TOMMASO MONTANARI :: Perché alle regionali non voterò Giani ( Pd ) — VOLERE LA LUNA — 12  AGOSTO 2020

 

 

Tomaso Montanari - Wikipedia

Tomaso Montanari (Firenze, 15 ottobre 1971) è uno storico dell’arte, accademico e saggista italiano.

 

 

VOLERE LA LUNA — 12  AGOSTO 2020

Perché alle regionali non voterò Giani

 

Tommaso Fattori

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Susanna Ceccardi candidata leghista in Toscana contro i gay ...

SUSANNA CECCARDI — LEGA

 

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EUGENIO GIANI CON IL SINDACO DI FIRENZE DARIO NARDELLA

 

Perché alle regionali non voterò Giani

 

(ph Rodney Smith)

 

12-08-2020 – di: Tomaso Montanari

 

 

Ci sono due modi per guardare alle elezioni in Toscana.

Il primo è con una lente politicista, quella che «farà leggere nel risultato del centrodestra e di Ceccardi il risultato di Matteo Salvini» (così Adriano Sofri): quella che fa scegliere il cosiddetto “voto utile”. Un voto senza entusiasmo: non tanto per l’Eugenio Giani pesce bollito di un intramontabile potere dei corridoi, quanto contro il “fascismo” ruspante ostentato dalla caricaturale Susanna Ceccardi.

 

 

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Oppure si possono usare gli occhi dei toscani: ma dei toscani poveri. Dei sommersi, non dei salvati. E allora scegliere un voto utile per la vita di chi lo dà, quel voto, e non per gli analisti politici che lo sezioneranno la notte del 21 settembre. Un voto per Tommaso Fattori, per esempio, e per la sua lista Toscana a Sinistra. Io farò così: per eleggere a rappresentarmi Marcello Gostinelli, operaio cassintegrato della Bekaert iscritto alla Fiom, o l’economista Anna Pettini, presidente del corso di laurea triennale in Scienze Politiche.

È una scelta spartiacque, che parte dalla constatazione di un dato di fatto: Giani e Ceccardi sono (per usare un popolarissimo proverbio toscano) zuppa e pan bagnato. Che non vuol dire che siano uguali: perché la ribollita non è la panzanella. Ma vuol dire che sono molto simili, perché hanno alla base lo stesso ingrediente, che è per l’appunto il pane stantio che accomuna un Pd totalmente succube dell’Italia Viva di Matteo Renzi alla Lega di Matteo Salvini. Quel pane è la totale accettazione dello stato delle cose, dei rapporti di forza esistenti. Che vinca Giani o che vinca la Ceccardi, per i toscani non cambierà quasi nulla. A parte i toni della retorica, certo: Giani non farà le moschee senza avere il coraggio di dire perché (così hanno fatto Renzi e Nardella), la Ceccardi non le farà esplicitando posizioni razziste. Per farlo userà le parole di quella toscanissima Oriana Fallaci a cui Giani e i suoi dedicano vie e statue.

Come Fattori (consigliere regionale uscente) ha puntualmente documentato in tutta la legislatura appena finita, Pd e Lega sono stati d’accordo su ogni scelta strategica: grandi opere (a partire dall’ampliamento dell’aeroporto di Firenze), inceneritori, soldi alla scuola privata, privatizzazione crescente della sanità, consumo del territorio (a partire dal massacro delle Apuane) e sabotaggio della legge Marson sul paesaggio (non per caso Anna Marson, assessora tecnica della prima giunta Rossi, dichiara il suo voto per Fattori).

 

Per non parlare del securitarismo più destrorso: davvero qualcuno pensa che le ruspe sulle quali Nardella si fa fotografare mentre demolisce i campi rom siano diverse da quelle di Salvini? Davvero una Toscana democratica si oppone a una Toscana fascista, o siamo invece di fronte a due destre, diverse ma su quasi tutto di fatto convergenti? Del resto, la legislatura, non si è appena chiusa con un accordo Lega-Pd per impedire la ripubblicizzazione dell’acqua in Toscana?

Qua sta la vera ragione della debolezza della Ceccardi(che sondaggi terroristici orientati da Italia Viva provano invece ad accreditare come fortissima): la destra dei poteri trasversali e segreti voterà compattamente per Giani. Scommetto che Denis Verdini e signora non voteranno per la candidata del genero Salvini, ma per il naturale rappresentante dei loro interessi: che sono gli interessi di chi vuole che tutto vada come è andato finora.

La scelta di Giani, imposta da Renzi, ha impedito anche solo il tentativo di costruire in Toscana qualcosa di simile all’alleanza giallo-rosa che in Liguria candida Ferruccio Sansa. È vero che in Toscana i Cinque Stelle sono sempre stati residuali, ma è anche vero che solo un’intesa con loro avrebbe potuto costringere il Pd a mettere in discussione il suo ossificato sistema di potere, innescando un processo che avrebbe coinvolto inevitabilmente anche la sinistra. Invece, niente: si è imposto il peggio del peggio puntando tutto sul voto utile, cioè sulla speranza che il pan bagnato sembrasse peggio della zuppa. Un ricatto morale amplificato dalla demenziale legge elettorale toscana che il Pd stesso si è costruito.

Ma ormai sappiamo che a forza di mali minori si è costruito un male maggiore, a forza di subire ricatti siamo arrivati a un’astensione di massa, a forza di furbeschi voti disgiunti che salvassero i governi abbiamo perso la democrazia, a forza di voti utili abbiamo distrutto la rappresentanza dei più deboli.

Ora basta: con la zuppa, e anche col pan bagnato.

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One Response to TOMMASO MONTANARI :: Perché alle regionali non voterò Giani ( Pd ) — VOLERE LA LUNA — 12  AGOSTO 2020

  1. Donatella scrive:

    Devo dire che su quasi tutti gli argomenti sono d’accordo con Tomaso Montanari ( sì, lui è un po’ più estremista di me, ma in genere ha ragione. Io non riesco a capire perché il PD, o come lo vogliamo chiamare, ha rinunciato ad essere dalle parti degli interessi comuni. Gioca sempre in difesa ( di che?). Credo che ci sia un sistema di potere, che già esisteva prima, ma che ora è diventato difensore degli interessi più retrogradi. In questo modo, con questa classe dirigente ( non da buttare tutti al macero) credo, come diceva tanti anni fa Moretti, non vinceremmo mai. A volte succedono dei miracoli. Non è detto che non ci si accorga che così si vivacchia e non si è mai padroni del proprio pensiero, almeno che ci sia qualche cambiamento imprevisto ( Sardine docent) .

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