CLAUDIA GIRAUD : Mostre di arte contemporanea che riaprono nei musei in zona gialla. Ecco quali sono –ARTRIBUNE, 28 APRILE 2021

 

 

 

28 aprile 2021 

 

Mostre di arte contemporanea che riaprono nei musei in zona gialla. Ecco quali sono

 

 

Mostre di arte contemporanea che riaprono nei musei in zona gialla. Ecco quali sono

By

 Claudia Giraud

 

28 aprile 2021

LUISA LAMBRI E ZEHRA DOĞAN AL PAC DI MILANO, CLAUDIA COMTE E GIULIO PAOLINI AL CASTELLO DI RIVOLI, I GIOVANI ARTISTI DEL BULGARI PRIZE AL MAXXI DI ROMA: L’ITALIA DEL CONTEMPORANEO RIAPRE LE SUE MOSTRE

Dopo mesi di restrizioni e chiusure su tutto il territorio nazionale, è finalmente arrivato il momento delle prime riaperture dei luoghi della cultura. Dal 26 aprile è tornata nuovamente la zona gialla, dopo diverse settimane in cui l’intera Italia è stata tinta di arancione e rosso, e i musei stanno progressivamente riaprendo le loro esposizioni. Dopo le grandi mostre di varie epoche, ora concentriamoci su quelle di arte contemporanea: ecco la nostra selezione.

 

 

 

I .  LE MOSTRE DI FMAV FONDAZIONE  MODENA ARTI VISIVE

 

 

ANIME MANGA. STORIE DI MAGHETTE, CALCIATORI E ROBOTTONI

12 settembre 2020 – 02 maggio 2021

FMAV – Palazzo Santa Margherita

 

Anime Manga. Storie di maghette, calciatori e robottoni

 

A cura di Francesca Fontana, Enrico Valbonesi

Un viaggio dalla fine degli anni Settanta ai giorni nostri che suscita i ricordi d’infanzia accompagnando il visitatore all’interno di quella stagione di ‘anime boom’ che tanto profondamente ha segnato l’immaginario collettivo.

 

DA :

 

https://www.fmav.org/mostre-e-attivita/mostre/anime-manga-storie-di-maghette-calciatori-e-robottoni/

 

Mostra permanente Museo della figurina

MOSTRA PERMANENTE MUSEO DELLA FIGURINA

FMAV – Palazzo Santa Margherita

DA :

LABORATORIO SPERIMENTALE DI POKEMON | HOME EDITION

Bambini e Ragazzi Bambini e Ragazzi

Laboratorio per bambini realizzabile da casa con lo speciale FMAV kiT 

 

Laboratorio sperimentale di Pokemon | Home edition

 

DA :

https://www.fmav.org/mostre-e-attivita/agenda/laboratorio-sperimentale-di-pokemon-home-edition/

 

II.  LE MOSTRE GAM,  MAO E PALAZZO MADAMA DI FONDAZIONE TORINO MUSEI

 

 

Gam, Mao e Palazzo Madama riaprono con le nuove mostre

27 APRILE 2021

I tre musei di FTM riaprono al pubblico con le nuove mostre da mercoledì 28 aprile 202

 

 

Alla GAM, oltre a Photo Action per Torino, Ancora luce. Luigi Nervo, e Alighiero Boetti, saranno visitabili due nuove esposizioni: da mercoledì 5 maggio la mostra pensata e voluta in favore della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Viaggio controcorrente. Arte italiana 1920-1945, dalle collezioni di Giuseppe Iannaccone, della GAM e dei Musei Reali di Torino, che indaga, attraverso circa 130 opere, la storia, le idee, i progetti e gli scontri che caratterizzarono gli anni tra le due guerre. Sempre a partire da mercoledì 5 maggio apre la mostra Sul principio di contraddizione, a cura di Elena Volpato: una riflessione sulle opere di Francesco Barocco, Riccardo Baruzzi, Luca Bertolo, Flavio Favelli e Diego Perrone, composte quasi sempre da almeno due elementi, da due o più nature, da due o più immagini non pienamente conciliabili tra loro e legate da un vincolo di ambiguità che talvolta diviene chiaro rapporto di contraddizione.

 

Al MAO, accanto alla mostra China goes Urban. La nuova epoca della città, prorogata fino al 13 giugno, che offre al pubblico una prospettiva articolata e innovativa sul fenomeno dell’urbanizzazione cinese – e globale – e sulle sue ricadute sociali, economiche e politiche, da mercoledì 28 aprile apre una nuova mostraKrishna, il divino amante, un’esposizione di dipinti religiosi indiani che ruotano intorno alla figura del dio Krishna, accompagnata da una selezione di componimenti poetici ascrivibili alla corrente devozionale della bhakti.

