DONATELLA D’IMPORZANO, grazie a ! ERIC H. CLINE (1960), STORICO E ARCHEOLOGO :: GERUSALEMME ASSEDIATA, BORINGHIERI–L’AUTORE — ++ RECENSIONE DEL LIBRO DI PAOLO MIELI ++ ALTRI LIBRI DELL’AUTORE CHE PARE SCRIVA IN UNA MANIERA ” GODIBILISSIMA ” ( THE WALL STREET JOURNAL )

 

 

 

 

GERUSALEMME ASSEDIATA

DALL’ANTICA CANAAN ALLO STATO D’ISRAELE

Traduzione di Stefano Suigo

Editore:Bollati Boringhieri

Collana:Saggi. Storia

Anno edizione: 2017

In commercio dal: 2 febbraio 2017

Pagine: 421 p., Brossura

26 EURO, PREZZO PIENO

 

 

Quattromila anni di battaglie per il controllo di una città-simbolo.

«Un racconto coinvolgente fatto di archeologia e storia, dalla prima conquista operata dagli antichi Israeliti fino alla seconda Intifada. Cline espone con chiarezza l’affascinante storia che si cela dietro ai conflitti».

«USA Today»

La prima battaglia documentabile deve essere avvenuta attorno al 1350 a.C. e riguarda un certo Abdi-Heba, piccolo monarca di una località che gli egizi chiamano Urushalim, sulle colline oltre il deserto al di là del Mar Rosso; il re probabilmente viene circondato da qualche popolo cananeo e chiede aiuto al faraone, implorando: “Sono come una nave nel mezzo del mare!”. È la prima volta che viene scritto, ma la sindrome da accerchiamento si ripeterà ancora e ancora, molte volte nel corso dei secoli, sulle colline di Yerushalàim, Jerusalem, Al Quds “la santa”.

La prima conquista documentata della città è quella di re Davide, mille anni prima dell’era volgare, e da lì in poi non passerà secolo, spesso neppure decennio, senza che qualcuno abbia combattuto attorno alle mura della città. Verrà Hazael, re di Aram, Sennacherib l’assiro e Nabucodònosor il babilonese; verrà Tolomeo, poi Antioco, i maccabei e Ircano; verranno i parti e Erode, Tito e poi Adriano; verrà il califfo Umar, poi gli abbasidi e a seguire i fatimidi; verranno i selgiuchidi e i crociati, Saladino e Federico II, i damasceni, i mongoli e i mamelucchi; verranno gli ottomani e poi gli inglesi del generale Allenby con i primi carri armati; fino a giungere ai giorni nostri e agli scontri sanguinosi tra israeliani e palestinesi. Sullo sfondo di tutto ciò c’è la città che il salmista chiama “città della pace”, il simbolo sfortunato di troppi interessi e di infinite contese, la città “d’oro, di rame e di luce” cantata in una celebre canzone.

 

Eric Cline, dopo averci raccontato – da archeologo e storico ­– delle guerre di Meghiddo, la Armageddon della Bibbia, si cimenta qui con quelle di Gerusalemme. Ma Meghiddo è un sito archeologico, una città morta da molti secoli; Gerusalemme invece è una città viva e pulsante, ancora oggi epicentro di mille cose, non solo di guerre, ma anche speranze, cultura e bellezza. E così Cline ce ne racconta l’importanza, quella della storia militare, certo, ma anche quella simbolica e spirituale, e lo fa attraverso la sua storia tormentata, che è la strada maestra e obbligata per conoscerne l’attualità.

