ALBERTO ASOR ROSA, L’Italia nata a Calatafimi e morta a Teano — REPUBBLICA.ROBINSON, 13 APRILE 2021 

 

 

 

 

La marcia dei Mille da Marsala a Palermo - ppt scaricareMARSALA- CALATAFIMI – PALERMO

 

 

 

REPUBBLICA.ROBINSON, 13 APRILE 2021 

https://www.repubblica.it/robinson/2021/04/13/news/l_italia_nata_a_calatafimi_morta_a_teano-300857377/

 

 

 

BATTAGLIA DI CALATAFIMI

 

 

 

La marcia dei Mille da Marsala a Palermo - ppt scaricare

 

 

 

L’Italia nata a Calatafimi e morta a Teano

La battaglia in Sicilia e l’incontro con Vittorio Emanuele nel casertano sono i due punti cardine del completamento del processo unitario. Ecco perché avremmo ancora bisogno dell’ideale garibaldino

di Alberto Asor Rosa

 

13 APRILE 2021

 

Garibaldi e i suoi Mille in un famoso dipinto di Guttuso

GUTTUSO, GARIBALDI E I MILLE–BATTAGLIA DI PONTE DELL’AMMIRAGLIO, VICINO A PALERMO, IL 27 MAGGIO 1860 — 1952 –IL QUADRO E’ AGLI UFFIZI-

I personaggi ritratti, riconoscibili nella prima versione del dipinto, sono Antonello Trombadori, Aldo Turchiaro, Raffaele Leonporri, Saro Mirabella, Mario Penelope, Mario Socrate, Stefano d’Arrigo, Marino Mazzacurati, Luigi Longo, Giancarlo Paletta, Elio Vittorini.

UNA SECONDA VERSIONE SARA’ ESEGUITA NEL 1955-

 

Ma insomma: chi l’ha fatta questa Italia? Il numero di Robinson che era stato dedicato a questo tema (uscito il 13 marzo scorso), insinuava correttamente che si trattò di un corredo di forze diverse, e anche contrastanti fra loro. Le stesse che, ad un certo punto, quando si trattava di raccogliere i frutti di quel lavoro faticoso e molteplice, preferirono un incontro – magari faticoso e difficoltoso – alla continuazione, e magari all’approfondimento, dei rispettivi caratteri, talvolta molto differenziati. Anni or sono, durante uno dei miei molti viaggi in Sicilia, mi spinsi verso l’estrema costa occidentale dell’isola e così m’imbattei nel paese di Calatafimi, nodo imprescindibile per chi voglia arrivare da Marsala, dove i Mille di Garibaldi erano sbarcati e Palermo, dove i Mille erano diretti, come tappa imprescindibile del loro viaggio. Calatafimi è collocata su di una sella fra due colli, a occidente del bacino del fiume Freddo. La visita è utile per capire meglio, molto meglio, quello di cui tutti i libri parlano, ma un po’, com’è ovvio, astrattamente: per andare dalla costa verso il paese bisogna risalire un erto pendio, difficile da scalare anche in condizioni normali.

 

 

Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio | Opere | Le Gallerie degli Uffizi

DETTGLIO

 

 

I Mille (poco più di mille, in realtà: forse 1047, forse ancora fra 1100 e 1200) lo fecero sotto il fuoco battente di una truppa borbonica, il doppio di loro, attestata su di una collina, denominata il Pianto di Romana, molto meglio armata, anche con artiglieria. E, dopo furiosi attacchi e contrattacchi, la costrinsero ad abbandonare la posizione e a lasciar loro libera la strada verso Palermo. Dopo qualche giorno, le truppe garibaldine entrarono in città, non senza altri furiosi combattimenti contro truppe soverchianti. Nel cimitero di Calatafimi, a poca distanza dal paese, sorge una cripta dove sono raccolte le salme dei garibaldini morti durante quella battaglia. Mi soffermai a lungo di fronte alle file di quelle piccole lapidi. Sono 32 (pochi? beh, questo era il frutto, allora, di quel limitato volume di fuoco), cui vanno aggiunti (così dicono anche in questo caso i libri) sei-sette scomparsi nelle settimane successive per le ferite riportate in battaglia. Inviterei il lettore a leggere con me i sintetici dati anagrafici riportati su quelle lapidi. Si tratta pressoché esclusivamente di soggetti settentrionali. Colpisce il numero dei caduti provenienti da Bergamo e da Brescia. Poi genovesi, altri lombardi, veneti, qualche torinese, piemontese, emiliano. Un solo siciliano.

