” NON PUOI SUONARMI ” (AMLETO) —-LA SCENA DEL FLAUTO—-Nella speranza che qualcuno voglia afferrare un vecchio filo di chiara che inizia nel ’63… la storia di chiara è nel commento, è lungo, ma si salta agilmente…

 

 

 

Atto III

Scena IElsin

 

Atto III

Scena I  Elsinore, una stanza nel castello.

Entrano il Re, la ReginaPolonioOfeliaRosencrantz e Guildenstern

Re

 

E non potreste voi,

con velate domande,

fargli dire (075)

qualche cosa di quel suo turbamento

che inasprisce la pace dei suoi giorni

in una torbida, insidiosa insania?

 

 

Rosencrantz

 

Ammette di non esser più se stesso,

ma si rifiuta di dirne la causa.

 

Guildenstern

 

Né lo troviamo aperto e ben disposto

a lasciarsi sondare da noi due.

Quanto appena tentiamo d’invogliarlo

a dir qualcosa sul suo vero stato,

svicola, con astuta stravaganza.

 

Regina

 

V’ha bene accolto?

 

Rosencrantz

 

Da gran gentiluomo.

 

Guildenstern

 

Facendo però assai forza a se stesso.

 

Rosencrantz

 

Avaro di domande,ma alle nostre

scioltissimo a rispondere.

 

Regina

 

Non avete tentato d’invogliarlo

a darsi qualche distrazione?

 

Rosencrantz

 

Infatti,signora, si dà il caso che per via

ci sia occorso di lasciarci dietro

alcuni commedianti qui diretti.

Gliene abbiamo parlato,

e ci sembrò che avesse

un certo gusto a udirne.

Quelli sono ora a corte,

in qualche luogo,

e credo abbian già l’ordine

di recitare innanzi a lui stasera.

 

 

A quanto sembra, la madre innanzitutto (la Regina) è preoccupata dello stato mentale di suo figlio Amleto, soprattutto è in uno stato di sconforto molto grave, di perdita dell’identità di madre di Amleto, perché non ci si raccapezza più nel suo modo di fare.

 

Anche Ofelia, che parla pochissimo, possiamo immaginarla disorientata (al punto che arriverà a suicidarsi),  e cosi i giovani Rosencrantz e Guildenstern, un tempo onorati della piena fiducia di Amleto mentre ora … Quando arriveranno il Re e Polonio (sempre che non sbagli), il padre di Ofelia, si parlerà tra di loro di fare le spie su Amleto, giuste  spie, perché il problema è lui…..

 

 

 

sempre saltando, adesso l’ultima citazione, quella che c’ interessa:

 

 

 

Entrano Rosencrantz e Guildenstern.

 

Guildenstern

 

Buon signor mio, vorrei, se m’è permesso,

scambiar con voi una parola.

 

Amleto

 

Oh, certo,un intero discorso!

 

Guildenstern

 

Il re, signore…

 

Amleto

 

Già, il re; che n’è di lui?

 

Guildenstern

 

È di là, ritirato, assai indisposto.

 

Amleto

 

Dal vino?

 

Guildenstern

 

No, signore, dalla collera.

 

Amleto

 

La tua saggezza si dimostrerebbe più ricca

se tu andassi ad informare di questo il suo dottore:

dovessi io prescrivergli la purga,

probabilmente lo sprofonderei

in una collera anche peggiore.

 

Guildenstern

 

Signore mio cortese,

cercate di connettere il discorso

senza sviarlo sì selvaggiamente

dall’argomento che mi mena qui.

 

Amleto

 

Sono addomesticato. (099)

Parla pure.

 

Guildenstern

 

Mi manda vostra madre, la regina.

È in grandissima pena.

 

Amleto

 

Benvenuto!

 

Guildenstern

 

Eh, no, mio buon signore,

non è una cortesia di buona lega la vostra.

Se vorrete compiacervi

di favorirmi una risposta a modo,

sarò in grado di adempiere all’incarico

che m’ha commissionato vostra madre;

se no, con tante scuse,

la mia missione è chiusa, e me ne torno.

 

Amleto

 

Non posso, amico.

 

Rosencrantz

 

Che cosa, signore?

 

Amleto

 

Darti una ragionevole risposta.Il mio spirito è infermo.