 

 

in questo link potete leggere le prime pagine…

http://flipbook.cantook.net/?d=%2F%2Fedigita.cantook.net%2Fflipbook%2Fpublications%2F120461.js&oid=3&c=&m=&l=it&r=&f=pdf

 

 

 

 

CORRIERE CULTURA — 2017

https://www.corriere.it/cultura/17_febbraio_06/saggio-eric-h-cline-bollati-boringhieri-gerusalemme-bfd072ae-ec88-11e6-b0dc-72bd53481b5d.shtml

 

Gerusalemme, città senza tregua
Tra guerre e contese archeologiche

Un saggio di Eric H. Cline (Bollati Boringhieri) ripercorre millenni di vicende complesse
e sanguinose. Per il controllo della città più contesa sono stati combattuti 118 conflitti

Dipinto dell’artista siriano Said Tahsine (1904-1985): il comandante crociato Guido di Lusignano rende omaggio a Saladino dopo la famosa vittoria de condottiero musulmano nella battaglia di Hattin (1187)Dipinto dell’artista siriano Said Tahsine (1904-1985): il comandante crociato Guido di Lusignano rende omaggio a Saladino dopo la famosa vittoria de condottiero musulmano nella battaglia di Hattin (1187)

In un’intervista concessa nell’ottobre del 1999 da Faysal al-Husayni a Jeffrey Goldberg per il «New York Times Magazine» compare una stravagante affermazione: «Sono discendente dei gebusei, coloro che vennero prima di re Davide; Gerusalemme era una delle più importanti città gebusee nella regione; noi tutti siamo discendenti dei gebusei».

Husayni era cugino di Yasser Arafat, suo consigliere, ministro dell’Anp per le questioni di Gerusalemme e sarebbe morto nel maggio del 2001 per un attacco cardiaco mentre era in visita in Kuwait. I gebusei a cui si riferiva erano quel popolo dalla cui sconfitta intorno al 1000 a.C. ebbe origine il regno di Davide. Prima di loro quella terra era abitata dal 3000 a.C. dai cananei e dai fenici. Dei gebusei si ipotizza che potessero essere imparentati con gli ittiti stanziati in Anatolia (l’odierna Turchia). Gebuseo era nella Bibbia Uria l’Ittita, marito di quella Betsabea di cui si sarebbe invaghito Davide. E anche Araunà, colui che avrebbe venduto a Davide un piccolo terreno sul monte Moriah.

Edmund Henry Hynman Allenby (1861-1936)Edmund Henry Hynman Allenby (1861-1936)–vedi sotto

 

Di queste storie si parla diffusamente in Le tracce di Mosè. La Bibbia tra storia e mito (Carocci) di Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman. Qualche studioso ha avanzato l’ipotesi che Araunà (o Ornan) sia stato l’ultimo sovrano gebuseo prima della vittoria di Davide. I termini «Palestina» e «palestinese» sarebbero comparsi solo mille anni dopo, nel periodo della dominazione romana. Ma i conflitti per la città di Gerusalemme erano iniziati qualche centinaio di anni prima ancora dell’impresa di Davide e sono stati in tutto 118. Li ha studiati — tutti quelli di cui c’è documentazione, nell’arco di quasi quattromila anni — l’archeologo e storico americano Eric H. Cline (insegna alla George Washington University) per scrivere un libro, Gerusalemme assediata. Dall’antica Canaan allo Stato d’Israele, pubblicato da Bollati Boringhieri. Sono 118 conflitti, scrive Cline, «che spaziano dagli scontri religiosi locali fino alle campagne militari strategiche, sfumature intermedie comprese». La città è stata completamente distrutta almeno due volte, assediata in ventitré circostanze, attaccata in cinquantadue tempi diversi, conquistata e riconquistata in quarantaquattro occasioni. È stata teatro di venti rivolte e di innumerevoli tafferugli ed è passata di mano in modo del tutto pacifico appena due volte nell’arco di quattro millenni. Per nessun altro complesso urbano del pianeta si è combattuto, nel corso della storia, tanto aspramente. La denominazione di «città della pace» che spesso le viene attribuita e che fu ripresa dal presidente egiziano Anwar al-Sadat nella storica visita alla Knesset del novembre 1977, sostiene Cline, «è senza alcun dubbio un termine fuorviante, dal momento che la sua esistenza è stata tutto fuorché pacifica».

