IMMAGINI DELLA CAPITALE DELLO STATO AUTONOMO DI NAGORNO-KARABAKH: STEPANAKERT +++ LA SITUAZIONE NEL NAGORNO-KARABAKH DAL LINK ” HOMOLAICUS.COM ” — per chi volesse capirci un pochino di più, si legge volentieri…ch

 

 

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QUALCHE IMMAGINE DELLA CAPITALE DEL NAGORNO-KARABAKH :

STEPANAKERT

 

KARABAKH TRAVEL: One Day In Stepanakert | Asbarez.com

 

Stepanakert | Phoenix Tour Armenia

 

File:NKR Parliament, Stepanakert.jpg - Wikimedia Commons

 

Stepanakert city – Your Travel Guide to Israel, Armenia and Georgia

 

 

Stepanakert | Stepanakert, Around the worlds, Capital city

 

The Vardanyan Family donated AMD 400 Million to the construction of Stepanakert Mother Cathedral | www.aravot-en.am

 

 

 

Haykakan @Vip.artsakh | Haykakan Nkarner | Haykakan.top

 

 

Aeroporto di Step'anakert - Wikipedia

L’AREOPORTO

 

Statue In Stepanakert Nagorno Karabakh - Fotografie stock e altre immagini di Azerbaigian - iStock

” SIAMO LE NOSTRE MONTAGNE ”

 

Stepanakert - Nagorno Karabakh | pirindao | Flickr

 

 

 

 

LA SITUAZIONE NEL NAGORNO-KARABAKH

Uno dei principali problemi che attualmente affliggono l’Armenia è costituito dalla questione del Karabakh, una regione posta ai confini orientali dell’altopiano armeno, che è contesa fra l’Armenia e l’Azerbaigian.

 

 

Azerbaijan topographic map-it.svg

CARTINA DA WIKIPEDIA

 

 

Il Karabakh già dall’ epoca pre-cristiana era abitato da popolazioni armene e perciò fu parte integrante dell’Armenia la quale, in seguito a varie invasioni, per lunghi periodi subì le dominazioni straniere. Mentre il Karabakh fu la regione che riuscì a mantenere, più lungamente degli altri territori armeni, la propria indipendenza, o ampia autonomia e fu governato, fino alla seconda metà del XVIII secolo da principi armeni, feudatari degli shah di Persia. Successivamente, all’inizio del XIX secolo entrò a far parte dell’Impero Russo. Con la dissoluzione di quest’ultimo, in seguito alla rivoluzione del 1917, il Karabakh fu conteso dalle due neonate repubbliche di Armenia ed Azerbaigian.

La prima ne reclamava il possesso sia perché più del 90% della sua popolazione era costituito da armeni, sia perché il Karabakh è geograficamente e storicamente armeno. L’Azerbaigian, invece, basava le sue richieste su motivazioni economiche poiché le principali vie di comunicazione del Karabakh con l’esterno passavano attraverso l’Azerbaigian; inoltre questa regione era la tradizionale zona di pascolo per le greggi dei pastori azeri.

Infine il possesso del Karabakh avrebbe permesso all’Azerbaigian di avere un confine comune con la Turchia, sua alleata naturale e protettrice dato che turchi ed azeri, entrambi popolazioni di etnia turca, si considerano un’unica nazione.

In questa disputa territoriale si intromisero le potenze vincitrici della prima guerra mondiale, ed in particolar modo la Gran Bretagna che aveva una sorta di protettorato sulla Transcaucasia.

L’Inghilterra sostenne le pretese azere per due motivi. Primo: non voleva scontentare i musulmani, correligionari degli azeri, che erano molto numerosi nell’Impero Britannico. Secondo: all’Armenia, colpita duramente in Turchia dal genocidio del 1915, erano state promesse, da parte delle potenze vincitrici della prima guerra mondiale, vaste compensazioni territoriali con la cessione, da parte dell’Impero Ottomano, delle province orientali costituenti l’Armenia turca. Perciò l’Armenia, con l’annessione di questi estesi territori a ovest, avrebbe potuto anche rinunciare al Karabakh in favore dell’Azerbaigian.