Ma se ti può bastare una risposta

qual posso farti, essa è ai tuoi comandi;

o piuttosto, come mi dici tu,

a quelli della mia signora madre.

Non più di tanto. Ma veniamo al punto.

Mia madre, mi dicevi…

 

Rosencrantz

 

Dice questo:che la vostra condotta l’ha colpita

di profonda sorpresa e di stupore.

 

Amleto

 

O portentoso figlio, che tua madre

sai stupire così! Ma quale strascico

c’è alle calcagna di questo stupore?

Sarei proprio curioso di saperlo.

 

Rosencrantz

 

Ella desidera parlar con voi

da solo a solo nel suo gabinetto,

prima che andiate a letto.

 

Amleto

 

Obbediremo,

foss’ella nostra madre dieci volte.

Hai nient’altro da dirmi?

 

Rosencrantz

 

Mio signore,un tempo voi mi volevate bene.

 

Amleto

 

E te ne voglio ancora, te lo giuro,

su queste mani ladre e borsaiole.

 

(100)Rosencrantz

 

Buon signor mio, perché così smarrito?

Qual è la causa? Sbarrate voi stesso

la porta al vostro libero esternarvi,

nascondendo le pene ad un amico.

 

Amleto

 

Non faccio più carriera, amico mio.

 

Rosencrantz

 

Come potete dirlo, se il re stesso

v’indica come erede e successore

in Danimarca?

 

Amleto

 

Sì, “campa cavallo…”

 

(101) L’antico adagio è piuttosto ammuffito.

 

Entrano gli attori con flauti e zampogne

 

Oh, ecco i flauti. Datemene uno…

 

.(Prende un piffero dalle mani di un attore)

 

(A Rosencrantz e Guildenstern)

 

Per finirla con voi: perché cercate

di venirmi di contro sopravvento,

come a volermi trarre nella rete? 

 

(102) Guildenstern

 

Signore, se il mio zelo è troppo ardito,

è la mia devozione ch’è importuna.

 

Amleto

 

Questa non l’ho capita bene, amico.

 

Non vorresti suonare questo piffero?

 

Guildenstern

Non son capace.

 

Amleto

Suonalo, ti prego.

 

Guildenstern

 

Credetemi, non so…

 

Amleto

 

Suvvia, ti supplico.

 

Guildenstern

 

Non so dove toccarlo, monsignore.

 

 

Amleto

 

È facilissimo. Come mentire.

Governi con le dita questi buchi,

quest’altro qui col pollice,

e poi qui, con la bocca, gli dài fiato:

ne sortirà una musica parlante.

Eccoli, guarda, questi sono i buchi.

 

 

Guildenstern

 

Ma non saprei come trarne una musica;

non so la tecnica dello strumento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Amleto

 

Ebbene, vedi quanta poca stima

tu hai di me: pretendi di suonarmi,

pretendi di conoscere i miei tasti,

sradicarmi dal cuore il mio segreto,

vorresti farmi tutto risuonare

dalla nota più bassa fino al culmine

del mio registro… In questo strumentino

c’è tanta musica, suono eccellente,

eppure vedi, tu non sei capace

di trarlo fuori. Ma, sangue di Dio!,

credi ch’io sia più facile a suonare

d’una cannuccia? Tu mi potrai prendere

per qualunque strumento che vorrai,

tastarmi quanto vuoi: non puoi sonarmi.

Entra Polonio

 

Che Dio vi benedica, monsignore!

 

Polonio

 

Signore, la regina vostra madre

vuole parlarvi, al più presto possibile.

 

Amleto

Vedete quella nuvola laggiù?

(103)Non ha quasi la forma d’un cammello?

 

Polonio

 

Càspita! Ci somiglia veramente!

 

Amleto

 

O piuttosto, direi, ad un donnola.

 

Polonio

Dal dorso, infatti, sì, sembra una donnola…

 

Amleto

 

O una balena…

 

Polonio

 

Proprio, una balena.

 

Amleto

 

Allora vado da mia madre, subito.(Tra sé)

Tendono l’arco della mia ragione

fino a spezzarlo!...

(Forte)Sì, ci vado, subito.

 

Polonio

Bene, signore. Vado ad annunziarglielo.(Esce)

 

Amleto(Tra sé)

 

Subito” è presto detto.

