FILM COMPLETO IN ITALIANO :: ” NELL’ANNO DEL SIGNORE ” DI LUIGI MAGNI, 1969– 1.59.46 + + RECENSIONE DI PIERO ZARDO, INTERNAZIONALE, 6 MAGGIO 2020

 

 

Nell’anno del Signore è un film del 1969, scritto e diretto da Luigi Magni e basato su un fatto realmente accaduto, l’esecuzione capitale di due carbonari nella Roma papalina. È il primo della trilogia proseguita con In nome del Papa Re (1977) e In nome del popolo sovrano (1990); film nei quali ricorre il tema del rapporto tra il popolo e l’aristocrazia romana con il potere pontificio, tra gli sconvolgimenti accaduti nel periodo risorgimentale.

 

Interpreti e personaggi

  • Nino Manfredi: Cornacchia/Pasquino
  • Enrico Maria Salerno: Colonnello Nardoni
  • Claudia Cardinale: Giuditta Di Castro
  • Robert Hossein: Leonida Montanari
  • Renaud Verley: Angelo Targhini
  • Alberto Sordi: Frate
  • Stelvio Rosi: ufficiale guardie
  • Pippo Franco: Paolo Bellachioma
  • Ugo Tognazzi: Cardinal Rivarola
  • Enzo Cerusico: uno dei carbonari
  • Britt Ekland: Principessa Spada
  • Emilio Marchesini: Oste
  • Stefano Oppedisano: ragazzo ubriaco
  • Franco Abbina: Principe Spada
  • Marco Tulli: il capitano delle guardie

 

 

 

Trama

Roma, 1825: è in corso il pontificato di Leone XII, caratterizzato da una politica reazionaria e intransigente, in cui la repressione di qualsiasi forma di libertà individuale è attuata da uno stato di polizia e dalle trame del subdolo cardinale Agostino Rivarola.

Gli ebrei sono costretti a rimanere rinchiusi nel Ghetto, umiliati da forzati tentativi di conversione; la polizia agli ordini del colonnello Nardoni fa rispettare un rigido coprifuoco.

Malgrado tutto, sulla statua parlante di Pasquino vengono continuamente affissi scritti ironici e duramente critici nei confronti del governo; e si svolgono in segreto riunioni della carboneria, che auspicano una rivoluzione popolare. Due carbonari, Leonida Montanari, romano, e Angelo Targhini, modenese, si ritengono costretti a pugnalare un loro compagno, il principe Filippo Spada, che, in crisi di coscienza a causa di una malattia mortale della sua bambina, si era pentito dell’affiliazione alla carboneria e aveva rivelato dei segreti al colonnello Nardoni.

Spada, però, riesce a salvarsi dalle ferite di coltello di Targhini e Montanari e li denuncia alla polizia pontificia: la sorte dei due carbonari è segnata, e dopo un processo sommario, i due sono condannati alla ghigliottina. La storia si intreccia con quella del ciabattino Cornacchia e della sua amante Giuditta, una bella ragazza ebrea. I due, meno colti e meno inclini ai cambiamenti radicali rispetto ai carbonari, si erano legati però di affetto con Montanari e Targhini e si sforzano di aiutarli.

Cornacchia propone al cardinal Rivarola di rivelargli l’identità di Pasquino una volta ottenuta la grazia per i due condannati: dato che Pasquino è lui stesso, il ciabattino offre di fatto la propria vita per quella dei carbonari. Ma è tutto inutile. Qualche giorno prima, infatti, Cornacchia, in un moto di orgoglio di fronte alle offese di Giuditta che lo considerava un buono a nulla, aveva corretto un sacrestano che aveva commesso uno sbaglio mentre stava scrivendo, rivelando quindi che lui non era per nulla stupido e analfabeta come faceva credere in giro. Questa notizia, di persona in persona, era arrivata direttamente al Cardinale che, in questo modo mette in trappola Cornacchia/Pasquino consegnandogli una lettera, spacciandola come una grazia per Montanari, ma con su scritto “Arrestate il latore della presente, Cornacchia” e ordinandogli di portarla alle prigioni e di non farla leggere a nessuno, tranne al Capitano delle Guardie della prigione, perché la “grazia” è un segreto di stato. Cornacchia si rende conto di essere stato messo all’angolo: se consegna la lettera verrà arrestato, se non la consegna rivelerà di essere Pasquino.

