FLYING HIGH -VOLANDO ALTO :: KUNST FORUM DI VIENNA (FORUM DI ARTE) — PER LA PRIMA VOLTA L’ART BRUT AL FEMMINILE –DAL 15 FEBBRAIO 2019 AL 23 GIUGNO–LA STAMPA, 18-02-2019 + ARTRIBUNE, 22-02-2019

 

Pubblicato il 23 Febbraio 2019 alle 16:10 da Chiara Salvini

 

A Vienna la prima grande mostra sull’Art Brut al femminile: oltre 300 opere di 93 artiste con un’ampia sezione dedicata a Jean Dubuffet, che negli Anni Cinquanta battezzò il movimento.

EMANUELA MINUCCI
INVIATA A VIENNA–DE LA STAMPA

C’è Madge Gill (Londra, 1882-1961), nata come figlia illegittima e a nove anni finita in un orfanotrofio. Da giovanissima perse l’occhio destro che fu sostituito da uno di vetro. Proprio in quell’anno, avvertì l’urgenza di darsi all’arte, mossa come da un impulso vocazionale. Il risultato sono disegni perfetti quanto ipnotici e ossessivi, prodotti da una donna quasi cieca. Mille volti al femminile che galleggiano su matasse di un filo esistenziale preciso e implacabile.

 

C’è Karoline Rosskopf, nata nel 1911 in Austria, una delle poche donne artiste che negli Anni 50, grazie all’intuito dello psichiatra Leo Navratil, rivelò attraverso test diagnostici il suo talento. Nel 1965, a causa di una malattia al cervello, fu ricoverata nell’Ospedale psichiatrico di Gugging. In quei mesi di degenza dipinse figure geometriche rigorose, esseri umani privi di mani. Questo formalismo era l’opposto speculare del caos che governava la sua mente: fra le sue tante ossessioni, quella di tagliarsi i vestiti e ricucirli.

 

C’è Julia Krause-Harder, nata nel 1973 a Kronberg nella regione del Taunus, affetta da autismo e innamorata dei dinosauri che realizza con i materiali più diversi. Ha l’ambizione di ritrarre le oltre ottocento specie finora scoperte sostenendo che le loro ossa ancora sotterrate la stanno chiamando.

 

 

JUDITH SCOTT

 

 

C’è Judith Scott (Columbus, Ohio, 1943-2005), nata con la sindrome di Down. Il suo udito è stato gravemente compromesso dalla prima infanzia, ma la sorella gemella Joyce che diventò la sua tutrice le permise di lavorare come artista nel Creative Growth Centre di Oakland. Qui cominciò a creare culture tessili caratterizzate da grovigli-prigionia che cercano di liberarsi dalla stretta ineluttabile dei fili.

 

Accanto a Madge, Karoline, Julia e Judith ci sono altre 89 artiste. Donne il cui genio è scaturito da uno scarto esistenziale, una differenza, una malattia, uno choc. Lupi solitari costretti a «volare alto», oltre la reclusione della disabilità. 

Si tratta delle protagoniste dell’Art Brut e a loro è dedicata «Flying High», la prima mostra sull’arte anti-accademica creata dalle donne – allestita a Vienna al Bank Austria Kunstforum, sino al 23 giugno – che riunisce 300 opere a partire dal 1860 a oggi, firmate da artiste provenienti da 21 Paesi.

 

Outsider tra gli outsider, le protagoniste dell’Art Brut sono lì, con i loro dinosauri volanti, i ritratti di piccoli spiriti femminili senza mani, uomini dalla fronte schiacciata soltanto solo perché lì finiva la tela, a testimoniare una doppia emancipazione: dall’essere donne e autrici di un’arte spontanea e fuori degli schemi.

 

A introdurre il concetto di Art Brut fu Jean Dubuffet nel 1945 – e alla sua personale collezione di questi capolavori è dedicata una sala della mostra: lavori che sgorgano immediati da persone prive di formazione artistica, come i malati mentali e i bambini. Sono «artisti loro malgrado», che creano «senza intenzioni estetiche», per una personale pulsione emotiva «che confluisce in una comunicazione immediata e sintetica».