Per questi motivi la Gran Bretagna agì a sostegno di quest’ultimo facendo sì che il Karabakh venisse assegnato, seppur provvisoriamente, all’Azerbaigian. La decisione definitiva circa l’appartenenza di questa regione sarebbe spettata alla conferenza internazionale di pace.

Ma i fatti successivi presero un’altra piega. Nel Caucaso, nel 1920, si instaurò il potere sovietico, mentre le potenze vincitrici della prima guerra mondiale si rimangiarono le promesse di annessione dell’Armenia turca alla Repubblica Armena che, presa fra i due fuochi dell’alleanza turco-sovietica, non solo dovette rinunciare a qualsiasi annessione territoriale dalla Turchia, ma anzi dovette cedere a questa dei territori armeni. Inoltre il governo sovietico, per volere di Stalin, desideroso di non inimicarsi le popolazioni musulmane, nel 1921 decretò l’annessione del Karabakh all’Azerbaigian, con la condizione che a quello fosse concessa un’autonomia amministrativa; cosa che avvenne due anni dopo con la creazione della Regione Autonoma del Karabakh Montano, dalla quale, però, vennero lasciati fuori vasti territori, fittamente popolati da armeni.

L’autonomia del Karabakh nell’ambito dell’Azerbaigian fu solo formale, mentre nella regione il governo azero attuò una politica di pulizia etnica strisciante nei confronti degli armeni. Tale politica era volta a ridurre il loro numero, facendo aumentare, viceversa, quello della popolazione azera, poiché, una volta che questa avesse raggiunto un numero ragguardevole, divenendo la maggioranza della popolazione, gli armeni non avrebbero più avuto nessuna possibilità di reclamare l’unione all’Armenia e quindi il problema del Karabakh si sarebbe risolto da sé. Venne così sostenuta l’economia delle zone abitate da azeri, fu incoraggiata la loro natalità e la loro immigrazione da regioni circostanti il Karabakh; mentre fu volutamente fatta languire l’economia dei villaggi armeni i cui abitanti furono stimolati ad emigrare fuori dalla regione. Nei confronti degli armeni furono inoltre attuati molti soprusi e violenze, furono impediti i contatti con l’Armenia e combattute tutte le espressioni di appartenenza etnica, bollandole e condannandole come nazionaliste.

Con grande anticipo rispetto alla campagna contro la religione, scatenata da Stalin, furono chiuse tutte le chiese armene ed i sacerdoti incarcerati o costretti allo stato laicale. L’esito di tutto ciò fu che gli armeni, dal 94% che erano nel 1920, all’inizio degli anni ’80 si erano ridotti al 75%, mentre gli azeri dal 5% erano saliti al 24%.Un’analoga politica di pulizia etnica era stata attuata nel Nakhicevan, un’altra regione storicamente armena ed annessa all’Azerbaigian. In quest’ultima regione gli armeni all’inizio della prima guerra mondiale costituivano circa il 40% della popolazione, mentre il 55% circa era costituito da azeri e curdi. In seguito alla politica attuata dall’Azerbaigian, all’inizio degli anni ’80 gli armeni si erano ridotti al 1,5%.

Gli armeni del Karabakh e dell’Armenia, ovviamente scontenti di questo stato di cose, a più riprese protestarono. Sul finire degli anni ’20 fu creato un movimento clandestino per la riunione del Karabakh all’Armenia. Poco prima delle grandi purghe staliniane del 1937 e 1949 i dirigenti della Repubblica Sovietica Armena reiterarono la richiesta di annessione del Karabakh all’Armenia. Per lo stesso scopo negli anni successivi, singoli dirigenti armeni ed intellettuali, si rivolsero al Cremlino, ma non ottennero giustizia. Parimenti una petizione, sottoscritta da 2500 abitanti del Karabakh, ed inviata a Kruscev nel 1963, non ottenne effetto. Stessa sorte ebbero analoghe richieste formulate negli anni successivi.

