ARIANNA DI GENOVA :: Le capre barbute di Fedro e gli aghi fatati –IL MANIFESTO DEL 26 SETTEMBRE 2020

 

 

IL MANIFESTO DEL 26 SETTEMBRE 2020

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Le capre barbute di Fedro e gli aghi fatati

Letteratura infanzia. Le favole e le fiabe di Attilio, Beatrice Solinas Donghi e Lodovica Cima

Illustrazione di AttilioIllustrazione di Attilio

A. Di Ge.

EDIZIONE DEL26.09.2020

PUBBLICATO26.9.2020, 0:03

AGGIORNATO25.9.2020, 19:44

 

Gli animali sono sempre stati una passione per Attilio (Genova, 1923), il grande illustratore e «poeta per immagini» italiano, cui anche la Galleria nazionale d’arte moderna ha dedicato un omaggio considerandolo un artista evergreen. E, come forse gli ha insegnato la natura, Attilio non ha mai dimenticato, negli anni del suo intenso lavoro, che la semplicità è la via maestra per seguire le scie del mondo. Fin da quando nel 1966 partecipò per la prima volta alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna con i disegni dell’albo La casa sull’albero, scelse un tratto essenziale, quasi zen, altamente riconoscibile, apprezzato negli anni anche dagli esigenti giapponesi. L’autore  interpreta le favole di Esopo e di Fedro: un classico riproposto da Lapis in una edizione che ne contiene 71 (pp. 152, euro 18, riadattamento di Sara Marconi): si va dalle  più famose – come «la volpe e l’uva» che campeggia sulla copertina – fino a «il bue e la zanzara», «le capre barbute», «la vipera e la lima».

È SEMPRE DEL 1923 e ligure un’altra figura della letteratura per l’infanzia, Beatrice Solinas Donghi, scrittrice e saggista con il pallino per l’Inghilterra dei secoli scorsi (aveva origini inglesi), scomparsa nel 2015 a 92 anni, dopo aver lasciato romanzi, racconti e, con la sua «seconda vocazione» dedicata ai lettori più piccoli, personaggi come Melina e l’Alice della trilogia, bambina di fine ottocento che si butta a capofitto nelle sfide.

NON AMAVA LA CITTÀ l’autrice e studiosa di fiabe, appassionata di storia delle epoche passate e neanche il fantastico fine a se stesso. «Non mi è mai piaciuto il ’tutto improbabile’, anche nelle narrazioni di fantasia». È per questo forse che fate, re, ragazze orfane che raccolgono aghi magici, soldati con le ciglia intrecciate di filo delle Fiabe incatenate (la prima edizione uscì nel 1967 con Rizzoli) cuciono trame tutti insieme, richiamandosi l’un l’altro in un «nastro» che riunisce leggende popolari e invenzioni. Nella loro cornice di assoluta appartenenza a mondi incantati, è un modo per sembrare più «verosimili». È merito della casa editrice Topipittori far ritrovare in libreria questa giocosa collezione, un albo elegante impreziosito dalle illustrazioni di Irene Rinaldi (pp. 136, euro 24).

Una rivisitazione delle fiabe che tenta di mettere a nudo il carattere dei personaggi raccolte dai Grimm e Perrault è quella che compie Lodovica Cima nel suo Il segreto di Cappuccetto Rosso (DeAgostini, pp.144, euro 9,90, disegni di Veronica Veci Carratello). Alla fine del libro, ci si può mettere alla prova e diventare autori, soprattutto dopo aver imparato che il Gatto con gli stivali si svegliava tardissimo, che Raperonzolo e Rosaspina erano amiche per la pelle e che i sette nani hanno qualche problema con le fate.

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