DONATELLA D’IMPORZANO E ALTRI SUL LIBRO DI ROMAIN GARY :: CANE BIANCO, NERI POZZA EDITORE, 2009 ++ DUE LINK CON LA RECENSIONE

 

DONATELLA :::

 

Ho letto un libro notevole, “Cane bianco”, di Romain Gary, pseudonimo di Romain Kacev. La scrittura è brillante, sovente sardonica, ma illuminata da una incrollabile fiducia nella superiorità del bene sul male. Si svolge tra la California e Parigi, negli anni del “Black power” negli USA e della contestazione in Europa. Viene messa a nudo ogni forma di violenza, che sovente può ammantarsi di subdole forme di pietismo. La vittima a volte è anche carnefice e, avendone il potere, eserciterebbe la stessa violenza contro cui combatte. Pur trattando temi così importanti, si legge ” divertendosi”. E’ anche un affresco storico degli anni della rivolta dei neri negli USA. Da leggere.

 

 

Cane bianco

Romain Gary

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente
Traduttore: Riccardo Fedriga
Editore: Neri Pozza
Collana: Biblioteca
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 8 ottobre 2009
Pagine: 238 p., Brossura

Descrizione

È il 17 febbraio 1968 e in uno di quegli appartamenti di lusso di Beverly Hills, in cui si asserragliano i divi del grande schermo, si aggira Romain Gary. Gary trascorre buona parte del suo tempo a scrivere e a prendersi cura del piccolo zoo domestico trasportato da Parigi: il gatto birmano Bruno e la sua compagna siamese Mai; la vecchia gatta di strada Bippo, che allunga un colpo di artigli ogni volta che qualcuno cerca di accarezzarla; il tucano Billy-Billy e Sandy, un grande cane giallo, un cucciolone ingenuo. Intorno a mezzogiorno, un abbaiare risuona da dietro la porta. Gary va ad aprire e scorge sulla soglia Sandy, la coda tra le gambe, il muso a fil di terra, e, accanto a lui, un imponente pastore tedesco dal pelo grigio screziato di bianco e una bella testa. Un pomeriggio di qualche settimana dopo, però, Batka riserva la prima sorpresa: latrati irregolari, rapidi e rabbiosi, bava alla bocca, uno spaventoso sguardo carico d’odio soltanto perché un operaio di colore, addetto alla pulizia dei filtri della piscina, è apparso al suo cospetto. Batka è, infatti, un white dog, un cane bianco, una di quelle bestie addestrate nell’America razzista della fine degli anni Sessanta a dare la caccia ai neri… Appartenente alle opere del ciclo americano di Romain Gary, “Cane bianco” è il romanzo di uno scrittore russo-francese, profondamente intriso di spirito europeo, sulla “democrazia americana”.

 

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Ho letto “Cane bianco” di Romain Gary

Ho letto “Cane bianco” di Romain Gary

 

Pubblicato il ottobre 17, 2010 da riccardo

I libri di Gary e tutto quanto ruota attorno a questo straordinario scrittore sono pieni di sorprese. Questa volta mi sono cimentato con “Cane bianco”, scritto nel 1970 e ambientato due anni prima. In questo romanzo Gary compare in prima persona come pure sua moglie, l’attrice Jean Seberg.La coppia si stabilisce per qualche tempo a Beverly Hills dove Jean sta girando un film. Mentre l’attrice lavora, Gary ha parecchio tempo libero, prende appunti, scrive, si occupa dei diversi animali di casa, portati dall’Europa. In una giornata di tempesta sente uggiolare alla porta. E’ un grande cane bianco, una sorta di pastore tedesco, tutto fradicio. La bestia, non reclamata da nessuno, si inserisce bene in quella sorta di zoo domestico fatto di cani, gatti e pappagalli. Verrà chiamato Batka, piccolo padre, in onore delle origini lituane di Gary. E’ socievole e affettuoso, in contrasto con la sua mole. Qualche settimana dopo tuttavia tenta di aggredire un addetto alla pulizia della piscina. E qualche giorno dopo si accanisce contro un fattorino del supermercato. I due aggrediti hanno in comune la pelle nera. Gary porta allora il cane da un amico, addestratore di animali per il cinema. Scopre così che ci sono cani addestrati – siamo negli Stati Uniti razzisti degli Anni Sessanta – per dare la caccia ai neri. L’amico addestratore si offre di tenerlo a pensione nel suo centro, dove un inserviente nero ne tenterà una improbabile rieducazione.“Ammetto che l’idea di guarire Batka” scrive Gary “aveva assunto nella mia testa proporzioni simboliche che non si possono capire senza una beffarda alzata di spalle a meno che non si abbia una certa idea nobile dell’uomo”.Il romanzo a questo punto si dipana – senza perdere di vista il cane – negli ambienti democrat e liberal americani, nel mondo di Bel Air e Beverly Hills dove personaggi in vista, scrittori, attori, produttori, registi, organizzano party per raccoglierre fondi per la “causa nera”.Intanto arrivano gli echi dalla Francia e dagli stessi Stati Uniti della contestazione del 1968.Insomma, è un bel libro sugli animali ma anche un lucido spaccato sulle lotte contro il razzismo. Con significativi e gustosi squarci sul ménage privato tra l’attrice e lo scrittore. Fulminante poi il capitolo dedicato ad un noto attore, progressista pure lui, che per girare una scena d’amore con Jean Seberg, secondo i dettami dell’Actor’s Studio, pretendeva di provare a viverla fuori dal set. E allora Gary scrive: “Cerco di trattenermi. Nonviolenza, nonviolenza…. I pugni chiusi, un nodo alla gola. Decido di scendere a un compromesso: un calcio nel culo non è proprio violenza, non in senso stretto. E’ poco più di una ragazzata. E il secchiello del ghiaccio svuotato in testa in fondo è rinfrescante”.Scopro infine che da questo libro nel 1982 Samuel Fuller ha tratto un film “White Dog”, con le musiche di Ennio Morricone. Il film uscì in Francia e in maniera quasi clandestina negli Stati Uniti.

 

 

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CANE BIANCO – ROMAIN GARY

 

Romain GARY, Cane bianco (tit. orig. Chien blanc), traduz. R. Fedriga, pag. 240, Neri Pozza, 2009, ISBN: 8854503649, ISBN-13: 9788854503649

Ci sono tanti scrittori che amo ma  non stimo affatto come persone; ce ne sono però altri (pochi, per la verità) che non saprei dire se apprezzo più come scrittori o come persone.Romain Gary, che ho scoperto due anni fa grazie a Tzvetan Todorov è uno di questi.

Cane bianco, pubblicato nel 1970, è un libro di un’attualità sconcertante. E’ la storia di un cane  ma  anche una riflessione sul razzismo, sul potere e sui poteri, sulla natura umana ed  un prezioso reportage sull’America del Black Power.

Nel 1968 Romain Gary vive negli Stati Uniti a Beverly Hills con la moglie, l’attrice Jean Seberg. Negli Stati Uniti si è ancora nel pieno della segregazione razziale. Una mattina, Gary trova davanti alla porta di casa un grosso cane lupo tedesco. Non è un cucciolo, ma in età già più che adulta. Il cane, che si è perso, è affettuoso e conciliante, è bagnato fradicio per l’uragano che per tutto il giorno ha imperversato su Los Angeles, insiste per entrare in casa… Gary, che ama molto gli animali lo fa entrare, lo adotta e lo inserisce nel piccolo zoo privato che lui e Jean tengono in casa: un altro cane (il cucciolone Sandy), Mai, una dolcissima gatta siamese, Bruno, il gatto birmano, il tucano Billy-Billy…

Tutto fila a perfezione: Batka (così, con questo nomignolo che in russo significa “Piccolo Padre” è stato chiamato il vecchio lupo) è affettuosissimo, va molto d’accordo con l’altro cane e con i due gatti…La dolcezza di Batka colpisce proprio per il suo contrasto con la sua imponenza, la sua forza fisica, le fauci enormi.

Tutto fila liscio ma… fino ad un pomeriggio di qualche settimana dopo: Batka, completamente trasformato dall’odio, attacca ferocemente e con una violenza inaudita prima un inerme ed innocuo fattorino e, il giorno dopo, uno spazzino. Entrambi sono neri. La ferocia con cui Batka li ha assaliti non lascia adito a dubbi: voleva ucciderli.

Gary si accorge che il colore dei due non era irrilevante: è ben presto costretto a rendersi conto con orrore che Batka attacca soltanto neri.

Batka è infatti (gli spiegherà un esperto addestratore di animali) un white dog, un “cane bianco”, uno di quei cani cioè che negli anni Sessanta venivano addestrati dalle forze di Polizia degli Stati del Sud per dare la caccia ai neri.

Sconvolto da questa scoperta, rifiutandosi di abbattere il cane che si rivela essere un vero e proprio killer di neri, indignato dall’idea che un animale debba pagare con la morte il prezzo della follia degli uomini, Gary accompagna Batka presso un canile specializzato chiedendo che il cane venga “recuperato” e reso inoffensivo. Batka viene affidato a Kies, un addestratore famosissimo e considerato un genio, nel suo campo.

Già. C’è però il piccolo particolare che Kies è… un nero.

Su Batka e Kies mi fermo qui: non voglio rovinare il gusto di scoprire cosa succederà tra il cane bianco e il nero che si assume il compito di recuperarlo…e mi guardo bene dal rivelarvi quale sarà il destino di Batka.

Questo testo di Gary, a metà tra il racconto autobiografico, il romanzo e un saggio sul razzismo, sui pregiudizi e sulle miopie determinate dalle ideologie prende sì l’avvio dalla particolare vicenda di Batka, ma per allargare poi il campo su tutta la questione delle rivolte dei neri all’emarginazione ed alla segregazione, sull’assassinio di Martin Luther King e sulle sue conseguenze, e ad analisi e riflessioni di Gary su movimenti come Black Power, Black Panthers, su leader come Malcom X o Stokely Carmichael.

Non solo: siamo nel ’68 e mentre gli Stati Uniti sono attraversati dai moti di rivolta dei neri, la Francia e Parigi in particolare sono messe sottosopra dai movimenti studenteschi nel periodo che verrà poi sempre ricordato come il “Maggio francese”.

Gary il quale — pur abitando temporaneamente negli Stati Uniti — non dimentica mai che la sua storia personale e le sue radici culturali sono profondamente europee torna a Parigi per vedere con i propri occhi quello che sta succedendo.

Leggendo Cane bianco ci si ritrova dunque catapultati da una parte nel mezzo delle lotte dei neri degli USA per i diritti civili e dei movimenti di protesta contro la guerra in Vietnam e dall’altra nel mezzo degli avvenimenti francesi del maggio 1968.

Nell’uno e nell’altro caso, Gary non si lascia intrappolare dai luoghi comuni e da prese di posizione acritiche e settarie. Fulminante la frase con cui etichetta i “ribelli” del maggio francese: “Se altrove non esistessero la condizione nera, il Vietnam, il Biafra e la schiavitù, la rivoluzione degli studenti parigini somiglierebbe in modo straordinario a una rivolta di topi nel formaggio”.

Non è sempre chiaro, per noi lettori, quali tra i fatti di cui parla Gary siano quelli accaduti realmente e quali siano frutto di invenzione e finzione; sembra a volte che il racconto sia costruito in maniera tale da consentire a Romain Gary l’occasione di esporre il suo pensiero fortemente individualista e contrario ad ogni schematismo ideologico. Eppure, questa mescolanza tra avvenimenti reali e avvenimenti realistici è uno degli elementi che rende avvincente la lettura di questo libro in cui troviamo — nonostante il tema molto serio e sequenze spesso drammatiche — anche pagine di schietto umorismo e finissima ironia.

Lo sguardo con cui Gary ci rende partecipi degli eventi che racconta è quello per cui personalmente apprezzo tanto questo scrittore: uno sguardo umano e profondamente indipendente. Cane bianco è un bel libro sugli animali (il “personaggio” Batka è uno di quelli che difficilmente si dimenticano) “Quando in un cane si vede un essere umano, non si può fare a meno di vedere un cane in qualsiasi essere umano, e di amarlo”.

E’ anche un lucida riflessione sulle lotte contro il razzismo di ogni tipo. Dei bianchi nei confronti dei neri, ma anche dei neri nei confronti dei bianchi, perché Gary non dimentica mai l’individuo, la responsabilità personale, si rifiuta di condannare o assolvere nel nome di un’etichetta, di un gruppo, di una massa.

Il suo è uno sguardo lucido e non conformista: bacchetta sia la destra razzista che i liberal troppo romantici e sognatori mettendo alla berlina la «democrazia americana» in bilico tra il razzismo della destra e l’ipocrisia delle anime belle democratiche affrontando la questione razziale uscendo dagli stereotipi dettati dalla superficialità dei rapporti tra le persone.

Definirei Cane bianco una sorta di “libro a spirale”, perché è attraverso Batka che Gary ci parla del suo grande amore per le bestie e per gli uomini ma anche dell’umanità delle bestie e della bestialità degli uomini, Romain Gary è un grande scrittore, spirito libero, anticonvenzionale, infastidito dai luoghi comuni e dal conformismo. E’ soprattutto un intellettuale che cerca di capire, ma anche capace di compatire. Era un uomo sensibile ed impulsivo. I buoni sentimenti “politicamente corretti”, il mentire a se stessi (secondo lui la menzogna peggiore) lo facevano andare fuori dai gangheri. Rispetto, lealtà generosità, onestà, queste erano le sue parole d’ordine.

sento che bisogna continuare a fidarsi degli uomini, perché preferisco esser deluso, tradito e preso in giro, ma continuare a credere in loro e fidarmi di loro. Preferisco permettere ad altre bestie astiose di abbeverarsi a mie spese, nel corso dei secoli, a questa sacra sorgente, piuttosto che vederla inaridita. E’ meno grave perdere che perdersi.

 

post-itMerita di essere ricordata anche la singolare e per molti versi secondo me paradossale vicenda del film White Dog che nel 1985 venne tratto dal romanzo di Gary per la regia di Samuel Fuller. Proiettato in Francia con un discreto successo, venne fortemente osteggiato negli Stati Uniti con l’accusa di essere uno dei film più razzisti della storia del cinema. Particolari si possono leggere >> qui-

http://it.wikipedia.org/wiki/Cane_bianco

Romain Gary Chien blancIl manoscritto della prima pagina di “Chien blanc” (Fonte)

 

 

 

 

 

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