 

Palazzo Madama sarà ancora visitabile fino al 12 luglio la mostra dossier Ritratti d’oro e d’argento. Reliquiari medievali in Piemonte, Valle d’Aosta, Svizzera e Savoia che presenta una galleria di busti reliquiario dal Trecento al primo Cinquecento, veri e propri ritratti in oreficeria, in rame o in argento dorato, spesso arricchiti da pietre preziose, vetri colorati e smalti.  Da venerdì 7 maggio l’esposizione World Press Photo Exhibition 2021, la mostra di fotogiornalismo più importante al mondo, apre a Palazzo Madama in anteprima nazionale con i vincitori del concorso dell’edizione 2021. Dal 14 maggio La Madonna delle Partorienti dalle Grotte Vaticane di Antoniazzo Romano completerà la ricca offerta museale di Palazzo Madama. Il veneratissimo dipinto, che non ha mai lasciato la Basilica Vaticana nel corso della sua secolare storia, viene esposto al pubblico per la prima volta nella sua ritrovata integrità a seguito di un delicato restauro.

 

 

Proseguono tutte le attività digitali e gli approfondimenti sui canali social, strumenti che hanno permesso di alimentare il dialogo con il pubblico durante il lockdown e che affiancheranno le iniziative in museo. Tornano infatti le visite guidate in presenza, i laboratori dedicati alle scuole e alle famiglie e i progetti per l’accessibilità, oltre agli appuntamenti collaterali alle mostre rivolti ai singoli e ai piccoli gruppi.

 

 

 

 

 

 

 

 

III. LE MOSTRE AL PAC DI MILANO

 

LUISA LAMBRI. AUTORITRATTO. INSTALLATION VIEW DELLA MOSTRA 2021 – FOTO LORENZO PALMIERI

 

 

A cura di Diego Sileo e Douglas Fogle

 

Il PAC presenta la prima ampia mostra personale di Luisa Lambri in Italia, un progetto espositivo pensato e sviluppato appositamente per il padiglione milanese.

 

Concentrandosi principalmente sulla fotografia, il lavoro di Lambri è caratterizzato da un impegno con un esteso spettro di soggetti che ruotano attorno alla condizione umana e al suo rapporto con lo spazio, come la politica della rappresentazione, l’architettura, la storia della fotografia astratta, il modernismo, il femminismo, l’identità e la memoria.

L’installazione delle sue fotografie e lo spazio espositivo costituiscono una parte integrante del suo lavoro. Ogni nuovo luogo che accoglie una sua installazione presenta qualità uniche con le quali l’artista interagisce, rendendo ogni progetto un’opera site-specific. Le opere di Lambri non sono mai installate indipendentemente dalla struttura che le ospita.

 

Il titolo della mostra al PAC è un omaggio alla critica d’arte Carla Lonzi che nel 1969, prima di lasciare la professione per dedicarsi alla militanza femminista, pubblica sotto il titolo di “Autoritratto” una raccolta di interviste con quattordici artisti scelti da lei nell’esperienza dell’avanguardia anni ‘60. Il dialogo che ne deriva dà una dimensione degli artisti privata e che privilegia il loro ruolo attivo nel parlare in prima persona di sé e del proprio stare nell’arte e nel mondo. Allo stesso modo Lambri costruisce letture personali e intime dei soggetti da lei scelti per i suoi lavori e incoraggia un dialogo tra l’osservatore, l’opera d’arte e lo spazio in cui si trova nel loro complesso.

 

Il progetto al PAC si concentra sui rapporti tra le opere di Lambri e l’architettura di Ignazio Gardella. Le fotografie diventano una vera estensione dello spazio e, di conseguenza, l’architettura di Gardella e l’esperienza soggettiva dei visitatori una parte integrante del lavoro.

Una vasta selezione di opere, alcune mai presentate prima in Italia e realizzate tra il 1999 e 2017, sottolineano la sua tendenza a lavorare in serie.

Lambri si pone in dialogo con il lavoro di artisti come Donald Judd, Robert Irwin, Lygia Clark e Lucio Fontana oltre che il lavoro di architetti come Álvaro Siza, Walter Gropius, Marcel Breuer, Mies van der Rohe, Luis Barragán, Rudolph Schindler, Paulo Mendes da Rocha e Giuseppe Terragni, tra gli altri.