Niente sembra giustificare questo poco invidiabile primato per una città, ha scritto Victor David Hanson della Stanford University, «che non aveva in sé particolari ricchezze o dimensioni imponenti, o una posizione strategica di qualche particolare importanza». Il sito — come ha evidenziato Karen Armstrong in Gerusalemme. Storia di una città tra ebraismo, cristianesimo e Islam (Mondadori) — era immerso in un’area per lo più priva di risorse naturali, distante dalle principali rotte commerciali che dall’Egitto conducevano alle regioni dell’Anatolia (a sud) e della Mesopotamia (a nord e a est), ma anche lontana dai porti marittimi che si trovavano sulle coste del Mediterraneo. La presenza della sorgente di Gihon (che forniva acqua per tutto l’anno) e la protezione garantita dalle gole circostanti furono probabilmente tra le ragioni principali che, nel corso del terzo millennio a.C., spinsero i cananei a insediarsi per primi in questo luogo relativamente abbandonato. Strabone, il geografo greco vissuto all’epoca di Cristo, scrisse che Gerusalemme si trovava in un luogo «non invidiabile» per il quale nessuno avrebbe mai «fatto una guerra seriamente». In realtà di guerre per Gerusalemme se ne fecero, eccome, e per secoli. Da prima che la grande roccia sul Monte del Tempio fosse identificata come la pietra su cui Abramo aveva offerto Isacco in sacrificio a Dio e come quella da cui Maometto era asceso in cielo.

Centinaia di anni prima che Davide conquistasse Gerusalemme, si erano svolte battaglie per il controllo della città. A fine Ottocento furono scoperte, in Egitto, le cosiddette lettere di Amarna, che risalgono ai regni del faraone Amenofi III e di suo figlio Akhenaton. Alcune di queste inviate attorno al 1350 a.C. dal governatore cananeo di Urushalim (Gerusalemme), Abdi-Heba, al sovrano d’Egitto per chiedergli aiuto: «Mi hanno attaccato da tutte le parti; Mi trovo come una nave in mezzo al mare», scriveva Abdi-Heba. Dopo quel primo episodio documentato, Gerusalemme sarà assediata da Hazael re di Aram, dall’assiro Sennacherib, dal babilonese Nabucodonosor (tre volte, con la distruzione del Tempio nel 585 a.C.), dai persiani di Ciro (che consentiranno agli ebrei di rientrare dopo l’esilio babilonese e di ricostruire il Tempio), da Tolomeo I, Antioco III, Simone Maccabeo e Giovanni Ircano degli asmonei. Manca all’appello Alessandro Magno, che sarà — assieme a Napoleone — l’unico tra i grandi condottieri a non mostrare specifico interesse militare per Gerusalemme. Che invece attrarrà Pompeo, Tito e poi Adriano. E siamo alle guerre giudaiche durate intermittentemente dal 66 d.C. (con la repressione del 70 che comportò la distruzione del secondo Tempio) alla vittoria dei romani sui rivoltosi ebrei di Bar Kokhba (135).

Da quel momento gli israeliti furono espulsi, in loco ne rimarranno assai pochi e fino al 1948, cioè alla nascita dello Stato di Israele, non avranno più in loco nessuna forma di «patria». Poi sarà la volta dei musulmani in tutte le loro declinazioni. Nell’arco dei tredici secoli che vanno dal 638, sei anni dopo la morte di Maometto, all’11 novembre 1917, quando nella città entreranno le truppe del generale Edmund Henry Hynman Allenby, gli occidentali — nota Cline — hanno controllato Gerusalemme soltanto dal 1099, quando la conquistarono i crociati, al 1187 quando Saladino vinse nella battaglia di Hattin e la riconquistò. Ottantotto anni.

