MARIO DI VITO- INTERVISTA AL GIUDICE MILANESE GUIDO SALVINI SUL LIBRO APPENA PUBBLICATO DA CHIARELETTERE- IL MANIFESTO DEL 11 DICEMBRE 2019

 

 

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ANNO 1970

 

IL MANIFESTO DEL 11 DICEMBRE 2019

https://ilmanifesto.it/il-giudice-salvini-preparavano-lo-stato-di-emergenza/

 

ITALIA

Il giudice Salvini: Preparavano lo stato di emergenza

 

Senza giustizia, Piazza Fontana 1969-2019. I rapporti tra i nostri servizi segreti e Ordine Nuovo non furono occasionali ma organici, secondo un reciproco scambio di favori contro il nemico comune, che erano il Pci e le sinistre

Guido SalviniGuido Salvini

Guido Salvini (Milano, 11 dicembre 1953) è un magistrato italiano, presso il tribunale di Milano. Fin dall’inizio degli anni ottanta è giudice istruttore e poi GIP a Milano.

 

SOTTO NEL LINK ::  ci sono molte notizie sulla sua attività giudiziaria

https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Salvini_(giudice)

 

 

 

Mario Di Vito

EDIZIONE DEL  11.12.2019

PUBBLICATO10.12.2019, 23:59

 

Guido Salvini è l’uomo che più di tutti ha cercato nei tribunali la verità sulla strage di piazza Fontana. Negli anni ’70 faceva parte di un collettivo chiamato Movimento Socialista Libertario: una frangia ridottissima della sinistra extraparlamentare milanese del periodo («In sostanza eravamo in due: io e Michele Serra», dice oggi con un sorriso) di estrazione cattolica e radicale. Tempo dopo, a metà anni ‘90, da giudice istruttore del tribunale di Milano, Salvini avrebbe rimesso le mani sulla bomba di piazza Fontana, arrivando a processare i neofascisti Maggi e Zorzi, condannati all’ergastolo in primo grado e poi assolti in Appello e in Cassazione.

La maledizione di piazza Fontana è l’ultima opera del magistrato, da poche settimane in libreria per Chiarelettere. Una storia amara di depistaggi e misteri, ma i segreti rivelati non sono più segreti e, a distanza di mezzo secolo dalla bomba, la verità è qualcosa in più della somma dei dubbi e dei sospetti accumulati.

Lei dice che la strage ormai non è più un mistero. Perché?

Anche se la sentenza della Cassazione del 2005 ha assolto Maggi e Zorzi, ha confermato che responsabili della strage siano state le cellule venete di Ordine Nuovo, come avevano già visto negli anni ‘70 i magistrati Stiz e Calogero.

 

C’è stato però il ribaltamento totale del verdetto in Appello.

È un problema di valutazione delle prove raccolte. Le sentenze vanno rispettate ma ritengo discutibile la logica della frammentazione degli indizi, ognuno dei quali viene valutato singolarmente e non concatenato a quelli successivi. Un modo di procedere che finisce per sottovalutare contesto storico e moventi, portando inevitabilmente all’assoluzione degli imputati per insufficienza di prove.

Era già avvenuto con Freda e Ventura.

Sì, anche in quel caso nel processo di appello. Comunque la sentenza del 2005 ha stabilito esplicitamente la responsabilità di Digilio, prescritto perché aveva collaborato, e la colpevolezza di Freda e Ventura, che non erano però più processabili in quanto definitivamente assolti nel precedente processo: il risultato sul piano giuridico è stato parziale ma su quello storico si è fatta invece definitiva chiarezza.

 

Cosa doveva succedere dopo quel 12 dicembre?

Quel giorno ci furono tra Milano e Roma cinque attentati. Due giorni dopo avrebbe dovuto tenersi a Roma un grande raduno della destra, manifestazione che venne sospesa all’ultimo momento dal ministero dell’Interno. Ci sarebbero stati gravi incidenti che avrebbero reso inevitabile la dichiarazione dello stato di emergenza. Probabilmente fu anche il fatto che l’attentato alla Bnl di Roma fallì a non dare la forza sufficiente agli eversori per far precipitare la situazione.

Piazza Fontana e le altre stragi chiamano in causa la connivenza di parte dei nostri apparati di sicurezza.

 

I rapporti tra i nostri servizi e Ordine Nuovo non furono occasionali ma organici, secondo un reciproco scambio di favori contro il nemico comune, costituito dal Pci e dalle sinistre con la tutela poi dell’inconfessabile segreto su quanto avvenuto.

In molti casi uomini delle istituzioni ostacolarono il lavoro dei magistrati, fabbricando false piste, occultando reperti, agevolando l’espatrio di ricercati. Non si trattò di singole mele marce.

 

Il «lasciamoli fare» era la logica dei vertici della politica di allora?

 

Sono esistiti livelli di collusione della politica sottili, una disponibilità a beneficiare di una strategia terroristica che avrebbe giovato al rafforzamento degli assetti di potere e allontanato il pericolo comunista. Qualche bomba dimostrativa come avvenuto nei mesi precedenti, non certo una strage come quella di piazza Fontana. È probabile che Ordine Nuovo andò oltre quelli che erano i taciti accordi.

A livello umano che impressione ha avuto degli esponenti di Ordine Nuovo?

Erano autentici fanatici imbevuti di un’ideologia mitica, spesso esoterica e comunque del tutto antistorica. I loro piani, in un paese con una democrazia radicata come l’Italia, non potevano che fallire.

 

Nella sua indagine ha avuto degli ostacoli?

Sì, e dall’interno del mio mondo purtroppo.

Se il Csm non mi avesse reso le indagini e la vita impossibili con la minaccia del trasferimento d’ufficio e con i procedimenti disciplinari, finiti nel nulla ma durati sei anni, non sarebbero andate perse quelle energie che servivano per raggiungere l’intera verità. Chi ha voluto quegli attacchi contro di me porta addosso una grande responsabilità.

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