 

L’allestimento della serie Untitled (Sheats-Goldstein House), 2007, nel parterre del PAC, coinvolge anche un altro importante architetto: l’italiana Lina Bo Bardi, che nel 1957 ricevette l’incarico per la progettazione del nuovo Museo di Arte Moderna di San Paolo del Brasile (MASP).

Le dieci fotografie selezionate sono esposte sui cavalletti realizzati da Bardi per il museo brasiliano, qui riprodotti in collaborazione con l’Instituto Bardi di San Paolo.

 

Nata a Como nel 1969, Luisa Lambri attualmente vive a Milano. Il suo lavoro è stato esposto alla Quadriennale di Roma (2020 e 2005), alla Triennale di Cleveland (2018), alla Biennale di Architettura di Chicago (2017), alla Biennale di Liverpool (2010) e alla Biennale di Venezia (Architettura 2010 e 2004; Arte 2003 e 1999).

Le hanno dedicato mostre personali il Met Breuer di New York (2017) e l’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston (2012), l’Hammer Museum di Los Angeles (2010), il Baltimore Museum of Art (2007), la Menil Collection di Houston (2004) e Kettle’s Yard di Cambridge (2000), e le sue opere sono state esposte in numerose collettive, tra le tante al Carnegie Museum of Art di Pittsburgh (2019 e 2006), alla Tate Modern di Londra (2018), al Museum of Contemporary Art di Chicago (2009).

Il lavoro di Lambri è incluso inoltre in diverse collezioni, tra le quali il Museum of Modern Art di San Francisco, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles e il Solomon Guggenheim Museum di New York.

 

La mostra è co-curata da Diego Sileo e Douglas Fogle, e sarà accompagnata da un catalogo bilingue che comprende le immagini delle opere esposte, le vedute di installazione e nuovi saggi critici.

INFO E ORARI

Da martedì a domenica ore 10—19:30

Chiuso il lunedì.

Ultimo ingresso 1 ora prima della chiusura

Sabato e domenica prenotazione obbligatoria

 

DA :

AUTORITRATTO

http://www.pacmilano.it/exhibitions/luisa-lambri/

 

 

 

IV.  COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM – VENEZIA

 

 

COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM – FOTO  MATTEO DE FINA

 

 

 

Dal 28 aprile la Collezione Peggy Guggenheim riapre al pubblico sei giorni la settimana, con uno speciale tributo agli artisti veneziani e veneti in collezione. Siamo felici di rivedervi!

Venezia, 26 aprile – Da mercoledì 28 aprile riaprono i cancelli di Palazzo Venier dei Leoni, sei giorni la settimana, dal mercoledì al lunedì, dalle 10 alle 18. L’accesso sarà su prenotazione online obbligatoria, effettuabile sul sito guggenheim-venice.it, e sarà contingentato per fasce orarie nel rispetto della normativa per il contenimento del Covid-19. Il sabato e nei giorni festivi, sarà necessario prenotare online o telefonicamente ai numeri 041 2405419/440 con almeno un giorno di anticipo rispetto alla data della propria visita, come da attuali disposizioni governative. I soci e i visitatori che hanno diritto all’ingresso gratuito potranno prenotare il proprio ingresso scrivendo a prenotazioni@guggenheim-venice.it o telefonando allo 041 2405419/440, specificando giorno e fascia oraria. Il Museum Shop esterno, che si trova lungo la fondamenta che porta all’ingresso del museo, seguirà giorni e orari di apertura della Collezione, mentre il Museum Cafè sarà aperto dalle 10 alle 17, con servizio di caffetteria.

Ad attendere tutti coloro che torneranno a vivere, o scoprire per la prima volta, l’atmosfera unica di quella che fu la dimora di Peggy Guggenheim, uno speciale riallestimento della sua impareggiabile collezione. Edmondo Bacci, Tancredi Parmeggiani, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova: la Collezione rende omaggio ai 1600 anni della Serenissima attraverso le forme energiche e i colori esplosivi di quelli che furono i protagonisti della scena artistica veneziana e nazionale del secondo dopoguerra, artisti sostenuti e collezionati dalla filantropa americana durante il trentennio trascorso in laguna e testimonianza del suo legame con Venezia. Al loro fianco anche le opere di Marina Apollonio e Alberto Biasi, esponenti dell’Arte cinetica e Op art, genere che interessò particolarmente Peggy Guggenheim nel corso degli anni ’60.

