SCUOLA NORMALE SUPERIORE — L’aria della libertà – L’Italia di Piero Calamandrei – 23 aprile 2021 — durata : 1h 51 minuti

 

 

TOMASO MONTANARI E NINO CRISCENTI PRESENTANO IL LIBRO L'ARIA DELLA LIBERTA'

 

 

 

Concerto multimediale di Nino Criscenti e Tomaso Montanari.

Tomaso Montanari, narratore

Luca Cipriano, clarinetto

Francesco Peverini, violino

Valeriano Taddeo, violoncello

Marco Scolastra, pianoforte

 

L'ARIA DELLA LIBERTÀ - L'Italia di Piero Calamandrei al Poliziano con Tomaso Montanari

 

 

 

 

 

Paul Hindemith (1895-1963)

Mäßig bewegt (I movimento) dal Quartetto per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte (1938)

 

Igor Stravinskij (1882-1971)

Tre pezzi per clarinetto solo (1919)

 

Olivier Messiaen (1908-1992)

Louange à l’Éternité de Jésus per violoncello e pianoforte da Quatuor pour la fin du Temps (1940)

 

Alfredo Casella (1883-1947)

Ostinato da 2 Ricercari sul nome BACH op. 52 per pianoforte solo (1932)

 

Dmitrij Šostakovič (1906-1975)

Allegro con brio dal Trio n. 2 in mi minore op. 67 per violino, violoncello e pianoforte (1944)

 

Dmitrij Šostakovič

Allegro dalla Sonata in re minore op. 40 per violoncello e pianoforte (1935)

 

Paul Hindemith

Sehr lebhaft (III movimento) dal Quartetto per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte

 

Dmitrij Šostakovič

Largo dal Trio n. 2 in mi minore op. 67 per violino, violoncello e pianoforte

 

Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968)

Scherzo dalla Sonata op. 128 per clarinetto e pianoforte (1945)

 

Cinegiornali Luce

Roma. XV annuale della Guardia della Rivoluzione, 9 febbraio 1938

L’Italia imperiale. I annuale dell’Impero, 9 maggio 1937

Roma. Il Duce alla sfilata di 10.000 camicie nere, 28 settembre 1938

Roma. Piazza Venezia, 10 giugno 1940

 

 

File:Montepulciano Biblioteca Comunale.jpg

BIBLIOTECA CIVICA DI MONTEPULCIANO

 

 

Nella biblioteca civica di Montepulciano si conserva un grande album fotografico in cui Piero Calamandrei ha raccolto le immagini delle gite che quasi ogni domenica, dal 1935 fino allo scoppio della guerra, ha fatto con un gruppo di amici in cui si ritrovano alcuni dei maggiori esponenti dell’antifascismo e della cultura italiana del Novecento: Luigi Russo, Pietro Pancrazi, Alessandro Levi, Guido Calogero, Attilio Momigliano, talvolta Benedetto Croce, Franco Antonicelli e Leone Ginzburg. Non erano gite qualsiasi, e Calamandrei lo ricorderà dopo la guerra: «Negli anni pesanti e grigi nei quali si sentiva avvicinarsi la catastrofe, facevo parte di un gruppo di amici che, non potendo sopportare l’afa morale delle città piene di falso tripudio e di funebri adunate coatte, fuggivano ogni domenica a respirare su per i monti l’aria della libertà, e consolarsi coll’amicizia, a ricercare in questi profili di orizzonti familiari il vero volto della patria».

 

 

Tomaso Montanari sfoglia l’album di quelle fughe domenicali in piccoli centri e paesi fuori di mano, pievi, abbazie, resti archeologici, ville monumentali, passaggi di artisti o poeti, luoghi scelti «non per estetismi turistici ma col desiderio di ritrovare, in quelle testimonianze, una tradizione di civiltà, della quale ciascuno di noi, durante la settimana, aveva creduto, nei momenti di maggior scoramento, di avere smarrito il senso».

 

Leggiamo quelle foto con le parole stesse di Calamandrei, estratte dal diario, da lettere e da scritti vari. Ogni tanto la sequenza fotografica viene interrotta dall’irruzione sullo schermo di un cinegiornale che ci riporta nelle “città del falso tripudio”.

 

Dieci momenti di musica dal vivo entrano, nel corso dei 90 minuti dello spettacolo, sui punti più intensi del racconto. Non un accompagnamento, piuttosto un intervento che nasce dalla parola, che non interrompe il racconto, anzi lo sottolinea, lo amplifica.

 

Le parole, gli incontri, le emozioni di quelle passeggiate sono vivi, attuali: sono il programma sentimentale e politico di un’Italia che è ancora possibile. «L’Italia ha ancora qualcosa da dire» gridò Piero Calamandrei nel 1944, riaprendo da rettore l’università di Firenze. Quell’aria della libertà può permetterci di respirare ancora: di immaginare un futuro diverso, un futuro semplicemente, profondamente umano.

 

 

 

 

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