 

 

La brocca cucita a mano

Non c’è dubbio che l’allestimento della mostra sarebbe andato a genio a Dubuffet. Un montaggio piano e rigoroso che rifugge dagli effetti speciali, perché speciali sono già loro, le opere, e basta guardare il cabaret con brocca e tazzina cucite a mano nel cotone tinta écru da Hedwig Wims negli Anni 30 per capire che ogni logica è artisticamente saltata, con dolcezza, ma è saltata.

 

I primi ambienti della mostra curata da Ingried Brugger e Hannah Rieger, sono dedicati alle opere chiave della storica collezione degli psichiatri Walter Morgenthaler (Stiftung Psychiatrie-Museum di Berna) e Hans Prinzhorn (Universitätsklinikum Heidelberg):

all’inizio del XX secolo sostennero l’arte proveniente da istituzioni psichiatriche e pubblicarono testi fondamentali sul tema da Arte e follia in Adolf Wölfli (1921) a L’arte dei folli (1922).

 

 

La sala principale (e la più bella) è proprio quella dedicata alla collezione di Jean Dubuffet (Collection de l’Art Brut, Losanna), raccolta dall’artista tra il 1945 e il 1976.

 

 

 

 

 

DOVE  E’ L’ESPOSIZIONE :

 

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Das Bank Austria Kunstforum Wien

 

 

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Il Bank Austria Kunstforum Wien presenta principalmente capolavori dell’arte moderna e dell’Avanguardia postbellica.

 

Il portale d’accesso del museo, progettato dal grande architetto Gustav Peichl sulla piazza Freyung, è già di per sé un’opera d’arte. Negli ampi locali interni il Bank Austria Kunstforum Wien si è completamente votato all’arte moderna e all’Avanguardia postbellica.

Anche mostre temporanee di grande richiamo con nomi altisonanti come Schiele, Kokoschka, Cézanne, Picasso, Van Gogh e rassegne tematiche curate con grande dedizione contribuiscono ad accrescere l’interesse del pubblico. Dal 2000 vengono organizzate anche mostre di artisti contemporanei.

 

La collezione del Bank Austria comprende più di 9.000 opere.

Tra i lavori di maggior spicco si annoverano opere di Ferdinand Georg Waldmüller, Gustav Klimt, Oskar Kokoschka, Maria Lassnig, Christian Ludwig Attersee, Arnulf Rainer, Franz West, Herbert Brandl ed Erwin Wurm.

 

 

Il Bank Austria Kunstforum è aperto soltanto in occasione delle mostre temporanee.

https://www.wien.info/it/sightseeing/museums-exhibitions/top/kunstforum

 

 

KUNST FORUM WIEN.AT

https://www.kunstforumwien.at/

 

CONTACT

  • Bank Austria Kunstforum WienFreyung 81010 WienAustriaT: (+43 1) 537 33 26F: (+43 1) 537 33 27E: office@kunstforumwien.at
  • ÖFFNUNGSZEITENtäglich 10:00 – 19:00freitags 10:00 – 21:00

 

 

 

SEGUE ARTICOLO DI ARTRIBUNE:::

 

22 FEBBRAIO 2019

 

Flying high. Le donne dell’Art Brut a Vienna

BY

GIORGIA LOSIO 

 

 

AL KUNSTFORUM WIEN SI È APPENA INAUGURATA UNA MOSTRA CHE RACCONTA, ATTRAVERSO PIÙ DI TRECENTO OPERE, LE CREAZIONI DI ART BRUT AL FEMMINILE DALLA FINE DELL’OTTOCENTO AI GIORNI NOSTRI. LA DIVERSITÀ E L’ETEROGENEITÀ DELLE OPERE PRESENTATE DIMOSTRANO CHIARAMENTE CHE IL TERMINE ART BRUT HA NEL TEMPO INGLOBATO MOLTO PIÙ DELLE OPERE DEI MALATI DI MENTE, INCLUDENDO ANCHE LA PRODUZIONE DI ARTISTE DELLA CORRENTE MEDIANICA QUALI MADGE GILL.

