UNA PERLA DI NEMO, LUCA BOTTURA:: La campagna per il voto in Emilia. Quello che Salvini non dice –REPUBBLICA DEL 4 NOVEMBRE 2019–pag. 24

 

 

 

 

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LE PERLE DI NEMO

 

 

REPUBBLICA DEL 4 NOVEMBRE 2019–pag. 24

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La campagna per il voto in Emilia

Quello che Salvini non dice

di Luca Bottura

 

Salvini lo disprezza, il popolo. Lo considera una pletora di minus habens cui rifilare una comunicazione da analfabeti. Fosse chic, sarebbe lui il vero radical chic. Ma anche in questo, nonostante i vent’anni da politico sovraretribuito, sceglie un basso profilo ostentato: il tinello fantozziano, il cibo scadente e forse scaduto, la felpa gualcita. Come nel video postato ieri, una summa dell’italiano da operetta che desidera titillare e forgiare. Il lancio della campagna di Emilia (e Romagna, che fino all’altro giorno voleva staccare dai cugini più a Nord) messo su Facebook badando bene a palesarsi sin dai primi istanti come l’erede a scendere di Berlusconi. Che parlava all’alunno di Seconda Media, e non del primo banco.

Mentre lui punta alle Scuole Primarie. E a Lucignolo, titolo del programma di Mario Giordano che deve averne condizionato la poetica: perizomi e paura, in dosi mai prevedibili.

La piéce, perché di recita si tratta, ha come scenario un ruscello nei pressi di Pinzolo. O almeno così testimonia la scritta sul petto. Il nostro inizia salutando le mamme, i nonni, «chi ci segue nell’alto dei cieli», col dito verso le nuvole come il calciatore che raccomanda al Signore pure i fuorigioco. Non fede: scaramanzia.

Prosegue col governo che «tra un po’ tassa l’acqua che scende sui ghiacciai» (testuale).

Avanza dando della faccia da culo al principale competitor, Matteo Renzi. Punta come sempre sulla frustrazione cui dare un bersaglio: in questo caso, nella Regione da «liberare», gli amici degli amici che in Emilia rubano posti in nome del partito. Promette meritocrazia. Lui.

Perché questo fa la Destra: provoca fallimenti, separa le classi, vellica il conflitto sociale, poi indica alibi per lucrare consenso. Se non hai raggiunto i tuoi obiettivi – il senso ultimo – c’è sempre un potere forte, o colorato, o straniero, comunque altro dal tuo percepito, di cui vendicarti con un voto di pancia.

Che, com’è noto, ospita anche l’intestino.

Che poi la Lega di governo, in Lombardia, abbia assunto in Regione, soldi pubblici, frotte di dipendenti della fallita (e poi risorta) Radio Padania, che importa. Ci sarà stato anche lì qualcuno più meritevole, no? Ma narrazione e realtà tendono a infinito come Bruxelles e Salvini quando era eurodeputato: non si incontrano mai. E nulla conta nemmanco che il monologo inventi dati di sana pianta sui migranti, prometta i soldi per le forze dell’ordine che Salvini bloccò da ministro, o assicuri la costruzione di aeroporti in una Regione che ne ha troppi. Chiudono. Né che nei 17 minuti si salti senza capo né coda dai saluti, nome per nome, a chi ascolta, all’elogio delle bevande zuccherate, e della plastica, alle patenti di ‘cretino’ sparse su Conte e colleghi, al selfie con una ragazza cubana capitata lì certo per caso, alla condanna del nazismo «ma non delle tradizioni italiane».

Predappiese puro. Equiparazione di Hitler e comunismo compresa. Utile a definire ‘sovietica’ la commissione voluta da Liliana Segre.

Difende l’odio, Salvini, con quello splendido scenario alla Berghof, citando Orwell. Per plagio, immagino. Pesca nella retorica da bivacco di manipoli: «Se io sono fascista, omofobo, razzista, antisemita, lo è il 34 per cento degli italiani». E poi via di congiure estere, poltrone e poltronari, selfie secondo estratto, con chiusura dedicata ai nonni scomparsi e alla famiglia morta sulla A13 la notte del 2 novembre «che ci guarda da lassù».

Un pastiche quasi esoterico, a ruota libera, senza prepararsi alcunché a parte quattro frasi fatte e la stessa battuta sulle tasse ripetuta dodici volte, proprio come quando se le fece suonare dialetticamente da Conte (non Cicerone, diciamo) in Parlamento. Solo per poter dire: «Io sono come voi. Parlo come mangio».

Forse perché mangia malissimo, neppure stavolta, comiziando su una Regione che combatte ogni giorno le infiltrazioni mafiose, gli è riuscito di pronunciare la parola ’ndrangheta.

Una risposta a UNA PERLA DI NEMO, LUCA BOTTURA:: La campagna per il voto in Emilia. Quello che Salvini non dice –REPUBBLICA DEL 4 NOVEMBRE 2019–pag. 24

  1. Donatella scrive:

    La verità, o realtà, non coincide con Salvini: per sbugiardarlo pubblicamente servirebbe una grande campagna di informazione, un po’ come c’è stata per votare no al referendum di Renzi. Non vedo in giro la reazione a questa vergognosa propaganda continua.

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