Così come ultimo atto di Pasquino scrive un ultimo epigramma che invita il Papa a giustiziare i due Carbonari dato che questa fine, in fin dei conti, è quella che i due condannati segretamente sperano. Infatti questo suo comportamento non è un atto contro Montanari e Targhini, ma cerca di aiutare la loro idea di rivoluzione. Se ci fosse, di fatto, una grazia per i due, come spiega Cornacchia, il popolo considererebbe la Chiesa come un “buon padre” che minaccia punizioni terribili ma senza mai metterle in pratica. Finito di scrivere affida l’ultimo messaggio al suo successore perché lo apponga sulla statua di Pasquino. Dopodiché entra in un convento per farsi frate.

Targhini e Montanari, in attesa della fine, sono imprigionati in Castel Sant’Angelo. Viene inviato loro un frate, che insiste perché si confessino per salvarsi l’anima in punto di morte: ma i carbonari restano fermi nel loro ateismo. Gli eventi sembrano dar ragione al cardinal Rivarola: il popolo non vuole la libertà, ma il quieto vivere e ogni tanto qualche diversivo, costituito nella fattispecie da un ghigliottinamento pubblico, pertanto alcuni popolani tentano un assalto al carcere non per liberare i due carbonari ma per accelerare la loro esecuzione. Targhini e Montanari vengono così portati in piazza del Popolo davanti al boia Mastro Titta. In quel momento il povero frate irrompe e va verso i due. Nonostante le sue suppliche al cardinale di liberare i due, decide almeno di assolverli nella pubblica piazza, ma viene bloccato proprio su ordine di Rivarola e trascinato via. I due vengono giustiziati senza il conforto dei sacramenti.

 

 

Incongruenze storiche.

– nel link: https://it.wikipedia.org/wiki/Nell%27anno_del_Signore

 

 

David di Donatello 1970

  • Miglior attore protagonista (Nino Manfredi)

La colonna sonora, composta dal maestro Armando Trovajoli, e che vede la collaborazione della vocalist Edda Dell’Orso (per il celebre Tema di Giuditta),

 

 

 

 

RECENSIONE SU INTERNAZIONALE::

 

https://www.internazionale.it/opinione/piero-zardo/2020/05/06/nell-anno-del-signore-storia-roma

 

 

 

Nell’anno del signore, una storia molto romana

Piero Zardo, giornalista di Internazionale

6 maggio 2020

“Vedendo il papa in soglio un forestiero domandò / È questo il santo padre, non è vero? / Ma il capitan dei svizzeri che udì / Rispose santo no, ma padre sì”. Questa “pasquinata” su papa Leone XII viene declamata con voce inconfondibile da Enrico Maria Salerno (il colonnello Nardoni), in una scena di Nell’anno del signore, il kolossal di Luigi Magni che racconta un celebre episodio del risorgimento romano, cioè la condanna a morte di due carbonari, Leonida Montanari e Angelo Targhini, avvenuta durante il giubileo del 1825. Il film, campione d’incassi tra il 1969 e il 1970, ha più le caratteristiche di una commedia e di un dramma popolare che della ricostruzione storica. Se non altro per le tante libertà e licenze che gli autori si presero rispetto alle verità storiche.

Eppure, grazie proprio alla grande quantità di episodi e dettagli a cui si fa riferimento nelle sue due ore di durata, è un film che racconta meglio di tanti altri le incredibili contraddizioni di cui fu prigioniera Roma per tanti secoli. Il modo con cui Magni, la ricchezza della sceneggiatura, tutto il cast e anche le musiche di Armando Trovajoli riescono a mantenere in equilibrio, uno accanto all’altro, personaggi storici e personaggi inventati – come il “calzolaro” Cornacchia, interpretato da Nino Manfredi, e il cardinale Agostino Rivarola, che invece è interpretato da Ugo Tognazzi – dramma e commedia, fatti storici e le “reinterpretazioni popolari” degli stessi, rende Nell’anno del signore un film davvero unico e, su un certo terreno, ancora insuperato.

 

Nell’anno del signore

 

Di Luigi Magni. Con Nino Manfredi, Claudia Cardinale, Robert Hossein, Renaud Verley, Enrico Maria Salerno, Alberto Sordi, Britt Ekland, Pippo Franco, Ugo Tognazzi. Italia/Francia 1969, 120’. Su Prime Video, YouTube

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