COS’E’ IL MES (MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA’ ) – COS’E’ IL FONDO SALVA STATI EUROPEO ? –MONEY, 18 NOVEMBRE 2019 +++ ANSA.IT -20 NOVEMBRE 2019 :. PATANUELLI, PRESIDENTE ABI ( ASSOCIAZIONE BANCHE ITALIANE ) :: ” se Mes cambia condizioni debito, compriamo meno. Presidente Abi, non ci hanno consultato.

 

MONEY — 18 NOVEMBRE 2019

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MES: cos'è il Fondo Salva Stati europeo e perché i risparmi degli italiani sono a rischio

 

MES: cos’è il Fondo Salva Stati europeo e perché i risparmi degli italiani sono a rischio

Cos’è il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) e come funziona il fondo salva Stati? Ecco perché con la nuova riforma l’Italia sarebbe svantaggiata

Nato nel 2012 quando, a sostituzione del Fondo europeo di stabilità finanziaria e del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, il MES è di fatto il fondo monetario dell’Unione Europa con l’obiettivo di dare sostegno ai Paesi componenti in caso di crisi finanziaria e rischio default.

 

Ad oggi il Meccanismo Europeo di Stabilità ha “salvato” Cipro, Spagna e Grecia e l’Italia ne è il terzo maggior sostenitore con 14 miliardi di euro versati. Più di noi, in base ai risultati del PIL del 2010, hanno dato solo Germania e Francia.

 

MES: che cos’è il fondo salva stati europeo?

L’European Stability Mechanism (MES) è il nuovo meccanismo permanente di stabilizzazione finanziaria d’Europa; è stato creato dalle modifiche al Trattato Europeo approvate il 23 marzo 2011 ed è stato sottoscritto dai 17 membri della moneta unica l’11 luglio 2011.

Tutti i 19 Stati membri dell’Eurozona sono anche membri del Meccanismo Europeo di Stabilità, che ha sostituito il Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) e che contribuisce a stabilizzare la zona euro su una base a lungo termine.

 

Il MES è stato istituito dal trattato internazionale come un’istituzione finanziaria internazionale con sede in Lussemburgo.

Qual è lo scopo del MES?

Lo scopo del Meccanismo Europeo di Stabilità è quello di mobilitare le risorse finanziarie e metterle a disposizione degli Stati membri dell’Eurozona in difficoltà finanziaria. Tale assistenza può implicare una serie di strumenti di finanziamento ed è fornita soltanto nel rispetto di rigorose condizioni di politica economica, e solo quando è indispensabile per salvaguardare la stabilità dell’Eurozona nel suo complesso.

 

Chi gestisce il Fondo salva stati?

Il Meccanismo di Stabilità Europea sarà gestito da un Consiglio dei Governatori costituito da:

  • i ministri delle finanze dell’area euro,
  • il commissario UE agli Affari economico-monetari
  • il Presidente della BCE.

Come funziona il MES?

Questo fondo ha la possibilità di emettere titoli, garantiti dalla proporzione delle quote di capitale dei paesi, nella BCE, ma anche di comprare titoli di Stato sul mercato primario e su quello secondario.

Sempre secondo quanto riportato dai documenti ufficiali riguardo al tasso di interesse, il MES persegue la «completa copertura dei costi operativi e di finanziamento e vi include un margine adeguato». Inoltre, il fondo si impegna a presentare il capitale richiesto entro sette giorni dalla data di presentazione della richiesta formale di aiuto.

Il meccanismo europeo di stabilità opera secondo una procedura stabilita dal Trattato del MES.

Gli stati membri che intendano chiedere assistenza finanziaria devono presentare domanda al Presidente del Consiglio dei governatori dell’MES.
Una volta ricevuta, la richiesta è valutata dalla Commissione europea insieme alla BCE e, se necessario, al Fondo monetario internazionale.

  • C’è un rischio per la stabilità finanziaria dell’Eurozona nel suo complesso?
  • Il debito pubblico del membro del MES interessato è sostenibile?
  • Di quanta assistenza finanziaria il membro del MES ha effettivamente bisogno e come può essere coinvolto il settore privato?

Sulla base di queste domande, il consiglio dei governatori del Meccanismo decide se l’assistenza finanziaria può, in linea di principio, essere concessa.