Finché, con l’avvio della perestroika gorbacioviana, gli armeni del Karabakh, non volendo subire la stessa sorte dei loro connazionali del Nakhicevan, nel gennaio del 1988 inviarono al Cremlino una petizione, sottoscritta da 100.000 persone, richiedendo un referendum sul futuro stato della regione, ma anche questa volta la loro richiesta non fu accolta, perciò il 20 febbraio 1988 il Soviet dei Deputati del Popolo del Karabakh votò una risoluzione richiedente l’unione di questa regione all’Armenia. Il Soviet Supremo di quest’ultima, il 15 giugno 1988, accolse la richiesta del Karabakh, che invece fu respinta sia da parte dell’Azerbaigian che del Cremlino.

Parallelamente a questi fatti si acuì la tensione in Armenia, con dimostrazioni a favore del Karabakh; mentre si aggravò rapidamente la situazione dei circa 500.000 armeni residenti nell’Azerbaigian, dentro e fuori i confini del Karabakh. A fine febbraio dello stesso anno nella città azera di Sumgait, con la connivenza delle autorità, fu organizzato un vasto pogrom contro gli armeni colà residenti. Le vittime furono alcune centinaia. Nei due anni successivi analoghi massacri si svolsero a Kirovabad (seconda città del paese) e nel gennaio 1990 a Bakù, la capitale, ove gli armeni, dopo aver subito numerose perdite, furono salvati dall’Armata Rossa che intervenne tardivamente solo allorquando il pogrom anti-armeno assunse i toni di un tentativo di esautorare il Partito Comunista.

Nel complesso le vittime armene dei vari pogrom scatenati in Azerbaigian, ammontarono ad alcune migliaia. In seguito a questi fatti tutti gli armeni residenti in questo paese (ad eccezione degli abitanti del Karabakh) fuggirono in tutta fretta, abbandonando case ed averi. Parallelamente gli azeri residenti in Armenia, circa 150.000, se ne allontanarono, ma senza aver subito violenze e potendo vendere le loro proprietà e portandosi assieme i propri averi.

Con l’aumentare della tensione fra armeni ed azeri il Cremlino, nel gennaio del 1989, decise di sospendere, temporaneamente, l’amministrazione azera del Karabakh e di sostituirla con un comitato dipendente direttamente da Mosca. Ma in seguito alle proteste azere nel novembre dello stesso anno questo comitato fu sopresso ed il Karabakh ritornò sotto la piena sovranità azera. Vennero sciolti gli organismi amministrativi locali e nella regione fu instaurato un regime militare avente lo scopo di restaurare il potere azero. Furono attuati arresti di massa ed aumentarono le persecuzioni contro la popolazione armena che rispose con boicottaggi e scioperi.

La reazione azera fu particolarmente pesante: la regione fu circondata e furono bloccate tutte le comunicazioni con l’esterno; molti villaggi armeni furono assaliti ed i loro abitanti uccisi o costretti a fuggire. Contemporaneamente gli armeni, per darsi un autogoverno ed organizzare la propria difesa, nel settembre 1989, costituirono il Consiglio Nazionale Armeno del Karabakh. Parallelamente a ciò iniziò un movimento di resistenza armata per contrastare la vasta offensiva scatenata dall’Azerbaigian volta ad espellere gli armeni dal Karabakh. Il 1° dicembre 1989, in una seduta congiunta del Soviet Supremo dell’Armenia e del Consiglio Nazionale del Karabakh, venne decretata la riunione del Karabakh all’Armenia. Il 10 gennaio 1990 questa decisione fu bocciata dal Soviet Supremo dell’URSS in quanto contrastante con la Costituzione allora vigente.