E nel giardino delle sculture, cuore verde del museo, ora in piena fioritura, un rinnovato riallestimento darà il benvenuto ai visitatori con l’Anfora-frutto di Jean Hans Arp, ora al centro del cortile principale, in dialogo con le austere “donne” di Alberto Giacometti, Donna in piedi (Donna ”Leoni”) e Donna che cammina.

 

Testimoni di questo colloquio ideale Tauromachia di Germaine Richier e Sfera n. 3 di Arnaldo Pomodoro, mentre accanto all’iconico gazebo dove Peggy Guggenheim amava fare colazione ora si trovano Giovane donna a forma di fiore di Max Ernst e Colloquio Mitico di Pietro Consagra.

 

 

testo da :

 

https://www.guggenheim-venice.it/en/press/press-releases/riapertura-aprile-2021/

 

 

 

 

V. LE MOSTRE AL CASTELLO DI RIVOLI

 

 

 

CLAUDIA CONTE, COME CRESCERE E COME MANTENERE LA STESSA FORMA, 2019-2020 -COURTESY CASTELLO DI RIVOLI – MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA

 

 

 

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea organizza e ospita la prima personale in un museo pubblico italiano dell’artista svizzera Claudia Comte (Grancy, 1983). Sviluppata a stretto contatto con l’artista e curata da Carolyn Christov-Bakargiev e Marianna Vecellio, la mostra sarà inaugurata il prossimo 30 ottobre.

A partire dall’osservazione della natura e dei suoi mutevoli pattern, l’artista elabora ampie installazioni ambientali che incorporano il mondo dalla prospettiva dell’esperienza del digitale. Affondando l’interesse in temi di urgente attualità come il cambiamento climatico, l’ecologia e l’inquinamento globale, l’artista racconta anche la memoria dei materiali e la saggezza del lavoro manuale. Il corpo principale delle opere di Comte è rappresentato da queste installazioni, ma il suo lavoro comprende anche la scultura e la pittura, nonché ampie installazioni multimediali.

Tutti i progetti dell’artista svizzera condividono nella fase di ideazione una serie di regole, nonché di punti di riferimento, che con evidenza collegano un lavoro all’altro. Da questa matrice processuale deriva un approccio metodico ma allo stesso tempo dinamico caratterizzato da un’attitudine minimalista.

Nata e cresciuta a Grancy, un piccolo villaggio vicino a Losanna ai piedi del Mont Tendre, una delle cime più alte del Massiccio del Giura, una catena montuosa calcarea situata a nord delle Alpi, l’artista svizzera nei suoi lavori esprime un forte rimando autobiografico.

 

 

CONVERSAZIONE DI CLAUDIA CONTE CON MARIANNA  VECELLIO — 41 minuti ca

 

 

La foresta con i suoi alberi e tutti i suoi dati appartengono alla memoria personale dell’artista e i ricordi d’infanzia sono i primi a influenzare la traduzione del paesaggio all’interno delle sue creazioni. Se le sculture di Comte affondano le loro radici nella naturalezza delle forme biomorfiche, gli interventi murali trasformano le superfici in sequenze ottiche e segni grafici infiniti, con una estetica da era digitale. Il vocabolario astratto monocromatico e a volte con gradienti di colore che investe tutto il suo lavoro la avvicina, invece, all’astrazione di Sol LeWitt, Bridget Riley e perfino John Armleder, artista con il quale ha studiato.

 

video e testo da:

https://www.castellodirivoli.org/mostra/claudia-comte-la-diagnosi-della-vita/

 

 

 

 

 

VI. LE MOSTRE DEL LU.C.C.A CENTER – LUCCA CENTER OF CONTEMPORARY ART

 

MIRO’ SCULPTEUR, ITALY

 

 

La realtà svelata. Il Surrealismo e la metafisica del sogno

16 Settembre 2020

Magritte, Dalí, Miró, Masson, Man Ray, Bellmer, Matta e De Chirico

dal 18 settembre 2020 al 6 giugno 2021 

 

 

 

 

a cura di Silvia Guastalla e Maurizio Vanni

 

Un percorso in 56 opere su carta – tra incisioni, acqueforti, puntesecche e litografie a colori – all’interno di uno dei più grandi movimenti artistici d’avanguardia del Novecento, il Surrealismo, con un’incursione nel mondo della Metafisica di De Chirico, nell’analisi dell’inconscio e l’interpretazione del sogno di Sigmund Freud, nella psicologia del profondo e lo studio dei simboli di Carl Gustave Jung.

