DAL 20 AL 28 SETTEMBRE 1944 SI SVOLGE ” L’OPERAZIONE PIAVE ” INTORNO AL MONTE GRAPPA : 264 MORTI DI CUI 31 IN COMBATTIMENTO –IL 26 SETTEMBRE 1944 LA STRAGE DI BASSANO : 31 IMPICCATI AGLI ALBERI CON ADDOSSO LA SCRITTA : ” BANDITO ” — IL 26 SETTEMBRE 2008 TAUSCH SI E’ SUICIDATO ” PERSEGUITATO DAI GIORNALI “

 

 

 

LE FOTO SONO DELL’ANPI DI MIRANDOLA

 

 

ESPRESSO.REPUBBLICA.IT / DEL 24 LUGLIO 2008

https://espresso.repubblica.it/palazzo/2008/07/24/news/ecco-il-boia-di-bassano-

 

Il boia di Bassano

Si chiama Karl Franz Tausch, ha 85 anni, vive in una villetta a Langen, in Assia. È autore di una delle più orribili stragi naziste: 31 giovani impiccati agli alberi del corso centrale di Bassano del Grappa il 26 settembre 1944. Lui e gli altri responsabili, tedeschi e italiani, non sono mai stati processati.

DI PAOLO TESSADRI

 

 

Ecco il boia di Bassano

 

L’immagine rimarrà indelebile nella storia degli eccidi nazisti in Italia. La foto ritrae trentuno corpi di giovani senza vita che penzolano dagli alberi del lungo viale di Bassano del Grappa. Un impiccato per ogni albero, con i piedi, per alcuni, a pochi centimetri dal suolo. Appesi a piante che appaiono dei grandi funghi. Le mani legate dietro, davanti, sul petto, un cartello con la scritta “bandito”. Lasciati lì, appesi per venti lunghe ore in segno di spregio e per terrorizzare la popolazione. Italiani che impiccano italiani al comando di un vicebrigadiere delle SS, Karl Franz Tausch. Una crudeltà consumata a Bassano del Grappa il 26 settembre 1944.

Difficile che anche il “boia tedesco”, com’era chiamato Tausch dalla popolazione, abbia scordato quell’immagine a più di 60 anni dal massacro. Sicuramente ci ha convissuto, nella comodità di una villetta a schiera immersa nel verde della cittadina di Langen in Assia, a una trentina di chilometri da Francoforte sul Meno e a meno di 15 da Darmstadt. Basso di statura, poco più di un metro e sessanta centimetri, un fisico appesantito dagli anni, ma ancora estremamente lucido e in forze. Compirà 86 anni il 9 ottobre: è nato nel 1922 a Olmütz, oggi Olomouc, Repubblica Ceca. È dunque un tedesco che proviene dai Sudeti della Moravia, territorio invaso da Hitler nel ’39.

È grazie ad un interrogatorio della magistratura tedesca negli anni Sessanta, in cui compare il suo nome, che arriviamo a lui. È in quella occasione che dichiara la sua residenza a Langen.

In Italia molti conoscevano il massacro di Bassano, c’erano documenti e testimonianze con nomi e cognomi dei nazisti, ma non si è mai voluto risalire ai responsabili per oltre sessant’anni, fino a poche settimane fa quando è stata ufficialmente aperta un’inchiesta dal procuratore militare di Padova, Sergio Dini. Tuttavia molti documenti sono spariti, come sostiene la storica Sonia Residori.

Ma il Centro Simon Wiesenthal e lo storico Carlo Gentile, esperto di stragi naziste e consulente di diversi tribunali militari, erano sicuri: Karl Tausch è ancora vivo.

 

 

 

 

Karl Franz Tausch non ha ancora compiuto 22 anni il giorno degli omicidi.  È vicebrigadiere delle SS e fa parte del Kommando di Herbert Andorfer, tenente delle SS di stanza a Roncegno in Trentino, mentre Tausch è distaccato a Bassano. Andorfer è un austriaco di Linz, arrivato in Italia nel ’43. Il “Kommando Andorfer” è specializzato nell’antiguerriglia. È il tenente che dà l’ordine di uccidere i civili e partigiani, ma chi organizza, detta le modalità, fa eseguire e dà materialmente l’ordine è il boia Tausch. In quei giorni di settembre del ’44 è in corso nei paesi del circondario del Grappa, nel Vicentino, una rappresaglia: in codice “Operazione Piave”. L’ordine, arrivato dall’alto comando tedesco in Italia, è di uccidere trenta persone per ogni paese attorno al massiccio del Grappa. Partigiani e molti civili scappano alle prime avvisaglie.

 

 

 

 

 

 

E allora Andorfer escogita un micidiale piano per eseguire lo stesso il massacro. Fa affiggere manifesti sui muri dei paesi, promettendo che chi si presenterà spontaneamente avrà salva la vita e lavorerà per l’Organizzazione Todt (civili addetti a lavori militari) o entrerà nella Flak (la contraerea). Ignare del progetto criminale, sono le persone influenti dei paesi come maestri, sindaci e sacerdoti e le stesse madri che invitano i propri figli e i giovani a presentarsi. “L’Operazione Piave” è iniziata da alcuni giorni e il 26 settembre «andavo come sempre a pattinare davanti alla chiesa Delle Grazie di Bassano», ricorda l’avvocato Mario Della Palma, che allora aveva 13 anni. «Ho visto arrivare il camion con questi ragazzi con le mani legate dietro, con loro due soldati tedeschi »

Nel plotone di esecuzione c’è un ragazzino di appena 12 anni. Quasi tutti i prigionieri si sono presentati spontaneamente.

Prima di venire giustiziati, ai trentuno è praticata un’iniezione per stordirli. Vengono appesi agli alberi di tre vie della città. I cappi sono pezzi di cavi telefonici, le teste vi sono infilate da ragazzini fascisti fra i 16 e i 17 anni delle ex Fiamme bianche, inquadrati nei reparti della Flak. La cima dei cappi è collegata a una lunga fune legata al camion. Il boia Tausch coordina l’esecuzione, dice come mettere il cappio poi dà l’ordine al camion di accelerare. Il camion parte e il cappio si stringe attorno al collo dei trentuno condannati. Chi non muore subito viene preso per le gambe e strattonato con colpi verso il basso da questi giovani fascisti. È quasi mezzanotte quando cala la morte.

 

 

L’Operazione Piave si svolge dal 20 al 28 settembre, al termine si contano i morti: 264, solo 30 in combattimento

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