ALESSIA GROSSI, “Cile, stato d’emergenza finito. Non per i carabineros, però”– CHI E’ NATALIA BRAVO, AVVOCATO DI ABOFEMA ( DIFESA GIURIDICA DELL’UNIVERSITA’ DEL CILE ) –IL FATTO QUOTIDIANO DEL 5 NOVEMBRE 2019–pag. 21

 

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 5 NOVEMBRE 2019–pag. 21

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“Cile, stato d’emergenza finito. Non per i carabineros, però”

“Cile, stato d’emergenza finito. Non per i carabineros, però”

Natalia Bravo – L’avvocato dell’associazione Abofema racconta: “Donne intimidite e abusate durante le proteste, ma è difficile reperire le denunce”

 

“Lo stato d’emergenza è terminato, eppure le strade continuano a essere militarizzate, le forze dell’ordine utilizzano sempre lacrimogeni, proiettili di gomma e molta violenza contro i manifestanti, è inspiegabile”. Natalia Bravo è una avvocato cilena dell’associazione Abofema (avvocate femministe): da quando sono iniziate le proteste, assiste i manifestanti fermati dalla polizia che – spiega al Fatto – vengono fermati senza seguire nessun protocollo internazionale dei diritti umani, né alcuna garanzia. “Violazioni sistematiche, lontane dallo Stato di diritto che è il Cile, che hanno come unico obiettivo quello di fermare con la paura le manifestanti e i manifestanti”. Tali azioni vanno dal fermo illegale dei partecipanti, lasciati per giorni senza comunicare con l’esterno, ad atteggiamenti vessatori, soprattutto nei confronti delle donne. Ma Natalia e le sue colleghe non sono certo le uniche a denunciare questa situazione che ogni giorno viene monitorata anche dall’Indh (Istituto nazionale dei diritti umani) così come dalla Difesa giuridica organizzata dall’Università del Cile, di cui Abofema è parte. È grazie al loro lavoro che si conoscono i numeri della repressione da parte delle forze dell’ordine del presidente Sebastián Piñera. Si tratta di 179 denunce, di queste sono 5 quelle per omicidi, 132 per torture, altre 11 per altri tipi di violenza e 18 per abusi sessuali, 2 per stupro.

È soprattutto di questi ultimi che si occupa Bravo. “Parliamo di costrizioni a spogliarsi, a piegarsi in avanti, di minacce, palpeggiamenti, fino alla violenza sessuale vera e propria”. Azioni, queste “non giustificate dagli scontri durante le proteste e che vengono perpetrate soprattutto dai carabineros” continua Bravo. Abofema sta raccogliendo le denunce delle donne abusate, anche attraverso un questionario sui social perché a nessuna passi per la testa di aver frainteso il comportamento dei miliari, e soprattutto che il trattamento a loro riservato risponda a un protocollo. Le testimonianze raccolte dai media cileni, in effetti, sono agghiaccianti. Una donna di 31 anni ha raccontato di aver cercato di difendere suo padre dai colpi dei poliziotti durante le proteste a Santiago. Dopo aver colpito l’anziano, gli uomini in divisa hanno arrestato lei trascinandola nella camionetta mentre le urlavano frasi volgari e la insultavano davanti al genitore. Una violenza “politico-sessuale”, quella nei confronti delle donne che – evidenzia Bravo – ha come scopo quello di “eliminare dalla partecipazione sociale le donne e le persone Lgbtq che hanno richieste ancora più forti rispetto al cambiamento politico e sociale”. Anche per questa ragione le “donne in lutto” hanno sfilato in testa al corteo della manifestazione di venerdì – una delle più grandi da quando è iniziato il dissenso – nelle principali città cilene, perché il dramma femminile sia al contrario più evidente. Ma non si tratta soltanto di denunciare perché “nessuna adolescente o donna che manifesta in strada debba subire questo stesso trattamento – chiarisce Natalia – ma di costringere le forze dell’ordine ad aprire un’inchiesta interna o anche a livello governativo su questi abusi”. Tuttavia “non è facile. Solo per avere i numeri delle denunce dai commissariati – racconta – abbiamo dovuto chiedere l’aiuto di parlamentari, pur trattandosi di informazioni in teoria pubbliche e che in quanto avvocati avremmo dovuto avere a disposizione”. Il boicottaggio però “non è casuale”, secondo l’avvocato.

 

Risultati immagini per RIGOBERTA MENCHU' A SANTIAGO

Rigoberta Menchú Tum (Uspantán9 gennaio 1959) è una pacifista guatemalteca, che ha ricevuto nel 1992 il Premio Nobel per la Pace, dato a lei “in riconoscimento dei suoi sforzi per la giustizia sociale e la riconciliazione etno-culturale basata sul rispetto per i diritti delle popolazioni indigene”

 

 

“Come Abofema non possiamo dire che dietro a questi comportamenti dei carabineros ci sia una regia, ma se guardiamo alle denunce non possiamo neanche dire che siano casuali o eccezionali”. Si tratta di azioni evidenziate in molte città cilene e – suggerisce Bravo – troppo simili tra loro per essere dei casi isolati. Piuttosto, sembrerebbe esistere una direttiva”. Ma né le donne né gli uomini cileni sembrano fermarsi perché spaventati dalle violenze. Così ieri in decine di migliaia hanno manifestato di nuovo e scioperato contro il governo Piñera.

Chile, Rigoberta Menchú’s visit due to Human Rights situation.

RIGOBERTA MENCHU’ A SANTIAGO DEL CILE AD UN INCONTRO CON L’ISTITUTO NAZIONALE DEI DIRITTI UMANI ( INDH )

 

 

Tra loro anche il Premio Nobel per la Pace del Guatemala, Rigoberta Menchú, che ha marciato dalla sede centrale dell’Università del Cile al Palazzo La Moneda, sede dell’esecutivo, per consegnare una lettera al presidente al quale chiede di porre fine alla violenza della polizia. “Ci sono vittime che non sono state rese note, o di cui è stato ritardato l’annuncio”, ha sottolineato Menchù ricordando lo sgomento provato alla notizia di episodi di violenze e stupri di donne. “Non vogliamo essere i vostri giudici, ma non vogliamo essere complici del silenzio”, ha concluso Menchù.

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