Attraverso le opere di alcuni tra i più grandi artisti, da Magritte a Dalí, da Miró a Masson, da Matta a Bellmer, da De Chirico a Man Ray, l’esposizione vuole dimostrare quanto, nelle proposte visive surrealiste, le componenti dell’alterazione mentale e dell’istinto primordiale direttamente connesso all’inconscio più profondo siano combinate con il lucido desiderio di liberare l’uomo dalle convenzioni e dai preconcetti per riportarlo a desiderare l’essenza del reale.

L’esposizione è organizzata da Lu.C.C.A. e Omina in collaborazione con lo Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea e con il supporto di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Con il patrocinio di: Regione Toscana, Provincia di Lucca, Comune di Lucca, Camera di Commercio di Lucca, The Lands of Giacomo Puccini, Confindustria Toscana Nord, Confcommercio Province di Lucca e Massa Carrara, Confesercenti Toscana Nord, Confartigianato Imprese Lucca.

La mostra resterà aperta al pubblico fino al 6 giugno 2021.

Orario:

da martedì a venerdì ore 14-18; sabato e domenica ore 11-19 Chiuso lunedì. Chiusure straordinarie 25, 26 dicembre 2020 e 1 gennaio 2021.

Biglietti:  Intero € 10,00 Ridotto € 8,00

Per info e prenotazioni:

tel. 0583.492180

info@luccamuseum.com

TESTO E IMMAGINE DA :

La realtà svelata. Il Surrealismo e la metafisica del sogno

 

 

 

VII.  A VILLA MEDICI RIAPRONO ” I PECCATI ” DI JOHAN CRETEN

 

 

@Creten Studio & Gerrit  Schreurs

 

 

 

 

 

JOHAN CRETEN

Nato nel 1963 in Belgio, Johan Creten è uno scultore fiammingo con sede a Parigi. Ex-borsista dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici (1996), lavora in tutto il mondo, dall’Aia a New York, da Miami a Città del Messico. Ha esposto in particolare nelle sale rinascimentali del Louvre in dialogo con Bernard Palissy e al Museo Eugène Delacroix di Parigi, al Museo d’Arte Bass di Miami, alla Biennale di Istanbul, al MAMCO di Ginevra e al Museo Middelheim di Anversa. L’opera di Johan Creten è rappresentata dalla Perrotin Gallery di Parigi, New York, Hong Kong, Seoul, Tokyo e Shanghai; dalla Almine Rech Gallery di Bruxelles e dalla Transit Gallery di Mechelen. Image © Clair Dorn, 2018

 

 

I Peccati | Johan Creten

 

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è lieta di annunciare la proroga della mostra I Peccati, di Johan Creten, fino al 23 maggio 2021.

A cura di Noëlle Tissier, la mostra è stata inaugurata il 15 ottobre 2020 ed è organizzata dall’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici con il sostegno delle gallerie Perrotin e Almine Rech.

 

Precursore, inclassificabile e controcorrente, Johan Creten (nato nel 1963) è un artista che si è distinto nel panorama artistico internazionale degli ultimi anni in quanto figura forte, enigmatica e intrigante. Dotato di una visione estremamente attuale della nostra società, egli ha saputo ritagliarsi uno spazio specifico all’interno della scena internazionale della creazione contemporanea.

Originario di Sint-Truiden, borgo delle Fiandre, inizia i suoi studi nelle Accademie di Belle Arti di Gand e Parigi. Durante il soggiorno nella capitale francese, dove studia come pittore, scopre la ceramica e ne fa il proprio mezzo primario. I suoi continui spostamenti, dall’Aja a New York, da Roma – dove è stato borsista all’Accademia di Francia  nel 1996 –  sino al Messico e alla Florida gli sono valsi la definizione da parte della critica di The Cley Gypsy ovvero lo “Zingaro della Ceramica” accreditandolo per l’uso innovativo della materia.

Johan Creten si è distinto fin dagli anni Ottanta per l’uso innovativo della ceramica. Oggi è considerato una figura di spicco del suo rilancio nel campo dell’arte contemporanea.

Un ulteriore aspetto della sua opera è l’uso virtuoso del bronzo nella realizzazione di sculture monumentali, di cui un importante esempio, “De Vleermuis – Il Pipistrello”, sarà presentato nei giardini di Villa Medici.