Molto interessante è l’analisi delle turbolenze che si ebbero a Gerusalemme verso la fine del primo millennio e che precedettero le crociate «Prima dell’avvento dei crociati», fa notare Cline, «Gerusalemme fu travolta da grandi battaglie o piccole sommosse e ribellioni più di dieci volte». In particolare nel IX secolo, duecento anni dopo la scomparsa di Maometto: tra l’800 e l’815 la Palestina fu scossa da una serie di ribellioni prodotte da tribù musulmane del deserto in contrasto con i dinasti abbasidi; rivolte che fallirono ma non prima che a Gerusalemme venissero attaccate e saccheggiate numerose chiese. Tra l’841 e l’anno successivo la regione fu sconvolta da un’insurrezione rurale guidata da Abu Harb Tamim al-Mubarqa (il velato) deciso a riportare al potere gli omayyadi. Stavolta l’intera popolazione di Gerusalemme dovette abbandonare la città mentre i ribelli razziavano, saccheggiavano magazzini, abitazioni, chiese e moschee. Solo una grande offerta in oro da parte del patriarca convinse i ribelli a desistere dall’intento di devastare e incendiare la Basilica del Santo Sepolcro.

Qualcosa di simile accadde anche nel secolo successivo, all’epoca in cui gli eserciti cristiani bizantini si scontrarono con le armate islamiche in molte regioni del Medio Oriente: nel 938 d.C. durante la processione della domenica delle Palme, i cristiani furono attaccati e le chiese danneggiate o incendiate; nel 966, allorché i bizantini riportarono delle vittorie militari contro le forze islamiche, il governatore musulmano di Gerusalemme, che per l’ennesima volta aveva chiesto soldi al patriarca Giovanni II — non ottenendoli —, fece scoppiare tumulti anticristiani in tutta la città con assalti e incendi di chiese.

Stavolta però toccò anche alla Basilica del Santo Sepolcro, che fu saccheggiata e danneggiata: la violenza fu tale da provocare un danno irreparabile alla cupola. Gli assalitori trovarono il patriarca nascosto nella chiesa dentro un recipiente per l’olio. Lo tirarono fuori e lo uccisero su due piedi. Trascorse un altro secolo e la persecuzione anticristiana a Gerusalemme raggiunse il suo apice quando il califfo fatimide d’Egitto al-Hakim (che sarà poi adorato dai drusi) il 28 settembre del 1009 d.C. ordinò la demolizione di tutti gli edifici religiosi cristiani ed ebraici della città. Stavolta toccò anche alla Basilica del Santo Sepolcro, che fu rasa al suolo. Per reazione nel 1024 la popolazione cristiana di Gerusalemme appoggiò una rivolta beduina guidata da Hassan ibn Mufarrij contro i sovrani fatimidi, che ci misero cinque anni per riprendere in mano le redini del potere.

Quando poi nel 1070 giunse nella regione l’esercito turcomanno di Atsiz ibn Uvaq, Gerusalemme era stremata dai conflitti degli ultimi due secoli e si arrese. Furono quasi subito nuove atrocità, sicché gli abitanti della città insorsero nel 1076, appoggiati dai fatimidi, rapirono le mogli e i bambini dei soldati turcomanni impegnati in battaglia altrove e ripristinarono l’ordine precedente. Nel 1077 Atsiz tornò, costrinse gli insorti dell’anno precedente a venire a patti con lui, infranse subito i patti di cui si è appena detto e ne uccise trentamila. Questa notizia fu all’origine della decisione papale di indire la prima crociata.

Le crociate, a seguito di un successo iniziale, si conclusero, circa due secoli circa dopo il loro inizio, nel 1291 con la caduta di Acri. Dopodiché i vincitori mamelucchi dovettero fronteggiare l’invasione mongola del 1300. Furono poi due secoli e mezzo di dominio mamelucco, fino al 1516 quando il sultano Selim I e il suo esercito ottomano conquistarono la città. Anzi non la presero direttamente, dal momento che la battaglia decisiva si svolse ad Aleppo. Conquistata la quale, Selim, in dicembre, poté entrare a Gerusalemme senza dover combattere neanche per un minuto. E i suoi successori restarono nella città per quattrocento anni, fino a quel giorno del 1917 quando entrarono gli inglesi di Allenby. Il resto è storia più conosciuta di scontri tra ebrei e arabi con gli inglesi e poi tra di loro, una storia che arriva fino ai giorni nostri. Giorni nei quali la «città della pace» è ancora contesa.

