO 2019, pag. 25

 

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REPUBBLICA DEL 26 AGOSTO 2019 –pag. 25

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Pianeta social

Il partito unico cattivista

di Luca Bottura

 

La rivolta della base social (senza “e”) grillina contro il governo Pd-5Stelle stupisce e spaventa alcuni cultori del patto. In particolare, si chiedono dove sia finito il tradizionale monolitismo imposto da Casaleggio alle vicende interne, la fedeltà cieca e assoluta alle peggiori capriole opportunistiche, l’immunità di gregge al pensiero critico che così bene aveva retto per un paio di lustri.

Le risposte sono tre.

La prima in realtà rappresenta un’ipotesi, ossia che la Srl di Ivrea stia scientemente giocando sporchissimo per tornare dalla Lega a condizioni migliorative. E cioè che lo sbandierato nome di Conte sia un giochetto tattico da farsi bocciare per arrivare a un governo Di Maio. Una mossa da Dc 2.0 così spregiudicata e vile che potrebbe funzionare perfettamente.

La seconda è oggettiva: metà elettorato è passato alla Lega.

La terza è culturale, prepolitica: buonissima parte di base e vertici pentastellati coincidono appieno con quelli della Lega, figli come sono del medesimo bombardamento populista che ha elevato a potenza l’italico Dna. Un assemblaggio rancoroso che basa le proprie rivendicazioni non già su dati oggettivi, su quella che un tempo si sarebbe chiamata coscienza di classe, su obiettivi concreti, ma che si contenta di sublimare la propria ostilità con un insulto su Facebook. O, in caso di elezione, con una dichiarazione sul nulla a un giornale amico. Grazie a Beppe Grillo, il vero erede scapigliato di Berlusconi, è nato un italiano prêt-à-voter che può scegliere tra i mussoliniani anonimi di Salvini, il postfascismo dichiarato della Meloni, l’autocrazia complottista che ha espresso l’ultimo premier e ambisce a designare il prossimo.

Un monolite, quello sì, cui il Pd non ha saputo parlare. Al quale non ha saputo opporre altro che una pallida imitazione di temi e linguaggi, con cui ha ammantato anche i segnali in direzione opposta – la legge Cirinnà, il reddito di inclusione – e del quale non ha intuito l’unico punto debole su cui picchiare compatto: la realtà. E la realtà è che i denari per regalare la flat tax ai ricchi dovranno toglierli a qualcosa e a qualcuno. Che il qualcosa è il welfare residuo. E che il qualcuno sono le classi meno abbienti. Imprigionate, in parte, nella melassa propagandista che li porta ad applaudire chi lavora contro di loro. Con un’unica possibile concessione baronale: scudi, condoni. Briciole da raccogliere al tavolo dei grandi evasori. Al prezzo di trasformarsi da cittadini in sudditi. Altro che popolo. Negli anni del cinismo e della furbizia elevate a progetto di governo del Paese, quelli in cui non a caso è nato l’epiteto “buonista”, il Pd si è cacciato in una situazione loose-loose di rara cogenza. Da una parte, è diventato il bersaglio esclusivo del PuC, il partito unico cattivista. Dall’altra, invece di costruire una via di fuga alternativa e riconoscibile, ha ceduto quote parte di identità propria e della propria base. Nonché di elettori, transitati da Ivrea e oggi diventati leghisti persino in zone (penso a Ferrara: praticamente Oslo con più biciclette) laddove l’humus del risentimento non avrebbe avuto ragione di attecchire sulla buona amministrazione. Ieri ho letto sui social (che sono solo un veicolo, talvolta persino di buone notizie) la storia vera di una venditrice ambulante africana e della sua piccola, che la scortava sulle spiagge della Puglia durante il lavoro. Ho visto la foto della bambina che giocava insieme ad altri coetanei, dacché alcune mamme italiane si erano offerte di accoglierla mentre la migrante cercava di vendere la sua mercanzia. Ho sorriso di chi avrebbe etichettato come buonista il gesto. Ho tratto un po’ di speranza da quelle donne, non necessariamente “di sinistra”, anzi, forse semplicemente umane, cui ciò che resta dell’opposizione dovrebbe imparare a rivolgersi, per comunicare che non sono sole. L’eventuale bacio di Zingaretti non trasformerà mai Toninelli in un ministro, la Lezzi continuerà a non capire nulla di Sud e altri punti cardinali assortiti, Di Battista non smetterà di fare il ragazzo immagine di sé stesso. Solo la politica non basterà. Sarà bassa, per forza. L’unico modo di provarci prevede due condizioni: 1) Nomi siderali nella squadra di governo. 2) Un progetto culturale alternativo, coraggioso, rivoluzionario per cui persino i social, tra tre anni e mezzo, possano diventare un posto meno infestato dal PuC. Abbiamo seminato il populismo nel mondo, con Berlusconi. Per primi. Potrebbe essere il momento di farci perdonare.

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Nato a Bologna il 18 settembre 1967, giornalista, titolare di una rubrichetta settimanale sul Corriere della Sera (Makaroni) solo perché il caporedattore e il suo vice sono amici suoi, ex cronista sportivo de l’Unità e redattore di Cuore quando lo dirigeva Michele Serra, Luca Bottura è un giovane autore di satira da almeno vent’anni.
Siccome scrive anche per la tv, ha avuto come agente Lele Mora e una volta ha pranzato con Costantino Vitagliano e Gene Gnocchi. Simona Ventura pensa di lui che sia un poco di buono solo perché a Quelli che il calcio mise il Guttalax nel beverone di un astrologo gay ma piuttosto antipatico.
E’ stato autore di Francesco Giorgino.
In seguito ha turlupinato, spacciando per nuove battute scongelate anni fa, Enrico BertolinoVictoria CabelloAdriano CelentanoMaurizio CrozzaAntonio CornacchioneGeppi CucciariFabio VoloFabio Fazio e molti altri comici e conduttori il cui cognome casualmente spesso inizia con la “C” (probabilmente perché senza una bella botta di “C” farebbe ancora il ragazzo immagine in una sala bingo).
Conduttore radiofonico per mancanza di prove (“Tagliobasso” su Radiodue, “Mi dia del Play” su Playradio, “Lateral” su Radio Capital), una volta ha vinto il Premio di Satira di Forte dei Marmi come co-autore di un programma del suo idolo Rocco Tanica. Che lo ha licenziato.
Tre anni dopo l’ha rivinto per “Mission to Marx”, dizionario satirico della sinistra, al solo scopo di avere un argomento con cui zittire i pentastellati che lo tacciano di intelligenza con il nemico (entrambi, intelligenza e nemico, dati da tempo per dispersi).
Ha scritto anche il libro “Tutti al Mare Vent’Anni Dopo”, vendutissimo nei negozi di scherzi di Carnevale.
Ha detto di lui Enrico Vaime: “Non so chi sia”.

 

 

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Chi sono

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Bottura

 

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1 risposta a grazie a Nemo ! LUCA BOTTURA ( notizie al fondo ), Pianeta social Il partito unico cattivista, REPUBBLICA DEL 26 AGOSTO 2019, pag. 25

  1. Donatella scrive:

    Credo che in molti in Italia abbiamo capito la pesantezza del momento, il crocevia che ci si presenta. Chissà se l’hanno capito i vari capi e capetti dei partiti in gioco.

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