IGNAZIO CI HA RICORDATO QUESTO STUDIO ::: LE SCIENZE.IT — 3 GIUGNO 2013– IL DOLORE DEI BAMBINI ABBANDONATI / “GLI ORFANI RUMENI” E LE CONSEGUENZE SULLO SVILUPPO DEL BAMBINO IN GENERALE E IN PARTICOLARE SUL SISTEMA NERVOSO CERVELLO COMPRESO

 

LE SCIENZE.IT — 3 GIUGNO 2013

https://www.lescienze.it/archivio/articoli/2013/06/03/news/il_dolore_del_bambino_abbandonato-1677631/

 

 

Il dolore del bambino abbandonato

 

di Charles A.Nelson, Nathan A.Fox e Charles H.Zeanah

 

Le difficoltà degli orfani rumeni svelano le cicatrici psichiche e fisiche di chi, nei primi anni di vita, è rimasto privo delle cure e dell’affetto di

“una persona sensibile ai suoi bisogni”.

 

 

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IN BREVE- STORIA DELLA RICERCA

 

Segretario generale del Partito Comunista Rumeno dal 1965, fu il dittatore della Romania dal 1967 al dicembre 1989, anno in cui fu deposto e processato

Nel 1966 il dittatore comunista    Nicolae Ceausescu bandì l’aborto e il controllo delle nascite per far crescere la popolazione della Romania. Sopraffatti dalle difficoltà, i genitori abbandonarono migliaia di bambini agli istituti statali.

In seguito alcuni funzionari statali rumeni, nel tentativo di rimediare a questi abusi, hanno autorizzato uno studio condotto da ricercatori degli Stati Uniti sui bambini istituzionalizzati, ancora numerosi, per determinare gli effetti aversi dovuti al trascorrere l’infanzia in orfanotrofio.

Lo studio, iniziato a Bucarest nel 2000 e tuttora in corso, è il primo di questo tipo mai realizzato, e ha messo a confronto il benessere fisico ed emotivo dei bambini istituzionalizzati + con quello dei bambini dati in affidamento familiare (provenienti dallo stesso ambiente) + i bambini mai istituzionalizzati–

 

 

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I GRUPPI A CONFRONTO SONO QUINDI TRE.

La vita in orfanotrofio impone un pesante tributo. Lo studio ha trovato che i bambini che avevano trascorso i primi due anni in un istituto avevano attività cerebrale più basse rispetto a quelli in affidamento e a quelli mai istituzionalizzati.

Orfani. Nel 1990, due bambini rumeni occupano un lettino di ferro inzuppato di urina in un istituto gestito dallo Stato.

 

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Charles A. Nelson è professore di pediatria e neuroscienze e professore dì psicologia in psichiatria alla Harvard Medicai School. Gli è stato conferito un dottorato ad honorem dall’Università di Bucarest, Romania.Nathan A. Fax è Distinguished University Professorpresso il Dipartimento di sviluppo umano e metodologia quantìtatìva dell’Università del Maryland a College Park.Charles H. Zeanah Jr. è professore di psichiatria e pediatria clinica alla Tulane University e direttore esecutivo dell’lnstitute of Infant and Early Childllood Mental Health della stessa università.

 

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Nel 1966 Nicolae Ceausescu decretò che la Romania doveva sviluppare il suo «ca­pitale umano» facendo crescere la sua popolazione. Alla guida del paese dal 1965 al 1989, Ceausescu bandì contraccezione e aborto, imponendo una tassa alle famiglie con meno di cinque figli. Gìnecologi di Stato – la cosiddetta «poli­zia delle mestruazioni» – esaminavano le donne in età fertile nei luoghi di lavoro per vedere se stavano generando prole a sufficienza. Il tasso di na­talità sali alle stelle, ma dato che le famiglie erano troppo pove­re per mantenere i figli, molti di essi furono abbandonati e affidati a istituti gestiti dallo Stato. il risultato di questo esperimento so­ciale fu che entro il 1989 per quelle strutture erano passati più di 170.000 bambini.

 

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La rivoluzione del 1989 ha deposto Ceausescu, e nei dieci anni seguenti i suoi successori hanno compiuto una serie di incerti ten­tativi di rimediare al danno. Ma il problema degli orfani lasciato in eredità da Ceausescu era enorme, e ha continuato a esistere per parecchi anni. Il paese è rimasto povero, e il tasso di abbandono dei bambini non è molto cambiato almeno fino al 2005.

Ancora dieci anni dopo la cacciata di Ceausescu dal potere si poteva sentir dire da certi funzionari governativi che per allevare i bambini ab­bandonati lo Stato era meglio delle famiglie, e che quelli rinchiusi negli istituti erano, per definizione, bambini «difettosi»; un punto di vista fondato sul sistema di educazione dei disabili di ispirazio­ne sovietica. La cosiddetta «difettologìa».

 

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Anche dopo la rivoluzione, le famiglie hanno continuato a sen­tirsi libere di abbandonare i bambini indesiderati negli istituti sta­tali. Gli studiosi di scienze sociali sospettano da tempo che tra­scorrere i primi anni di vita in orfanotrofio possa avere serie conseguenze.

Un certo numero di studi descrittivi, prevalentemen­te di piccole dimensioni e senza gruppi di controllo, condotti in oc­cidente tra gli anni quaranta e sessanta, in cui si confrontavano bambini vissuti in orfanotrofio con altri in affidamento, ha mo­strato che il ricovero in istituto non valeva neanche lontanamen­te quanto le cure di un genitore, anche quando non era un geni­tore naturale.

 

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Un problema di questi studi era però la possibilità di una «distorsione da selezione»: i bambini tolti dagli orfanotrofi e dati in adozione o in affidamento avrebbero potuto essere i meno svantaggìatì, e quelli rimasti negli istituti i più disabili, L’unico mo­do per neutralizzare ogni distorsione dei dati sarebbe stata la scelta senza precedenti di inserire un gruppo di bambini abbandonati, del tutto a caso, in un istituto o in una famiglia affìdataria. Capire gli. effetti prodotti sul primo sviluppo infantile dal cre­scere in istituto è importante a causa dell’enormità del problema degli orfani su scala mondiale. Guerre, malattie, povertà e talora le politiche dei governi hanno portato almeno 8 milioni di bambi­ni in tutto il mondo a vivere in strutture gestite dallo Stato. Spesso questi bambini vivono in ambienti molto strutturati ma dispera­tamente freddi, ove tipicamente un adulto sorveglia 12-15 mino­ri. Le ricerche condotte sono ancora insufficienti a darei  una piena comprensione di quel che succede ai bambini che trascorrono i primi anni di vita in questa situazione di deprivazione.

 

 

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Nel 1999 avvicinammo Cristian Tabacaru, allora segretario di Stato responsabile dell’Agenzia rumena per la protezione dell’in­fanzia, che ci incoraggiò a condurre uno studio sui bambini isti­tuzionalizzati perché aveva bisogno di dati per decidere se pensare a forma alternativa di accudìmento per i 100.000 bambini rumeni allora ospiti delle strutture statali.

 

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Tabacaru affrontava la decisa re­sistenza di alcuni funzionari statali, convinti da decenni che i bam­bini fossero allevati meglio in istituto che quando erano affidati a una famiglia Il problema era ulteriormente esasperato dal fat­to che i fìnanzìamentì ad alcune agenzie statali dipendevano spes­so anche dal loro ruolo nella gestione di quelle strutture.

 

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Di fronte a queste difficoltà Tabacaru ritenne che disporre di prove scientifì­che sulla questione avrebbe offerto buoni argomenti per una rifor­ma, e quindi ci invitò a proseguire lo studio.

 

 

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https://www.hup.harvard.edu/catalog.php?isbn=9780674724709

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