 

 

 

 

 

 

Aloïse Corbaz, Brevario Grimani, um 1950 (Ausschnitt), Buntstift auf Papier abcd / Bruno Decharme collection, Foto © César Decharme

ALOISE CORBAZ, 1950 (dettaglio)

 

 

 

 

 

 

Flying High. Exhibition view at Bank Austria Kunstforum, Vienna 2019. Photo © Christian Jobst

MANIFESTO DELLA MOSTRA A VIENNA

 

 

 

 

 

 

Flying High. Exhibition view at Bank Austria Kunstforum, Vienna 2019. Photo © Christian Jobst

JULIA KRAUSE-HARDE

 

All’entrata del Kunstforum veniamo accolti dalle opere della giovane artista cubana Misleidys Castillo Pedroso (classe 1985) che rappresentano bodybuilder dai colori brillanti, i cui profili vengono ritagliati con precisione per decorare le pareti della sua casa.

Varcando la soglia delle sale espositive è invece l’impressionante opera di 14 metri Le Cloisonné de théâtre, della dell’Art Brut Aloïse Corbaz ad aprire la mostra.

L’opera racconta, attraverso un tripudio di forme e colori, il dramma della sua vita: l’amore impossibile e l’internamento in un ospedale psichiatrico. L’artista trasforma l’amore in un processo creativo e spirituale.

 

Al fianco di questa opera è posto un dinosauro realizzato con oggetti di recupero dall’artista contemporanea Julia Krause-Harder, attiva presso l’atelier Goldstein di Francoforte. Il suo obiettivo è quello di rappresentare le ottocento specie di dinosauro scoperte fino a oggi.

 

Sorvolano l’opera le sculture tessili dell’americana Judith Scott, instaurando così un dialogo tra passato e presente.

 

 

 

ARTE E MALATTIA

La collezione della clinica psichiatrica di Heidelberg, avviata nel 1919 dal medico e storico Hans Prinzhorn, rappresenta uno dei nuclei storici della mostra. La sua raccolta vanta oggi più di 5mila opere, e solo il 20 per cento è realizzato da donne.

Anche in Austria la clinica psichiatrica Maria Gugging, fondata nel 1889 e chiusa nel 2007, proponeva atelier artistici per i pazienti. Pochissime donne hanno avuto accesso agli atelier, tra cui Karoline Rosskopf a metà del Novecento e Laila Bacthiar che frequenta gli atelier dal 1990.

Oggi la clinica è sede del Museo Gugging.

 

Un altro importante contributo alla ricerca artistica lo ha dato lo psichiatra svizzero Walter Morgenthaler con l’opera Ein Geisteskranker als Künstler (Un paziente mentale come artista) dedicata al paziente Adolf Wölfli.

 

Per la prima volta un paziente viene definito artista e nel 1972 il curatore Harald Szeemann espone l’opera di Wölfli a Documenta 5 di Kassel.

 

Le curatrici, Ingried Brugger e Hannah Rieger hanno deciso di non pubblicare le biografie delle artiste a fianco delle loro opere.

 

Si possono leggere le vite in un booklet fornito nelle sale espositive. Si tratta spesso di vite tragiche, di isolamento, come nel caso di Ida Maly, che frequenta l’Accademia di arti applicate di Vienna e lavora anche come attrice.

 

Viene poi internata in un ospedale psichiatrico dove continua la sua produzione artistica fino al 1941, quando è vittima del programma nazista di eutanasia.

 

 

Madame Favre, Untitled, 1860. Courtesy Henry Boxer Gallery. Photo courtesy Kunstforum WienMadame Favre, Untitled, 1860. Courtesy Henry Boxer

Gallery. Photo courtesy Kunstforum Wien

 

 

DUBUFFET E LE DONNE

 

La mostra adotta il termine Art Brut ‒ “arte grezza o arte spontanea” ‒ definita da Jean Dubuffet nel 1945 come punto di partenza per l’arte primordiale, non accademica prodotta fuori dai circuiti culturali dominanti.

