ANSA.IT ++ ADNKRONS / 9 OTTOBRE 2019 ::: PALERMO : Peculato: chiesti quattro anni per ex Pm Ingroia Si sarebbe appropriato di indennità non dovute–INGROIA:: ” Fiducia nella magistratura. Io ho la coscienza a posto.”

 

ansa.it  / Palermo — 9 ottobre 2019

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Peculato: chiesti quattro anni per ex Pm Ingroia

Si sarebbe appropriato di indennità non dovute

 

 

 

 

Il pm Piero Padova ha chiesto la condanna a quattro anni di carcere nei confronti dell’ex magistrato della Procura di Palermo Antonio Ingroia. E’ accusato di peculato: si sarebbe appropriato di indennità non dovute quando era liquidatore della società partecipata regionale Sicilia e servizi.

L’indagine che ha portato al processo, in corso davanti al Gup Maria Cristina Sala, nasce da una segnalazione della Corte dei Conti relativa al periodo in cui Ingroia, su nomina dell’ex governatore Rosario Crocetta, era stato nominato amministratore della società regionale Sicilia e-Servizi. L’inchiesta poggia su due aspetti: quello dei rimborsi indebiti e quello dell’indennità di risultato incassata, a dire della Procura, illegittimamente dall’ex pm.

Ingroia viene nominato liquidatore di Sicilia e-servizi, società in house della Regione a capitale interamente pubblico. Per tre mesi, nel 2013, ricopre l’incarico di liquidatore, ma invece di chiudere la società ottiene utili per circa 150mila euro.
Secondo i Pm, bypassando l’assemblea dei soci, l’ex magistrato si liquida in conflitto di interessi, secondo l’accusa, un’indennità di risultato di 117 mila euro. Oltre all’aspetto dell’autoliquidazione, il Pm punta il dito contro l’ammontare dell’indennità. La legge, infatti, stabilisce che non possa essere superiore al doppio dello stipendio annuo lordo del manager. Stipendio fissato per Ingroia in 50 mila euro, ma che per il 2013, avendo lavorato solo tre mesi, era di molto inferiore. Peraltro la somma intascata dall’ex manager – il governatore Nello Musumeci non l’ha confermato – riduce l’utile della società informatica della Regione a poco più di 33 mila euro.

Nel conto di Ingroia, insomma, finisce poco meno dell’80% degli utili della società. Sotto inchiesta, anche i rimborsi per spese di viaggio. Dovuti solo per i trasporti, diceva una norma regionale, estesi a vitto e alloggio da Ingroia con una delibera che lui stesso ha firmato. In 20 mesi di viaggi tra Roma, città in cui viveva dopo aver lasciato la magistratura, e Palermo, dove ricopriva la carica di amministratore della società, solo di alberghi e ristoranti ha speso 37 mila euro. Hotel di lusso come il celebre Villa Igiea e locali glamour come il “Castello a Mare” dello chef Natale Giunta, tutti pagati dalla Regione. Indebitamente, dicono i magistrati che l’accusano di peculato.

 

 

+++  DA QUI :: ADNKRONOS

Chiesti 4 anni per Ingroia: Mi aspettavo un grazie e invece sono sotto processo

 

“Mi aspettavo un grazie e invece mi sono ritrovato sotto processo. La richiesta della procura non mi sorprende dato l’accanimento e l’evidente ostilità nei miei confronti. Quello che è importante è che io so di aver operato nel giusto e di avere la coscienza a posto. Ho capito che c’è un’interpretazione alla rovescia dei fatti”. Così Antonio Ingroia ha commentato con l’Adnkronos la richiesta di una condanna a 4 anni per peculato avanzata dalla procura di Palermo.

“Mi aspettavo un grazie per il lavoro che ho svolto e mi aspettavo che le mie denunce avessero un seguito e invece ho assistito a un rovesciamento della verità – prosegue – I crimini e le cose veramente gravi dentro Sicilia e-servizi sono state fatte prima che io arrivassi e le ho puntualmente denunciate. Peccato però che le mie denunce si sono dissolte nel nulla”.

Ingroia, che adesso fa l’avvocato, crede comunque nella giustizia. “Sono fiducioso che alla fine la verità verrà a galla. Ora che faccio l’avvocato ho visto tanti casi di mala giustizia per l’Italia ma credo anche che i giudici sapranno riconoscere la verità. Io – ripete – ho la coscienza a posto”.

 

da :: ADNKRONOS.COM

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