Si giunse così al 1991, anno della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Nell’aprile di quell’anno il governo azero, con l’attiva partecipazione delle forze armate sovietiche, iniziò l'”Operazione anello”, per completare l’opera di pulizia etnica del Karabakh. Cosa che gli riuscì, parzialmente, nel nord della regione. Il 30 agosto dello stesso anno l’Azerbaigian proclamò la propria indipendenza dall’URSS. Tre giorni dopo in una seduta congiunta del Soviet Regionale e dei Soviet Distrettuali della regione venne decretata la secessione dall’Azerbaigian e contemporaneamente proclamata la Repubblica del Karabakh Montano. Ciò avvenne sulla base di un articolo della costituzione sovietica, ancora in vigore, secondo il quale se una repubblica sovietica (come l’Azerbaigian) decideva di staccarsi dall’URSS, le varie repubbliche o regioni autonome comprese nella repubblica secessionista (com’è il caso del Karabakh) avevano il diritto di poter staccarsi da questa.

Più tardi, nel dicembre dello stesso anno, un referendum popolare sancì la costituzione della Repubblica del Karabakh Montano, che tuttora non è riconosciuta internazionalmente. Poco dopo, l’8 gennaio 1992, fu costituito un governo presieduto da Oleg Yessaian., mentre Artur Mkrtcian fu eletto presidente della repubblica. Dopo la morte di quest’ultimo, avvenuta a tre mesi di distanza dalla sua nomina, la sua carica fu assunta interinalmente dal vice presidente Gheorghi Petrossian. Successivamente,nell’agosto dello stesso anno il governo si dimise e in sua vece fu creato il Comitato di Difesa Statale, presieduto da Robert Kociarian, al quale furono attribuite le funzioni del governo.

In seguito a questi fatti crebbe ulteriormente la tensione fra Karabakh ed Azerbaigian che essendo di fatto estromesso dal Karabakh, desiderava restaurarvi la propria autorità. Gli azeri oltre ad istituire un blocco totale attorno alla regione contesa, diedero inizio ad una vera e propria offensiva militare nei suoi confronti, con numerosi cannoneggiamenti e bombardamenti aerei e terrestri dei centri abitati.

Vi furono migliaia di vittime fra la popolazione civile che, in seguito al blocco imposto dall’Azerbaigian fu privata di cibo, medicinali e cure mediche, e per sfuggire ai bombardamenti, fu costretta a trovare rifugio nei sotterranei delle abitazioni in condizioni di vita analoghe a quelle in cui si trovarono gli abitanti di Sarajevo più o meno negli stessi anni. Dato che il Karabakh era completamente isolato e non aveva un confine comune con l’Armenia, essendone separato da un esile corridoio di 7 chilometri, le forze di resistenza armene cercarono in primo luogo di rompere l’accerchiamento e conquistare questo corridoio che avrebbe permesso libere comunicazioni con l’Armenia. Ciò loro riuscì, grazie anche al fatto che i militari russi di stanza nella regione, si erano ritirati.

Fu così che, fra il 1992 ed il 1994, i guerriglieri armeni, nel frattempo costituitisi in esercito regolare della neonata repubblica, riuscirono a raggiungere il confine armeno ed a conquistare quella fascia di territorio circondante l’ex Regione Autonoma del Karabakh Montano donde partivano i bombardamenti contro i centri abitati armeni. Accanto a queste vittorie militari, gli armeni subirono anche delle sconfitte, perdendo una parte dei territori settentrionali del Karabakh, che furono conquistati dalle forze armate azere.

Con l’occupazione della fascia di territorio circostante l’ex Regione Autonoma del Karabakh Montano, vennero a mancare le basi di partenza dei bombardamenti e quindi si alleviò la situazione della popolazione locale.Mentre nelle zone conquistate dalle truppe azere venne attuata la pulizia etnica che costrinse decine di migliaia di armeni ad abbandonare le loro abitazioni ed a fuggire.

Preoccupati per il perpetuarsi delle attività belliche, i ministri degli esteri degli stati membri dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), il 24 marzo 1992 decisero di indire una conferenza di pace a Minsk (Bielorussia) con la partecipazione, oltre che dell’Armenia e dell’Azerbaigian, anche della Russia, degli Stati Uniti e di Italia, Germania, Cecoslovacchia e Svezia. Ad essa avrebbero dovuto partecipare anche rappresentanti “eletti ed altri” del Karabakh.