 

 

 

Spedizione dei Mille - Unificazione dell'Italia

 

 

 

Considerazioni analoghe – non ho ombra di dubbio – si potrebbero fare per il resto del corpo dei Mille. Età: venti-trenta anni (abbastanza, ovviamente). Ma anche veri e propri ragazzi. Un solo anziano (guarda caso: l’unico siciliano del gruppo, sarebbe interessante scoprire se c’è una relazione fra le due cose). Estrazione sociale: dalle lapidi non risulta, ma qualsiasi informazione relativa porta a rispondere: classi basse, operai, commessi, studenti (anche in questo caso considerazioni analoghe si potrebbero fare per il resto dei Mille). Insomma: una marcata caratterizzazione settentrionale, classi basse, giovane età. Ovvero: l’impresa dei Mille poggia interamente sulla sollecitazione radicale rappresentata da Garibaldi e dal garibaldinismo, senza la quale questo volontariato, ristretto all’origine, ma molto, molto contagioso, non sarebbe neanche nato, e la Sicilia e l’Italia meridionale, ossia la “Borboneide”, non sarebbero neanche state messe a rischio.

 

I garibaldini attraversano il Ponte dell’Ammiraglio

dipinto di Giuseppe Nodari

 

 

Garibaldi entra a Palermo da Porta Termini

LITOGRAFIA DI Felice Cerruti Bauduc

 

 

Ora, quello che voglio dire è che per portare questa truppa di giovani settentrionali a mettere a rischio la loro vita in Sicilia, in nome dell’unità d’Italia – in nome dell’Italia! – ci volevano gli ideali e il garibaldinismo, altrimenti il meccanismo non avrebbe preso neanche a funzionare. Si poteva del resto pensare all’unità d’Italia, anzi – più esattamente – a un soggetto politico-statuale fino a quel momento sconosciuto ai più senza travalicare i confini del già noto e del già detto? Evidentemente non si poteva. Il compimento dell’opera fu la congiunzione fra le due spinte unitarie, quella moderata, piemontese e savoiarda, e quella radicale e garibaldina.

 

 

Antica incisione che mostra la battaglia di fronte la Cattedrale di Palermo durante la rivoluzione siciliana di indipendenza nel 1848 Foto stock - Alamy

Antica incisione che mostra la battaglia di fronte la Cattedrale di Palermo durante la rivoluzione siciliana di indipendenza nel 1848

 

 

 

Nell’ottobre del 1860, Garibaldi indì i plebisciti per chiedere alle popolazioni meridionali se fossero disposte a riconoscere l’unità d’Italia sotto la sovranità del re Vittorio Emanuele II di Savoia. Le risposte furono pressoché universalmente positive. Il che indusse, molti anni più tardi, un insolito, alto scrittore aristocratico siciliano, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ad avanzare dubbi nel suo Gattopardo sulla regolarità della consultazione: altro aspetto della questione, che andrebbe sempre tenuto presente. La sanzione definitiva del processo si ebbe quando il 26 ottobre (dunque, erano passati meno di sei mesi dallo sbarco di Marsala) Vittorio Emanuele II di Savoia e Giuseppe Garibaldi s’incontrarono (non casualmente, com’è ovvio) nei pressi di Teano, comune del casertano (ai confini settentrionali, dunque, di quella vasta terra liberata).

 

 

12 gennaio 1848: Palermo insorge contro i Borboni

12 GENNAIO 1848 PALERMO INSORGE CONTRO I BORBONI

 

 

 

A quanto raccontano i testimoni (e gli storici), Garibaldi si sarebbe girato sul suo cavallo e avrebbe gridato: «Ecco il re d’Italia!». E i presenti (in gran parte accompagnatori del re) gli avrebbero fatto eco. Così si potrebbe un po’ settariamente dire che l’Italia nasce tra Calatafimi – solo un esercito del tutto irregolare e “votato alla morte” avrebbe potuto affrontare e vincere quella battaglia – e Teano – solo una lungimiranza fuori del comune avrebbe potuto indurre il capopopolo fuori dagli schemi e altamente irregolare a riversare nelle mani di un sovrano il frutto della sua coraggiosa e fortunata impresa di liberazione.

