+++ ROBERTO CICCARELLI, Linea Mattarella: «Il patto di stabilità va riesaminato»—IL MANIFESTO DELL’ 8 SETTEMBRE 2019

 

 

IL MANIFESTO DELL’ 8 SETTEMBRE 2019

https://ilmanifesto.it/linea-mattarella-il-patto-di-stabilita-va-riesaminato/

 

 

ECONOMIA

Linea Mattarella: «Il patto di stabilità va riesaminato»

 

I conti di Conte. Il presidente della Repubblica chiede nuove regole su coesione e crescita in un non convenzionale messaggio al Forum Ambrosetti di Cernobbio. “Il riesame può contribuire a una nuova fase, rilanciando gli investimenti in innovazione, reti, innovazione, educazione e ricerca”. Il progetto di Gualtieri (Mef) sulla «regola d’oro»: investimenti scorporati dal calcolo del deficit.

 

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

«Coesione e crescita sono gli obiettivi ai quali guardare e il necessario riesame delle regole del Patto di stabilità può contribuire a una nuova fase, rilanciando gli investimenti in infrastrutture, reti, innovazione, educazione e ricerca» ha scritto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio non convenzionale al Forum Ambrosetti di Cernobbio letto ieri dall’ex premier Enrico Letta. Il testo raccoglie le linee programmatiche del governo «Conte Due» organiche a quelle della nuova Commissione Ue sostenuta dal voto risolutivo dei Cinque Stelle, oltre che del Pd.

IL «RIESAME» del patto di stabilità a cui ha accennato Mattarella non è scontato, ma a suo favore giocano le valutazioni convergenti di Christine Lagarde che andrà alla Bce dal primo novembre e le aperture della neo-presidente della commissione Ue, la tedesca Ursula Von Der Leyen. Il progetto avrebbe anche il consenso della Francia di Macron. Lo ha sostenuto ieri il ministro francese delle finanze Bruno Le Maire che da Cernobbio ha rilanciato la sua proposta di «un compact per la crescita».

Il progetto è stato descritto dall’attuale ministro dell’Economia Roberto Gualteri che, a suo tempo, la formalizzò in un emendamento al Patto di stabilità e al Fiscal Compact che è stato a suo tempo respinto. Si tratta di rinominare il patto di stabilità in «patto di stabilità e crescita con una golden rule sugli investimenti a fianco di un’adeguata capacità di bilancio comune» ha scritto Gualtieri in una sintesi delle sue attività da presidente della Commissione per i problemi economici e monetari al parlamento europeo.

La regola d’oro permetterebbe di garantire gli investimenti ritenuti necessari per la «crescita» in un momento di prossima recessione dell’economia tedesca e di stagnazione di quella italiana insieme ai parametri dell’austerità fra gli stati membri dell’Ue. Si vuole così rendere stabile quella che oggi si chiama politica della «flessibilità», resa possibile da un ammorbidimento del patto di stabilità e del Fiscal Compact rispetto al vincolo del pareggio di bilancio. È la norma che ha permesso di finanziare, tra gli altri, provvedimenti occasionali, di dubbia giustizia e utilità, come gli 80 euro di Renzi o gli incentivi alle imprese del Jobs Act per 18 miliardi di euro nel triennio 2015-2018.

 

IL PROGETTO ha trovato un riscontro nelle intenzioni enunciate da Von Der Leyen il 16 luglio scorso: «Userò tutta la flessibilità possibile del patto di stabilità e crescita per creare un contesto fiscale più favorevole alla crescita, pur salvaguardando la responsabilità fiscale» ha spiegato. La flessibilità del patto di stabilità non implica il suo superamento, ma la sua ristrutturazione. La riforma dovrebbe essere inoltre accompagnata dalla definizione di uno «strumento di bilancio per la convergenza e la competitività nella zona euro», dal completamento dell’unione bancaria e da un «sistema europeo di riassicurazione delle indennità di disoccupazione», un meccanismo di cui si parla da almeno quattro anni e che potrebbe potenziare i sistemi di workfare in Europa, quello introdotto in Italia con il «reddito di cittadinanza»: un sussidio pubblico in cambio di lavoro obbligatorio fino a 16 ore a settimana e mobilità fino a oltre 500 km da casa. Norme che, al momento, il «Conte Due» trova «normali» anche se non hanno riscontro in Europa per la loro ferocia.

 

«UNITAMENTE al rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche, utili ad accompagnare le trasformazioni produttive e del lavoro – ha aggiunto Mattarella nel messaggio – vanno fatti passi avanti per una fiscalità europea che elimini forme di distorsione concorrenziale e affronti, invece, il tema della tassazione delle grandi imprese multinazionali, per un sistema equo e corretto». Il progetto trova una consonanza con Von Der Leyen che intende correggere la concorrenza fiscale tra i paesi Ue che praticano mega sconti alle multinazionali. Con la «Web tax» questo è un obiettivo mai realmente sviluppato, auspici e lavori preparatori dell’Ocse a parte. Sul tavolo restano le multe miliardarie comminate dall’ex commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager a Amazon o Google. In questa posizione potrebbe ritrovarsi l’ex premier italiano Paolo Gentiloni, punto terminale della filiera istituita dal Pd con l’incarico di Gualteri a via XX settembre e Enzo Amendola agli affari europei. La triade garantisce la compatibilità social-liberale del governo nel perimetro della legittimità politica ristabilita dopo il programmatico e spettacolare harakiri politico del «sovranista» Salvini.

ANCHE le parole di Mattarella sui cambiamenti climatici trovano un conforto nella nuova commissione che sostiene un «piano di investimenti per l’Europa sostenibile», di conversione di «parti della Banca europea per gli investimenti in banca per il clima» e un taglio delle emissioni di Co2 di almeno il 50% entro il 2030. In questo quadro rientrerebbero gli investimenti sul «lavaggio verde» del capitalismo e su welfare, scuola e università annunciati dal Conte Due insieme alla riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori, il taglio delle tasse alle imprese e i fondi per sterilizzare Iva e spese indifferibili pari a 28 miliardi di euro. C’è molto ottimismo all’alba della nuova, probabile, recessione.

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