ANPI.IT/ MEDIA :: PIERO TERRACINA ( 1928-2019 ), IL RACCONTO DI UN SOPRAVVISSUTO : ” QUEL PIANO INCLINATO SULL’ABISSO ” – + altro

 

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  1.  Un sopravvissuto racconta :

” QUEL PIANO INCLINATO SULL’ABISSO “

 

di PIERO TERRACINA

 

 

Morto Piero Terracina, tra ultimi sopravvissuti di Auschwitz - Politica - ANSA

 

Piero Terracina (Roma, 12 novembre 1928 – Roma, 8 dicembre 2019) è stato un dirigente d’azienda italiano, superstite dell’Olocausto.

È stato uno dei sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz, dove fu deportato in quanto ebreo.

Morto Piero Terracina, tra gli ultimi ebrei romani sopravvissuti ad Auschwitz

Dopo essere sfuggito al rastrellamento del ghetto di Roma il 16 ottobre 1943 fu arrestato il 7 aprile 1944 su segnalazione di un delatore insieme a tutta la famiglia: i genitori, la sorella Anna, i fratelli Cesare e Leo, lo zio Amedeo, il nonno Leone David; detenuti per qualche giorno nel carcere di Roma Regina Coeli, dopo una breve permanenza nel campo di Fossoli, il 17 maggio del ’44 furono avviati alla deportazione

 

«Ci misero in 64 in un vagone. Fu un viaggio allucinante, tutti piangevano, i lamenti dei bambini si sentivano da fuori, ma nelle stazioni nessuno poteva intervenire, sarebbe bastato uno sguardo di pietà. Le SS sorvegliavano il convoglio. Viaggiavamo nei nostri escrementi: Fossoli, Monaco di Baviera, Birkenau-Auschwitz.»

 

«Arrivammo dentro il campo di concentramento, dalle fessure vedevamo le SS con i bastoni e i cani. Scendemmo, ci picchiarono, ci divisero. Formammo due file, andai alla ricerca dei miei fratelli, di mia madre, noi non capivamo, lei sì: benedì, mi abbracciò e disse “andate”. Non l’ho più rivista. Mio padre, intanto, andava verso la camera a gas con mio nonno. Si girava, mi guardava, salutava, alzava il braccio. Noi arrivammo alla “sauna”, ci spogliarono, ci tagliarono anche i capelli. E ci diedero un numero di matricola. “Dove sono i miei genitori?”, chiesi a un altro sventurato. E lui rispose: “Vedi quel fumo del camino? Sono già usciti da lì”.»

 

Immatricolato con il numero A-5506, per Piero Terracina comincia la quotidiana lotta per la sopravvivenza, così ricordata:

«Ad Auschwitz il prigioniero non aveva nome, gli internati non erano contati come persone ma come pezzi. Ai prigionieri veniva tolta ogni dignità. Di quelli usciti dal campo vivi, pochissimi sono riusciti a sopravvivere, e a tornare ad essere persone degne di essere chiamate tali.

L’efficiente macchina bellica tedesca, non sprecava nulla. Anche dopo la morte tutto veniva usato e riciclato, la pelle, i capelli, dei prigionieri.

 

Nel campo, Terracina strinse amicizia con un altro giovane deportato italiano, Sami Modiano, proveniente da Rodi, di soli due anni più piccolo di lui. Ricordata da Modiano come “un’amicizia vera, profonda, fraterna. Avevamo tutti e due bisogno di un punto di riferimento”.

Il 27 gennaio 1945 arriva la liberazione, che Terracina può condividere con l’amico Modiano e pochi altri italiani sopravvissuti, tra cui Primo Levi. Ma il ritorno alla vita fu per tutti lungo e difficile.

 

«Quando siamo stati liberati, pesavo 38 chili. Io camminavo, ma erano tanti quelli che non si tenevano in piedi. Dopo un po’ crollai, dopo fui portato dai russi in un ospedale militare. In seguito fui portato nell’ospedale di Leopoli. Lì ripresi a piangere e presi coscienza di quello che era stato perpetrato da persone normali ai nostri danni.

Dopo qualche tempo fui mandato in un sanatorio nel Mar Nero. Lì ho ripreso ad avere amicizie, lì sono nati alcuni affetti come quell’infermiera che mi ha curato. Sono rientrato in Italia dopo un anno. Fu in Unione Sovietica che ripresi a vivere… ricordo ancora oggi la mia prima partita a pallone…»

 

Dopo il ritorno dall’internamento, Terracina fu accolto e integrato dalla comunità ebraica romana.

 

«Gli artefici della mia resurrezione sono stati gli amici, senza di loro non so se ce l’avrei fatta… Con loro e con i miei parenti per molti anni non ho parlato di quello che mi era accaduto. Temevo soprattutto che mi chiedessero come mi ero salvato. Mi terrorizzava il fatto che qualcuno potesse chiedermi “Perché tu ti sei salvato e mio figlio o mio marito no?”. Poi pensavo che se io avessi parlato di certe cose a molta gente avrebbe dato fastidio, o quantomeno qualcuno avrebbe pensato: “Che va dicendo, non è possibile.”; inoltre raccontare del lager avrebbe significato in parte rivivere quelle situazioni ed io volevo sembrare una persona come tutte le altre, non dico “essere” ma almeno “sembrare”. E così è andata: di giorno cercavo di fare una vita più normale possibile e di notte molto spesso mi ritrovavo a fare i conti con il mio passato nel lager. Sognavo continuamente di Auschwitz, era una specie di doppia vita.»

 

Riguardo alle responsabilità sulla Shoah, ha dichiarato:

«Auschwitz non è solo colpa della Germania. Anche altri governi furono carnefici di questo male. Il governo francese dopo l’armistizio ha consegnato tanti ebrei ai nazisti. Eppure in altri paesi come la Danimarca questo non è successo. Il Re si oppose alla deportazione. Si mise anche lui la stella che contrassegnava gli ebrei, fece pressioni sul popolo e questo bloccò la deportazione degli ebrei danesi.

Perché questo in Italia non accadde? Anche in Bulgaria […] gli ebrei furono salvati dallo sterminio. Perché questo in Italia non accadde?

Se qualcuno che poteva si fosse opposto non ci sarebbe stata nessuna deportazione.

In Italia gli ebrei sono presenti da circa 2300 anni. Eppure questa civiltà fu negata. Agli ebrei era vietato non solo l’avere ma anche essere.»

 

Da allora Terracina torna a vivere a Roma, dove ha svolto l’attività di dirigente d’azienda.

A partire dagli anni ottanta, ha svolto una grande attività di testimonianza.

È morto l’8 dicembre 2019 all’età di 91 anni nella sua abitazione a Roma.

 

segue : 

https://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Terracina

 

 

 

Testimonianza di Piero Terracina, Roma | Il futuro non si cancella | Istoreco

Degli 8 componenti della sua famiglia, Piero Terracina sarà l’unico a fare ritorno in Italia. Il dramma si consuma il giorno stesso dell’arrivo a Auschwitz-Birkenau

 

 

 

Intervista a Piero Terracina sopravvissuto ad Auschwitz-Birkenau Roma 2019.10.16 - YouTube

 

 

 

Piero Terracina, una vita travolta dalla Shoah - Libri - Altre Proposte - ANSA

 

 

 

Pensate sempre che siete uomini. Una testimonianza della Shoah - Piero Terracina - copertina

 

Pensate sempre che siete uomini. Una testimonianza della Shoah 

di Piero Terracina (Autore)

Ponte alle Grazie, 2021

Addio a Piero Terracina, la testimonianza di uno degli ultimi sopravvissuti della Shoah conservata all'Archivio dei diari

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1 risposta a ANPI.IT/ MEDIA :: PIERO TERRACINA ( 1928-2019 ), IL RACCONTO DI UN SOPRAVVISSUTO : ” QUEL PIANO INCLINATO SULL’ABISSO ” – + altro

  1. ueue scrive:

    Pensare che gli altri, tutti gli altri, sono persone come noi, aiuterebbe.

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