CORRIERE.IT / CULTURA/ 23 FEBBRAIO 2012 :: UN’ANTICA MOSTRA SUL DIVISIONISMO…DI NUOVO ! FRANCESCA BONAZZOLI CI RACCONTA ” IL DIVISIONISMO SOCIALE ” A MILANO — guarda le immagini, sono molto belle

 

 

 

ABBIAMO VISTO QUALCOSA DEL DIVISIONISMO ITALIANO QUI:::

 

DA DONATELLA, grazie a ! NOVARA, CASTELLO VISCONTEO SFORZESCO ( da poco restaurato, nel 2016 ) :: fino al 5 aprile 2020:: DIVISIONISMO. LA RIVOLUZIONE DELLA LUCE. A CURA DELLE CRITICA D’ARTE, STUDIOSA DI QUESTO PERIODO, ANNIE – PAULE QUINSAC — VEDI OPERE PUBBLICATE, SOTTO +++ IMMAGINI

 

 

CORRIERE.IT / CULTURA/ 23 FEBBRAIO 2012

https://www.corriere.it/cultura/eventi/2012/divisionismo/notizie/bonazzoli-altro-volto_262133b6-5e15-11e1-ab06-25238cfc8ce3.shtml

 

Giuseppe Cominetti

Giuseppe Cominetti  I conquistatori del sole

 

Gaetano Previati

Gaetano Previati  Nel prato

 

 

Vittore Grubicy de Dragon

Vittore Grubicy de Dragon   La Vela

 

Vittore Grubicy de Dragon

  • Vittore Grubicy de Dragon   Alba di signori
  • Vittore Grubicy de Dragon
    Vittore Grubicy de Dragon  Alba di lavoro

 

Llewelyn Lloyd

  • Llewelyn Lloyd   Ritorno dai campi

 

 

  • Llewelyn Lloyd
    Llewelyn Lloyd   La vendemmia a Manarola

 

 

  • Mario Puccini
    Mario Puccini   Il Lazzeretto

 

 

 

  • Plinio Nomellini
    Plinio Nomellini    La diana del lavoro

 

 

 

  • Umberto Boccioni
    Umberto Boccioni  Ritratto di scultore (Valerio Brocchi)

 

 

 

 

  • Plinio Nomellini
    Plinio Nomellini    Autunno in Versilia

 

 

 

 

 

  • Gaetano Previati
    Gaetano Previati   Georgica

 

 

  • Giuseppe Pellizza da Volpedo
    Giuseppe Pellizza da Volpedo   Prato fiorito

 

 

 

  • Angelo Morbelli
    Angelo Morbelli      Le parche

 

 

 

  • Gaetano Previati
    Gaetano Previati    La danza

 

 

  • Gaetano Previati
    Gaetano Previati      Il vento

 

 

 

  • Carlo Carrà
    Carlo Carrà   Uscita dal teatro

 

 

 

  • Umberto Boccioni
    Umberto Boccioni      Sera d’aprile

 

 

  • Camillo Innocenti
    Camillo Innocenti    Le villeggianti

 

 

 

  • Plinio Nomellini
    Plinio Nomellini   Casa fiorita

 

 

Giacomo Balla

Giacomo Balla   Ritratto all’aperto

 

 

 

 

 

L’ALTRO VOLTO

Ma a Milano prevalsero i colori del sociale

Soprattutto nel capoluogo lombardo, artisti come Morbelli e Pellizza furono animati da un forte impegno

  • IN MOSTRA
  • La luce del moderno
  • LIBERTY E SECESSIONE
  • Ceramiche a Villa Badoer

 

Come succede in tutti i movimenti, anche nel divisionismo convivono sensibilità differenti, se non addirittura agli antipodi. Una sezione della mostra mette in evidenza una corrente specifica, quella del «divisionismo ideologico» (chiamato anche divisionismo socialista) caratterizzato cioè dall’impegno umanitario e sociale a differenza del «divisionismo ideista» che si connota invece per i contenuti simbolisti universali e la spiritualità panteista e il cui capofila fu Giovanni Segantini.