Quando Husayni pronunciò le parole di cui abbiamo detto all’inizio, Ekrima Sabri, gran muftì di Gerusalemme, si spinse addirittura a negare che sul Monte del Tempio esistessero reperti storici ebraici. Ne nacque una controversia che fu risolta (parzialmente) quando uno storico non ebreo tirò fuori tirò fuori un libretto, pubblicato a Gerusalemme nel 1930 dal Supremo consiglio islamico, in cui si dava per certa l’esistenza del Tempio di Salomone. Il gran muftì comunque non si diede per vinto. «Vale davvero la pena di fermarsi a riflettere sulle vicissitudini della storia: un imperatore bizantino (Giustiniano) ha usato i resti del Monte del Tempio per costruire un’enorme chiesa e ha fatto il possibile per nasconderlo», ha scritto l’archeologo israeliano Meir Ben-Dov; «gli ebrei hanno distrutto la chiesa alla prima occasione; i musulmani hanno edificato l’area del Monte del Tempio utilizzando i resti di quella stessa chiesa demolita; e dopo centinaia di anni di silenzio, gli studiosi israeliani hanno riscattato questa intricata storia dalle profondità dell’oblio: ecco cosa è l’archeologia a Gerusalemme».

A conclusione del libro Cline cita le parole del profeta Isaia che secondo la tradizione visse nell’VIII secolo a.C.: «Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta». Parole che, alla luce di ciò che è accaduto nei duemila e ottocento anni successivi, possiamo definire molto in anticipo sui tempi.

 

 

 

 

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L’AUTORE :: ERIC H. CLINE ( 1960 )

 

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ERIC H.
CLINE  ( 1960 )

Eric H. Cline è docente nel Dipartimento di Lingue e civiltà classiche del Vicino Oriente e Direttore del Capitol Archaeological Institute presso la George Washington University. Ha al suo attivo 30 campagne di scavo in Israele, Egitto, Giordania, Cipro, Grecia, Creta e negli Stati Uniti, tra le quali nove campagne presso Megiddo (l’Armageddon della Bibbia), in Israele, di cui codirige il sito archeologico, così come codirige il sito di Tel Kabri, nello stesso Paese. Ha vinto per ben tre volte il premio «Best Popular Book on Archaeology» della Biblical Archaeological Society, è spesso apparso in televisione e in radio ed è prolifico autore di articoli scientifici e di libri divulgativi, tra i quali From Eden to Exile. Unraveling Mysteries of the Bible (2007), Biblical Archaeology. A Very Short Introduction (2009) e The Trojan War. A Very Short Introduction (2013). Per Bollati Boringhieri sono usciti 1177 a.C. Il collasso della civiltà (2014, 6 ed.), Armageddon. La valle di tutte le battaglie (2016), Gerusalemme assediata. Dall’antica Canaan allo Stato d’Israele (2017) e Tre pietre fanno un muro. La storia dell’archeologia (2018).

 

ALTRI LIBRI DELL’AUTORE :

 

 

Tre pietre fanno un muro

 

Tre pietre fanno un muro. La storia dell’archeologia

Eric H. Cline

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Traduttore: Stefano Suigo
Illustratore: Glynnis Fawkes
Collana: Saggi. Storia
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 11 gennaio 2018
Pagine: 478 p., ill. , Brossura
26 euro, costo totale

 

