SANDRA AMURRI, Dal Cile alle Sardine, un coro di “Bella Ciao” diventato l’inno planetario contro ogni oppressione – IL FATTO QUOTIDIANO DEL 26 NOVEMBRE 2019–pag. 17

 

 

+++  Il mondo canta “Bella Ciao” – (The world sings “Bella Ciao”)—bellissimo montaggio di Virginia Avveduto : grazie !

 

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 26 NOVEMBRE 2019–pag. 17

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/11/26/dal-cile-alle-sardine-un-coro-di-bella-ciao/5580226/

 

 

 

IN EDICOLA/POLITICA

Dal Cile alle Sardine, un coro di “Bella Ciao”

Dal Cile alle Sardine, un coro di “Bella Ciao”

Second life – È la colonna sonora delle nuove proteste nel mondo

 

 

È divenuta la colonna sonora della ribellione dei giovani che riempiono le piazze da nord a sud del Paese e, immediatamente, Bella Ciao, viene considerato, seppure storicamente non lo sia, un canto comunista. Ma Bella Ciao non è “Bandiera rossa” e neppure “Fischia il vento”. Allora cos’è veramente? È il canto, simbolo della Resistenza dei popoli contro l’oppressione che supera i confini nazionali per diventare l’inno dei rivoluzionari di tutto il mondo.

 

Santiago, Hong Kong e anche Netflix

La ascoltiamo intonare in tutte le lingue, in arabo, in cinese, in turco, in greco, l’abbiamo sentita cantare al termine del comizio ad Atene di Alexis Tsipras, dai manifestanti cileni in rivolta, da quelli di Piazza Taksim a quelli iracheni, a quelli di Hong Kong, dalle combattenti curde di Kobane, ai braccianti messicani in California.È divenuta perfino la colonna sonora del movimento per la protezione dell’ambiente contro il cambiamento climatico e del movimento per la Pace.

Un canto che ha ricevuto una enorme spinta propulsiva anche grazie alla serie televisiva spagnola su Netflix La Casa di Carta.

Forse a identificarla con un canto comunista ha contribuito quel fiume di persone giunte in piazza San Giovanni il 13 giugno del 1984 per dare l’ultimo saluto al segretario del Pci, Enrico Berlinguer. Da allora, come spiega il docente di Storia della lingua, musicista, cantautore, Carlo Pestelli, autore di “Bella ciao. La canzone della libertà”, libro sintetico, divulgativo pubblicato da Add editore: “La ‘comunistizzazione’ di Bella Ciao ha un doppio effetto: la rende uno spauracchio per la destra e ne aumenta il legame ideologico e politico con la sinistra. Per questo si ripetono con più frequenza i tentativi di censurare la canzone o di ometterla dalla memoria storica del nostro Paese, perché ricondotta a una sola parte politica, e quindi considerata antidemocratica”. Tanto è vero che nel 2011, in occasione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia il cda della Rai di fronte alle proteste per aver trasmesso Giovinezza decise di cancellare anche Bella Ciao come se le due canzoni avessero la stessa, seppure opposta, valenza politica. Mentre Bella Ciao resta l’inno della resistenza planetaria dei popoli contro l’oppressione e l’ingiustizia che pochi giorni fa Don Biancalani – parroco di Vicofaro in provincia di Pistoia – non ha esitato a intonare con i fedeli al termine della Santa Messa, nonostante la reprimenda della Curia: “In Chiesa si debbono intonare solo canti appropriati”.

Piazza Maggiore a Bologna e le voci dei ragazzini

In piazza Maggiore a Bologna l’ha intonata, spontaneamente, al suo esordio il movimento delle Sardine: “È l’idea dell’unità del popolo contro la destra, è identità costituzionale” ci dice il filosofo Stefano Bonaga “la cantano in tutto il mondo, sono note di resistenza contro la prevaricazione, la prepotenza, in questo momento storico contro la prepotenza della Lega. A Bologna, c’ero, ero lì, hanno iniziato a cantarla ragazzini di 15, 16 anni. Quando li ho sentiti mi sono venuti i brividi e ho pensato: c’è speranza, vuol dire che la Costituzione la sentono viva come fosse la loro anima”.

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