Dopo vari tentativi per imporre un cessate il fuoco, attuati da parte di vari stati, finalmente, nel maggio del 1994, grazie ad una mediazione russa, si giunse ad un armistizio, che però non risolse il problema di fondo, cioè l’appartenenza della regione all’Armenia o all’Azerbaigian, poiché di fatto il Karabakh (salvo la zona settentrionale) è in mano armene, ma l’Azerbaigian ne reclama il possesso, promettendo un non ben definito “alto grado di autonomia”. Mentre l’Armenia ed il Karabakh, dati i precedenti, non fidandosi delle promesse azere, pretendono che il Karabakh non sia sottoposto all’Azerbaigian, abbia una contiguità territoriale con l’Armenia e sicure garanzie per la propria sicurezza.

In questa contesa territoriale le parti in conflitto basano le loro pretese su principi differenti e difficilmente conciliabili. L’Azerbaigian pone come base delle proprie richieste il principio dell’integrità dei confini, mentre il Karabakh pone l’accento sul principio dell’autodeterminazione dei popoli, principio, questo, che in un contesto democratico, non può essere eluso né contraddetto. Inoltre l’Azerbaigian considera questa disputa una contesa fra Azerbaigian ed Armenia, per poter accusare quest’ultima di mire territoriali; per questo motivo il governo di Bakù si rifiuta di trattare con i rappresentanti del Karabakh. L’Armenia dal canto suo rigetta tale impostazione ed afferma che è necessario addivenire a trattative dirette fra Azerbaigian e Karabakh; inoltre per il governo armeno è accettabile qualsiasi soluzione che lo sia anche per il Karabakh. Questo stato di cose è complicato dai contrapposti interessi delle potenze desiderose di accrescere il loro potere nella regione: Russia, Stati Uniti, Turchia, Iran.

A ciò si aggiungono i conflitti di interessi legati allo sfruttamento del petrolio azero ed al suo convogliamento verso l’Europa. L’Azerbaigian cerca di sfruttare l’arma del petrolio per spingere l’Occidente a costringere gli armeni a cedergli il Karabakh. In ciò ha il pieno sostegno della Turchia e di influenti circoli statunitensi.

Inizialmente si pensava di convogliare il petrolio azero in Turchia, con la via più breve, cioè attraversando l’Armenia, ma ciò non è gradito né all’Azerbaigian e né alla Turchia che vorrebbero farlo transitare attraverso la Georgia, ma ciò comporterebbe un allungamento dell’oleodotto ed inoltre porrebbe completamente fuori gioco la Russia e l’Iran, che perciò si oppongono a questo progetto.

La Russia, da parte sua, è contraria a qualsiasi tracciato dell’oleodotto che non passi per il proprio territorio, onde poter esercitare un controllo sia sull’oleodotto stesso che sul petrolio di Bakù e quindi anche su quest’ultimo paese. Non va infine sottaciuto il fatto che vi sono pareri contrastanti circa la reale portata dei giacimenti petroliferi azeri che secondo alcuni esperti non sarebbero così ricchi come inizialmente si credeva e per questo motivo varie compagnie petrolifere avrebbero rinunciato a fare ulteriori prospezioni..

Il cessate il fuoco, instaurato nel 1994 fino ad ora ha retto, ma si tratta di una tregua fragile e per questo motivo l’OSCE fino ad ora continua una difficile opera di mediazione per addivenire ad un accordo accettabile per entrambe le parti. Gli armeni, basandosi sul principio che le concessioni debbono essere reciproche, hanno dimostrato la disponibilità a cedere una parte dei territori circostanti il Karabakh, chiedendo, in cambio, il riconoscimento dell’indipendenza di quest’ultimo da parte dell’Azerbaigian, (o l’annessione all’Armenia). Gli armeni, inoltre vorrebbero che il riconoscimento da parte azera dell’indipendenza della regione sia contestuale ( e non successivo) alle loro cessioni territoriali.

