SIT.SPUTNIKNERWS.COM +++ IL FATTO QUOTIDIANO, 16 SETTEMBRE 2019 ::: Renzi ignora gli appelli e dà il via alla scissione dal Pd. Poi telefona a Conte: “Sostegno convinto al governo”

 

 

IT.SPUTNIKNERWS.COM / 16 SETTEMBRE 2019

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Renzi dice l’addio al Pd: telefonata a Conte

© AP Photo / Andreas SOLARO/AFP

ITALIA

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Matteo Renzi

 

Domani dovrebbe arrivare l’ufficialità di questa decisione: prima con un intervento su un quotidiano, poi in televisione da Bruno Vespa nella trasmissione ‘Porta a Porta’.

Aggiornamento: Matteo Renzi ha telefonato a Giuseppe Conte annunciando che lascerà il Pd. Allo stesso tempo ha confermato il sostegno al governo. Lo riporta Repubblica.

Da quanto trapela dall’area renziana, Matteo Renzi è a un passo dall’addio al Partito Democratico. Le ragioni della scelta sono state chiarite negli ultimi giorni da alcuni molto vicini al’ex leader del Pd.

“Motivi politici e personali. Politici perché dopo l’accordo con i Cinque Stelle è cambiato tutto. Personali perché Renzi non può essere sempre accusato di tutto e con lui chi ha lavorato per tirare fuori il Paese dalla crisi”, ha dichiarato in un’intervista nella giornata di ieri Ettore Rosato, parlamentare del Pd renziano e vicepresidente della Camera.

Allo stesso tempo un’altra fedelissima di Renzi, Maria Elena Boschi, vede il ritorno dei fuoriusciti di Leu nel Pd come una possibilità concreta. “Se tornano D’Alema e Bersani una riflessione andrà fatta”.

Per il governo giallo-rosso, almeno al momento, la scissione di Renzi non avrà ripercussioni Il sostegno al premier Conte appare certo, fanno sapere i renziani. L’ex premier avrebbe assicurato lealtà a Conte stesso, a quanto si apprende.

Nessun contatto fanno sapere dalla direzione del Pd con il segretario Nicola Zingaretti, che anche ieri dalla Festa dell’Unità di Torino aveva lanciato un appello all’unità, come del resto il collega di partito e ministro della Cultura Dario Franceschini.

Al nuovo movimento politico di Renzi aderiranno 2 ministri – Bellanova e Bonetti- e 2 sottosegretari – Ascani e Scalfarotto.

Renzi chiamerà anche i presidenti delle due Camere, preavvisandoli dell’arrivo di comunicazioni formali: 20 deputati e 10 senatori lasceranno il gruppo del Partito Democratico a Montecitorio e Palazzo Madama.

Del resto l’upgrade dei comitati civici di ‘Ritorno al futuro’ trova conferme dal boom delle donazioni: un balzo da 20mila euro di giugno a 260mila di luglio. Aziende, manager e parlamentari tra i finanziatori dei comitati voluti da Renzi.

 

 

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 16 SETTEMBRE 2019

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/09/16/pd-renzi-chiama-conte-via-dal-pd-ma-sostegno-convinto-allesecutivo-lex-premier-ignora-gli-appelli-e-da-il-via-alla-scissione/5456589/#

 

 

Renzi ignora gli appelli e dà il via alla scissione dal Pd. Poi telefona a Conte: “Sostegno convinto al governo”

Renzi ignora gli appelli e dà il via alla scissione dal Pd. Poi telefona a Conte: “Sostegno convinto al governo”

L’ex premier accelera e ignora gli appelli dei suoi ex fedelissimi, da Nardella a Margiotta e Morani. Il movimento potrebbe chiamarsi “Italia del sì” e l’ex premier – secondo l’Ansa – ha già rassicurato Conte, rinnovando fiducia e lealtà

Dopo una giornata di manovre, contatti e appelli perché ci ripensasse, Matteo Renzi ha telefonato al premier Giuseppe Conte per informarlo della decisione di lasciare il Pd. Nella stessa chiamata, come riferito dall’agenzia Adnkronos, l’ex-segretario Pd ha assicurato che continuerà a sostenere convintamente il governo.

I retroscena per tutta la giornata si sono sprecati e tutti però hanno sempre usato il futuro indicativo e mai il condizionale. Matteo Renzi domani, martedì 17 settembre, durante la registrazione di Porta a Porta e forse già in mattinata con un’intervista a un quotidiano, annuncerà che lascerà il Partito democratico. Non che la mossa stupisca più di tanto, viste le già innumerevoli volte che la scissione è stata ipotizzata e preparata, ma nelle ultime ore c’è stata una accelerazione. Addirittura in parecchi tra i suoi fedelissimi (o forse già ex) hanno provato a fermare quello che ormai sembra inevitabile: dal sindaco di Firenze Dario Nardella ai sottosegretari Salvatore Margiotta e Alessia Morani.