Quote di partecipazione al MES

Il MES ha un capitale sottoscritto totale di 704.798.700.000 di euro, circa € 705 miliardi (dopo l’adesione della Lituania il 3 febbraio 2015). Questo è costituito da 80,5 miliardi di euro di capitale versato e 624,3 miliardi in capitale richiamabile.

La quota dei singoli Stati membri nel finanziamento si basa sulla singola quota di capitale nella BCE, con disposizioni transitorie a tempo determinato applicabili ad alcuni nuovi Stati membri. In linea con la chiave della BCE, la quota della Germania nel finanziamento di tale sistema è di circa il 27%, il che equivale a circa 22 miliardi di euro in versato e circa 168 miliardi in capitale richiamabile.

La capitale è stato pagato in cinque tranche. Le prime due tranche sono state pagate nel 2012, altre due nel 2013 e l’ultima tranche è stata versata nel 2014.

Stato Capitale richiamabile (in mld/€) Capitale versato (in mld/€) % di partecipazione
Germania 168,3 21,7 27%
Francia 126,4 16,3 20,2%
Italia 111,1 14,3 17,8%
Spagna 73,8 9,5 11,8%
Paesi Bassi 35,4 4,6 5,7%
Belgio 21,6 2,8 3,5%
Grecia 17,5 2,3 2,8%
Austria 17,3 2,2 2,8%
Portogallo 15,6 2,0 2,5%
Finlandia 11,1 1,4 1,8%
Irlanda 9,9 1,3 1,6%
Slovacchia 8,1 0,7 0,8%
Slovenia 2,7 0,3 0,4%
Lituania 2,5 0,3 0,4%
Lettonia 1,7 0,2 0,3%
Lussemburgo 1,6 0,2 0,2%
Cipro 1,2 0,2 0,2%
Estonia 1,2 0,1 0,2%
Malta 0,5 0,1 0,1%

*dati aggiornati a Febbraio 2015

Le critiche al MES

Uno dei punti maggiormente soggetti a critiche è quel che riguarda il rinnovato potere della Banca Centrale Europea e, per conseguenza, le limitazioni imposte al settore bancario e ai governi nazionali.

Non mancano inoltre critiche dalla Grecia: Varoufakis, ministro greco delle finanze, nel libro «Il Minotauro Globale» critica aspramente i contorti meccanismi che fanno parte del Fondo.
La somma a garanzia fornita agli Stati in difficoltà viene suddivisa e composta dalle partecipazioni di ciascun stato membro non in difficoltà.
In poche parole, parte dei soldi concessi alla Grecia corrispondono a capitali messi a disposizione in parte dalla Germania, in parte dall’Italia, dalla Francia e così via. Ma, dato che ogni stato riesce a garantire uno status di affidabilità, alla quota versata da ciascuno stato viene riconosciuto un interesse diverso.

Ed è qui il pericolo: se uno degli Stati più «affidabili» dovesse trovarsi in difficoltà e aver bisogno del Meccanismo, la quantità dei fondi che non può più garantire si riversano necessariamente sugli Stati più piccoli.

 

ansa.it  20 novembre 2019

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2019/11/20/ue-patuellise-mes-cambia-condizioni-debito-compriamo-meno_1aba485c-75c0-434b-90a4-cbc099cbb775.html

 

 

Ue: Patuelli, se Mes cambia condizioni debito, compriamo meno

Presidente Abi, non ci hanno consultato, giudicheremo dopo

 

ANTONIO PATUELLI, PRESIDENTE ABI  (= ASSOCIAZIONE BANCARIA ITALIANA )

 

 

BRUXELLES – “Il problema è il debito pubblico italiano, che non è quello delle banche. Se le condizioni relative al debito pubblico si alterano, o per maggiori assorbimenti o per elementi che favoriscano sinistri, è chiaro che le banche italiane sottoscriveranno meno debito pubblico. E non saranno solo le banche, perché su 2.350 miliardi di debito pubblico italiano, la gran parte oggi è sottoscritta da soggetti nazionali”: lo ha detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, durante un incontro con la stampa risponde a chi gli chiede un giudizio sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità. “Non ho avuto notifica alcuna né coinvolgimento alcuno. Leggo, guardo gli atti, ma le responsabilità sono istituzionali. Non c’è una compartecipazione o un tavolo in proposito”, ha aggiunto. “Non mi intrometto nelle polemiche interne, politiche e governative, di questa fase. Non hanno fatto un tavolo con gli stakeholders, di conseguenza le responsabilità se le gestiranno loro. Io giudicherò dopo”, ha concluso.