+++ CARLO BASTASIN, La tentazione di alzare un muro intorno all’Europa –REPUBBLICA DEL 30 AGOSTO 2021 

 

REPUBBLICA DEL 30 AGOSTO 2021 

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La tentazione di alzare un muro intorno all’Europa

di Carlo Bastasin, economista della Luiss University

(afp)

30 AGOSTO 2021 3 MINUTI DI LETTURA

 

Molto presto, le vicende afghane ridaranno voce alla tentazione di chiudere i confini europei. Un mondo pericoloso, un alleato atlantico meno affidabile, fenomeni migratori improvvisi sono già diventati argomenti irresistibili per chi vuole alzare muri, fisici come quelli tra Grecia e Turchia, ma anche economici attorno all’Europa. Sarebbe un errore: le vicende di queste settimane suscitano nei cittadini europei paure comprensibili, e nei politici l’idea di benefici a portata di mano, ma per l’Europa il disimpegno dall’Asia centro-orientale sarebbe la risposta esattamente sbagliata.

Per comprendere lo scenario locale, riprendo le valutazioni di alcuni colleghi di Brookings Institution che ritengono probabile che l’Afghanistan, pur tra divisioni, si consolidi come un Emirato islamico. Parte del Paese può offrire basi e possibilità a Is e Al Qaeda. Il nemico della rafforzata campagna jihadista resterebbe l’Occidente e Kabul diventerebbe una chiave di volta nel gioco delle grandi potenze: Cina, Russia e Pakistan correranno a riconoscere il nuovo Emirato anche se questo dovesse diventare il centro della jihad. Il confine tra Pakistan e India diventerebbe l’epicentro di tensioni militari, il cui contenimento vedrà Cina e Russia allineate nella competizione tra potenze ridisegnata dal nuovo assetto in Asia centrale. Si ipotizza che attraverso Afghanistan e Pakistan corrano linee di comunicazione sino-russe che taglino in due l’Asia. Lo sfruttamento delle terre rare, di cui il sottosuolo afgano è ricco, spingerà in particolare la Cina a occupare un ruolo economico centrale, sostituendo l’India che aveva fornito all’Afghanistan le infrastrutture mediche e scolastiche.

 

flussi di rifugiati che si orientano verso l’Europa hanno già suscitato istanze di chiusura ai confini con la Turchia e con la Bielorussia. Come dimostra il confronto politico in atto in Francia in vista delle presidenziali, la politica interna degli Stati europei sarà sensibile alle richieste di chiusura dei confini. Di fronte a questo scenario è probabile che in Europa riemergano ipotesi di chiusura anche della sfera economica. In fondo gran parte del commercio europeo si svolge all’interno dei confini Ue. Il surplus di bilancia dei pagamenti dell’Europa nei confronti del resto del mondo è elevato, ma la minore domanda estera potrebbe essere compensata con debito pubblico, inteso a ridurre le tensioni sociali e le disuguaglianze all’interno dell’Europa. Quanto all’inevitabile crescita del continente asiatico, le previsioni di lungo termine dell’Ocse vedono un punto di flesso attorno al 2035, dopo il quale la crescita cinese sarà più bassa di quella del resto del mondo sviluppato.

Il problema è che la demografia europea, il declino e l’invecchiamento della popolazione, rende molto difficile sostituire la domanda estera. Non solo senza immigrazione la crescita della popolazione europea diventerebbe rapidamente negativa, ma l’età media dei cittadini europei diventerebbe troppo elevata per sostenere le attività produttive. Nel decennio prossimo, il 40% della crescita demografica globale verrà dall’Africa e il 20% dall’India. L’area in cui si allargano sia i cinesi, sia l’Islam radicale, è demograficamente la più vivace. Nel 2030 si prevede che nell’Ue risiederà solo il 6% della popolazione globale. Allora la forza lavoro nell’Africa centrale sarà doppia di quella europea, mentre la forza lavoro indiana dovrebbe superare quella cinese. In questa prospettiva, quello che succederà in Asia centro-orientale e lo sviluppo del radicalismo islamico nell’Africa sub-sahariana saranno due fattori di importanza esistenziale anche per l’Europa.

L’invecchiamento della popolazione europea comporta anche il declino del “support ratio”, cioè nel numero di persone che con il loro lavoro sostengono gli anziani. La Cina si troverà presto in una condizione simile a quella europea e non troppo distante da quella giapponese. Quando il support ratio declina, un’economia deve accumulare risparmio e investirlo nelle aree dove la popolazione è più giovane e la forza lavoro si espande. Anche in questo senso, diventerà fondamentale poter investire nei Paesi africani e asiatici a meno di voler sopportare (anche politicamente) il costo di un sostanziale allungamento dell’età lavorativa degli europei.

 

Per l’Europa già oggi la Cina è un partner commerciale più importante degli Stati Uniti. L’Asia sarà il perno del commercio globale e la Cina sarà affiancata e, in un futuro non lontano, superata dall’India, la cui stabilità dipende dal rapporto con Afghanistan e Islamabad. Anche se il commercio per due terzi è composto da scambi di manifattura e solo molto meno da scambi di servizi, sono proprio le merci scambiate globalmente – anche grazie ai servizi – a contenere il maggior valore aggiunto e quindi a garantire redditi elevati e alti livelli professionali in Europa. Questo è indispensabile perché la capacità di incorporare tecnologia e lavoro qualificato nei Paesi emergenti è in crescita, come si vede dalla distribuzione dei brevetti su scala globale. Chi pensa che il mondo del futuro sarà ancora imperniato sulle tre aree maggiori di oggi – Usa, Europa e Cinasoffre di un’accentuata miopia.

Sul lungo termine, i fattori demografici sono fondamentali nel determinare le sorti di un’area economica. In tale prospettiva, il destino politico dell’Asia centrale (India, Pakistan e Afghanistan) e le sorti dell’Africa centrale e settentrionale, sono vitali anche per l’Europa. Inutile dire che tutti questi ragionamenti rendono imbarazzanti e triviali le divisioni politiche interne al continente europeo, così come quelle all’interno dei suoi piccoli staterelli.

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1 risposta a +++ CARLO BASTASIN, La tentazione di alzare un muro intorno all’Europa –REPUBBLICA DEL 30 AGOSTO 2021 

  1. ueue scrive:

    L’Europa purtroppo sembra avere una visione abbastanza ristretta del mondo e del prossimo futuro.

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