L’Azerbaigian, invece propone il preventivo ritiro di tutte le forze armene e successivamente soltanto l’inizio delle trattative sullo stato giuridico del Karabakh, a proposito del quale le sue proposte non sono fino ad ora andate oltre il riconoscimento di un “alto grado di autonomia”. E’ evidente che, accettando l’impostazione azera, gli armeni si priverebbero dell’unica arma atta ad assicurare il riconoscimento dell’indipendenza del Karabakh, che,una volta restituiti all’Azerbaigian i territori circostanti la regione, diverrebbe molto più vulnerabile di fronte ad un probabile attacco azero, volto a riconquistare l’intero Karabakh.

Nell’ambito delle varie proposte è stata anche ripetutamente ventilata l’ipotesi di una cessione agli azeri di una lingua di terra nel sud dell’Armenia – il cosiddetto corridoio di Meghrì– per permettere all’Azerbaigian di raggiungere la contiguità territoriale con il Nakhicevan, regione che gli appartiene, ma dalla quale è separato da un diaframma costituito dalla porzione meridionale dell’Armenia. In cambio di questa cessione, l’Azerbaigian cederebbe il Karabakh all’Armenia. Ma quest’ultima fino ad ora si è opposta affermando che non è disposta a cedere un territorio armeno per ottenere in cambio un altro territorio armeno.

Inoltre la cessione di Meghrì all’Azerbaigian priverebbe l’Armenia del confine con l’Iran, paese amico che costituisce la principale via di comunicazione dell’Armenia con l’esterno. Oltre a ciò, una volta ceduto Meghrì, l’Armenia verrebbe circondata da tre lati da stati ostili, Turchia ed Azerbaigian. Rimarrebbe al nord la Georgia, paese instabile che, desideroso di affrancarsi dal giogo russo, si avvicina sempre più alla Turchia. Con tutto quello che ciò può comportare per l’Armenia.

L’OSCE nell’ambito della sua azione mediatrice, ha cercato di favorire i contatti diretti fra Armenia ed Azerbaigian i cui presidenti si sono in varie occasioni incontrati, affrontando questo annoso problema, senza, tuttavia, raggiungere risultati tangibili. L’OSCE nel suo ambito ha dato incarico a tre stati, Russia, Stati Uniti e Francia, di assumersi l’incarico di mediare fra le due parti. Per questo motivo, dei diplomatici, rappresentanti questa “troika” di stati si sono recati ripetutamente in Armenia, in Azerbaigian e nel Karabakh. Nell’aprile scorso, a Key West, in Florida, si è svolta un’importante riunione -preceduta pochi mesi prima da un incontro a Parigi fra i presidenti francese, armeno ed azero- con la partecipazione dei tre mediatori e dei presidenti dell’Armenia, Kociarian, e dell’Azerbaigian, Aliev.

Pareva che nel corso di questi colloqui, durati tre giorni, si fossero fatti dei significativi progressi, tant’è che era stato indetto un secondo incontro, a Ginevra, per i primi di giugno. Nel corso di esso si sarebbe esaminata la bozza complessiva di un accordo. Ma questa riunione ginevrina è stata rinviata sine die poiché, a detta della troika dei mediatori, le popolazioni coinvolte, armeni ed azeri, non sarebbero ancora pronti a fare le concessioni contemplate nella bozza di accordo sul cui contenuto, peraltro, si è sempre mantenuto il segreto. Dato che non è ipotizzabile un’avversione a qualcosa che, essendo segreta, non può essere nota, rimane un mistero il vero motivo del rinvio della conferenza di Ginevra.

