Stamattina ho visto in cielo, qui a Milano, una nuvola di uccelli piccoli che ho preso per rondine forse ritardatarie…invece…come saprete tutti, sono :: STORNI — un articolo de IL POST, 2 NOVEMBRE 2019 +++ LE SCIENZE

 

 

 

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in questa foto sembrano rondini…

 

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erano così stamattina…

 

 

 

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Perché gli storni amano le città

 

 

Perché gli storni amano le città

Tutto sui piccoli uccelli neri che in questo periodo dell’anno vediamo fare complesse coreografie aeree

 

 

Storni nel cielo sopra Gretna, in Scozia, il 12 novembre 2017
(La Presse/Owen Humphreys/PA Wire)

 

 

 

Storni in una vigna vicina a Mikulov, in Repubblica Ceca, il 26 agosto 2019
(Vaclav Salek/CTK via AP Images)

 

 

 

Stormi di storni lungo l’autostrada M6, vicino a Gretna, in Scozia, il 21 novembre 2018
(Jeff J Mitchell/Getty Images)

 

Storni a Steinhöfel, nel Brandeburgo, il 16 settembre 2019
(Patrick Pleul/picture-alliance/dpa/AP Images)

 

Storni attorno a un’automobile, il 5 febbraio 2018 a Liverpool, in Inghilterra
(Christopher Furlong/Getty Images)

 

Storni che si preparano alla migrazione autunnale volano sopra un gregge di pecore in un campo a nord di Francoforte, in Germania, il 21 ottobre 2019
(Frank Rumpenhorst/picture-alliance/dpa/AP Images)

 

 

Uno stormo di storni sul Blenkinsopp Castle, nel Northumberland, il 18 febbraio 2018
(La Presse/Owen Humphreys/PA Wire)

 

Stormi di storni lungo l’autostrada M6, vicino a Gretna, in Scozia, il 21 novembre 2018
(Jeff J Mitchell/Getty Images)

 

 

 

In molte città italiane ed europee, alzando gli occhi al cielo in questo periodo dell’anno, di mattina e di sera, può capitare di vedere un gran numero di piccoli uccelli volare in gruppo, disegnando complesse coreografie aeree: sono gli storni, o Sturnus vulgaris secondo la denominazione scientifica, piccoli uccelli migratori di cui esistono tra i 200 e 100 milioni di esemplari nel mondo, in Italia sono tra uno e quattro milioni a seconda delle stime. Nelle città del nord Italia tendenzialmente passano per migrare più a sud, mentre a Roma e in altre località del centro e del sud vivono per tutto l’anno. D’inverno comunque ce ne sono di più, perché la popolazione residente viene raggiunta da stormi che provengono dall’Europa settentrionale e orientale, e si pensa che in generale il loro numero in Italia stia aumentando.

 

 

Che animali sono gli storni
Gli storni sono lunghi circa 20 centimetri e hanno le penne perlopiù nere, vagamente iridescenti; quando li si guarda da vicino, d’inverno, si possono notare piccole macchie bianche sul piumaggio che d’estate non ci sono. Quelli con le penne un po’ più marroncine sono gli esemplari più giovani, mentre non ci sono praticamente differenze tra femmine e maschi. Le zampe sono rosa, mentre il becco è nero d’inverno e giallo d’estate. Le uova invece sono azzurrine. Si accoppiano due volte all’anno, in primavera e in estate.

 

 

Sono uccelli piuttosto rumorosi e gregari: stanno insieme anche di notte, dormendo in aree favorevoli per ospitarne in gran numero, come canneti e alberi cittadini. E sono onnivori: con qualche variazione stagionale, che dipende dalla presenza delle risorse alimentari, mangiano invertebrati, semi e frutti. Esiste una decina di sottospecie di storni, diffuse in diverse parti del continente euroasiatico. In origine la specie si era differenziata nell’est dell’Asia ma nel corso dei millenni, con i cambiamenti climatici che hanno reso l’Europa più calda e con i cambiamenti paesaggistici realizzati dalle persone, il loro areale si è ingrandito: gli storni sono adatti a trovare cibo in terreni poco alberati, per questo il fatto che gran parte delle foreste europee siano state abbattute per fare posto a pascoli e campi li ha molto favoriti.

Si pensa che si radunino in grossi stormi soprattutto per difendersi dai predatori, come i falchi pellegrini e gli sparvieri, che li cacciano anche in città, come mostra questo video di BBC One girato a Roma.

