Siamo andati, anche per un certo tempo, a PESCOCOSTANZO IN PROVINCIA DELL’AQUILA IN ABRUZZO– E’ uno dei borghi più belli d’Italia- Si trova a 1395 m. s.l.m.

 

 

 

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Pescocostanzo con dietro il Monte Calvario

 

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Pescocostanzo – Mappa

 

dove si trova Pescocostanzo nel comune di L’Aquila

 

 

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Pescocostanzo è un comune italiano di 1 072 abitanti( dati 31 maggio 2019 ) in provincia dell’Aquila in Abruzzo. Considerato uno dei borghi storici d’Abruzzo, è sede di un’omonima stazione sciistica privata e membro del Club “I borghi più belli d’Italia”.

 

 

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Situato nella regione degli Altipiani maggiori d’Abruzzo, un territorio dominato prevalentemente da pascoli, a un’altitudine di 1395 m s.l.m., quarto comune più elevato degli Appennini[3], appartenente alla comunità montana Alto Sangro e altopiano delle Cinquemiglia, alle pendici del Monte Calvario (1743 m) dove è posta anche la stazione sciistica che fa parte del comprensorio dell’Alto Sangro, il paese domina la conca dell’altopiano del Quarto Grande, raggiungibile da est dalla strada statale 84 Frentana attraverso il valico della Forchetta (1300 m circa).

 

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La fondazione di Pescocostanzo viene fatta risalire al X secolo. Nell’XI secolo compare tra i possedimenti diretti dell’Abbazia di Montecassino.

Il terremoto del 1456 che devastò l’Abruzzo offrì le condizioni al borgo per cambiare l’assetto urbanistico, con l’afflusso di una massiccia colonia di maestranze lombarde; questo singolare evento lasciò la sua impronta nel tessuto sociale e culturale del paese. Tra l’altro si conserva l’uso del rito ambrosiano nelle cerimonie di battesimo celebrate nella Basilica di Santa Maria del Colle. Dal 1464 passa sotto il dominio di Ferdinando I d’Aragona.

 

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La svolta per la cittadina si ebbe nel 1774, quando assumendo il titolo di Universitas Sui Domina (comunità padrona di sé), motto che fregia tuttora lo stemma comunale, si riscattò dal dominio feudale. Trovarono accoglienza nella società gli studi giuridici, filosofici, storici, matematici, letterari e un notevole culto dell’arte. A testimoniare la cultura locale vi sono i patrimoni librari custoditi presso molte famiglie e i numerosi eletti ingegni fioriti a Pescocostanzo. Il primo e più autorevole interprete in Italia della filosofia kantiana fu infatti un cittadino pescolano, il filosofo e matematico Ottavio Colecchi. La presenza di un consistente numero di opere d’arte nel piccolo borgo aquilano trova spiegazione in due fattori: le notevoli risorse economiche di istituzioni pubbliche e dirigenti e la disponibilità di maestranze in grado di realizzare opere in pietra, marmo, ferro battuto e legno, tradizioni artigianali tramandate dopo l’immigrazione dei mastri lombardi tra il XV e il XVII secolo.

 

 

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Basilica Madonna del Colle, Pescocostanzo 2.JPG

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Basilica di Santa Maria del Colle

Zitumassin – Opera propria

 

Si tratta del monumento rappresentativo di Pescocostanzo. La chiesa attuale è una ricostruzione del 1456 della vecchia, dopo un terremoto. Nell’epoca rinascimentale barocca fu oggetto di restauri e ampliamenti, come la facciata del 1558 sul lato orientale, e il Cappellone del Sacramento del 1691. L’ampia aula quadrata dalla caratteristica spaziale unica in Abruzzo, è a cinque navate, suddivise da pilastri quadrati che sostengono archi a tutto sesto, senza transetto e con il coro rettangolare. L’ingresso laterale è oggi quello principale, dotato da imponente scalinata, risalente al 1580, sopra cui campeggia il portale tardo romanico con lunetta affrescata. La ricchezza degli apparati interni, tra i quali spiccano gli splendidi soffitti lignei: quello dell’ottavo decennio del XVII secolo di Carlo Sabatini e i due intermedi del 1742 dorati e intagliati, che incorniciano tele di pregio. Di notevole interesse è l’altare maggiore e la cancellata in ferro battuto sono una sintesi dell’operato delle maestranze abruzzesi nell’oreficeria del barocco. Il Cappellone del Sacramento è del 1699-1705, opera di Santo di Rocco e Norberto Cicco; tra le opere d’arte ci sono statue lignee come quella medievale della Madonna del Colle, gli stucchi di Giambattista Gianni e la pala d’altare di Santa Caterina di Tanzio da Varallo, che mostra la Madonna dell’incendio sedato (1614)

 

 

Oratorio del Suffragio dei Morti

 Asia – Opera propria

 

Interno della chiesa della Madonna delle Grazie

Zitumassin – Opera propria

 

Chiesa di Sant’Antonio Abate

Zitumassin – Opera propria

 

 

Eremo Di Sant’Antonio

 Pietro – Moto Itinerari

 

 

Palazzo Fanzago

Ricavato dall’ex convento di Santa Scolastica, risale al XVII secolo e ha la facciata serrata da possenti cantonali in pietra squadrata, scandita da una teorie di sei nicchie a timpani triangolari alternati, chiusi, spezzati, posti a rimare il piano della facciata. Il progetto di Cosimo Fanzago mostra i portali in pietra a tutto sesto, aperti nel corso del XIX secolo, per ospitare botteghe al pian terreno; le nicchie con le paraste ribattute da volute a mensole inginocchiate costituiscono un episodio chiave dell’opera di Fanzago, presentando analogie con l’altare della chiesa del Gesù e Maria. Di importanza sono le mensole lignee che sorreggono lo sporto di gronda del prospetto principale, raffiguranti un animale chimerico, metà leone e metà aquila, che allude alla custodia della perfezione, simbolo dell’originaria destinazione d’uso dell’edificio.

 

Palazzo Grilli

Zitumassin – Opera propria

 

Nonostante il richiamo allo stile classico dei portali e delle finestre, l’edificazione del palazzo è del XVII secolo. La linerarità della struttura è spezzata dalle quattro torrette angolari cantonali, i gaifi, in cima agli spigoli perimetrali. Il portale est ricorda l’incendio appiccato nel 1674 dai banditi. La pianta è rettangolare con l’aspetto di un palazzo fortificato.

 

 

Piazza del Comune

Lorenzo Testa – Opera propria

 

 

 

 

Palazzo del Comune—maury3001

Edificato nel XVIII secolo, il palazzetto rievoca il tipo edilizio della dimora pescolana, con scala di accesso esterna e ballatoio davanti il portale principale. Articolato in tre livelli, piano terra, piano nobile con ingresso e due balconi curvilinei, e piano di mezzo con finestre a edicola e coronamento ribassato, la struttura è arricchito da ringhiere in ferro battuto e dalla torre centrale dell’orologio. Sull’architrave del portale fu scolpito nel 1935 il motto SUI DOMINA, in ricordo della liberazione dal feudalesimo del paese da Ferdinando IV di Borbone

 

 

Un tipico merletto pescolano, conservato nel Cleveland Museum

https://clevelandart.org/art/1985.195

 

 

Donna a una tavola da lavoro, esempio del tombolo di Pescocostanzo.

 io – My own foto

 

 

Pescocostanzo e la stazione sciistica alle spalle

Zitumassin – Opera propria

 

 

 

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