 

(Forte)

Amici, ora lasciatemi, vi prego.

(Escono tutti, Rosencrantz, Guildenstern e suonatori)

 

È l’ora più stregata della notte,

quando sbadigliano i cimiteri

ed esala l’inferno il suo contagio

sul mondo.

Potrei bere caldo sangue,

ora, e compiere azioni così turpi

che a vederle si scrollerebbe il mondo.

Ma calma: ora vado da mia madre.

Cuore, non perdere la tua natura;

che mai non entri in questo saldo petto l’anima di Nerone.

(104) Che con lei io sia crudele, ma non snaturato.

Con lei vorrò parlare di pugnali,

ma non usarne; in questa ipocrisia

s’alleino tra loro lingua e anima:

qualunque suoni nelle mie parole

rampogna atroce a lei, anima mia,

non voler dare ad essa alcun suggello.

 

(105) (Esce)

 

nel link sotto, il testo completo anche delle parti che abbia tagliato o tralasciato

http://www.rodoni.ch/busoni/bibliotechina/nuovifiles/amleto_h/testo_03.htm

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4 Responses to ” NON PUOI SUONARMI ” (AMLETO) —-LA SCENA DEL FLAUTO—-Nella speranza che qualcuno voglia afferrare un vecchio filo di chiara che inizia nel ’63… la storia di chiara è nel commento, è lungo, ma si salta agilmente…

  1. Chiara Salvini scrive:

    Chiara Salvini scrive:

    stasera chiara non vuole commentare, non sa cosa dire. Da tempo non è più così: non mi serve più Amleto per chiudermi in una cassa di vetro e sentirmi superiore- non solo agli insulti, ma soprattutto all’ambiente insostenibile che era parte di un pensionato di suore che affittavano le camere a studentesse. Passati parecchi anni, sposata con Mario ” un artista” anche se architetto, con una figlia di circa 4/5 anni, diciamo che se mi sentivo pettinata contro pelo con una certa insistenza e voci alte, mi prendeva un’ inesprimibile vergogna, vergogna profonda di me stessa che non passava tanto presto. La vergogna stava nell’essere passiva e subire. Recentemente, un’amica che ” non mi ha mai amato” : ” Allora tu non ti sei mai affrancata? ” Io ho detto: ” No” . E mai questa situazione mi è sembrata così chiara come in quel suo crudele telegramma. Un tempo, dopo l’87 quando eravamo già in Italia con Francesca di circa tre anni / quattro, la struttura dei rapporti, nella ristretta famiglia nostra, era semplice: io subivo, subivo facendo passare loro sotto il naso l’olezzo della mia bontà, ma ad un certo punto—alle famose ultime gocce, io infantilmente sbottavo e gridava sempre la stessa cosa: ” Io vi rispetto come ” persona”, ma voi dovete rispettare me.” L’ordine che passava piatto tra di loro era quello dei soldatini di piombo: entrambi guardavano un punto lontano, non proferivano lettera, il silenzio era pesante, rotto dalla mia nenia arrabbiata sempre la stessa. Non avendo, negli anni, alcuna risposta, uscivo dalla stanza o, forse erano loro i primi ad uscire. Nulla si muoveva diverso, neanche la più striminzita foglia. Poi di nuovo sbottavo alle ultime gocce… e tutto si ripeteva alla nausea. Finalmente ho capito che dovevo intraprendere un altro lavoro: imparare in ogni circostanza, anche stupida, a fare uscire la mia aggressività, unica che ti dà una difesa, dal momento che era ovvio che ne avevo troppa paura. Dovevo farmi una palestra. Il primo che ha avuto questo privilegio… è stato il padrone di un ristorante a Napoli: lì avevo una volta mangiato bene, la seconda no e glielo detto. Lui non se n’è importato, ma ho fatto la prima ginnastica leggera. Il problema, come tutti sanno, è imparare ad usare la difesa (aggressività) con voce calma e a voce bassa con gli stretti circonvicini. Da quella bella Napoli sono passati più di dieci anni di ginnastica. Adesso un po’ faccio bene un po’ faccio maluccio, ma vado avanti. Sono sicura che, se non si spiccia troppo, quando arriverà la mia morte sarò capace di dirle con autorità e dolcezza: ” Guarda che sei in anticipo.” Per dire come è difficile imparare a difendersi! Secondo me il bambino introietta la difesa che fanno per lui i genitori. Io non ho potuto, non c’erano. Lavoravano. L’unica persona che mi viene in mente che mi ha difeso, davanti al collegio dei professori, ben due volte o tre, è stato Mons. Ablondi. Oggi? Non so dire la mia situazione, forse la debolezza che mi dà la fibromialgia (siamo vicini ai cinque anni) mi ha fatto arretrare, questi dolori fissi giorno e notte ai muscoli e ai tendini, testa inclusa, mi fatto anelare a qualcuno che mi offra una consolazione, non qualcuno cui oppormi. Registro però, che sono piu’ decisa a mantenere una mia posizione già conquistata. Perdere perderò e ho già perso molto: uomini figli parenti, vogliono avere vicino qualcuno che dolcemente gli canti delle nenie elogiative, dove l’altro è lassù alto tra le nuvole, e tu sei piccina ma piccina, bisognosa —non di aiuto perché come ti serve non te lo danno, perdono troppo del loro tempo— ma di insegnamenti sì e poi se dici: oh grazie, sai che non l’avevo mai sentito, è un vero aiuto per loro da usare…/// ecco ti sei conquistata una persona. Ho un’amica cara il cui sunto di vita è : ” E’ tutto un fingimento, una recita, allora ottieni “. Non ho mai usato gli strumenti psicologici che ho per ottenere qualcosa; non so in futuro; così come non ho mai detto bugie; chiunque mi direbbe: ” Tu soffri così tanto a vivere perché non scendi tra gli umani, ti sei fabbricata un palchetto tuo per non essere contagiata.” Un’idiota. Cosa rimarrà di me, anche per mia figlia e mio nipotino: ” Un gran brutto carattere “. E’ giusto così: la gente non ce la fa a mettere insieme le cose buone e quelle che gli danno fastidio di una persona. E’ un percorso lungo, per chi lo vuol fare, una raggiunta maturità emozionale. Per esempio, mi starebbe bene se dicessero: ” Un gran brutto carattere, però se hai bisogno, dal piccolo al grande, alla tragedia, lei c’è sempre. “e si inventa anche le maniche da rimboccarsi.”
    Questo brutto carattere, mettendo tutto insieme, sembrerebbe una cosa più piccola, non vi pare? Ma perché non lo dicono? La cosa più orrenda che mi so immaginare sono i discorsi su di me quando sarò morta, tutti i parenti, credo : ” Ahhh come lei non c’era nessuno, e lei qui e lei là …” e giù ad inventare cose mai avvenute con grande naturalità… e molto amore.