Ma anche l’agenzia Ansa ha anticipato la nascita del movimento che nascerà in Parlamento con un gruppo autonomo alla Camera e una componente nel misto al Senato, ma anche come delegazione di governo con due ministre, Teresa Bellanova (Agricoltura) e Elena Bonetti (famiglia), la viceministra Anna Ascani e il sottosegretario IvanScalfarotto.

 

 

 

VIDEO : GIACHETTI : ” SONO STATO FRONTMAN…” — 5,09

Che alla fine la scissione si faccia o meno, il primo obiettivo sarà quello di riuscire a formare componenti autonome nei due rami del Parlamento. A Montecitorio il numero minimo per avere un gruppo è 20.

Tra i deputati che probabilmente lo seguiranno ci sono: Roberto Giachetti, che proprio oggi ha annunciato la dimissione dalla direzione Pd e si porterà dietro i suoi come Anna Ascani, Nicola Carè, Luciano Nobili, Gianfranco Librandi, Michele Anzaldi;

l’ex ministra e fedelissima Maria Elena Boschi con Mattia Mor e Marco Di Maio; poi Ettore Rosato;

naturalmente Luigi Marattin, che secondo l’Huffington post diventerà presidente del gruppo;

Lucia Annibali; Silvia Fregolent; Mauro Del Barba; Gennario Migliore.

 

Per i senatori invece, che per il regolamento dovranno comunque iscriversi al Misto, si parla di:

Francesco Bonifazi, Tommaso Cerno, Davide Faraone, Nadia Ginetti, Eugenio CominciniMauro Laus.

 

Secondo alcune ricostruzioni inoltre, ci sarebbero alcuni parlamentari di Forza Italia molto interessati all’operazione. La deputata Fi Mara Carfagna ha smentito di essere pronta a lasciare i suoi per seguire Renzi: “Sono stupita dalle voci che continuano ad associare il mio nome alla possibile scissione del Pd e alla formazione di un ipotetico gruppo parlamentare renziano. Ho smentito ripetutamente e pubblicamente queste chiacchiere e torno a farlo visto che, nonostante tutto, continuano a circolare”.

 

 

VIDEO, 3,26

 

In un’intervista di sabato scorso al Times, l’ex presidente del Consiglio e due volte segretario del Pd raccontava di aver lavorato quando era sindaco nell’antico studio di Machiavelli ma “posso dirvi che non sono machiavellico”. In molti, però, nel tempismo scelto nel decidere lo strappo dal Pd, vociferato da mesi ma ora imminente subito dopo la nascita del secondo governo Conte, vedono l’accostamento con le tesi del filosofo fiorentino.

Ma, assicurano i renziani, il nuovo movimento, che potrebbe chiamarsi Italia del sì, non sarà un pericolo per il governo anzi “paradossalmente – garantisce Renzi sempre nell’intervista al Times – ne amplierebbe il sostegno“. L’ex premier avrebbe assicurato lealtà a Conte stesso, a quanto si apprende.

Nessun contatto, invece, spiegano al Nazareno, con il segretario Nicola Zingaretti che anche ieri ha lanciato un nuovo appello per evitare una scissione del Pd.

 

Ma per i fedelissimi che lo seguiranno sono molte le ragioni per separare le strade dal Partito democratico: “C’è uno spazio politico enorme – spiega uno dei dirigenti impegnati nell’operazione – sia nell’elettorato moderato visto l’appannamento di Berlusconi e la centralità di Salvini sia nell’elettorato di centrosinistra perché sentir cantare Bandiera rossa alle feste del Pd per molti elettori non è folclore e mette a disagio”.

Nessun timore della concorrenza al centro di un’eventuale soggetto creato da Carlo Calenda insieme a Matteo Richetti:

“E’ un tema solo per il ceto politico non tra la gente”, liquidano i renziani.

Nel Pd, però, continuano a negare che si tratti di una “separazione consensuale”.

La scissione, per Enrico Letta, è “una cosa non credibile, non c’è alcuno spazio per una scissione a freddo, e parlare di separazione consensuale non ha senso”.

E se il sindaco di Milano Giuseppe Sala non sembra disperarsi – “C’è chi entra e c’è chi esce nel Pd”, sostiene -, per Luigi Zanda “sarebbe un trauma”.

Renzi ormai ha però mollato gli ormeggi ed è convinto che, spiega al Times, “siamo 1 a 0 contro il populismo, è importante sconfiggere Salvini fra la gente, non solo politicamente” dopo averlo messo fuori gioco al governo con l’intesa M5S-Pd sul Conte 2.

Non tutti i fedelissimi, però lo seguiranno: Luca Lotti e Lorenzo Guerini, neo ministro della Difesa, restano nel Pd, in contrasto con la decisione dell’ex leader dem, così come Nardella e altri parlamentari. Una separazione dolorosa che Renzi ha deciso di accelerare proprio per aver tempo di spiegare la decisione prima della Leopolda, dove, raccontano i suoi, si traccerà la rotta del nuovo movimento.

3 risposte a SIT.SPUTNIKNERWS.COM +++ IL FATTO QUOTIDIANO, 16 SETTEMBRE 2019 ::: Renzi ignora gli appelli e dà il via alla scissione dal Pd. Poi telefona a Conte: “Sostegno convinto al governo”

  1. Donatella scrive:

    Bisognerebbe indire una grande festa popolare per festeggiare l’uscita dal PD di un personaggio che non avrebbe mai dovuto entrarci. Continuerà a fare danni, di questo sono certa, ma intanto godiamoci questo momento.

  2. Donatella scrive:

    Per la rubrica internazionale “Non c’entra niente ma proprio niente” cerchiamo di parlare del film visto da poco,”Martin Eden”, di Pietro Marcello, che ha ottenuto al Festival del Cinema di Venezia il premio per il migliore attore protagonista con Luca Marinelli. Il film ricalca il famoso romanzo di Jack London, ambientandolo però in una Napoli che oscilla, come periodo storico, tra il primo Novecento e il secondo dopoguerra. Si fa un po’ fatica a collocare l’eroe proletario americano di fine Ottocento- primi del Novecento a Napoli, soprattutto ci si chiede il perché di queste trasposizioni. Martin Eden, nello svolgimento epico della sua travagliata esistenza, è un eroe difficilmente trasportabile dalla San Francisco, tutta americana, in crisi di crescita nella Napoli di almeno due epoche diverse, un po’ irrigidita nei luoghi comuni della sua narrazione. Ci sono riferimenti alle ideologie di riscatto che attraversano l’epoca e che vengono puntualmente evocate, attraverso filmati storici e le letture che avidamente fa il protagonista. Il conflitto di classe, dopo un primo forte innamoramento per la ragazza borghese che rappresenta per Martin la cultura e il riscatto, si trasformerà in un’arida consapevolezza ed avversione che lo chiuderà per sempre in se stesso, facendone una specie di eroe negativo che si autodistrugge. Sicuramente dovrei rileggere il capolavoro di Jack London, che mi aveva entusiasmato da giovanissima. Può essere che mi avesse preso un innamoramento acritico del libro, che mi ha oscurato le sue parti più profonde. Ad ogni modo il film mi sembra un’opera molto pretenziosa, che risulta, al di là delle intenzioni senz’altro onorevoli dell’autore, un pasticcio di durata notevole, poco digeribile e che ci interroga sul perché della sua fattura. Dopo più di due ore di film, si esce volentieri a “riveder le stelle”.
    Sheda di “Martin Eden”: regista Pietro Marcello; sceneggiatura: Maurizio Braucci, Pietro Marcello; interpreti: Luca Marinelli, Jessica Cressy, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi, Denise Sardisco; fotografia: Francesco Di Giacomo ( Martin giovane), Alessandro Abate ( Martin adulto); montaggio: Aline Hervé, Fabrizio Fderico; musiche: Marco Messina, Sacha Ricci, Paolo Marzocchi.
    La cosa più bella del film, vorrei aggiungere, sono le musiche, alcune originali, altre prese dalla grande tradizione napoletana.

  3. Domenico Mattia Testa scrive:

    La scissione,benché annunciata,non è indolore,sia per il PD che per il governo Conte.Renzi,populista inquieto,sollecitato dalla sua libido di potere,ha giocato ancora una volta d’azzardo,incapace di recitare seconde parti.Dopo l’apertura al dialogo con i 5Stelle e l’appoggio dichiarato alla nuova maggioranza giallo-rossa si defila per puro interesse personale e di parte. Esempio ulteriore di trasformismo nel panorama poco esaltante del declino della politica degli ultimi anni.Le ragioni della mossa renziana possono essere diverse:esercitare con i gruppi autonomi in Parlamento maggiore condizionamento sul governo nelle scelte politiche e nelle future nomine all’Eni,Enel…;fondare un nuovo partito di centro,dove confluiscano i moderati di tendenza liberale,cattolica,forzista;non ultima l’ambizione di ritornare leader,dopo le pesanti e ripetute sconfitte,su cui ha poco meditato.(Non solo Renzi,ma tutto il gruppo dirigente piddino).L’ex premier vuole ritornare leader con l’autocelebrazione,il culto della parola fine a sé stessa,l’occupazione del potere purchessia:non ha imparato la lezione della modestia e della verità che solo i grandi possiedono.Con il personalismo e la retorica non si va molto lontani. La presunzione non paga,porta ad essere profeti disarmati,come con cognizione di causa sosteneva il Segretario fiorentino….

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