 

La curatrice Hanna Rieger avanza un ulteriore significato relativo alla professione di mercante di vini di Dubuffet, che avrebbe inteso l’arte come lo champagne brut che è puro, grezzo, crudo.

 

La sala principale del Kunstforum mostra i capolavori della sua collezione, provenienti dalla Collezione di Art Brut di Losanna.

 

Tra le artiste della collezione segnaliamo l’inglese Madge Gillesponente dell’arte medianica. 

 

Le sue opere, composte da figure femminili delicate, vengono esposte annualmente dal 1939 al 1947 alla prestigiosa Whitechapel Gallery di Londra.

 

Nonostante la fama, rifiuta di vendere le sue opere, si definisce una medium e quindi non possiede i propri disegni.

 

Troviamo anche una selezione rappresentativa di opere della Collezione L’Aracine (Lille Métropole, Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’Art Brut, Villeneuve-d’Ascq), che conclude la panoramica delle collezioni che hanno avuto un’influenza decisiva e formativa sullo sviluppo e la storia dell’Art Brut.

 

NON SOLO EUROPA

La mostra guarda anche al di fuori dell’Europa, con le opere della già citata Misleidys Castillo Pedroso.

 

Sono esposte anche importanti artiste dell’Art Brut americana come Mary T. Smith, affetta da problemi uditivi che rendono i rapporti sociali impossibili, la quale descrive in immagini molto espressive la sua visione della Creazione, dando vita a opere che ispirarono il giovane Jean-Michel Basquiat.

 

Anche Judith Scott soffre di gravi problemi di udito fin dall’infanzia ed è attiva nel Creative Growth Center di Oakland, dove si appassiona alla produzione tessile creando più di 160 oggetti.

 

La brasiliana Marilena Pelosi descrive invece le violenze subite nelle sue storie a colori.

 

Una sala a parte è consacrata alle artiste giapponesi come Guo Fengy, interessata alla medicina alternativa e al QI-Gong, che le permette di esplorare pratiche spirituali.

 

 

‒ Giorgia Losio

 

Hedwig Wilms, Tray with jug and watering jug, 1913-15 ca.Prinzhorn Collection, Universitätsklinikum Heidelberg. Courtesy Kunstforum Wien

Hedwig Wilms, Tablett mit Krug und Gießkännchen, lavoro all’uncinetto di cotone inamidato (1913-15)

 

 

 

 

 

 

Misleidys Castillo Pedroso, Untitled, 2016 ca. Collection Amr Shaker, Ginevra. © Misleidys Castillo Pedroso. Courtesy Kunstforum Wien

MISLEIDYS CASTILLO PEDROSO

 

 

 

 

 

 

 

 

Mary T. Smith, 1980

 

 

 

 

 

Julia Krause Harder, Nanotyrannus, 2013. Courtesy Atelier Goldstein. Photo © Uwe Dettmar. Courtesy Kunstforum Wien

JULIA KRUASE HARDER, NANOTYRANNUS, 2013

 

 

 

 

 

 

Ida Maly, Figure from cells, 1934 ca. Collezione privata. Photo © Alistair Fuller, Bank Austria Kunstforum Wien

Ida Maly Figure from cells, 1934 ca Ink on paper Private Collection Photo © Alistair

 

 

 

 

 

 

 

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Aloïse Corbaz, Noël / Château de Blümenstein / Ange, um 1940- 1945,

 

 

 

 

 

 

 

Flying High. Exhibition view at Bank Austria Kunstforum, Vienna 2019. Photo © Christian Jobst

IMMAGINE DELLA MOSTRA A VIENNA

 

 

 

 

 

 

Flying High. Exhibition view at Bank Austria Kunstforum, Vienna 2019. Photo © Christian Jobst

 

 

 

 

 

 

 

 

Flying High. Exhibition view at Bank Austria Kunstforum, Vienna 2019. Photo © Christian Jobst

 

 

 

 

 

 

Flying High. Exhibition view at Bank Austria Kunstforum, Vienna 2019. Photo © Christian Jobst

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  1. i. scrive:

    Interessantissimo e misterioso questo aspetto della mente e della personalità umana.

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