E’ un fatto, però, che negli ultimi mesi in Azerbaigian sono aumentate sempre di più le voci favorevoli all’inizio di ostilità per riconquistare il Karabakh. Il presidente azero Aliev, vecchio e malato, ma memore delle disfatte subite ripetutamente dal suo esercito, ha cercato da un lato di non chiudere la porta in faccia alle trattative, ma dall’altro, per non perdere la propria popolarità ed assicurare a suo figlio la successione al vertice dello stato, cavalca la tigre della ripresa delle ostilità. Il governo armeno, a differenza di quello azero, non ha fatto dichiarazioni bellicose, ma si è limitato ad affermare che chi dovesse iniziare le ostilità sarà anche colui che verrà sconfitto. Infatti l’esercito del Karabakh, seppure piccolo, è reputato il migliore del Caucaso. Non per niente il Karabakh era la regione che, in percentuale, aveva dato i natali al maggior numero di marescialli, generali ed eroi dell’Unione Sovietica.

Nel prospettare una soluzione a questo difficile problema vanno considerati alcuni fatti.

Primo. Il Karabakh , ormai dal 1988, non è più sottoposto alla sovranità azera e più passa il tempo, più difficilmente la popolazione della regione sarebbe disposta ad accettare un ritorno nell’ambito dell’Azerbaigian, anche perché le persecuzioni contro gli armeni in epoca sovietica ed i pogrom e le pulizie etniche attuate nel periodo post-sovietico da parte dell’Azerbaigian fanno prevedere che un ritorno sotto la sua sovranità significherebbe la fine degli armeni della regione.

Secondo. Seppure non riconosciuto internazionalmente, il Karabakh oggi è uno stato indipendente, con tutti i suoi attributi: governo, parlamento, esercito. Nel capoluogo c’è un’università; in vari paesi (Armenia, Russia, Francia, Libano, Stati Uniti ecc.) vi sono delle missioni con funzione di rappresentanza semi-ufficiale del governo del Karabakh.

Terzo. L’annessione del Karabakh all’Azerbaigian è stato chiaramente un sopruso staliniano, poiché etnicamente e geograficamente il Karabakh era ed è armeno. Quindi il suo distacco dall’Azerbaigian non va inteso come una mutilazione od umiliazione di questo, ma come un atto di giustizia in ossequio alla democrazia. Così come la Francia a suo tempo rinunciò all’Algeria, o in anni più recenti, la Cecoslovacchia ha accettato la secessione della Slovacchia, così pure l’Azerbaigian dovrebbe accettare la secessione del Karabakh.

Quarto. La proclamazione della Repubblica del Karabakh Montano è stata una soluzione intermedia per non avere né vincitori e né vinti. Gli armeni che chiedevano la secessione dall’Azerbaigian e l’unione all’Armenia, hanno ottenuto il distacco dall’Azerbaigian, ma non l’annessione. L’Azerbaigian che era contraria all’annessione all’Armenia e voleva mantenere il possesso della regione ha ottenuto che la regione non fosse annessa all’Armenia, ma ne ha perso il possesso. Quindi ognuno dei due contendenti ha ottenuto qualcosa, ma non tutto ciò che voleva. Entrambi hanno dovuto rinunciare a qualcosa.

Quinto. Per quanto sia importante il principio dell’inviolabilità dei confini, esso non può trasformarsi in una specie di dogma dell’immodificabilità degli stessi, specialmente se esso entra in conflitto con il principio del diritto all’autodeterminazione dei popoli, poiché questo non può essere subordinato a quello; altrimenti si minerebbero le basi stesse della democrazia, poiché, in pratica, si arriverebbe ad avere dei popoli dominanti,che possono decidere per se stessi(in questo caso gli azeri) e dei popoli dominati che non possono decidere per se stessi(in questo caso gli armeni del Karabakh).

Come altre simili contese territoriali, il problema del Karabakh non sembra essere facilmente e rapidamente risolvibile, data la distanza che separa le posizioni dei due contendenti, entrambi diffidenti nei confronti della controparte. Forse più che la ricerca di un pieno accordo, sarebbe più realistico lasciare per ora le cose come stanno ed agire nel senso di un ripristino graduale dei rapporti umani, economici e culturali fra Armenia e Karabakh, da un lato, ed Azerbaigian dall’ altro. Ciò potrebbe contribuire a dissipare pian piano il clima di diffidenza che contrappone le due parti rendendo più facile e praticabile un futuro accordo fra di esse.

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