 

VIDEO ::3,01

 

In volo gli stormi cambiano forma ed estensione frequentemente. Non c’è un uccello che guidi gli altri e ciascuno adatta direzione e velocità in base ai movimenti dei suoi vicini.

 

VIDEO ::2,01

 

Come funzionano le migrazioni degli storni
D’inverno le popolazioni di storni, che d’estate si possono vedere nel nord e nell’est dell’Europa, migrano nel sud del continente, in Italia, nel sud della Francia, in Spagna e anche in Tunisia, mentre quelle che vivono nelle zone più meridionali sono stanziali, come dicevamo. In America del Nord – dove gli storni furono introdotti nel 1890, a New York, con la liberazione di 100 esemplari – c’è una migrazione simile: le popolazioni di storni che d’estate vivono in Canada, con l’inverno si spostano negli Stati Uniti andando ad aggiungersi alle popolazioni che vi risiedono tutto l’anno.

In generale non è una specie molto affezionata ai luoghi in cui si trova a fare il nido e a migrare: sia le variazioni climatiche che la disponibilità delle risorse alimentari spingono gli storni a cambiare le proprie abitudini.

In Italia i primi storni migratori arrivano a metà agosto, ma il grosso della migrazione, a cui partecipano decine di milioni di uccelli, avviene dalla fine di settembre all’inizio di novembre. Questo periodo è quello in cui si possono vedere più stormi nelle città del nord Italia.

Perché agli storni piacciono le città
L’attività umana ha molto favorito gli storni non solo perché i campi coltivati sono stati per secoli un ottimo terreno per la caccia degli invertebrati, ma anche perché le città contemporanee, piene di pali della luce su cui posarsi e riscaldarsi e alberi dove dormire, sono particolarmente accoglienti per questi uccelli. Inoltre nelle città ci sono meno predatori. Tuttavia gli storni continuano ad andare nei campi e nei pascoli (e sui campi da golf e attorno alle piste di atterraggio degli aeroporti) per mangiare, perciò in città si vedono solo di mattina e di sera: nel corso della giornata sono come pendolari tra città e campagna, ma a differenza delle persone “lavorano” fuori città e ci tornano per andare a dormire.

I cambiamenti nelle tecniche agricole, tra cui il maggior uso di pesticidi che hanno ridotto la presenza di insetti e altri invertebrati nei campi, hanno ridotto il numero di storni presenti nei paesi del nord e dell’ovest dell’Europa a partire dagli anni Ottanta. Tuttavia si stima che la popolazione mondiale, numerosissima, non abbia subito cali significativi, per questo gli storni non sono considerati una specie minacciata dalle attività umane.

 

 

VIDEO: 2,25

 

I danni causati dagli storni e cosa si può fare per prevenirli
Al contrario, per diverse ragioni gli storni possono essere dannosi per le persone. Anche se in passato aiutavano gli agricoltori liberando i campi dagli insetti (tanto che furono introdotti in Australia proprio per aiutare nelle attività agricole), oggi creano parecchi problemi quando scelgono di mangiare germogli e frutti sui rami, per esempio le ciliegie. In città poi gli stormi di storni creano disagi per via del rumore dei loro richiami e, ancora di più, per la gran quantità di guano che producono. Fino a un milione di uccelli si possono raccogliere in un unico punto – ad esempio, a Roma, nella piazza di fronte alla stazione Termini, o al cimitero del Verano – sporcando moltissimo marciapiedi e strade e causando un forte cattivo odore.

Un altro potenziale problema legato agli storni è quello della loro presenza vicino agli aeroporti: in passato è capitato che un piccolo stormo finisse nel motore di un aereo o si scontrasse con un velivolo causando incidenti. Successe ad esempio all’aeroporto di Roma Ciampino nel 2008, quando un aereo Boeing 737 di Ryanair dovette fare un atterraggio di emergenza dopo essersi scontrato con circa un centinaio di storni.

Per cercare un rimedio ai problemi causati dagli storni, soprattutto nelle città, sono state pensate varie ipotesi di soluzioni, ma l’alto numero degli uccelli delle popolazioni cittadine rende vana gran parte degli interventi. Organizzazioni per la difesa degli animali come la LIPU cercano di risolvere i problemi causati dagli storni senza che sia necessario uccidere parte della popolazione – misura che peraltro si è sempre dimostrata inefficace, proprio perché sono tantissimi: ad esempio allontanandoli dalle zone molto frequentate dalle persone usando dei richiami d’allarme registrati o delle luci fastidiose, oppure sfoltendo i rami degli alberi cittadini per renderli meno accoglienti per gli stormi. Secondo la LIPU ingaggiare falconieri è una misura inutile, mentre può avere senso favorire la presenza di predatori selvatici, come i falchi pellegrini ma anche gufi e altri rapaci, in città. Per farlo si usano cassette-nido per rapaci diurni e notturni, che possano aiutare i predatori a nidificare e quindi ad aumentare di numero per ridurre quello degli storni.