«Vedo cose meravigliose…». Fu questa l’esclamazione di Howard Carter, quando nel 1922 vide per la prima volta da una fessura illuminata con una torcia la tomba di Tutankhamon, ritrovata intatta dopo un sonno millenario.
La scoperta di Carter è solo una delle straordinarie storie raccontate da Eric Cline in Tre pietre fanno un muro. C’è tutto quello che una persona curiosa del mondo antico vorrebbe conoscere. C’è la prima scoperta di Pompei, del 1594, e la lunga storia degli scavi nei secoli successivi; ci sono i pionieri della prima archeologia ottocentesca, l’epopea di Troia e Micene; c’è Petra, Masada, le silenziose guardie di terracotta a difesa di una tomba imperiale cinese, ci sono gli ittiti, i minoici, gli inca e gli aztechi. E poi Stonehenge, Altamira, Roma, Olimpia, Cnosso, Ebla, Abu Simbel, Nimrud, Babilonia, Palmira, Ur, Qumran, Mesa Verde, Palenque, Machu Picchu, le misteriose Linee di Nazca.
Quasi cento siti archeologici di tutto il mondo, in un racconto entusiasmante della loro storia, accompagnato dalla voce vivida e appassionata di uno dei più importanti archeologi del nostro tempo, che non risparmia aneddoti personali e coinvolgenti resoconti delle ultime tecniche di ricerca e scavo.
Con Tre pietre fanno un muro, a quasi settant’anni dalla pubblicazione dell’ormai classico Civiltà sepolte di C.W. Ceram, Eric Cline – l’apprezzato autore che ci ha svelato il collasso repentino della società dell’Età del Bronzo, narrato le guerre di Armageddon e l’infinita sequenza di battaglie e devastazioni subita dalla «città della pace», Gerusalemme – scrive il più grande racconto epico di tutti i tempi: una storia dell’archeologia in grande stile, che racchiude tutte le vicende dell’umanità antica.

 

 

Armageddon. La valle di tutte le battaglie

Eric H. Cline

Traduttore:Stefano Suigo
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 5 ottobre 2017
Pagine: 248 p.
14 euro prezzo pieno
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Megiddo in Israele

 

 

4000 anni. 34 battaglie. Uno dei più importanti crocevia di civiltà della storia

C’è un luogo della bassa Galilea, nell’odierno Stato d’Israele, che ha forse visto il maggior numero di battaglie al mondo: è la valle di Jezreel, Esdraelon nella Bibbia. Su una collina, ai margini della fertile piana sottostante, sorge Megiddo, una delle città più antiche di cui si abbia notizia. Abitata fin dal 7000 a.C., oggi è un sito archeologico offerto ai turisti, ma a suo tempo fu una potente città-stato, situata strategicamente sul crocevia degli antichi sentieri che collegavano tra loro le superpotenze dell’antichità: Mesopotamia (a Oriente), Egitto (a Meridione) e Anatolia (a Settentrione). Pochi chilometri verso Occidente si apre il Mar Mediterraneo, con le sue rotte commerciali e le sue navi da guerra a solcarne le onde. Qui il faraone Pepi I combatté nel 2350 a.C. una delle prime battaglie di cui si abbia notizia storica; qui, quasi mille anni dopo, Thutmose III sconfisse i cananei, e cinque secoli dopo re Saul e suo figlio Gionata vennero uccisi dai filistei. Luogo strategico di un’eterna «periferia contesa», Megiddo vide passare le armate di tutti gli eserciti, dalle truppe romane di Vespasiano (67 d.C.) all’ondata irresistibile degli arabi (946), dai bizantini (975) ai Crociati (1187), dai Mamelucchi (1270) a Napoleone (1799), per finire con gli inglesi del generale Allenby (1918) e gli israeliani della base aerea di Ramat David (1973). Tutto in un fazzoletto di terra. L’ebraico Har Megiddo, «monte di Megiddo», a un orecchio greco suona «Armageddon», e non è un caso che proprio qui venga posta nel libro dell’Apocalisse la battaglia definitiva tra il Bene e il Male. Eric Cline rende viva sotto i nostri occhi questa piccola valle e le sue molte battaglie, raccontandoci con prosa avvincente tutte le luminose speranze, le vittorie inebrianti e le tragiche sconfitte che hanno fatto di questo luogo uno dei punti in assoluto più contesi del pianeta, in ogni epoca.