 

Con I Peccati, Creten raccoglie per la prima volta in Italia un insieme di cinquanta cinque opere in bronzo, ceramica e resina che dialogano con le opere storiche di artisti

come Lucas Van Leyden (1494-1533), Hans Baldung (1484-1545), Jacques Callot (1592-1635), Barthel Beham (1502-1540) e Paul van Vianen (1570-1614), ai quali Creten si è ispirato.

 

Johan Creten parla di “Slow art” e della necessità di un ritorno all’introspezione. Un movimento, che va dalla miniatura alle figure monumentali, che ci permette di appropriarci del nostro tempo e di immergerci in un’esplorazione del mondo con i suoi tormenti individuali e sociali, per un viaggio pieno di sorprese ed emozioni. Le sculture di Johan Creten, realizzate appositamente per la mostra tra il 2019 e il 2020, si aggiungono alle opere che scandiscono la sua carriera dagli anni Ottanta a oggi, e sono

qui abbinate a stampe, arazzi e bassorilievi del XVI e XVII secolo appartenenti alla collezione personale dell’artista.

 

Queste opere storiche scelte dall’artista sono veri e propri riferimenti nel suo processo creativo. Rivelano le sue preoccupazioni, dal punto di vista sia artistico, storico, politico che filosofico. L’intreccio di queste opere all’interno dell’esposizione stravolge la nostra percezione da molteplici punti di vista, che dal passato mettono in discussione il futuro della nostra umanità.

 

« Con Johan Creten, i peccati non sono sette di numero. Sette, questa cifra implacabile, pari al numero dei sacramenti nella Bibbia e dei colli di Roma. Qui, i peccati sono infiniti e illimitati, inesauribili. Non sono numerabili, ma solo designabili. I peccati non sono tutti capitali, essi possono essere imperiali, imperiosi, periferici, insidiosi, insignificanti, invisibili. Sono sempre al disotto del calcolo e del linguaggio. I sette peccati capitali valgono poco a confronto della bassezza, la barbarie, la noia, la mutilazione, il rimpianto, la melanconia ed il terrore, in breve, la vita. Così, le sculture di Johan Creten non hanno nulla a che vedere con la morale o la sanzione, la ghigliottina o la censura. Esse parlano dei peccati, parlano della vita che infonde desiderio e dolore, speranza e pena, lussuria e collera, amore e morte, Eros e Thanatos. Parlano della vita anfibia, tra Stige e Paradiso. Parlano della vita pulsionale, quando i cuori battono, quando i serpenti si attorcigliano, quando si spiegano le ali, quando si aprono le vulve, quando si sposta la tenda ed appare infine la verità nuda, quella Medusa ipnotica. Il peccato non sarà poi in fondo la forma stanca della purezza? Non indica forse la nostra condizione di uomini estremamente fallibili? Il peccato non è forse, per riprendere le parole di Victor Hugo, una meravigliosa “gravitazione”? »–

Colin Lemoine, storico dell’arte

 

Scaricare il comunicato stampa::

https://www.villamedici.it/wp-content/uploads/2020/06/cp-i-peccati-it.pdf

 

 

La mostra I Peccati è accompagnata da un catalogo in tre lingue (italiano, francese e inglese) con testi inediti di Colin Lemoine, Nicolas Bourriaud, Stéphane Gaillard e Noëlle Tissier, e fotografie di Gerrit Schreurs.

Prezzo: 41 €

Formato: 29 x 32 cm, 156 pagine

Editore: Creten Studio

Il catalogo è disponibile alla boutique di Villa Medici (da lunedì a domenica tranne il martedì, dalle ore 14:30 alle 19:00) o online sui siti delle gallerie Perrotin e Almine Rech.

 

 

VIII.  LE MOSTRE DEL MUSEO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA DI CINISELLO BALSAMO

 

 

LUIGI GHIRRI, LAGUNA DI ORBETELLO, GROSSETO, 1974

 

 

Riapertura Museo Fotografia Contemporanea Cinisello Mostra Tana Libera Tutti Ritratto Paesaggio Astratto

THE MUSEUM | MUFOCO

IL  MUSEO – MUFOCO

Cinisello Balsamo / Cinisello Balsamo / Via Giovanni Frova, 10

MuFoCo riparte con le mostre “Ritratto paesaggio astratto” e “Tana libera tutti”

Da mercoledì 28 aprile il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo torna ad accogliere il pubblico nelle sue sale espositive con la mostra “Ritratto paesaggio astratto” e a sorprenderlo con la mostra all’aperto “Tana libera tutti!”