  2. roberto scrive:

    Ch. tu lo sai che sei ancora il mio mistero.
    Piccoli squarci qua e là, punte di dolore assai dolorose.
    Non ho rami dove attaccarmi e neppure alberi dove appendermi ( bada: no “impiccarmi 🙂 ) . Ti parlo ti scrivo di me, tu tra poco o forse già, sai tutta la mia vita nei miei versi, nei miei racconti: sono facile da capire io ed io, di te
    coglionamente sempre, m’appendo all’albero a testa in giù con la lingua di fuori.
    Sospetto tanto che morirò abbondantemente prima di capire un decimo di te
    e si, lo so: un decimo di una persona , perfino di un bambino e sempre tanto e troppo.
    Facciamo un millesimo di te.

    Stranamente l’altra notte, prima di dormire ( quando mi va bene, le notti prima di dormire m’invento storie che poi dimentico,. Questo fin da bambino, a volte le proseguo giorni e giorni dopo alcune anche anni) .. dicevo l’altra notte mi sono inventato un Amleto, guarda il caso, mi piaceva tanto anche se non ricordo nulla se non che faceva discorsi concentrici nel senso letterale della parola ( immagina cerchi spezzati che poi si riprendono), come per altre volte mi son detto “domani lo scrivo” ma domani avevo dimenticato tutto. Ora legegndo , vaghi ricordi però, anche se non c’entra per nulla, qui ci sono alcuni spezzoni di versi che ho cercato mentre scrivevo ( cosa non facile perchè parlo di quello che si può dire ho buttato o meglio decisamente accantonato, ma come vedi nulla si perde. Ti abbraccio.