 

 

1177 a. C. Il collasso della civiltà

Eric H. Cline

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Anno edizione: 2014
In commercio dal: 6 novembre 2014
Pagine: 271 p., Brossura
24 euro, prezzo pieno

Vennero dal mare. Sappiamo il loro nome e poco altro: li chiamiamo “Popoli del Mare” e al loro arrivo caddero regni millenari e l’intera Civiltà del Bronzo collassò repentinamente. Dopo, seguirono solo lunghi secoli bui. L’Età del Bronzo era stata un’epoca di fiorenti commerci, di evoluzione tecnica e culturale, di rapporti diplomatici internazionali, di sottili equilibri politici. A lungo si è pensato che il mondo di tremila anni fa fosse un luogo primitivo, con un’economia ridotta su breve scala, ma gli ultimi decenni di scavi archeologici hanno invece portato alla luce un mondo incredibilmente organizzato e vasto, sorprendentemente simile al nostro, tanto da poterlo definire “globalizzato”. Il quadro archeologico ci restituisce un’organizzazione solida e funzionale, che sembrava intramontabile, come la nostra, ma che cadde di schianto. Lo stagno, necessario per ottenere il bronzo delle armi e degli utensili, proveniva dall’Afghanistan, il rame da Cipro: come il petrolio di oggi, erano le merci più ambite, e sul loro commercio era fiorita un’intesa internazionale che coinvolgeva tutti i grandi imperi del Mediterraneo e della Mezzaluna fertile. I nomi dei regni antichi evocano avvenimenti lontani – Egizi, Ittiti, Assiri, Babilonesi, Mitanni, Minoici, Micenei, Amorrei, Ugariti, Cretesi, Ciprioti, Cananei -, ma le loro vicende sono così “moderne” che la loro storia suona ormai come un monito rivolto al nostro mondo.

 

 

 

 

La guerra di Troia

Eric H. Cline

Traduttore:Lucia Floridi
Editore:Hoepli
Collana:Le basi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 31 agosto 2018
Pagine: XIV-130 p.
14,90 prezzo pieno

Dall’Iliade di Omero, la guerra di Troia ha da sempre affascinato l’umanità. Ma dove finisce il mito e dove comincia la storia? Questo libro investiga due questioni di base: la guerra di Troia ha avuto luogo e, se sì, dove? Cline parte dalle testimonianze, letterarie e archeologiche, per ricostruire il panorama di un conflitto causato non tanto dal rapimento della donna più bella del mondo, ma da motivi economici o politici ben più stringenti. Una vicenda che spazia da Oriente a Occidente: se ne parla già in una saga ittita, con versioni successive, alternative o a continuazione, fino all’Eneide di Virgilio. E attraverso gli scavi a Hissarlik in Turchia i suoi connotati si fanno sempre più concreti.

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  1. Donatella scrive:

    L’archeologia ha sempre una trama da giallo, con il vantaggio che non ci sono morti ammazzati, almeno contemporanei. L’archeologo Eric H. Cline nel suo libro “Gerusalemme assediata” ci mette in contatto con una realtà storica ben diversa dal mito di “Gerusalemme città della pace”. La città simbolo e centro delle tre principali religioni monoteiste ha vissuto assedi, stragi, distruzioni forse più di ogni altra città storica. Fa impressione leggere la storia di Gerusalemme scritta da uno storico-archeologo, che considera la Bibbia come una fonte di notizie, riferite da uomini come noi, senza l’aurea della rivelazione divina. Il cristianesimo, come proseguimento della religione ebraica, ci ha abituato, anche inconsciamente, a osservare quelle vicende storiche con un sapore di sacra predestinazione. Penso che le reali vicende storiche, almeno nella narrazione di uno storico-archeologo, siano più avvincenti e divertenti, se così possiamo dire riferendoci a feroci tragedie, di un racconto” illuminato” dalla predestinazione divina. Resta intatto il mistero, al di là di ogni religione, di questa umanità che si affanna disperatamente per sopravvivere.

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