Fra gli artisti più impegnati appartenenti al divisionismo socialista va invece nominato l’alessandrino Angelo Morbelli che a Milano, capitale dell’esperienza divisionista, realizzò una serie di tele straordinarie dedicate al Pio Albergo Trivulzio, l’istituzione milanese (a tutti nota perché l’arresto del suo presidente Mario Chiesa diede avvio a Mani Pulite esattamente venti anni fa) dedita all’assistenza degli anziani poveri. Morbelli, che iniziò a interessarsi agli ospiti del ricovero sin dagli inizi degli anni Ottanta, ancora prima di aderire al divisionismo, ottenne persino uno spazio in cui lavorare dentro l’istituto che era stato voluto dal principe Trivulzio e che faceva parte di una rete di assistenza a orfani, senza lavoro, vecchi, malati, che costituiva un fenomeno peculiare della milanesità.

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A Milano, dove il lavoro femminile era superiore a quello delle altre città, nel decennio 1850-60 i neonati abbandonati nella ruota del brefotrofio di Santa Caterina salirono a ben 4.384 contro i 3.300 del decennio precedente. Una piaga in parte alleviata dai Martinitt e dalle Stelline, i due istituti che accoglievano rispettivamente gli orfani e le orfane. Le fabbriche come la manifattura tabacchi, le ceramiche Richard o la fabbrica di bottoni Binda, nate a partire dagli anni Quaranta, erano di dimensioni ancora ridotte rispetto agli stabilimenti del Nord Europa ma segnarono l’inizio della Milano industriale. Alla vigilia dell’unità d’Italia erano impiegati in piccole manifatture tremila lavoratori dell’industria serica cui si aggiungevano altri mille nell’indotto.

«Quando ero fanciulla (Mi ricordo)» dipinto da Angelo Morbelli nel 1903. Poi c’erano i duemila addetti alla fabbricazione delle carrozze, piccole officine che trovano sistemazione spesso nei sottoscala o nei cortili delle case; i novecento delle oreficerie e bigiotterie; i settecento della concia e lavorazione delle pelli; i duecentocinquanta dediti a cappelli di feltro e cascami e anche mille lavoratori nelle tipografie. Alcune donne integravano il bilancio familiare lavorando a domicilio come ricamatrici, rammendatrici, guantaie, modiste e per loro era sempre più difficile occuparsi dei molti bambini che partorivano. A questi lavoratori si aggiungevano quelli stagionali, attratti in città da occasioni di lavoro temporaneo (muratori, facchini) e che, quando tornavano disoccupati, andavano a ingrossare le fila di coloro che vivevano ai margini: anziani, deboli, malati, menomati fisicamente.

A metà Ottocento l’Ospedale Maggiore, la più grande istituzione di assistenza milanese, dava ricovero giornaliero a oltre duemila persone, molte delle quali non erano malate ma indigenti senza cibo e senza un tetto. Nel 1906 furono censite a Milano circa cinquecento istituzioni dedite alla beneficenza con un patrimonio di oltre trecento milioni di lire. Rispetto alle istituzioni di beneficenza di altre città, la loro peculiarità era quella di ricordare i benefattori attraverso dipinti o busti: non tanto ritratti celebrativi ma commissionati per ringraziamento e come modelli di carità da emulare. Addirittura i maggiori istituti di carità avevano individuato alcuni pittori con i quali instaurare un rapporto privilegiato per la committenza dei ritratti dei benefattori. Con gli anni hanno accumulato centinaia di opere diventate vere e proprie quadrerie anche grazie a lasciti di intere collezioni.

In questo clima, nel 1895 Pellizza da Volpedo, l’autore de «Il quarto stato» conservato al museo del Novecento di Milano, scriveva all’amico Morbelli: «Sento che ora non è più l’epoca di fare arte per l’arte ma dell’arte per l’umanità».

LA DIFFERENZA – Il Divisionismo italiano fu preceduto in Francia dal Pointillisme. Ma, mentre i francesi, nel solco della fedeltà al positivismo, si preoccupavano di applicare le teorie divisioniste come un rigoroso metodo scientifico di analisi visiva, i nostri pittori le impiegavano per conferire alla luce significati trascendenti e simbolici o per raccontare la realtà quotidiana coi suoi risvolti sociali. In Francia il Divisionismo fu dunque soprattutto pittura di svago, mentre in Italia di impegno. (fr. bon.)

Francesca Bonazzoli

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