+++ DANIELA PREZIOSI, GIOVANNI STINCO:: «Noi sardine, insieme, saremo un presidio contro la deriva leghista» — IL MANIFESTO DEL 29 NOVEMBRE 2019 –pag. 4

 

IL MANIFESTO DEL 29 NOVEMBRE 2019 –pag. 4

https://ilmanifesto.it/noi-sardine-insieme-saremo-un-presidio-contro-la-deriva-leghista/

 

 

POLITICA

«Noi sardine, insieme, saremo un presidio contro la deriva leghista»

Nel segno dei pesci. Mattia Santori: siamo una medicina alla malattia del populismo Domenica a Taranto a riunire la città, il 14 dicembre a Roma

Le sardine a Bologna

Le sardine a Genova

Risultati immagini per mattia sartori immagine '

MATTIA SARTORI E’ IL PRIMO DA SINISTRA CON I RICCIOLI…GIULIA E’ EVIDENTEMENTE L’UNICA RAGAZZA…

Non è facile trovare uno ‘slot’ ( = spiraglio ) per parlare con uno dei quattro ragazzi – tre e una ragazza – promotori delle «6000 sardine contro Salvini».Primo evento a Bologna il 14 novembre e poi una valanga di piazze autoconvocate. Ma non si può dire che siano stati «travolti» dagli eventi. Mattia Sartori – trent’anni, ricercatore nell’ambito dell’energia rinnovabile – è rimasto misteriosamente pacato e riflessivo, nonostante la sovraesposizione di questi giorni.

L’antipopulismo, la compostezza del linguaggio la capacità di ribaltare il discorso ovvero di rappresentare Salvini come un leader fragile. Dica la verità: c’è una teoria dietro la pratica della sardina?
No, c’è la normalità di quello che pensavano in tanti. Ma non era mai scattata la scintilla. Però poi ripensandoci era fisiologico: quella frattura sociale che si sta creando nel paese doveva scattare.

Qual è stato il punto di rottura?
Non un momento preciso. È successo negli ultimi anni, ogni volta che qualcuno di noi ha subito il linguaggio aggressivo e violento. Non è un caso che fra le sardine ci siano tanti cittadini con coscienza ma anche tantissime persone vittime di bullismo mediatico.

Siete nati sui social ma teorizzate la materialità della relazione politica: stare stretti in una piazza.
È una delle cose che abbiamo creato di cui non avevamo capito la portata. Gli esperti ci fanno notare che siamo riusciti a collegare il reale con il virtuale. È un messaggio potente. Abbiamo usato una strategia precisa. L’evento di Bologna è stato gestito in una maniera ponderata: prima solo ‘metti un click’, poi ‘facci vedere che sei una persona reale’, poi il volantinaggio per tramutare il virtuale in reale, infine l’incontro. Il vantaggio è stato che fino all’ultimo ci chiedevamo se lasciare ‘6000’ nel titolo dell’evento. Avere fissato l’asticella così in alto ci ha imposto di lavorare molto. È stata questa la magia.

Chi ha «ponderato» la strategia?
Tutti e quattro. Io all’inizio ho proposto la cosa, però tutti i passi successivi, venivano revisionati da tutti e quattro. Tutte le idee venivano vagliate, moltissime scartate, altre modificate.

Mi dà la sua parola d’onore che dietro non c’è un guru della comunicazione politica?
Sì. Ma questo è l’altro messaggio dirompente: quattro persone normali, che sanno usare facebook e che si sono interessate di politica, possono farlo. Vuol dire che tutti possiamo fare qualcosa.

Nel vostro «manifesto» c’è scritto che il populismo è fra i principali bersagli. Perché?
Probabilmente abbiamo parlato a una fetta di popolazione che non si sentiva più ascoltata o chiamata in causa. Per anni si è parlato solo a quella parte rabbiosa, scontenta, fragile e impaurita, e nessuno ha parlato a chi avrebbe recepito un messaggio più complesso. Il nostro messaggio è complesso. Non a caso il nostro inno, «Come profondo il mare» di Lucio Dalla è una canzone bellissima. Ma molto complessa. È stata un’idea di Giulia. Quando abbiamo letto il testo e l’abbiamo ascoltata abbiamo detto: è lei.

Insomma ha ragione chi vi descrive come indifferenti a chi non capisce messaggi complessi, alle diseguaglianze sociali su cui i populisti costruiscono le fortune?
Le piazze delle sardine sono piene di persone che odiano le diseguaglianze. E una grande componente è il mondo lgbt, femminista, degli immigrati. Non è casuale. Sono persone che hanno subìto l’aggressione del linguaggio populista di destra e della Lega. È chiaro che ancora non siamo alla fase in cui estraiamo contenuti dalla piazza. A Roma, il 14 dicembre, quando lo faremo, verrà fuori.

 

«Ancora»? Quanta strada c’è ancora da fare per le sardine?
Una strada che ogni giorno presenta curve inaspettate. È un esperimento e ogni giorno abbiamo una variabile in più per arrivare alla soluzione. Il tema che stiamo affrontando adesso, oltre ai problemi logistici e pratici, è fare emergere i contenuti e cercare di dare una continuità senza «scadere» in un partito politico. I belli che fanno una brutta fine non sono così belli.

Siete un marchio in franchising, nelle diverse città avete cose comuni, il no alle bandiere di partito. Ma a Taranto, domenica, potrete restare silenziosi come a Bologna?
Taranto non nasce da noi ma dal coordinamento delle sardine pugliesi che hanno deciso di fare il primo abbraccio, la prima nuotata a Taranto. All’inizio ero dubbioso. Poi ho parlato con loro ed ho capito che il messaggio sarebbe stato potente. Loro dicono: portiamo lo stile delle sardine in una terra che negli ultimi anni è stata divisa da tutte le promesse della cattiva politica. Non c’è una politica in grado di unire le mamme che hanno perso i figli agli operai che vogliono lavorare. Portiamo una medicina diversa in un territorio malato di una malattia legata al populismo di chi nega le risposte complesse. Senza bandiere sarà più facile per i tarantini ritrovarsi in un’idea di società e di una politica più seria. Per noi a Bologna c’è un’urgenza elettorale, da loro un’urgenza di vita.

Vi sentite una medicina?
Siamo un presidio fisico, democratico e culturale contro una possibile deriva sociale e politica pericolosa. Per questo ci sono forti dubbi se diventare un partito, a perdere l’indipendenza si rischia che il messaggio sia meno potente.

Insomma pensate a un partito.
Noi dell’Emilia Romagna no, ma dobbiamo confrontarci con il resto d’Italia. Chi ha meno speranze e rappresentanza politica di noi porrà la questione.

Dite che c’è qualche politico con la P maiuscola. Mi fa un nome?
No, perché in questi giorni ci strumentalizzano anche la carta igienica. Ma in Emilia Romagna abbiamo la fortuna di una coalizione ampia che al suo interno ha espressioni della sinistra e del civismo.

E lei andrà il 7 nella piazza di Bonaccini, a titolo personale.
Sì ma siamo andati al lancio della lista «Coraggiosa». Tutto quello che succede a sinistra ci interessa. Due di noi erano a sentire Grillo.

Dica la verità, siete una variabile dipendente dal Pd.
No. I vasi comunicano ma sono differenti. C’è una componente del Pd in piazza con noi perché condivide il messaggio ma le due strade sono completamente diverse.

I 5 stelle e la Lega sono utilizzatori di populismo, a volte lo è anche il Pd. C’è una differenza fra populismo e populismo?
I 5 stelle hanno avuto un tratto di populismo dall’inizio, ma c’è differenza con quello della Lega. Non è scusabile in nessuno dei casi, ma quello della Lega è più pericoloso.

Chiedete la razionalità in politica. Siete dei giovani adulti, o vecchi?
Intanto non siamo così giovani. Noi under 40 facciamo parte di quell’elettorato cresciuto a pane e cultura e vorremmo questo si ripresentasse nel discorso politico.

Il rapporto con gli altri movimenti com’è? I Fridays for future vi hanno invitato allo sciopero globale.
Sosteniamo i Fridays, ma tantissime sardine già ne fanno parte. Con i centri sociali di Bologna c’è stato un dialogo ma poi non sono venuti con noi.

Insomma dopo il flashmob nazionale di Roma che succede?
Ci sarà un confronto, dalla Sicilia al Piemonte. Noi emiliani romagnoli e noi calabresi avremo bisogno di tornare nei nostri territori. Poi cercheremo di capire cosa succederà dopo il 27 gennaio. Proveremo a restituire 5, 10, 15 punti su cui c’è accordo.

Sarete costretti a restare generici per restare unitari?
Questa sarà la sfida. Per questo dobbiamo scegliere meglio se o come andare in tv. Fin qui se vado io dico quello che penso io.

Ma le sardine hanno mai battuto uno squalo, nel mare?
So che quando lo squalo attacca un banco di sardine anche se ne mangia una ce ne sono altre duemila. E che più il mare è grande più la sardina vive.

Stiamo parlando di Salvini?
Non di lui, del suo messaggio.

 

What do you want to do ?

New mail

Una risposta a +++ DANIELA PREZIOSI, GIOVANNI STINCO:: «Noi sardine, insieme, saremo un presidio contro la deriva leghista» — IL MANIFESTO DEL 29 NOVEMBRE 2019 –pag. 4

  1. Donatella scrive:

    Finora le sardine mi sembrano impeccabili e intelligenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *