FABRIZIO D’ESPOSITO, L’ITALIA DEL NOVECENTO DI MICHEL GOTOR, EINAUDI 2019 :: ” Dal piombo all’antipolitica: l’Italietta di Gelli e Andreotti “:: –IL FATTO QUOTIDIANO DEL 30 DICEMBRE 2019–pag. 8

 

 

L’ Italia nel Novecento. Dalla sconfitta di Adua alla vittoria di Amazon

Miguel Gotor

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Passaggi
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 26 novembre 2019
Pagine: 592 p.
22 EURO, PREZZO PIENO

 

 

 

IL FATTO QUOTIDIANO DEL 30 DICEMBRE 2019–pag. 8

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/30/dal-piombo-allantipolitica-litalietta-di-gelli-e-andreotti/5642524/

 

 

IN EDICOLA/ITALIA

Dal piombo all’antipolitica: l’Italietta di Gelli e Andreotti

Dal piombo all’antipolitica: l’Italietta di Gelli e Andreotti

Miguel Gotor, ex parlamentare bersaniano, ha pubblicato una storia italiana del Novecento: la strategia della tensione entra a pieno titolo nella narrazione della nostra Repubblica, sempre divisa dagli opposti estremismi

 

di Fabrizio D’Esposito | 30 DICEMBRE 2019

 

Dopo i fasti della politica, si fa per dire, l’ex parlamentare bersaniano Miguel Gotor è tornato a fare lo storico a tempo pieno e ci consegna un mostruoso lavoro di ricerca sul Novecento italiano che interseca il potere e la società lumeggiando con juicio e acume i buchi neri del nostro martoriato Paese. E così il trionfo odierno dell’antipolitica, consacrato dalle Politiche del 2018, in realtà parte dal ’94. L’anno, cioè, in cui per convenzione poniamo l’inizio della fatidica Seconda Repubblica. Quella che invece, il bravo Gotor preferisce chiamare la “Repubblica dell’antipolitica”, in cui si distinguono dapprima il bipolarismo centrosinistra-centrodestra, indi le “larghe o medie intese” tra partiti rivali alle elezioni, compresa la coalizione giallorossa oggi in auge. Procedendo quindi nel catalogo puntiglioso di tutti i tipi dell’anti-Casta (lo storico non risparmia nessuno, dal cittadino strafottente e cinico o deluso a quello occhiuto, attivo e militante) Gotor rileva come è “cresciuta la tendenza a fare politica e a conquistare il potere mediante l’antipolitica. (…). Forse non a caso i protagonisti emersi negli ultimi venticinque anni di storia italiana, il cui avvento è stato accompagnato da notevoli ondate di consenso, hanno sempre interpretato una postura anti-establishment”.

Ovviamente è l’ex Cavaliere Silvio Berlusconi il patriarca che inizia questo lungo elenco che non esclude nessuno. Del resto il pluriottantenne B. è stato il primo campione del populismo di fine secolo nell’intero orbe terracqueo, anticipando di molto il riportone biondo di Donald Trump, icona contemporanea del sovranismo. Però, ed è qui la sorpresa, l’elenco comprende tutti i vari premier o leader comparsi sulla scena italiana. Anche nel campo del centrosinistra.

 

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Prodi (si è presentato, ndr) come il ‘professore’ interprete di un indistinto ‘popolo delle primarie’, reso autorevole dal fatto di non appartenere ad alcun partito”. Vero. “Renzi come il giovane ‘sindaco’ e dinamico ‘rottamatore’ (…) allergico ai riti romani e alle lungaggini dei partiti tradizionali”. Verissimo.

Questa analisi di Gotor chiude una cavalcata narrativa che comincia più di cent’anni prima con la sconfitta dell’imperialismo crispino ad Adua, il primo marzo del 1896, umiliante sigillo alla guerra di Abissinia. Ossia il prologo dell’ultimo lavoro dell’ex parlamentare bersaniano, che insegna Storia moderna all’Università di Torino. I meriti dell’opera sono molti. E non solo per incasellare l’antipolitica corrente in un arco di tempo che non riguarda solo il boom grillino e lo straripamento del fascioleghismo salviniano. A dire il vero Gotor è un accademico che finalmente inserisce a pieno titolo nella storia d’Italia l’inclinazione autoctona a destabilizzare il potere. Di qui – dopo aver a lungo esaminato e raccontato le vicende giolittiane e quelle del fascismo – la funzione decisiva della strategia della tensione nella parabola politica di settant’anni di repubblica. Tentativi di colpi di Stato, dossier, bombe, stragi, attentati con il fondamentale contributo dello Stato antistato (Servizi e basta, non sempre deviati, coperti dal partito della Dc) che anziché proteggere i cittadini li uccideva sopra un treno (Bologna 1980) o mentre erano in banca (Milano, piazza Fontana, 1969). Da un lato la Costituzione formale, antifascista. Dall’altra quella materiale, rigorosamente anticomunista, che ha usato ogni mezzo, sotto la vigilanza anglo-americana, per tenere il Pci lontano dal governo.

Ergo nel gioco degli opposti estremismi, ai trastulli pericolosi e sanguinosi dell’intelligence nostrana, venne utile anche il terrorismo rosso, dalle Br fino al “Partito armato” che continuò ad ammazzare pure dopo la tragedia di Aldo Moro nel 1978 (di cui, peraltro, Gotor è uno dei massimi studiosi). “Oggi sappiamo che, tra il 1969 e il 1975, la stragrande maggioranza delle azioni violente ebbe origine a destra, nel variegato mondo neofascista: tra il 1969 e il 1973 addirittura il 95 per cento degli attentati. La violenza di sinistra, invece, subì una brusca impennata tra il 1976 e il 1977”.

 

 

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Gianni Letta, Silvio Berlusconi, Giulio Andreotti e il Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini.

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Andreotti e Paolo VI

 

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ANDREOTTI CON PAPA WOJTYLA

 

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LICIO GELLI

 

 

Il culmine della strategia della tensione si ebbe appunto con il caso Moro e dopo iniziò il cosiddetto triennio andreottiano in cui prosperò la loggia P2 del venerabile massone Licio Gelli. E tra le tante anime nere della nostra storia quella di Andreotti resta sempre la più buia. Gotor riporta testimonianze giudiziarie in cui il presunto statista dc viene indicato come il vero capo della loggia gelliana, ma il punto vero e per certi paradossali è che la stagione dell’antipolitica, innestata su un atavico antiparlamentarismo (si vedano gli anni del consenso del regime di Mussolini) prese a germogliare proprio negli anni settanta. Paradossale ché furono anni di crescita economica, seppur minore ai Sessanta, ma che finirono nelle fogne dell’Antistato.

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