 

 

 

 

1861

 

BIBLIOTECA DEL CONGRESSO

 

 

 

Da queste due scelte deriva sostanzialmente ciò che siamo. Tutto bene. Peccato che (insinuo il dubbio) nella storia successiva d’Italia fino ai nostri giorni (sì, fino ai nostri giorni) ci siano state poche Calatafimi e una miriade di Teano. La serie “Facciamo gli italiani”. Per i 160 anni dell’Unità d’Italia, pubblichiamo articoli e interviste per capire a che punto siamo nel processo invocato da Massimo d’Azeglio con il celebre detto “fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”

 

 

 

CALATAFIMI

 

 

Case a un euro anche a Calatafimi Segesta

CALATAFIMI —

FOTO TP24.IT

 

La città prende nome dall’arabo Qal’at Fimi (Rocca di Eufemio): questi era un ufficiale di Bisanzio che, secondo un’antica tradizione, favorì la conquista della Sicilia da parte dei Saraceni.

Calatafimi, con il castello Eufemio e le sue chiese, si caratterizza anche per i vicoli e le stradine di chiara derivazione araba. A circa 10 chilometri da Calatafimi si trova l’area archeologica di Segesta, con il tempio greco e il teatro antico, dove d’estate si svolgono delle rappresentazioni classiche.

 

 

Calatafimi Segesta - Wikivoyage, guida turistica di viaggio

WIKIVOYAGE

 

 

 

Calatafimi, Sicilia Italia Foto stock - Alamy

 

 

 

 

 

 

Lieve scossa di terremoto a Calatafimi Segesta

 

 

 

 

 

Case a 1 euro a Calatafimi Segesta, borgo a due passi dal tempio

 

 

 

 

 

 

Case a un euro anche a Calatafimi Segesta, a due passi dal tempio greco- Corriere.it

SEGESTA

 

 

 

 

WIKIPEDIA

https://it.wikipedia.org/wiki/Calatafimi_Segesta

 

 

 

Foto Centro storico via dei mille a Calatafimi-Segesta - 550x412 - Autore: Segesta Welcome

CENTRO STORICO

FOTO PAESI ONLINE

 

 

Tradizionale paesaggio

 

 

 

Vasi

 

 

 

 

castello Eufemio, ruderi.

 

 

 

 

Vecchio Borgo di Calatafimi

 

 

 

 

Contrada Mazzaforte

 

 

 

FOTO DA PAESI ONLINE:

https://www.paesionline.it/italia/foto-immagini-calatafimi_segesta/56840_centro_storico_via_dei_mille

 

 

 

MARSALA

 

 

Le migliori cose da fare a Marsala (Italia) - Le migliori cose da fare a Marsala (Italia)

MARSALA, DOVE SBARCARONO I GARIBALDINI

 

 

 

 

Saline di Mozia, tra Trapani e Marsala

 

 

 

 

Marsala e Mozia - Casolare nelle saline

MARSALA

 

 

 

 

Cosa vedere a Marsala in un giorno: un itinerario tra città e dintorni - Tasting the World

 

 

 

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto

FOTO DAL FACCEBOOK- MARSALA

 

 

 

 

Marsala DOC Vino e Liquore Siciliano: Storia e Caratteristiche

 

 

 

 

PALERMO

 

Palermo : Foto stock

 

 

 

 

Cattedrale di Palermo, sicilia, italia di notte : Foto stock

 

 

 

 

 

The Benedictine cloister of Monreale Cathedral, Palermo province, Sicily, Italy : Foto stock

 

CHIOSTRO DEI BENEDETTINI DELLA CATTEDRALE DI MONREALE

 

 

 

 

 

Mosaics in Capella Palatina in Palermo, Sicily : Foto stock

MOSAICI DELLA CAPPELLA PALATINA DI PALERMO

 

 

 

 

Waterfront : Foto stock

PORTO DI PALERMO

Condividi

One Response to ALBERTO ASOR ROSA, L’Italia nata a Calatafimi e morta a Teano — REPUBBLICA.ROBINSON, 13 APRILE 2021 

  1. ueue scrive:

    Grazie per le bellissime immagini di Calatafimi e di Palermo. Io penso che, nell’avventura dell’Unità d’Italia, oltre a personaggi eccezionali come Cavour e Garibaldi, ci sia anche stato un pizzico di fortuna ( sempre indispensabile ingrediente in tutti i casi).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *