IL GRANDE NEMO CI HA CONSIGLIATO ::: PIERO IGNAZI, Quei giovani senza memoria– REPUBBLICA DEL 6 OTTOBRE 2019–pag. 24

 

 

 

 

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REPUBBLICA DEL 6 OTTOBRE 2019 –pag. 24

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Commento  Politica

Quei giovani senza memoria

La mobilitazione politica delle fasce giovanili interrompe una lunga fase di apatia in tutte le società occidentali. Ma c’è un rischio insito nella “presa del potere” delle giovani generazioni: la loro assenza di memoria. Oggi l’accesso ai piani alti della politica è avvenuto bruciando tappe che dovevano essere tutte percorse

DI PIERO IGNAZI

 

 

Anni fa si lamentava l’assenza di giovani nella vita pubblica, soffocati, i poverini, da una gerontocrazia imperante in tutti i settori. Ora i giovani si sono svegliati ed hanno incominciato ad occupare posizioni. In primis fu Matteo Renzi che riscosse tanta attenzione proprio perché era un volto nuovo e fresco che irrompeva nella politica senza lord protettori, proponendosi di “rottamare” la vecchia classe dirigente del Pd.

Un proposito ruvido ma in sintonia con il clima di quei tempi che voleva un rinnovamento radicale della classe politica. Proprio grazie ad un messaggio così ribaldo l’allora sindaco di Firenze prese il volo. A seguire, sono arrivate le truppe grilline che nel 2013 hanno portato nelle camere uno dei più giovani gruppi parlamentari della storia repubblicana. E infine l’attuale governo Conte ha stabilito il primato dell’età più bassa dei governi democratici. Anche fuori dalle istituzioni il “momento Greta” ha investito gli studenti di mezzo mondo portandoli a riempire le strade in difesa dell’ambiente; ma non solo: pensiamo ai manifestanti di Hong Kong o ai giovani algerini che da mesi scendono in piazza ogni venerdì per reclamare, in entrambi casi, più libertà e democrazia. In questo clima così galvanizzato non manca chi suggerisce di estendere il diritto di voto ai sedicenni… La mobilitazione politica delle fasce giovanili interrompe una lunga fase di apatia in tutte le società occidentali (anche il movimento spagnolo degli Indignados si è rivelato un fuoco di paglia). Ma l’ingresso dei giovani in politica non porta solo buoni frutti; c’è un rischio insito nella “presa del potere” delle giovani generazioni: la loro assenza di memoria. Non tanto perché debbano rendere omaggio ai padri quanto perché oggi l’accesso ai piani alti della politica è avvenuto bruciando tappe che dovevano essere tutte percorse. Comunque li si giudichi, non esistono più riti di passaggio nella nostra società (esame di maturità, servizio militare, matrimonio). In alcuni casi, come nel matrimonio, la loro smitizzazione ha avuto un significato di autonomizzazione delle scelte individuali e quindi, in linea di principio, di maggiore responsabilizzazione; in altri di semplice abbandono di ogni prova, di un momento di verifica dove si mettono in campo, in una sfida collettiva, le proprie capacità. In questo contesto anche la politica ha perso i suoi riti di passaggio. In alcuni casi è stato un bene. Indipendentemente da ogni giudizio di valore, i grillini hanno rotto ogni prassi e buttato sul tavolo con imberbe arroganza idee e proposte innovative, dall’uso (sregolato: senza regole chiare) della democrazia elettronica, alla critica degli strumenti e degli istituti di rappresentanza. Bene ridiscutere tutto quando i sistemi democratici mostrano segni di logoramento e perdono il sostegno di fasce sempre più ampie di cittadini. Ma tutto ciò diventa un problema quando si vuole fare tabula rasa del passato, cancellando tutto. Oggi le leve del potere (ad eccezione della Presidenza della Repubblica) sono in mano ad una generazione che è cresciuta senza legami con le culture politiche dei fondatori della repubblica. Solo nel Pd ancora risuona quel richiamo (mentre la pur coriacea memoria storica coltivata in Fratelli d’Italia è di tutt’altro segno). Per il resto, le nuove generazioni, pentastellati in testa, sono arrivate alla stanza dei bottoni senza un cursus honorum politico significativo. Sono state catapultate ai vertici bruciando le tappe e non perché fossero formate da tutti enfant prodige, bensì per la mancanza di sedi e regole per fare esperienza. Senza questo passaggio anche la trasmissione di riferimenti e valori si annacqua. Gli odierni protagonisti della politica non solo ignorano il lavoro delle generazioni precedenti su una serie di temi e progetti ma non hanno nemmeno i rudimenti del “far politica”; con il risultato di concepirla e praticarla come una guerra totale, assoluta, dove chi vince, vince tutto, e chi perde, perde tutto. E il dialogo, la ricerca del consenso, il compromesso trasmutano da buone pratiche a pratiche oscene. Perché sono deperite, o sono state rifiutate, le sedi proprie del far politica: i partiti.

Una risposta a IL GRANDE NEMO CI HA CONSIGLIATO ::: PIERO IGNAZI, Quei giovani senza memoria– REPUBBLICA DEL 6 OTTOBRE 2019–pag. 24

  1. Donatella scrive:

    Sono pienamente d’accordo con questo articolo: la memoria, la conoscenza non si improvvisano. Chi opera politicamente, oltre al vigore e alla resistenza personale per un mestiere così difficile, dovrebbe potere formarsi in quell’ambito che una volta era dei partiti. C’è ancora forte l’associazionismo, che rispetto ai partiti ha il vantaggio di una maggiore apertura ( dipende poi dalle diverse associazioni). Quello che si potrebbe fare subito è potenziare nelle scuole di ogni ordine e grado la storia e l’educazione civica, che attualmente non godono di buona salute.

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