MARCO BELPOLITI, In mostra alla Gam di Torino. Le figurine con il fil di ferro di Primo Levi. REPUBBLICA DI SABATO 16 NOVEMBRE 2019 pag. 39

 

 Primo Levi. Figure: la mostra alla GAM di Torino

L’esposizione

La mostra Primo Levi. Figure a cura di Fabio Levi e Guido Vaglio si svolge alla Gam di Torino dal 25 ottobre 2019 fino al 26 gennaio 2020. Per la prima volta è esposta una selezione dei lavori in filo metallico realizzati dallo scrittore

 

IL TESTO DIFFUSO DALLA GAM PER LA MOSTRA

https://www.gamtorino.it/it/eventi-e-mostre/primo-levi-figure

 

 

 

La wunderkammer della  Gam  o ” camera delle meraviglie ” dei collezionisti del ‘5 /600

 

 

REPUBBLICA  DI SABATO 16 NOVEMBRE  2019  pag. 39

https://quotidiano.repubblica.it/edizionerepubblica/pw/flipperweb/flipperweb.html?testata=REP&issue=20191116&edizione=nazionale&startpage=1&displaypages=2

 

 

CULTURA

In mostra alla Gam di Torino

Le figurine con il fil di ferro lato naïf dell’intellettuale

di Marco Belpoliti

 

Immagine correlata

TRE RITRATTI DI LARRY  RIVERS DEDICATI A PRIMO LEVI– Pinacoteca Giovanni e

Marella Agnelli

Quando nel 1986 Philip Roth va a visitare Primo Levi a Torino per scrivere l’intervista che poi uscirà sulle pagine del New York Times Books Review, scopre sui muri della sua abitazione delle buffe figure appese. Levi gli racconta che sono suoi lavori, realizzati usando il filo di rame, un materiale che è consueto nella fabbrica chimica, Siva, dove ha lavorato sino a un decennio prima, e dove si producevano vernici per ricoprire quei fili elettrici. Roth nel testo d’apertura della conversazione, spiega che si tratta di una grande farfalla, un gufo, un coleottero, e poi dietro la scrivania «due dei pezzi più grossi: un uccello-guerriero armato di un ferro da calza». Lo scrittore americano non riesce a capire cosa stia facendo questo personaggio e chiede spiegazioni. Si tratta di «un uomo che suona il suo naso», dice il suo ospite torinese. Al che Roth chiede: «Un ebreo?». E ridendo Levi risponde. «Certo, un ebreo». Ora questi animali e buffi personaggi usciti dalla fantasia e dalle mani di Primo Levi occupano la Wunderkammer della Galleria d’Arte Moderna a Torino in una mostra curata da Guido Vaglio e Fabio Levi, Figure (fino al 26 gennaio 2020).

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La foto di Primo Levi con la scultura del gufo é di Mario Monge

 

Immagine correlata

PRIMO LEVI. Figure, GAM Torino

 

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Si tratta proprio di una “camera delle meraviglie”, perché chi non conosceva questa passione di Levi resterà sorpreso nel vedere il ragno, lo squalo, la tartaruga, il gabbiano, il canguro, l’istrice, il basilisco, il centauro, le figure umane identificate da Roth, insieme naturalmente al gufo e alla farfalla, mentre all’appello mancano ancora altri animali di filo di rame regalati dallo scrittore ad amici e parenti, risultato della sua attività di bricoleur, di tuttofare, come si potrebbe tradurre questa parola resa famosa da un altro Levi, Claude Lévi-Strauss, con cui il Levi di Torino è stato in contatto traducendo due suoi libri. Il bricoleur colui che adopera ciò che di volta in volta si trova sotto mano, vecchi pezzi e rottami e li rifunzionalizza, adottando costantemente il progetto alle caratteristiche del materiale a disposizione. In fondo Levi è stato per tutta la sua vita un “tuttofare”, usando per diventare scrittore, cosa che desiderava ben prima della deportazione, l’esperienza del Lager, che certo non ha voluto, e poi quella di chimico, questa sì scelta, ma anche ogni altra esperienza che gli capitava per caso o per ventura. Se si rileggono oggi le sue pagine, oggi che la sua figura di testimone lascia il passo a quella dello scrittore, senza però mai dimenticare da dove è nato in quanto scrittore, cioè dal Lager, ci si rende conto che è stato un grande bricoleur, con la testa e con le mani, proprio come ha fatto con i suoi animali e personaggi fantastici che sono in stretta connessione con i suoi racconti fantabiologici, dal momento che si tratta di creature fantastiche e insieme reali, di visioni, dovremmo dire, perché in Levi c’è un aspetto visionario che si coniuga con il suo realismo. Ma forse la chiave per interpretare queste figure di rame, che ricordano per certi aspetti l’art brut di Jean Dubuffet, e per altri i giochi infantili con materiali trovati, l’ha offerta proprio Roth in quella intervista quando ha scritto che tra tutti gli «artisti intellettualmente dotati» Levi possiede qualcosa di unico: è «più chimico artista che chimico scrittore», oltre ad essersi adattato «all’ambiente circostante in tutti i suoi aspetti». Gli animali di Figure ci permettono di vedere meglio chi sia stato questo chimico-artista appartenente alla Torino ebraica del XX secolo, nato come scrittore nel resoconto della sua esperienza di deportato in un campo di sterminio nazista. Prima di tutto un artista, non nel senso moderno del termine, ma in quello classico: un artigiano, un “tuttofare”, appunto, un uomo che ha fatto della adattabilità uno degli aspetti preponderanti della sua attività oltre che della sua vita; poi, come scrive Roth, è anche un intellettuale, parola oggi in disuso, ma che in lui riveste un significato molto vicino alla passione infantile che s’intravede nell’attività con i fili di rame: un curioso interessato a tutto, desideroso di sperimentare ogni cosa, dotato di un senso della meraviglia che, come ha detto una volta suo cugino Stefano Levi Della Torre, si compendiava nel suo sorriso. Ma forse la chiave ulteriore per leggere questa sua complessa personalità risiede proprio nel tema del gioco, una delle questioni importanti non ancora esplorate a fondo, se si esclude un saggio di Stefano Bartezzaghi dedicato allo scrittore-giocatore. Le “figure” esposte alla Wunderkammer della Gam di Torino, realizzate in gran parte tra il 1955 e il 1975, sono una delle forme tangibili della sua attività di giocatore, che è prima di tutto quella di giocatore con le parole, e poi di linguista dilettante, d’appassionato di giochi di bambini, di cultore di argomenti strani e bizzarri. Nella bacheca centrale della esposizione ci sono fogli provenienti dai suoi quaderni, dove Levi giocava con le forme e coi numeri.

 

Il tema della forma è quello che unisce i vari aspetti della sua attività di giocatore e di bricoleur: formule matematiche, disegni col computer, solidi tridimensionali, bolle di sapone e superfici minime, e naturalmente sotto le cuspidi bianche, inventate da Gianfranco Cavaglià, gli animali di fili di rame. Davvero Primo Levi appare un poliedro i cui lati in ombra sono sempre più di quelli in luce, molti dei quali ancora da esplorare.

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