MARTINO IANNONE , ANSA 21 MAGGIO 2020 ::1. ERANO GIORNALISTI E SONO MORTI — 2. INTERVISTA A ROBERTO SAVIANO SUI 30 GIORNALISTI UCCISI

 

 

ANSA.IT — 21 MAGGIO 2020

https://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/numeri/2020/05/19/erano-in-30-e-sono-morti-a-caccia-della-verita_cadae7c8-dd2b-4a8a-b7e9-3c8d4051b68b.html

 

Pubblicato il 21 maggiodi Martino Iannone

 

ANSA Magazinea Mag #IL MAGAZINE

Erano giornalisti e sono morti per la verità e per i lettori

 

I volti dei 30 giornalisti italiani uccisi (ANSA)

 

 

 

Maggio, un mese nero per i giornalisti italiani, in cui hanno perso la vita ben sette di loro come si vede in questa cronologia. E proprio nella settimana in cui pubblichiamo questo magazine cadono tre anniversari: Grilz e Polenghi furono uccisi entrambi il 19 maggio, rispettivamente nel 1987 e nel 2010, e Rocchelli il 24 maggio 2014

Graziella De Palo, Italo Toni, Almerigo Grilz, Guido Puletti, Marco Luchetta con Alessandro Ota e Dario D’Angelo, Ilaria Alpi con Miran Hrovatin, Marcello Palmisano, Gabriel Gruener, Antonio Russo, Maria Grazia Cutuli, Raffaele Ciriello, Enzo Baldoni, Fabio Polenghi, Vittorio Arrigoni, Andrea Rocchelli e Simone Camilli.

 

Dal 1980 a Beirut al 2014 a Gaza, sono 19 i giornalisti e gli operatori tv uccisi all’estero perché svolgevano in prima linea il loro lavoro.

I loro nomi si aggiungono a quelli dei loro nove colleghi uccisi dalle mafie tra il 1960 e il 1993: Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Giuseppe Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno, Giuseppe Alfano.

E alle due vittime del terrorismo degli anni di piombo, Carlo Casalegno e Walter Tobagi.

 

Trenta nomi per trenta storie personali diverse, ma accomunate dalla stessa passione per il giornalismo come impegno civile. Le loro storie ora sono raccolte per la prima volta insieme nel sito Cercavano la veritàrealizzato da Ossigeno per l’Informazione e online dal 3 maggio, Giornata Mondiale della libertà di stampa.

 

 

SITO — LINK

 

Ossigeno per l'informazione

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Maggio è un mese nero per i giornalisti italiani. Un mese in cui hanno perso la vita ben sette di loro. E proprio nella settimana in cui pubblichiamo questo magazine cadono tre anniversari: Grilz e Polenghi furono uccisi entrambi il 19 maggio, rispettivamente nel 1987 e nel 2010, e Rocchelli il 24 maggio 2014. Ai due fotoreporter Polenghi e Rocchelli, uccisi il primo a Bangkok e il secondo in Ucraina, saranno dedicate alcune delle prossime pagine. In cui troverete anche le testimonianze di Alberto Spampinato, presidente di Ossigeno e fratello di Giovanni, e libri per approfondire.

(si ringrazia per la collaborazione la giornalista Luciana Borsatti)

 

 

Trenta storie diverse accomunate dalla stessa passione per la libertà di stampa come impegno civile

Erano giornalisti e sono morti per la verità e per i lettori

 

 

ANSA.IT —21 MAGGIO 2020 — 18.08

https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/2020/05/21/saviano-con-il-coronavirus-per-i-giornalisti-e-unimpresa-ardua_80d75982-0faf-41fc-8a13-f3734ba8640f.html

 

 

Saviano: ‘Con il coronavirus per i giornalisti è un’impresa ardua’

Lo scrittore: ‘È mancata la possibilità di accedere direttamente ai dati”

 

 

 

È un’impresa ardua, durante il lockdown, fare informazione. Manca la possibilità di accedere direttamente ai dati. È il pensiero, in sintesi, di Roberto Saviano, in un’intervista rilasciata ad Ansa.it in cui commenta il Magazine dedicato ai 30 giornalisti italiani uccisi per mafia e terrorismo in Italia, e anche nel mondo dove erano per documentare crisi internazionali.

“Il concetto di libertà di stampa è importante sempre – afferma lo scrittore -. Probabilmente lo è di più quando le cose vanno bene o sembrano andare bene perché è in tempo di pace che si costruisce l’armamentario per affrontare il tempo di crisi. Con la pandemia è collassato tutto ciò che già mal funzionava prima, tutto ciò che già era in sofferenza. La libertà di stampa, poi, riguarda anche le informazioni a cui abbiamo o non abbiamo accesso. Il 17 marzo 2020, il decreto-legge Cura Italia stabiliva che le amministrazioni pubbliche erano tenute a sospendere le risposte a richieste di accesso documentale che non avessero carattere di ‘indifferibilità e urgenza’. Benché si trattasse di una sospensione temporanea e benché vi fosse una oggettiva riduzione del personale dovuto alla pandemia, per chi doveva fare informazione sulla diffusione del virus è stata un’impresa ardua. Nessuno ha leso la libertà di stampa, ma è mancata la possibilità di accedere direttamente ai dati. ”

 

Alla domanda “Dei trenta giornalisti italiani uccisi, c’è una vicenda che per qualche ragione ti ha colpito di più?” Saviano risponde: “Sono tutte vicende drammatiche per chi ha perso la vita e per noi che restiamo, perché dimostrano in maniera chiara che chi scrive è solo. È solo e spesso considerato un folle. “Chi glielo ha fatto fare”, questa è la prima considerazione che la maggior parte delle persone fa quando chi scrive si trova in difficoltà. “Se si fosse fatto gli affari suoi non gli sarebbe accaduto nulla”, spesso queste parole vengono pronunciate anche di fronte alla morte. È atroce, ma è così. C’è poi chi si accoda al chiacchiericcio: “Lo hanno ammazzato perché era l’amante della moglie del boss”, “Lo hanno ammazzato perché andava dietro alle ragazzine”. Questo fango distrugge tutto perché impedisce di prendere consapevolezza di un dettaglio che è fondamentale: raccontare ciò che accade non è facile, raccontarlo con rigore è difficilissimo e raccontare ciò che non funziona non ti rende simpatico a nessuno.

 

 

Giancarlo Siani (Napoli, 19 settembre 1959 – Napoli, 23 settembre 1985) è stato un giornalista italiano, assassinato dalla camorra.

Per catturare i suoi assassini ci son voluti ben 12 anni e tre pentiti e il motivo del suo omicidio, al di là della sua attività d’inchiesta giornalistica sul fronte della commistione tra criminalità organizzata e politica locale, era lo specifico interesse sugli appalti pubblici per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto dell’Irpinia del 1980 nei dintorni del Vesuvio

 

 

I protagonisti del tuo racconto ti detestano e ti detestano tutti gli altri perché imponi una presa di coscienza e quindi una scelta. Mi sono sempre sentito molto vicino a Giancarlo Siani, per tanti motivi. Perché è stato ucciso per aver fatto supposizioni esatte e per averle fatte da giovanissimo, a 26 anni, la stessa età che avevo io quando sono finito sotto scorta.

 

Luce sulla morte del giornalista Antonio Russo

Antonio Russo (Chieti, 3 giugno 1960 – Tbilisi, 16 ottobre 2000) è stato un giornalista italiano, ucciso in circostanze misteriose nei pressi della città di Tbilisi, in Georgia. Lavorava come inviato per Radio Radicale.

 

Mi sono sempre sentito vicino ad Antonio Russo, corrispondente in Georgia di Radio Radicale, ucciso nel 2000 per aver scoperto fino a che punto si fossero spinti i militari russi nel perpetrare violenze e torture ai danni della popolazione cecena, addirittura dei bambini ceceni”.

 

Infine, alla domanda “Cosa consiglieresti a un giovane per coniugare sempre l’impegno civile al mestiere di giornalista?” lo scrittore afferma: “Studia. Gli direi questo e non come vuota esortazione, ma perché per scrivere devi conoscere molto più di quello che scrivi. Devi studiare per ore, leggere ciò che c’è da sapere, fare ricerche e poi tagliare, ridurre all’essenziale. Scrivere solo ciò che va dritto al punto, ma dritto al punto ci arrivi se non ti manca nessun passaggio. Non usare la scrittura per attaccare i nemici, gli direi, e nemmeno per farti degli amici, non ne avrai. Scontenterai sempre qualcuno e quindi prova, per quanto ti è possibile, a usare le tue parole come un faro, prova a illuminare proprio dove non si vuole guardare e, dove tutto è più intricato, arrischiati a fare supposizioni.  Scava, non limitarti alla superficie, ma scava sempre e racconta ciò che trovi. Chi ha voglia di capire te ne sarà grato. Scrivi per tutti, non solo per chi la pensa come te, e scrivi per convincere”.

( martino.iannone@ansa.it )

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