FEDERICO PETRONI, RASSEGNA DI LIMES, 29 GIUGNO 2022 : DUBBI USA SULLE CAPACITÀ UCRAINE

 

LIMESONLINE DEL 29 GIUGNO 2022
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DUBBI USA SULLE CAPACITÀ UCRAINE

La Casa Bianca dice alla Cnn di dubitare che l’Ucraina sia in grado di riconquistare tutti i territori persi dal 24 febbraio in poi. I consiglieri del presidente Joe Biden hanno iniziato a dibattere internamente se e come il governo di Kiev dovrebbe cambiare la definizione di vittoria. Ritengono inoltre che dovrebbe cominciare a moderare le aspettative per tararsi su obiettivi realistici. Non tutti nelle stanze dei poteri statunitensi sono d’accordo: alcuni credono che gli ucraini possano ancora riguadagnare terreno.

Perché conta: Conferma quanto già scritto. Né russi né ucraini sembrano in grado di schiacciare l’avversario. Gli Stati Uniti hanno sì interesse a logorare l’esercito di Mosca, ma non a esaurire quello di Kiev. Quando la guerra si fosse volta verso uno stallo (dinamico, ma pur sempre stallo), Washington avrebbe accettato la realtà e aggiustato i propri obiettivi.

I consiglieri di Biden promettono che non faranno pressioni sul presidente dell’Ucraina Volodymir  Zelens’kyj (Zelensky) per cedere territori alla Russia – il solito ritornello, cui però ora aggiungono una parola chiave: formalmente. Il messaggio: Putin non si sogni di vedersi riconosciuti i territori conquistati, la loro restituzione diverrà oggetto di negoziati (e comunque c’è sempre la guerra partigiana dietro le linee russe su cui puntare in caso di cessate il fuoco).

Ciò non vuol dire che si comincerà a trattare domani né che gli americani considerano gli ucraini incapaci di riprendersi qualunque spicchio di terra. Tutt’altro. Zelensky ha già cominciato ad abbassare l’asticella, alla ricerca del consenso del suo principale finanziatore (gli Stati Uniti): vorrebbe che la guerra finisse entro Natale e sta puntando molto sulla controffensiva di Kherson.

La notizia rileva per altri due aspetti. Primo, segnala le divisioni interne al potere americano. Al Congresso e negli apparati (di più al Pentagono) c’è chi crede ancora possibile una vittoria degli ucraini, a patto che Washington fornisca le armi e l’addestramento necessario; per esempio è stato annunciato l’invio del sistema di difesa antimissile Nasams della gittata di quasi 200 chilometri. La presidenza, che sarebbe responsabile davanti all’elettorato di un tracollo, è più cauta, sostenuta da una parte dell’intelligence. Lo suggerisce la valutazione diffusa nei giorni scorsi che Putin sarebbe in grado di sostenere solo per «pochi altri mesi» lo sforzo bellico. Lo si può leggere come invito a pazientare in attesa di uno spiraglio negoziale.

Secondo, gli americani diffondono le proprie perplessità durante il vertice della Nato, in cui Biden deve richiamare a compattezza il diviso fronte occidentale. Controintuitivo? Tutt’altro. Serve a chiarire la posizione statunitense di fronte ai soci euroccidentali che chiedono di non umiliare la Russia, a quelli eurorientali che chiedono di finirla, alla Turchia che ci mercanteggia, in compagnia della Germania. Il comandante in capo dell’Alleanza Atlantica ricorda ai satelliti che non permetteranno né di riconoscere vittorie a Putin né di scivolare dentro una guerra fuori tutto.

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