ANNA LOMBARDI, NEW YORK :: Pizzo ai talebani, sotto accusa le agenzie di sicurezza. Tangenti per garantire la ricostruzione. Ma spesso quei soldi finivano ai terroristi– REPUBBLICA DEL 29 DICEMBRE 2019 –pag. 12

 

 

REPUBBLICA DEL 29 DICEMBRE 2019 –pag. 12

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Pizzo ai talebani, sotto accusa le agenzie di sicurezza

Tangenti per garantire la ricostruzione. Ma spesso quei soldi finivano ai terroristi

dalla nostra inviata Anna Lombardi

 Afghanistan – Soviet tank at the firing position.jpgfoto Sergey Novikov.

GLI STATI UNITI IN AFGHANISTAN CI SONO DAL 2001 ( DOPO L’ATTENTATO ALLE TORRI GEMELLE,  NEL 2001 APPUNTO ) FINO AD OGGI.

SONO QUASI 20 ANNI !

NEW YORK — Decine di contractor, società private impegnate in progetti di ricostruzione in Afghanistan, fra 2009 e 2017 pagarono il pizzo ai talebani per garantire la sicurezza dei loro cantieri. Con buona pace del fatto che quei soldi, spesso ricevuti dal governo degli Stati Uniti, vennero utilizzate per finanziare attacchi contro i militari statunitensi. È la denuncia, contro almeno dieci compagnie, depositata venerdì in un tribunale federale di Washington dai familiari di 143 vittime di quegli attentati. Compresi i genitori del tenente Andrew Looney, ucciso da un kamikaze nel 2010 mentre presidiava un checkpoint. E la vedova del colonnello David Cabrera, il cui convoglio fu colpito da un autobomba nel 2011. «Compagnie impegnate in redditizie attività di ricostruzione e controllo del territorio pagarono per anni i talebani affinché non prendessero di mira i loro interessi economici», si legge nella denuncia. «Quei pagamenti finanziarono il terrorismo dei talebani sostenuti da Al Qaeda determinando la morte di centinaia di americani».

Le accuse si basano su testimonianze, rapporti di intelligenze e perfino documenti aziendali interni. Una vicenda che l’ambasciata americana di Kabul ha definito «azioni alla stregua di quelle della criminalità organizzata». Anche perché almeno due di quei contractor, DAI Global LCC e Louis Berger, lavoravano proprio per conto dell’Agenzia governativa americana per lo Sviluppo Internazionale: da cui avevano ottenuto appalti per almeno 1 miliardo di dollari. «Le tangenti erano una pratica standard, che avveniva attraverso società di subappalto locali», sostiene la denuncia. Citando la giustificazione data all’epoca proprio da un manager di Louis Berger: «I talebani non sono tutti cattivi, i nostri soldi vanno a gruppi moderati». Sotto accusa ci sono, fra le alter, Black & Veatch Special Projects, Palm Beach Gardens, Canterra Group e Janus Global Operation. Ma non mancano imprese straniere come l’inglese G4SPLC e la Sudafricana MTN Group. «Queste pratiche vergognose in zone di guerra devono cessare», dice August Cabrera, vedova di una delle vittime, parlandone al Wall Street Journal . «Basta arricchirsi sulla pelle dei soldati».

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