DOCU- FILM, LA PRIMA VOLTA, DI ROBERTO CANNAVO’, GIRATO NEL CARCERE MINORILE DI BOLOGNA, ” IL PRATELLO “– DURA 35 MINUTI – TRAILER

 

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ROBERTO CANNAVO’, VIDEOMAKER -BOLOGNA

 

 

 

 

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FILM USCITO NEL 2017

 

Il trailer

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UN’ALTRA  PRESENTAZIONE –IL REGISTA ::https://www.robertocannavo.com/

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Il film

«Io le ho passate diciamo quasi un po’ tutte, quindi so com’è. Però, cioè uno deve pensarci proprio la prima volta. Ti può anche andar bene, quindi se t’è andata bene la prima, dici “allora faccio la seconda, terza”. Ma poi anche se ti prendono, ritorni a far sempre le solite cose».

Bologna 2016. Ayoub tra i fornelli si muove bene, impara nuove cose e guarda al domani; Simone parla di relazioni complicate mentre mostra i propri disegni; Faki pensa al futuro e a come costruirlo; sullo sfondo la voce di Kamal, che rappa la sua vita in strofe. Sono pezzi delle nuove vite in cella dei detenuti del carcere minorile del Pratello.

La prima volta racconta le loro esistenze, il non detto sui reati, il percorso a spirale che li ha portati al primo crimine, alla reclusione, al processo di recupero che li vede altalenare tra modi duri e feritoie da cui erompe una profonda immaturità.

Adolescenti, doppiamente sospesi tra detenzione e attesa dell’età adulta. Con loro, coprotagonisti, i nuovi riferimenti delle loro vite: il personale del carcere, gli operatori.

 

 

Regia e sceneggiatura Roberto Cannavò
Soggetto e interviste Roberto Cannavò, Vittorio Martone
Collaborazione al soggetto Fabrizio Pompei
Produzione Uisp Emilia-Romagna
Produttore Vittorio Martone
Direttore della fotografia Massimiliano Bartolini
Montaggio Roberto Cannavò
Musiche Fabio Iaci
Attrezzista Francesco Leonardi
Ricerche giornalistiche Giulia Dalmonte
Audio in presa diretta e missaggio Fabio Iaci
Color correction Massimiliano Bartolini
Colonna sonora Fabio Iaci
QUELLO CHE SEGUE  E’ DAL LINK :::

I ragazzi della prima volta

Ayoub, Faki, Simone e Kamal sono alcuni dei ragazzi detenuti nell’Istituto penale per minorenni “Pietro Scillitani” di Bologna, conosciuto come il “carcere del Pratello”. Per il suo esordio dietro la macchina da presa, il giovanissimo regista Roberto Cannavò ha scelto di raccontare la loro quotidianità, insieme a quella degli operatori che lavorano nella struttura.

La prima volta è prodotto da Vittorio Martone della UISP (Unione Italiana Sport per Tutti) – comitato regionale Emilia-Romagna, che organizza da più di dieci anni attività sportive all’interno del carcere minorile del Pratello: Cannavò aveva già collaborato con loro e stava pensando a un nuovo progetto, che documentasse proprio questo impegno da parte del comitato. “Sviluppando l’idea insieme – racconta Cannavò – abbiamo pensato che potesse diventare un’occasione per raccontare una situazione poco conosciuta. Non volevamo parlare soltanto dei ragazzi, ma anche di tutti gli operatori della struttura”. Con sguardo attento ma obiettivo, a passo cauto ma deciso, Cannavò si è mosso su un terreno scivoloso facendo parlare soltanto i fatti, le storie, le emozioni: nei 35 minuti de La prima volta non c’è spazio per i giudizi né per facili moralismi. Un lavoro di equilibrio e di scoperta, reso più complesso dalle rigide regole imposte dall’ambiente carcerario ma forse, proprio per questo, più realistico e autentico. “Ci dovevamo abituare anche noi al clima – continua il regista – non si può girare liberamente lì, bisogna chiedere il permesso per tutto e anche la troupe si è dovuta adattare. Per i ragazzi, invece, l’esperienza è stata un diversivo: fanno molte attività, è vero, ma sono pur sempre in un luogo dal quale non possono uscire”.

Dal basket alla musica, passando per i laboratori di cucina: per i ragazzi del Pratello alcune di queste attività non sono solo un modo per impiegare il tempo, ma possono diventare il motore per reinserirsi nella società, una volta fuori. “I ragazzi devono condurre uno stile di vita che li porta a riflettere – commenta Cannavò – si rendono conto da subito di quanta differenza ci sia a stare dentro o fuori. Le attività che praticano li aiutano a riflettere sul futuro e su ciò che potranno fare un volta usciti: alcuni tornano a studiare, altri capiscono che hanno una passione per la meccanica, per esempio. A prescindere dal fatto che sono in carcere, restare attivi è una cosa che rende più pronti ad affrontare le situazioni che si presentano”.

A testimoniare che in molti ce l’hanno fatta è proprio il direttore del carcere, Alfonso Paggiarino, e con lui gli operatori – gli agenti di polizia penitenziaria e i volontari che coordinano le attività nella struttura – che parlano anche del grande coraggio dimostrato da alcuni di questi ragazzi. “A loro fa piacere sentirsi parte di un gruppo, è ciò di cui hanno bisogno – afferma Cannavò – quando sei parte di un gruppo, impari ad agire per l’interesse di tutti, non solo per il tuo tornaconto: per loro è una grandissima lezione. Questi ragazzi hanno già capito molto bene il concetto che se sbagli vieni punito. E quando entri in carcere sei in un ambiente duro, ostile, sei isolato. Il gioco di squadra li aiuta anche perché permette loro di fare delle attività che facevano anche fuori. I ragazzi – continua il regista – sono molto consapevoli del fatto che stanno pagando per le loro scelte e questo è il fulcro di un ragionamento più profondo, che tocca il tema contenuto nel titolo: la prima volta. Ayoub, Faki, Kamal e gli altri hanno già avuto la loro prima volta, si sono trovati davanti a un bivio e hanno imboccato la strada ‘sbagliata’. Proprio per questo sanno che devono essere attenti, che è facile farlo di nuovo. Ma il concetto di prima volta può essere applicato anche in positivo: le attività che svolgono in carcere generano anche una forte consapevolezza e possono rappresentare ‘la prima volta’ in cui i ragazzi superano i loro limiti, dando avvio a una nuova fase della loro vita”.

Il percorso di recupero dei ragazzi del Pratello, che Cannavò segue con la sua cinepresa, è denso di emotività: lo sport, la musica, la cucina sono uno sfogo, un modo di alleggerire la mente, che soffre anche più del corpo per la libertà momentaneamente negata. L’esperienza della troupe è un incontro nel quale la fiducia reciproca è costruita giorno dopo giorno, fino a quando i ragazzi cominciano ad aprirsi e a comunicare con più intimità, come spiega Cannavò, che continua affermando che il suo obiettivo era “avvicinare chi sta dentro e chi sta fuori” e conclude raccontando un aneddoto: “Quando ha saputo della prima proiezione, uno dei ragazzi mi ha fatto recapitare una lettera destinata al pubblico, che ho letto come introduzione della serata, con i ringraziamenti sia agli spettatori che alla nostra troupe.

La prima volta è stato premiato al The Monthly Film Festival (miglior documentario del mese, agosto 2017), al Macroproject Online Shorts Festival (New Jersey) e ha recentemente partecipato, fuori concorso, al Terra di Tutti Film Festival di Bologna.

Erica Di Cillo – Caporedattrice

 

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