Luca di Bisceglie

28 aprile 2021 11:05

 

Riapertura Museo Fotografia Contemporanea Cinisello Mostra Tana Libera Tutti Ritratto Paesaggio Astratto

Uno degli scatti in mostra all’aperto con “Tana libera tutti”

 

 

Da mercoledì 28 aprile il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo torna ad accogliere il pubblico nelle sue sale espositive con la mostra “Ritratto paesaggio astratto” e a sorprenderlo con la mostra all’aperto “Tana libera tutti!”, per continuare a rendere possibile il confronto con il proprio patrimonio fotografico e librario, nel rispetto delle misure di sicurezza sanitarie.

I tre piani del museo ospitano altrettanti percorsi dal carattere divulgativo e didattico sui temi del paesaggio, del ritratto e della sperimentazione astratta, per portare in evidenza una selezione rappresentativa dell’archivio e della biblioteca specialistica conservati nella sede di Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo-Milano.

 

RITRATTO PAESAGGIO ASTRATTO - Museo di Fotografia Contemporanea - Cinisello Balsamo - MeloBox

 

“Ritratto paesaggio astratto”, presenta una selezione di oltre 100 opere che offre una significativa panoramica sull’evoluzione della fotografia, soprattutto italiana, dal Secondo dopoguerra a oggi.

 

 

Museo Di Fotografia Contemporanea - Luoghi della Cultura - Lombardia Beni Culturali

IL MUSEO

 

IL MUSEO

 

 

 

Si parte con il ritratto, che in fotografia è stato uno dei primi generi a prendere piede nella società offrendo a costi accessibili la possibilità di lasciare una traccia di sé attraverso la raffigurazione del proprio volto. Una sezione è dedicata all’evoluzione della fotografia di paesaggio, dalla tradizione delle vedute pittoriche allo sviluppo di uno sguardo autonomo, per arrivare a una rappresentazione sempre più lontana da un’idea di contemplazione a favore di nuove strategie visive e narrative che riattivano il dialogo con l’identità dei luoghi. Infine, l’attenzione si sposta su fotografia e astratto, alle sperimentazioni delle Avanguardie, quando crolla il concetto di rappresentazione e l’applicazione di schemi astratti interviene direttamente sulla materia e sui supporti con diverse tecniche.

 

 

Museo di fotografia contemporanea - Wikipedia

 

Tra gli autori più noti in mostra si citano:

Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Mario Cresci, Gianni Berengo Gardin, Luigi Ghirri, Franco Fontana, Mario Giacomelli, Mimmo Jodice, Uliano Lucas, Paola Mattioli, Paolo Monti, Thomas Struth.

 

In parallelo alle opere fotografiche, il percorso espositivo presenta una selezione di libri tratti dalla biblioteca specialistica che arricchiscono e integrano la narrazione dei tre generi del linguaggio fotografico.

Nel centro di Cinisello Balsamo, a metà strada tra il museo e il centro culturale il Pertini, la piazzetta di via Frova accompagna le passeggiate dei cittadini con la mostra “Tana libera tutti!”, circa 40 immagini tratte dal patrimonio del museo stampate in grande formato, aventi per protagonisti i bambini e la loro energia contagiosa.

A loro, cittadini di domani, e ai loro mondi fatti di giochi, sorrisi, amicizia, vivacità, gioia, spensieratezza si rivolge lo sguardo del Museo, sempre attento all’attualità e ai temi che ci rendono più sensibili, come auspicio di un futuro che possa tornare ad essere radioso.

Dal secondo dopoguerra ai primi anni del duemila, da Napoli a Cinisello Balsamo, il percorso propone letture di sette importanti autori italiani, soffermandosi di volta in volta su diversi aspetti dell’infanzia, dal tempo libero alla scuola, allo sport: tutti momenti caratterizzati da un forte senso di socialità, stretta condivisione e naturale gestualità all’interno del gruppo.ù

In mostra sono esposte riproduzioni fotografiche di Liliana Barchiesi, Gianni Berengo Gardin, Mario Cattaneo, Gianfranco Mazzocchi, Enzo Nocera, Federico Patellani, Klaus Zaugg.