 

 

 

 

 

LE SCIENZE DEL 28 LUGLIO 2014

http://www.lescienze.it/news/2014/07/28/news/stormo_storni_propagazione_informazione_fenomeni_critici-2226089/

 

 

In uno stormo di uccelli in volo, la decisione di cambiare direzione viene presa da un piccolo gruppo di uccelli, e nel giro di mezzo secondo l’informazione si propaga a tutti gli altri secondo leggi matematiche che descrivono fenomeni della materia condensata, come le transizioni di fase che portano alla superfluidità. Lo ha scoperto uno studio di ricercatori italiani analizzando le riprese video in tre dimensioni di circa 400 storni(red)

fisicamatematicacomportamentoanimali

 

Il volo di uno stormo di storni, e in particolare la trasmissione delle informazioni tra i membro del gruppo che ne consentono i cambiamenti di direzione, ha molte somiglianze con il comportamento quantistico degli atomi che si osserva nella materia condensata in fenomeni critici, come per esempio il cambiamento di stato che permette la transizione dell’elio liquido allo stato di superfluido, in cui l’elio scorre praticamente senza attrito. È il risultato di uno studio pubblicato su “Nature Physics” a firma di Alessandro Attanasi e colleghi della Sapienza Università di Roma e dell’Istituto dei sistemi complessi del CNR di Roma.

Il volo superfluido degli storni

Gli storni sono animali noti per il caratteristico volo in formazione: questa è la scena che si presenta nei cieli di Roma, ogni sera al tramonto, nei mesi invernali (COBBS Lab, ISC-CNR, Rome)

 

In natura, molti animali vivono in società o in gruppi, e le decisioni su quali comportamenti collettivi debbano essere seguiti nelle varie situazioni è estremamente rilevante. Per esempio, nel caso in cui un gruppo sia minacciato da un predatore, è importante che durante la fuga venga mantenuta la coesione del gruppo. Questo significa che deve esserci un meccanismo efficace e affidabile non solo per decidere in che direzione fuggire, ma anche per fare in modo che l’informazione sui cambiamenti di direzione si propaghi molto rapidamente a tutti i membri del gruppo.

Finora le ricerche non hanno chiarito in che modo gruppi di animali possano raggiungere un alto grado di affidabilità. Uno dei modelli studiati per chiarire questo aspetto è lo stormo di uccelli, in particolare di storni (Sturnus vulgaris).

In quest’ultimo studio, Attanasi e colleghi hanno filmato, usando tre diverse videocamere, il volo di uno stormo composto da circa 400 storni. Dall’analisi delle riprese, i ricercatori hanno poi ricavato le traiettorie in tre dimensioni dei singoli uccelli in funzione del tempo.

Innanzitutto, Attanasi e colleghi hanno scoperto che un ristretto numero di uccelli,

tra loro vicini durante il volo in formazione, cambiano direzione per primi. L’informazione sulla direzione successivamente raggiunge tutti gli altri membri nell’arco di circa mezzo secondo. La distanza percorsa dall’informazione aumenta linearmente nel tempo: questo significa che la velocità dell’informazione attraverso lo stormo è pressoché costante e raggiunge il valore di 20-40 metri al secondo. Inoltre, la velocità di propagazione può variare in misura significativa tra uno stormo e un altro.

Da un punto di vista teorico, lo stormo ha di solito dimensioni rilevanti e l’informazione deve attraversare un certo numero di passaggi intermedi. In queste condizioni, ci si aspetterebbe un certo grado di attenuazione, con una conseguente dispersione degli uccelli in posizione più periferica e una perdita di coesione dello stormo. Tutto questo però non si verifica: l’analisi delle riprese video ha mostrato che la propagazione dell’informazione avviene con una dissipazione trascurabile.

La mancanza di dissipazione è la chiave per arrivare a una formalizzazione matematica del modo in cui avviene il trasporto dell’informazione nello stormo. In primo luogo, questa mancanza di dispersione consente di escludere che si tratti di un un trasporto di tipo diffusivo, paragonabile cioè alla dispersione di una goccia d’inchiostro un bicchiere d’acqua. Inoltre, permette anche di escludere che l’informazione si propaghi come un suono, per effetto di fluttuazioni della densità dello stormo che, come si è verificato, non hanno influenza sulla propagazione.

Piuttosto, le fluttuazioni che si propagano durante un cambiamento di direzione riguardano l’orientamento nello spazio che ciascun membro del gruppo deve mantenere durante il volo, regolandosi rispetto agli uccelli vicini. Sviluppando questi dati con l’aiuto di considerazioni fisico-matematiche generali, Attanasi e colleghi hanno definito una serie di equazioni che descrivono egregiamente il comportamento degli storni.

Si tratta di equazioni matematiche simili a quelle usate per descrivere le transizioni di fase, per esempio il passaggio dell’acqua liquida allo stato solido, o altri fenomeni critici squisitamente di natura quantistica, come quelli che interessano l’elio superfluido, che dipendono dalle interazioni tra l’orientazione degli spin degli atomi che costituiscono il materiale e che permettono all’elio in questo stato di avere di fatto viscosità nulla e quindi scorrere senza attrito.

Al di là dei tecnicismi matematici, i risultati gettano una luce sull’evoluzione di un comportamento collettivo adattativo di estrema importanza per la sopravvivenza di degli uccelli.

 

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2 risposte a Stamattina ho visto in cielo, qui a Milano, una nuvola di uccelli piccoli che ho preso per rondine forse ritardatarie…invece…come saprete tutti, sono :: STORNI — un articolo de IL POST, 2 NOVEMBRE 2019 +++ LE SCIENZE

  1. Donatella scrive:

    Assomigliano un po’ alle sardine e sono difficili da far sloggiare.

  2. Donatella scrive:

    Assomigliano un po’ alle sardine e sono difficili da far sloggiare.
    Non c’entra niente…
    Nel libro di Alessandro Barbero,”Donne, madonne, mercanti e cavalieri”, Laterza, 2013, vengono narrate molto minuziosamente sei storie medioevali, grazie anche a numerose testimonianze scritte e, in alcuni casi, vere e proprie autobiografie. Prendiamo la più eccezionale, quella di Christine de Pizan, molto conosciuta in Francia oggi e nel suo tempo con questo nome. Potremmo chiamarla Cristina da Pizzano, il suo nome originario, un posto sull’Appennino bolognese. Il padre è un intellettuale, maestro Tommaso da Pizzano, che è professore di Medicina e di Astrologia all’Università di Bologna e che in seguito viene chiamato ad insegnare a Venezia. Nello stesso anno in cui nasce sua figlia Cristina, nel 1365, Tommaso viene invitato alla corte del re di Francia, come medico e astrologo personale del re Carlo V il Saggio. Quindi Cristina nasce e cresce in un ambiente colto e autorevole. Si sposa molto giovane con un segretario del re che appartiene allo stesso ambiente del padre, la corte di Francia. Dopo dieci anni di matrimonio felice nonostante la differenza di età ( nove anni tra lei e il marito), il marito molto amato muore all’improvviso e Cristina deve fare fronte a tutte le difficoltà del caso ( creditori veri e falsi, stipendi arretrati del marito per cui la vedova deve fare causa). Tra tante avversità Cristina scopre però una cosa buona: ha più tempo per se’ e ricomincia a leggere. Leggendo le viene voglia di scrivere. Scrive poesie, ballate di rimpianto per il suo uomo morto, ballate sulla solitudine e l’imprevedibilità della sorte. Qualcuno legge le sue ballate e le viene suggerito di scrivere quello che le è capitato. Lei scrive, la sua scrittura piace negli ambienti altolocati in cui è sempre vissuta. Il Duca di Borgogna, uno dei più grandi principi del regno, le commissiona un libro sul re Carlo il Saggio, che lei ha conosciuto da bambina. Cristina comincia ad intervistare chi ha conosciuto il grande re e scrive il libro dei fatti e dei detti memorabili del re Carlo il Saggio. E’ la prima donna a scrivere un libro di storia. Continua a scrivere su commissione e le committenze arrivano. Viene invitata a trasferirsi in Italia dal duca di Milano Gian Galeazzo Visconti, ma Cristina decide di restare in Francia, dove ormai è famosa e ben pagata…
    Ho voluto mettere in rilievo questa storia, magistralmente scritta da Alessandro Barbero, perché è un unicum tra le donne del medioevo, un’autrice di best seller. Consiglio a tutti di andare a leggere la sua storia sul libro che ho prima citato.

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