    Un giorno viaggerò per le strade
    di una città dal selciato in rosso
    giardini di salici, fontane con acqua che si sente
    e panchine colorate

    sarà sempre sera
    e i lampioni a fiamma non morranno mai.

    ………………
    ……………..

    Era nell’aria un profumo di clavicembalo
    e Chopin suonava i suoi pezzi appena fusi
    la verità nasceva dalle pietre lucide
    e non c’erano parole.

    Utopia Sanremo Marzo 1962

    ciao nì!

  3. Donatella scrive:

    Rispondendo a Chiara, per quello che può servire e per quello che posso capire: io ho fatto un percorso esattamente contrario al suo ( o almeno così mi pare). Dalla diffidenza verso il mondo ( tanto per dare un’immagine voluminosa), sono passata all’apertura, per vivere un po’ meglio. Molte difese sono cadute, alcune inutili e dannose, altre, chissà? Forse l’importante sta nel cammino, nelle cose nuove che si imparano. Non è la felicità, ma è già qualcosa.

  4. roberto scrive:

    ” chiunque mi direbbe: ” Tu soffri così tanto a vivere perché non scendi tra gli umani, ti sei fabbricata un palchetto tuo per non essere contagiata.” Un’idiota. Cosa rimarrà di me, anche per mia figlia e mio nipotino: ” Un gran brutto carattere “. E’ giusto così: la gente non ce la fa a mettere insieme le cose buone e quelle che gli danno fastidio di una persona. E’ un percorso lungo, per chi lo vuol fare, una raggiunta maturità emozionale. ”
    “………….. cosa rimarrà di me? “Chiara, chi non se la pone questa domanda. Forse chi crede, si salva un po’. Ma, cosa “rimarrà di me” nei miei cari,per me, io spero che non mi giudichino troppo e che capiscano l’amore.
    a proposito, ma questa te l’ho mai mandata?:

    è proprio sull’argomento:
    ——————–

    Se tu sentissi dire
    da qualche conoscente
    tra una chiacchiera e l’altra
    com’è d’uso nei salotti
    tra un bicchiere di vino
    e la tartina al salmone

    Se tu sentissi dire
    che sono morto…..

    – Sarà qualche anno ormai
    di incidente d’auto
    d’infarto
    o qualche strana malattia
    certo fu cosa improvvisa
    se non proprio imprevista
    beveva molto correva troppo
    non badava affatto a se stesso –

    Se tu sentissi dire
    in quel salotto di gente normale
    vino bianco coktails caviale
    poltroncine traballanti
    divani consumati
    – s’era lasciato andare
    viveva all’incirca gli ultimi tempi
    scriveva poesie su fogli sparsi
    e le buttava via
    Lo incontravi nei bar
    spesso trasandato
    piuttosto inconsistente –

    Se tu sentissi dire
    tra risatine smorzate
    velate maldicenze
    di chi continua a vivere
    la vita indifferente
    – non voleva invecchiare
    non sapeva accettare
    il tempo che ci resta
    Troppo spesso s’è voltato
    a guardare………….
    Era questo il suo male –

    Se tu sentissi dire
    con alzata di spalle
    con rassegnazione evidente
    – Raccontava d’esser stato tradito
    da chi? Da che cosa?
    Come tutti d’altronde
    come capita sempre –

    Se tu sentissi dire
    che sono morto
    e così stranamente ho vissuto
    Tu che di me così poco sai
    ormai
    perchè come un alito sono passato
    e come un sospiro sono rimasto
    sfumato e vago nella tua memoria

    Tu che anche tu
    m’hai tradito incosciente e leggera

    tu che di me ti rimane solo
    un lontano ricordo
    così lontano al punto d’apparire
    necessariamente dolce
    necessariamente vero

    Ti prego
    forse anche ti scongiuro
    tieni stretto il tuo ricordo
    così lontano così diverso
    e non parlare
    non dire nemmeno una parola

    Tu
    trattieni per te quel che di me ti resta
    perchè è tutto ciò che resterà di me.

    ——————-
    Sarebbe bello che anche tu semplificassi in questo, cosa puoi volere di più?
    E sai Donatella? Nessuno cerca più la felicità, solo un pazzo, basta una buona dose giornaliera di serenità. Un cucchiaino la mattina, uno a pranzo ed uno alla sera.

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