 

 

Federico Patellani, Puglia, 1947

 

 

Enzo Nocera, Milano, 1971

 

 

 

GIANNI BERENGO GARDIN, CINISELLO 2002

 

 

FOTO SOPRA DA :

Tana libera tutti! Una mostra en plein air come auspicio di un futuro radioso 

 

 

 

Il museo apre dal mercoledì al venerdì, dalle 16 alle 19, con ingressi contingentati, mentre sabato e domenica, dalle 10 alle 19, è obbligatoria la prenotazione almeno un giorno prima della visita:

scrivere a info@mufoco.org oppure telefonare al numero 02.6605661 negli orari di apertura del museo.

Per le scuole, fino all’8 giugno, il servizio educativo organizza visite guidate online interattive alle mostre e al patrimonio, in classe e a distanza, rivolte a tutte le scuole di ogni ordine e grado. Per informazioni e prenotazioni scrivere a servizioeducativo@mufoco.org.

 

TESTO DA : 

https://www.milanotoday.it/zone/cinisello-balsamo/riapertura-museo-fotografia-contemporanea.html

 

 

 

 

IX . LE MOSTRE DEL MAXXI DI ROMA

 

 

Navin Rawanchaikul | MAXXI

 

 

MAXXI 2021 –

Navin Rawanchaikul, Ciao da Roma, 2018. Pittura, olio su tela, 160 x 330 cm

 

10 marzo 2021> 30 maggio 2021

 

Rawanchaikul Navin - Concilio Europeo dell'Arte

Navin Rawanchaikul

 

Navin Rawanchaikul. Ciao da Roma - Mostra - Roma - MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo - Arte.it

Ciao da Roma

Navin Rawanchaikul | The Guggenheim Museums and Foundation

guggenheim museum

 

Un imponente olio su tela tra Bollywood e periferia romana, diaspora e integrazione culturale.

Un imponente olio su tela che reinterpreta lo stile dei poster dell’industria cinematografica indiana mentre cattura la comunità di migranti dell’Asia meridionale nella sua vita quotidiana a Roma e dintorni.

Ciao da Roma di Navin Rawanchaikul racconta la diaspora ma anche l’integrazione e le sfide culturali delle storie raccolte dall’artista durante il suo soggiorno a Roma e nel Lazio nel 2018.

L’opera entrerà a far parte della collezione del MAXXI.

Un ringraziamento speciale a Concilio Europeo dell’Arte.

 

 

+++  video, 2.04 

 

 

X.  LE MOSTRE DELLA TRIENNALE  A MILANO

 

 

 

 

LA TRIENNALE RIAPRE IL MUSEO DEL DISEGNO E LA MOSTRA DI ENZO MARI

 

 

 

Mostra

Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obristwith Francesca Giacomelli

17 ottobre 2020 – 12 settembre 2021

Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist with Francesca Giacomelli documenta oltre 60 anni di attività di uno dei principali maestri e teorici del design italiano.

Il progetto espositivo è articolato in una sezione storica e in una serie di contributi di artisti e progettisti internazionali – Adelita Husni-Bey, Tacita Dean, Dominique Gonzalez-Foerster, Mimmo Jodice, Dozie Kanu, Adrian Paci, Barbara Stauffacher Solomon, Rirkrit Tiravanija, Danh Vō e Nanda Vigo, oltre a Virgil Abloh per il progetto di merchandising – invitati a rendere omaggio a Mari attraverso installazioni site-specific e nuovi lavori appositamente commissionati.

Un contributo particolare è quello di Nanda Vigo che nell’opera inedita, ideata per la mostra, prima della sua scomparsa, reinterpreta con la luce due dei lavori più celebri di Mari, i 16 animali e i 16 pesci.

In parallelo, diciannove Piattaforme di Ricerca, ideate per la mostra in Triennale, presentano approfondimenti su altrettanti progetti dai quali emergono le tematiche centrali nella pratica e nella poetica di Mari.

Completa il percorso una serie di video interviste realizzate da Hans Ulrich Obrist che testimoniano la costante tensione etica di Mari, la sua profondità teorica e la straordinaria capacità progettuale di dare forma all’essenziale.

 

Acquista il catalogo della mostra

 

VIDEO, 8 minuti ca — con le opere di Enzo Mari

 

 

 

TESTO E VIDEO DA :

 

https://triennale.org/eventi/enzo-mari-curated-by-hans-ulrich-obristwith-francesca-giacomelli

 

 

 

Exhibition views, foto di GIanluca Di Ioia

 

 

 

 

 

 

Exhibition views, foto di GIanluca Di Ioia

 

 

 

Exhibition views, foto di GIanluca Di Ioia

 

 

 

Exhibition views, foto di GIanluca Di Ioia

 

 

 

Enzo Mari, foto di Ramak Fazel

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